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Ora di religione? Sì, se non è l’ora di catechismo.

ora di religione scuola

Introdotta nel 1929 a seguito dei Patti Lateranensi tra Governo fascista e Santa Sede, e da allora mai cancellata, l’ora di religione cattolica può essere un’ora di crescita personale importante. Attorno ad essa da anni si sviluppa un dibattito importante, in cui le posizioni sono diametralmente opposte. Sono tanti, infatti, a non voler far avvalere i propri figli di questo insegnamento. Ad oggi, in un’Italia multiculturale e in cui il cattolicesimo perde terreno rispetto ad altre religioni, ha ancora senso l’ora IRC (Insegnamento della Religione Cattolica)?

Come funziona oggi l’IRC (Insegnamento Religione Cattolica)?

Attualmente, per quanto riguarda le disposizioni di legge, l’insegnamento di Religione Cattolica non è obbligatorio e chi decide che il figlio non debba avvalersene è consapevole – per obbligo di legge – che questa scelta non deve dar atto a discriminazioni. Si tratta di uno dei pochi aspetti che non è rientrato nella legge della cosiddetta Buona Scuola.

Non solo. ma una sentenza del Tribunale di Padova del luglio del 2010 destinata a fare giurisprudenza afferma che è obbligatoria:

l’attivazione dei corsi alternativi alla Religione Cattolica costituiscono “un obbligo”, che se disatteso pone in essere “un comportamento discriminatorio illegittimo fonte, questo, di responsabilità risarcitoria per l’Istituto Scolastico inadempiente

fonte: Edscuola.

Insomma, sono le scuole a dover garantire un’alternativa a chi non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica. Alternativa che, però, spesso non è garantita per mere questioni organizzative.

E se facessimo lo stesso l’ora di religione?

In realtà sono anni che l’ora di religione non è più intesa in senso stretto come ora di religione cattolica. Sebbene viga ancora una certa discrezionalità da parte del docente in ruolo per l’insegnamento, i programmi che vengono proposti sono allargati solitamente a religioni e culture diverse. Insomma, l’ora di religione può diventare un volano per una riflessione più profonda che comprenda valori condivisi e imprescindibili comuni al buon vivere civile.

Questo se – sia chiaro – non si intenda come mera ora di catechismo.

Libri di religione

In catalogo Matacena Libri è possibile trovare una vasta scelta dei volumi per l’IRC di recente realizzazione e tarati sulle necessità dei tempi moderni.

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Iscrizioni scuola 2018/19 e vaccini: come funziona?

vaccinazione bambini scuola

Il Ministero della Salute guidato da Giulia Grillo, in sinergia con il Miur di Marco Bussetti, ha de facto messo mano alla Legge Lorenzin in qualche modo ammorbidendola. Per l’anno scolastico 2018/19 (e solo per questo) l’obbligo vaccinale per l’iscrizione a scuola potrà essere autocertificato dai genitori.

Come funzionava prima?

Il d.l. 73/2017, convertito poi in legge 119/2017, imponeva ai genitori la presentazione di una documentazione ufficiale dell’Asl sull’avvenuta vaccinazione dei figli al momento dell’iscrizione a scuola.

La legge ha sortito l’effetto di aumentare sensibilmente la copertura dei vaccini nella popolazione dei bambini; di contro, ha stressato le Asl che sono andate in sovraccarico di lavoro.

Come funziona ora?

A questa certificazione, ora, può essere sostituita un’autocertificazione realizzata direttamente dai genitori. Più precisamente, la circolare diffusa dal Ministero spiega che per i ragazzi compresi tra i 6 e i 16 anni che non sono alla prima iscrizione e che non devono fare nuovi vaccini e richiami vale la documentazione già presentata. Per i bambini fino ai sei anni invece l’autocertificazione è necessaria.

