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Un altro anno è passato e nelle scuole italiane continuano ad essere presenti oltre 20 mila classi con più di 30 alunni, frutto dell’innalzamento dei parametri della formazioni delle classi imposti dall’art. 64 della Legge Gelmini 133/08: in media, significa che ogni istituto autonomo detiene tre classi con maxi numeri di frequentanti. E così sarà anche l’anno prossimo, nonostante i buoni propositi della politica e le continue richieste sindacali per cancellare questa pessima pratica tutta italiana che lede fortemente il diritto allo studio e quasi sempre aggira i limiti imposti dalle norme della sicurezza.

CLASSI POLLAIO: TUTTO COME SEMPRE

“Le classi pollaio sono confermate, nonostante alcune dichiarazioni politiche e il Def 2020.  Pessimi segnali che ipotizzano solo molte nubi all’orizzonte”, scrive oggi Orizzonte Scuola.Se si legge l’elenco dei provvedimenti della Legge di Bilancio (160/2019,riguardanti la scuola, non esiste traccia del superamento della riduzione del sovraffollamento delle classi. “Eppure – rileva la rivista -, in piena crisi di governo (agosto 2019) L. Di Maio aveva dichiaratoche ”la scuola pubblica  è un bene comune serve prima di ogni altra cosa una legge contro le classi pollaio e valorizzare la funzione dei docenti”. Anche alla ripresa autunnale nel Def 2020 si legge (pag. 20): “Nel comparto della scuola pubblica occorrono politiche dirette a limitare le classi troppo affollate…”.

Ad arenarsi è stato anche il disegno di legge n. 877 del 5 luglio 2018, la cui prima firma era dell’on. Lucia Azzolina (M5S), a breve in procinto di giurare come ministro dell’Istruzione, che per raggiungere l’obiettivo di formare classi con al massimo 22-23 alunni prevedeva un impegno oneroso, messo nero su bianco nella Proposta di legge, equivalente “a 338.500.000 euro per l’anno 2019, a 1.180.000.000 di euro per l’anno 2020, a 1.715.100.000 euro per l’anno 2021 e a 2.130.000.000 di euro a decorrere dall’anno 2022…“(art. 1 comma 2). “L’assenza del provvedimento nella Legge di Bilancio – continua la rivista – rappresenta sostanzialmente il quarto rinvio senza una scadenza e quindi rimandato sine die”. 

LA PROPOSTA ANIEF

Anche l’Anief ha tentato, pure di recente, di modificare l’ingiusto assetto che mette le scuole nelle condizioni di poter allestire classi con numeri altissimi. Il giovane sindacato, a questo proposito, si è fatto formalmente promotore di un emendamento specifico per migliorare il rapporto alunni-docenti, la cui approvazione avrebbe avuto “ricadute positive sulla didattica e sull’apprendimento degli alunni” e consentito “di assicurare agli studenti ambienti idonei allo svolgimento delle attività, laboratori e aree comuni di condivisione”. Il tutto, si sarebbe fatto riproponendo esattamente “quanto previsto nel disegno di legge AC 877 a firma dell’on. Azzolina con le relative coperture finanziarie lì definite”.

IL PENSIERO DEL PRESIDENTE

“La speranza – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che, con l’approdo dell’Onorevole Azzolina all’importante ruolo di ministro dell’Istruzione, questo obiettivo fondamentale per la qualità della didattica e della vivibilità dei nostri istituti scolastici possa finalmente andare in porto. È una misura prioritaria, alla pari di quella relativa all’integrazione degli organici, alla costituzione del tempo pieno in tutte le province e alla valorizzazione del personale docente, attraverso stipendi finalmente adeguarti al ruolo e alla funzione svolta.”

LE RISORSE STANZIATE PER IL 2020 PER CONOSCENZA E RICERCA

Nella tabella sottostante vengono indicate le risorse pubbliche, molto al di sotto delle aspettative, che la Legge di Bilancio (la L. 160/2019) approvata a fine dicembre ha riservato ai comparti della Scuola, dell’Università e della Ricerca.

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