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Alterato e armato entra a scuola e chiede di incontrare il preside: fermato da un bidello

auto carabinieri cronaca generica

Dal Bresciano un caso di cronaca preoccupante rimbalza sulle pagine dei quotidiani locali. Lo rendono noto i Carabinieri. Un uomo, padre di tre figli, si sarebbe recato nel pomeriggio di ieri (intorno alle 16) in una scuola di località Roncadelle, in via Togliatti, armato di coltello. Secondo alcune testimonianze l’uomo sarebbe arrivato in evidente stato di alterazione al plesso scolastico, urlando frasi apparentemente sconnesse e chiedendo di vedere il dirigente scolastico dell’istituto.

Bidelli eroi

La situazione non è degenerata perché, ancor prima dell’intervento comunque immediato dei militari dell’Arma, a gestire la situazione sarebbero stati i collaboratori scolastici. Con grande lucidità, i bidelli hanno prima gestito la criticità con l’uomo – che brandiva un’arma – e al contempo sono riusciti a trattenere – nonostante la campanella – i ragazzi nelle aule avvisando prontamente gli insegnanti.

Nelle concitate fasi che hanno preceduto l’arrivo dei carabinieri un bidello è rimasto lievemente ferito – per fortuna nulla di grave.

I bambini non si sono accorti di nulla

Grazie alla prontezza dell’intervento dei Carabinieri e all’abilità del personale scolastico, i bambini non si sarebbero accorti di cosa stesse accadendo intorno a loro. Lo stesso varrebbe per i genitori, che si sarebbero accorti di quanto accaduto solo quando l’uomo col coltello sarebbe stato portato via dalle forze dell’ordine.

L’uomo – intorno alla quarantina e forse ubriaco – è stato preso in consegna dai militari della Benemerita e portato in caserma per cercare di comprendere i motivi dietro all’insano gesto. La sua posizione è ora al vaglio degli inquirenti.

Secondo alcune indiscrezioni riportate dai quotidiani locali, l’uomo avrebbe motivato l’atto sostenendo di voler anticipare l’uscita dei figli dalla scuola. Non è ben chiaro perché brandisse un’arma da taglio.

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Kerch e Sarzana, due casi diversi ma una sola risposta: dialogo nelle scuole

Antonella Bozzaotra, presidente dell'Ordine degli Psicologi della Campania (foto: RoadTv)

In Crimea, a Kerch, un 18enne irrompe a scuola, piazza una bomba in mensa e poi con un fucile calibro 12 spara all’impazzata, poi si toglie la vita. Il bilancio è pesante: almeno 19 morti e 40 feriti, di cui 12 aggrappati per i capelli alla vita.

Poche ore prima, nel liceo Arzelà a Sarzana, terrore per una bravata che di “bravata” in realtà ha ben poco: 500 persone evacuate e 19 in ospedale per problemi respiratori perché un ragazzo ha spruzzato dello spray urticante in classe, di quelli al peperoncino che si usano per autodifesa.

Due casi vicini o lontani? Lo abbiamo chiesto ad Antonella Bozzaotra, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania.

Presidente, tra i due casi ci sono punti di contatto?

“Credo che i due episodi possano essere connessi solo per l’età degli autori e per il luogo dove sono avvenuti: sono di età giovane ed è successo a scuola. Ciò detto, possiamo riflettere sul fatto che il primo episodio può essere riferito a uno scherzo eccessivo, il secondo è dettato da un’ideologia, dal credere e avere valori per i quali si è disposti a dare la vita”. 

Quali sono i segnali d’allarme che possono lasciar presagire a atti simili, di tale portata? Ed è possibile prevenirli?

Solo i contesti di dialogo possono svolgere azioni di prevenzione. Per noi psicologi è quindi fondamentale abitare i contesti, uscire dalla logica del professionista che, chiuso nel suo studio, si occupa solo degli aspetti patologici e lavorare quotidianamente tra i cittadini per promuovere benessere“.

Cosa deve fare un insegnante quando ha il dubbio di avere a che fare con un ragazzo che può avere questo tipo di problemi?

Affrontare fenomeni complessi provando a racchiuderli in compartimenti stagni è un percorso sbagliato che non porta a nulla. Dobbiamo essere consapevoli che nessuna istituzione, associazione, ente o singolo cittadino può pensare di giocare e vincere questa battaglia da solo, ma serve mettere in comune le risorse e le competenze. Nel nostro caso, con la Settimana del benessere siamo entrati nelle scuole, abbiamo promosso momenti di confronto e riflessione con dirigenti scolastici, docenti, studenti e genitori. Siamo consapevoli che si tratta di un lavoro lungo e non facile, ma siamo altrettanto convinti che solo una rete sociale ampia e forte possa dare risposte organiche e strutturali“.