Le polemiche

Il ministro Grillo ha subito dichiarato che non si tratta di un provvedimento a favore dei “no-vax“, coloro che sono contrari alle vaccinazioni obbligatorie per i propri figli, in quanto l’autocertificazione resta un atto ufficiale e, quindi, in caso di non veridicità dello stesso comporta ripercussioni legali.

Non è stata stabilita, però, alcuna modalità di controllo della veridicità di tali dichiarazioni, il ché lascia qualche dubbio sulla bontà delle dichiarazioni stesse e sulla possibilità di individuare quelle false.

… e per il futuro?

Si tratta, come dicevamo in apertura di articolo, di una soluzione che dovrebbe essere temporanea. Il ministro Grillo ha difatti già messo insieme un gruppo di esperti capitanato da Vittorio De Micheli incaricato di analizzare a tutto tondo il tema vaccini (non solo da un punto di vista medico ma anche e soprattutto da un punto di vista sociale).

L’obiettivo finale del team è quello di fornire utili indicazioni per la revisione della c.d. legge Lorenzin che – comunque – dovrebbe essere uno dei temi dei prossimi mesi di Governo.

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Caos Miur – Inps: migliaia di pensionamenti a rischio

Venticinquemila docenti (quattromila in più rispetto allo scorso anno), 300 dirigenti scolastici e 8000 appartenenti al personale ATA. E le pratiche che passano, di competenza, dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) all’Istituto Nazionale Previdenza Sociale (Inps). Ma passano male, sembra. Perché spariscono anni di contributi, le comunicazioni non sono precise, e intanto in attesa di capire cosa è accaduto a settembre chi già pregustava il meritato riposo dovrebbe tornare in servizio a scapito di chi invece era stato assegnato al suo posto, che andrà quindi ricollocato.

Insomma, se non si provvede presto a sistemare la situazione, si preannuncia un inizio d’anno scolastico da brividi, completamente immerso nel caos.

Pensioni comparto scuola, cosa è accaduto?

Il passaggio di competenza per quanto riguarda i pensionamenti, da Miur a Inps, non è andato liscio come l’olio. Anzi.

Le richieste di pensionamento, da quest’anno, non vengono più esaminate dagli Uffici scolastici provinciali ma dall’Inps. Una situazione che già un mese fa era molto allarmante, al punto da far istituire a un appena nominato ministro Marco Bussetti un gruppo di lavoro tra Ministero e Inps per facilitare lo scambio di dati e – più in generale – il passaggio di consegne. Ad oggi però, come sottolinea La Repubblica in un articolo, circa 5000 domande sono state rispedite al mittente perché non rispondevano ai requisiti richiesti per il pensionamento. Domande che, a detta dei sindacati, sarebbero lecite e corrette. A mandare in tilt il tutto, quindi, è la nuova organizzazione.

Errori tecnici o umani?

Dicevamo, da quest’anno la palla passa all’Inps. Ma l’Inps, per le verifiche, si basa sulla banca dati del Miur. E la banca dati del Miur, ebbene, “non è sempre aggiornata dalle scuole”.

Quindi se da un lato si parla di problemi informatici, dall’altro comunque c’è la solita enorme mole di lavoro che in tempi di digitalizzazione anziché essere più snella resta tremendamente gravosa per i lavoratori del comparto scuola.

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Invalsi: arriverà la prova di Geografia?

generica studio libri quaderno matematica

La Prova Invalsi resta, anzi, raddoppia. In un’intervista al Corriere della Sera il ministro Marco Bussetti analizza i risultati dei test Invalsi 2018 e commenta: «Dobbiamo intervenire con estrema sincerità e realismo».

Il riferimento è al grande divario che hanno registrato le performance degli allievi tra nord e sud Italia. Sebbene gli allievi delle scuole primarie abbiano più o meno registrato risultati non troppo altalenanti tra le varie aree del Paese, il gap per le secondarie diventa una preoccupante frattura, con gli studenti campani, calabresi, siciliani e sardi che dal rapporto sull’Invalsi 2018 escono con le ossa rotte: “Una situazione preoccupante”.

Gli interventi

Per ora vaghe le parole di Bussetti che esprime un laconico: “Ci rifletteremo”. Un modo probabilmente per dire che gli esiti del rapporto sulle prove Invalsi 2018 sono ora arrivati sulle scrivanie del Miur e che meritano un’attenzione a parte in un momento di super lavoro da parte del nuovo ministro in quota Lega che in poco più di un mese di mandato si è trovato ad affrontare una serie di criticità non indifferenti, che vanno dal caso delle diplomate magistrali ai concorsi per dirigenti scolastici fino alle modifiche alla Buona Scuola di renziana memoria.

Il test Invalsi resta

Tra le poche certezze che però Bussetti ha dato inequivocabilmente c’è il fatto che il test Invalsi resterà. Amato e odiato al tempo stesso, è una misura importante – anche se non del tutto certa – per avere un termometro dell’attuale situazione educativa e – appunto – apportare le giuste modifiche.

… e raddoppia con la Geografia

Non solo, ma nell’intenzione del Ministro c’è quello di aggiungere al test Invalsi (che ora prevede italiano, matematica e lingua inglese) anche la geografia. Geografia che, però, scompare nel piano didattico di parecchi istituti superiori.

Prepararsi al test Invalsi

In attesa di scoprire come saranno i prossimi test Invalsi e se abbracceranno o meglio altre materie, riproponiamo una buona scelta di tomi didattici per arrivare il più possibile preparati al test:

 

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Test Invalsi 2018, risultati preoccupanti al sud Italia

test invalsi esame

Nelle scorse ore è stato pubblicato il Rapporto Prove Invalsi 2018 (le prime totalmente separate dagli esami di Stato) e, snocciolando i dati, sembra che esista ancora un gap abbastanza evidente tra nord e sud del nostro Paese, con alcune criticità evidenti in regioni come la Campania, la Calabria e le isole.

I numeri

Come citato dal rapporto, quest’anno hanno partecipato all’Invalsi:

  •  29.337 classi di seconda primaria (grado 2) per un totale di 551.108 alunni;
  • 29.520 classi di quinta primaria (grado 5) per un totale di 562.635 alunni;
  • 29.032 classi di terza secondaria di primo grado (grado 8) per un totale di 574.506 alunni;
  • 26.361 classi di seconda secondaria di secondo grado (grado 10) per un totale di 543.296 alunni.

L’analisi dei risultati

Se per le scuole primarie le differenze non sono particolarmente significative, per le secondarie invece i gap tra le macro aree diventano significativi. Citando testualmente la sintesi del rapporto, infatti, si evidenzia:

I risultati medi delle macro-aree tendono a divergere significativamente tra loro, tendenza che si consolida ulteriormente nella scuola secondaria di secondo grado, riproducendo il quadro che emerge anche dall’indagine internazionale PISA (Programme for International Student Assessment), dove il nord ottiene risultati superiori sia alla media italiana che alla media OCSE, il centro ha un risultato in linea con la media dell’Italia, più bassa della media OCSE, e il sud e le isole hanno risultati inferiori sia alla media italiana che alla media OCSE.

I risultati sono simili tanto per italiano e matematica quanto per la lingua inglese

Calabria, Campania, Sicilia e Sardegna: è allarme

Un’altro accento è posto sulle regioni a rischio: Calabria, Campania, Sicilia e Sardegna registrano difatti prestazioni bassissime. Ma non è solo questo: il rapporto evidenzia infatti che nel primo ciclo di istruzione la variabilità tra scuole e classi al Mezzogiorno è evidente rispetto al settentrione, e che allievi in condizioni socio-economiche peggiori fanno registrare i risultati peggiori.

Preparare alla prova Invalsi

Nel frattempo è sorta una discreta letteratura attorno alla prova Invalsi e esistono diversi libri atti a preparare al meglio ad affrontare questo test i nostri ragazzi.

 

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Licenziata diplomata magistrale a Giffoni: prima “vittima” della sentenza del Consiglio di Stato

Licenziata diplomata magistrale a Giffoni: è la prima “vittima” della sentenza del Consiglio di Stato sulle diplomate magistrali. Lo riporta oggi il Corriere del Mezzogiorno.

Il tutto poche ore dopo che il Consiglio dei Ministri ha spiegato, nell’illustrare il cosiddetto Decreto Dignità, che il Miur procederà con l’esecuzione delle sentenze di merito (e il ministro Bussetti non aveva mai detto il contrario, anzi ha sempre ribadito che la sentenza c’è e va rispettata) che arriveranno tra luglio e agosto ma lo farà entro 120 giorni dall’emissione delle stesse.

Il Decreto Dignità ha infatti esteso ai diplomati magistrali quanto previsto dal d.l. 669/96 che concede alle amministrazioni “di ottemperare all’esecuzione di provvedimenti giurisdizionali entro 120 giorni dalla data di comunicazione del titolo esecutivo”. Il tutto con l’obiettivo di far partire l’anno scolastico regolarmente, poi si vedrà.

Ma nonostante il “congelamento” del Governo riferito ai maestri diplomati magistrale assunti dopo lo scorrimento delle GaE, il meccanismo è già stato innestato e per i provvedimenti singoli non si ferma. La maestra di Giffoni, dopo un anno dall’assunzione, è quindi tornata nel calderone dei precari.

Cosa dice la sentenza?

Ricordiamo che lo scorso dicembre il Consiglio di Stato in riunione plenaria ha sentenziato – in estrema sintesi – che il diploma magistrale non è titolo valido per l’assunzione a tempo indeterminato.

La Corte d’Appello di Salerno, su ricorso del Miur, ha sentenziato che l’immissione in ruolo della docente al centro di questo caso – proprio in funzione di quanto stabilito dal Consiglio di Stato – era contra legem.

Il licenziamento della maestra del Salernitano rischia di essere apripista di migliaia di provvedimenti simili.

Secondo la Uil Scuola quanto accaduto in Campania dimostra “l’inefficacia del Decreto Dignità”. In un comunicato stampa diffuso nelle scorse ore il segretario generale Uil Scuola Pino Turi afferma:

Il Decreto Dignità consente all’amministrazione di adottare il provvedimento entro 120 giorni. Troppo pochi per garantire, oltre all’inizio, anche la fine dell’anno scolastico.

Nel caso di Salerno l’amministrazione si trova nelle condizioni di licenziare, con una certa discrezionalità la docente che si potrebbe venire a trovare senza posto e senza reddito, già da domani. E’ pertanto palese l’inefficacia del decreto di ieri.

 

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Gli studenti migliori? Hanno motivazioni personali e genitori preparati

studenti 15enni

Gli studenti migliori italiani sono quelli che a casa respirano cultura, che vivono un ambiente capace di fargli fronteggiare correttamente stress e ansia, che hanno motivazioni personali nell’affrontare lo studio radicate e convinte. Di contro, l’impatto del ceto sociale di provenienza sull’andamento scolastico è pressoché minimo. Questo si evince da un’interessante ricerca condotta dal Politecnico di Milano e dalla Lancaster University su un bacino di allievi di 15 anni provenienti da nove diversi Paesi, tra cui il nostro.

Più bravi se mamma e papà sono acculturati

Insomma, sembra che i risultati migliori derivino proprio dalla provenienza da un ambiente familiare vivace culturalmente. Il grado di istruzione dei genitori è una variabile che incide sul successo degli studi. Non solo, ma altro dato importante che incide sulla bravura degli allievi è la facilità di reperire materiale culturale tra le mura domestiche, quindi libri, manuali o quant’altro (se la vostra biblioteca è povera, iniziate ad acquistare online qualche libro interessante su siti specializzati come Oceanon)

Capacità di cooperazione

Un’altra evidenza importante della ricerca è data dalla capacità di cooperare con gli altri, quindi quella di costruire dei sani rapporti interpersonali con i compagni mirati al raggiungimento dell’obiettivo comune.

Il ceto sociale c’entra poco

Poco invece è legato al ceto sociale da cui l’allievo proviene. Un dato che può voler dire tanto, in termini di accessibilità della cultura, di livellamento delle classi sociali, di opportunità offerte ai giovani. Un dato che, in qualsivoglia modo lo si interpreti, è un dato positivo e di cui andar fieri.

Anche le strutture contano

Ebbene sì, secondo la ricerca del Politecnico e della Lancaster continua a persistere una differenza di preparazione tra scuola e scuola, ed è un dato particolarmente evidente in Italia (mentre in Paesi come la Spagna questa incidenza si ferma al 18 percento). In altri Paesi come Giappone e Germania, invece, si evidenzia un dato non banale ma nemmeno inimmaginabile: a incidere sulla preparazione dello studente è la dimensione dell’istituto scolastico. Più la popolazione scolastica è numerosa, più gli allievi sono bravi.

(fonte: Il Fatto Quotidiano)

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Scuola: slitterà il concorso per docenti con tre anni di servizio e 24 CFU

consiglio dei ministri

I concorsi previsti dall’ultimo esecutivo per i docenti con tre anni di servizio e 24 CFU sono destinati a slittare. E a cambiare, in linea con l’idea che il Ministro alla Scuola, all’Università e alla Ricerca Marco Bussetti ha preventivato già qualche giorno fa. “I concorsi […] sono in stand-by”, le parole allora di Bussetti che già anticipava la volontà di cambiare le carte in tavola rispetto a quanto messo in campo da chi l’ha preceduto, Valeria Fedeli, che ne aveva disposto l’esecuzione con la legge 107.

Per ora salvi gli altri concorsi destinati ad altre tipologie del comparto scuola.

Nulla di non detto

La volontà del ministro dell’esecutivo gialloverde era già stata abbondantemente palesata nelle scorse ore. In primis, c’è la necessità auspicata dal Miur di “effettuare una ricognizione” dei posti disponibili in modo da avere un quadro più chiaro dell’attuale stato delle cose.

L’idea territoriale leghista

L’altro grande tema è che nella visione del comparto scuola di Bussetti c’è la volontà di tornare a una gestione dei concorsi nazionali da parte degli Uffici Scolastici Regionali. Insomma, il docente meridionale che vorrà partecipare al concorso per le scuole settentrionali dovrà individuare (molto brevemente) la Regione in cui esercitare la professione, la stessa del domicilio professionale indicato. Cancellata anche la chiamata diretta dei docenti. da parte dei dirigenti scolastici, e ridotta a una l’indicazione della scuola volontaria da parte del candidato, in pratica il docente è a disposizione dell’Ufficio Scolastico Regionale.

Il vincolo di tre anni

L’altro importante tema tirato in ballo da Bussetti è il vincolo triennale di cattedra, atto a “evitare le migrazioni” dei docenti che decidono di partecipare ai concorsi al nord per poi chiedere il trasferimento verso il sud.

Salvate le maestre col diploma magistrale

Nelle stesse ore in cui si ridiscute del concorso, arriva la tanto agognata notizia dell’accordo in Consiglio dei Ministri per le diplomate magistrali, che nonostante siano state retrocesse in seconda fascia dal Consiglio di Stato resteranno in ruolo. Anche in questo caso, il ministro Bussetti aveva anticipato la volontà politica: l’esponente leghista le ha difatti definite “necessarie” per il “corretto avvio del prossimo anno scolastico”. Per le inserite nelle GaE (Graduatorie a esaurimento) tutto rinviato di 4 mesi.

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Portare le presentazioni dei libri nelle scuole: perché conviene e perché è utile

incontri di lettura nelle scuole con gli autori

Durante l’ultima presentazione della rassegna letteraria napoletana Incontro con l’Autore promossa da Libri Market (marketplace per autori e librerie), lo scrittore Christian Capriello, apprezzato papà della saga fantasy di Derek Dolphyn, è tornato su un tema molto sentito degli ultimi tempi: la possibilità di utilizzare le scuole primarie per la presentazione dei libri.

Christian Capriello, scrittore autore della saga di Derek Dolphyn
Christian Capriello, scrittore autore della saga di Derek Dolphyn

Non quelli strettamente didattici, ma anche romanzi, racconti, approfondimenti. E lo ha fatto utilizzando queste parole:

I giovani sono il nostro domani. Ma rappresentano anche una già cospicua parte del nostro presente. Sono quindi il più doveroso “investimento” su cui devon puntare sia genitori che corpo docente. Bambini e ragazzi vanno plasmati e veicolati con virtuosa pervicacia intorno ai concetti di LETTURA e di SCRITTURA.

E ciò, a mio modesto parere, ancor prima che vengano indirizzati “frontalmente” rispetto al concetto di apprendimento, che risulta spesso ostico e “invalidante”, ove spesso legato a una volontà di studio che si ritiene di non avere, ad esempio, per determinate materie.

L’apprendimento, a mio giudizio, è assai più efficace se previamente supportato da un reale approfondimento tematico inerente le specificità e i benefici, peraltro duraturi nel tempo, che possono recare LETTURA e SCRITTURA. Credo che, ai giovani, e già alla radice, vadano fatte scoprire in concreto le virtù di questo paio di bizzosi gemelli. Chi SCRIVE, attiva zone della mente fino a quel momento sconosciute; e, senza manco rendersene conto, ne sblocca altre.

Percorre strade che nemmeno pensava di poter mai percorrere. Inizia a formulare pensieri connotati da buona sintesi e capacità espressiva. Si accorge che la sua mente non è solamente un foglio bianco. E che l’inventiva propria ha molto più inchiostro di quel che si credeva. Il soggetto inizia a compiacersene. Inizia a intervenire nei dialoghi ove prima temeva di farfugliare ed essere ignorato dalla platea udente. Acquista sicurezza e spirito di proposta. Anche chi LEGGE, nella maggior parte dei casi, trancia di netto anche gli apparenti lucchetti intorno ai quali si snoda l’espressione più comune “Non mi piace leggere”, invero legata all’erroneo convincimento di non “esserci portato”.

Non è una questione di genere letterario, ma di stile narrativo. Il lettore va condotto per mano in un contesto attuale quanto in un universo immaginario, dove deve sentirsi confortato, guidato, mai lasciato solo. Il lettore deve essere incuriosito da ciò che legge. Rispetto al racconto, deve avere la sensazione di restarvi ancorato solidamente con la fiocina non semplicemente preso all’amo. Alla fine del volume deve avvertire ancora i segni del narrato, non soltanto avvertire un effimero sapore in bocca. Chi legge, qualsiasi cosa legga, acquisisce spirito critico e, laddove l’obiettivo dello scrittore non è giungere meramente alla creazione di stuoli di adepti consenzienti, ciò è un bene. Si allarga il confronto. Chi prima taceva, ora è in grado di formulare ipotesi, portare tesi più idonee alla discussione di una generico tema. Può finalmente dare il suo contributo, in forma compiuta. Il LETTORE deve essere educato all’autonomo sviluppo della propria CURIOSITÀ.

La Curiosità va coltivata. E’ come una pianta grassa. Sopravvive anche in assenza di stimoli se ne hai saputo innervare le foglie e il busto. Occorre solo trovare l’incipit adatto, e poi il lettore andrà da sé. Il “Non curioso” non esiste. E’ solo un’aberrazione della pigrizia. Il “Non curioso” è un animale in una gabbia fatta di sbarre trasparenti e dalla consistenza del fumo. Può uscirne quando vuole, ma solo se ne ha voglia. Agli occhi degli altri, pone mille scuse per restarne incapsulato. Ma, in verità, è l’assenza momentanea di volontà a relegarlo nel perimetro dell’inerzia. Per esperienza personale, sottoporre libri di narrativa ad alunni della scuola media – magari sottolineando che non si tratta di un libro di testo “obbligatorio” e che viene quindi visto come un’imposizione di quel mondo verso cui ogni adolescente inizia fisiologicamente a protestare-, è un buon esperimento.

Nel mio caso, alla presentazione presso istituti scolastici anticipate da letture preventive, sovente sono state formulate relazioni lunghe, esaustive ed approfondite inerenti l’analisi del testo e gli sviluppi della trama. E in tempi estremamente ridotti. I visi sono distesi, sinceramente curiosi. I bambini/ragazzi tendono a fare “a gara” per porre domande allo “scrittore” del momento. Pongono le loro domande con temerario coraggio, magari andando anche al di là di quanto “concordato” con il docente. Non v’è timidezza, anzi. Anche alla fine della presentazione si avvicinano, magari fuori dal contesto ufficiale si sentono anche più tutelati. E la domanda principe è una: “Come hai fatto a diventare scrittore?”.

A riprova di un desiderio innato della maggior parte di loro. Saper raccontare. O, in altri casi, sapersi raccontare. Essere in grado di riporre su carta le proprie impressioni è un vantaggio. Esser capaci di interpretare correttamente il pensiero di un altro, al contempo sgrezzando il medesimo da faziosità ed individualismi e suggendone il solo nocciolo acritico, lo è altrettanto. I vecchi diari sono troppo spesso sostituiti dai post sui social. Il diario era principalmente uno strumento di autoconoscenza, da riproporsi anche a distanza di tempo per non perdere memoria di quel che si è stati o si è fatto. I post, invece, tendono più a capire quali possono essere le opinioni medie sui propri pensieri. E questo può inibire il perseguimento di una linea o di un’idea della vita, specie a fronte di commenti sgarbati, scomposti, fuori tema. Si rischia di degradare nell’acquisire informazioni su natura ed entità del pensiero dominante, finendo supinamente per uniformarvisi.

Ciò va evitato, o quantomeno limitato. Come? Col buon senso, a partire dalle famiglie. In ogni modo, esser in grado di offrire al prossimo i propri pensieri recide le differenze, pone argini alle incomprensioni. Potrei dire che, benché in scala microscopica, partire da una campagna di “coscienziosità” delle singole classi delle scuole potrebbe portare a un affievolimento dei conflitti planetari. Ma moltiplicate l’eventuale risultato positivo per migliaia e migliaia di volte. L’iniziale goccia nell’oceano comincia a diventare prima un bicchiere, poi un secchio, poi ancora un barile. Che, rigettato nel mare, a differenza della goccia, quantomeno a riva comincia a fare un minimo di rumore.

E sono sicuro che almeno una, due persone, magari anche per caso passate di là, saranno state capaci di avvertire proprio quel rumore.

Christian, infatti, ha già incontrato direttamente i bambini nelle scuole, durante il giro di presentazioni del primo capitolo della saga fantasy da lui ideata: Derek Dolphyn e il varco incantato (disponibile su Libri Market).

Insomma, sembra che in un momento difficile, in cui gli scrittori stentano a riempire le sale di librerie o associazioni per presentare i loro lavori, siano proprio i lettori in tenera età quelli più interessanti al coinvolgimento diretto, alla possibilità di poter parlare con lo scrittore viso a viso, a far esplodere quella curiosità che dovrebbe essere il primo stimolo per coinvolgerci nella lettura, nel piacere di sfogliare un libro.

In questo articolo proviamo a spiegarvi i tre motivi per cui portare gli scrittori nelle scuole è sempre un’idea vincente.

Incontrare l’autore stimola i ragazzi a leggere

Il confronto diretto, la possibilità di farsi coinvolgere, la voglia di chiedere spiegazioni direttamente a chi quel libro l’ha scritto fanno dell’incontro con l’autore un mezzo efficace per invogliare direttamente i ragazzi alla lettura. Rendendola un’esperienza meno solitaria e più aperta al mondo. Non solo, ma mantenendo intatto il valore culturale, di crescita e di arricchimento insito nella tipologia di attività stessa.

Non solo, ma portare la lettura in un ambiente familiare al ragazzo come quello scolastico la rende un’esperienza in qualche modo sicura protetta, di cui avere fiducia.

Non è complicato organizzare un incontro a scuola con lo scrittore

In fase promozionale, l’autore di un libro è impegnato in un tour de force che lo porta praticamente ovunque. L’interesse dello scrittore è quello di portare a conoscenza il maggior numero di persone possibili del suo libro. Quindi, godrete quasi sempre di una totale disponibilità.

Non solo, ma sono tantissime le associazioni che organizzano questa tipologia di attività presenti sui territori. Se non si sa da dove partire, basta contattare loro e sapranno cosa proporvi e quando.

Tra le attività extracurricolari, inoltre, è tra le più facilmente realizzabili e meno onerose: basta una sala

Si tratta di un’attività economica

L’autore in fase promozionale non è motivo di spesa. L’invitato, insomma, non ha alcuna tipologia di costo a carico di chi invita nella maggior parte dei casi. Basta un’aula scolastica, qualche copia del libro messa a disposizione e… che si entri nelle pagine insieme!

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Maltrattamenti sugli alunni, sospese quattro suore nel Casertano

bambino asilo generica

Quattro suore di un asilo di San Marcellino, in provincia di Caserta, sono state sospese dall’insegnamento per un anno perché accusate di maltrattamenti a bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni. Il provvedimento, notificato nelle scorse ore dai carabinieri della locale stazione, è stato emesso dal Gip del Tribunale di Napoli Nord. Il pm in realtà aveva chiesto l’arresto per le donne, richiesta rigettata.

Le indagini

A dare avvio alle indagini la denuncia di una delle mamme dei bambini che sarebbero stati vittime di maltrattamenti da parte delle quattro suore. La donna si è insospettita vedendo tornare a casa la figlia con lividi sul corpo e i capelli strappati. A questa denuncia ne sono seguite altre.

In fase di indagine, i carabinieri hanno installato delle telecamere nella scuola materna, potendo raccogliere prove definibili schiaccianti delle violenze perpetrate. Non solo ceffoni e urla, ma anche punizioni che rimandano indietro di decenni, con i piccoli che non mangiavano che sarebbero stati rinchiusi per punizione in una stanza buia. Secondo indiscrezioni raccolte dai giornalisti, i bambini avrebbero confessato episodi di violenza raccapriccianti, come cinghiate e percosse ai genitali.

Le accuse

Quattro le suore – insegnanti al centro delle indagini: si tratta di due donne di origini filippine, una di origini indonesiane e la madre superiora, italiana. L’accusa è di maltrattamenti ai danni di cinque bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni. Anche se la madre superiora non avrebbe perpetrato violenze ma il sospetto è che ne fosse a conoscenza e non avesse fatto niente per fermarle. Come racconta Raffaele Sardo su Repubblica, inoltre, la religiosa avrebbe provato anche a offrire dei soldi alla prima donna che ha sporto denuncia nel tentativo di mettere a tacere la cosa.

Le reazioni

C’è sgomento e incredulità a San Marcellino, dove i giornalisti hanno raccolto le testimonianze di altri genitori che hanno difeso le religiose e che ritengono sia tutto falso.