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Veneto, per il buono libri necessario il certificato di possesso di immobili

aula scuola generica

Il contributo regionale per l’acquisto di buoni libro in Veneto, per i cittadini non comunitari, passa per il certificato sul possesso di immobilipercezione di redditi all’estero rilasciato dalle autorità del Paese di provenienza. Lo riporta Rai News.

Dopo il caso di Lodi

La notizia segue quella di Lodi dove l’amministrazione comunale aveva richiesto documenti aggiuntivi per l’accesso alla mensa scolastica dei figli di non comunitari.

Il nodo della questione

La singolarità del caso, però, sta nel fatto che questa tipologia di normativa non è presente nella delibera di Giunta né tantomeno nel bando per la concessione di contributi, ma soltanto nelle su citate “istruzioni del richiedente”.

La denuncia

I consiglieri regionali Francesca Zottis e Claudio Sinigaglia del Partito Democratico hanno presentato un’interrogazione alla Giunta Regionale: “La Giunta faccia chiarezza sui contributi per il buono libri: la documentazione richiesta ai cittadini non comunitari sta provocando ritardi e disagi”. La certificazione richiesta ai cittadini extra Ue è “un passaggio obbligatorio – spiegano Zottis e Sinigaglia – che compare solo nelle istruzioni delle procedure web per la validazione delle domande alla Regione. Tuttavia la documentazione non serve in presenza di un’apposita convenzione tra l’Italia e lo stato di provenienza: bastano delle semplici dichiarazioni sostitutive. Ma le amministrazioni locali neanche sanno quali sono i Paesi con cui sono stati firmati questi accordi, oltre ad aver scoperto in ritardo la necessità di un ulteriore passaggio in quanto non c’era alcuna traccia nel bando. Non si può scaricare ulteriori incombenze e responsabilità sui Comuni. Senza considerare che si rischia di tagliar fuori dai contributi una buona fetta di cittadini non comunitari che invece avrebbe bisogno di un sostegno”.

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Venerdì 12 ottobre 2018, in tutta Italia studenti in sciopero

sciopero studenti 12 ottobre

Puntuale come l’arrivo dell’autunno arrivano le proteste studentesche. Quest’anno nel mirino c’è Marco Bussetti, ministro dell’Istruzione, e il governo gialloverde. Il governo del cambiamento che non sta “facendo alcun cambiamento” secondo le associazioni che promuovono le manifestazioni.

Si contano almeno 30 città in cui gli studenti in agitazione manifesteranno.

Gli appuntamenti nelle maggiori città italiane

Sciopero degli studenti a Milano

A Milano si comincia a sfilare alle 9.00, partenza da Porta Garibaldi.

Sciopero degli studenti a Roma

La chiamata a raccolta è a Piazzale Ostiense, sotto la Piramide Cestia, alle 9.00. A Roma lo sciopero degli studenti coinciderà con quello dei trasporti.

Sciopero degli studenti a Napoli

A Napoli gli studenti si raccoglieranno a Piazza Garibaldi alle 9.00

Sciopero degli studenti a Torino

L’appuntamento per gli studenti che vogliono manifestare a Torino è alle 9.00 a piazza Arbarello.

Sciopero degli studenti, le rivendicazioni

La Rete degli Studenti, sul suo sito internet, spiega così le motivazioni che portano gli studenti a manifestare.

Quello che doveva essere il Governo del “cambiamento”, il governo dei cittadini e del popolo, sta mostrando la sua vera faccia: un Governo che costruisce consenso sulle bugie e sulla propaganda, che chiama “risparmi” i tagli sulla scuola e “giustizia” i crimini contro i diritti umani.

Da decenni ormai la nostra generazione subisce le scelte sbagliate e dannose di una politica che ha paura di attuare l’unico vero cambiamento necessario: un investimento massiccio in scuola e università.

È ora di dire basta. Al Governo chiediamo: #CHIHAPAURA DI CAMBIARE? NOI NO!

L’UDUUnione degli Universitari, spiega invece:

Il nuovo governo si appresta a presentare la sua prima Legge di Bilancio alla Camera, incardinata per il 20 ottobre, ma già le indiscrezioni e le prime uscite fanno emergere le storture di una manovra che continua nel solco di condoni, di manovre spot di assistenzialismo e di incentivi alle imprese nella speranza della risoluzione della disoccupazione.

La sfida ingaggiata con le istituzioni europee per aumentare il deficit al 2,4%, invece di essere una manovra espansiva per aumentare gli investimenti pubblici in settori strategici come istruzione, infrastrutture e politiche attive al lavoro, si limita ad essere una semplice manovra elettorale in vista delle europee. Non si parla ai giovani, al futuro del paese e, forse, la bocciatura da parte dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio sulle previsioni di crescita nei prossimi anni del governo, definite ottimistiche, non è da considerarsi una casualità.

[…]

“Non investire in Scuola e Università significa non investire nelle nuove generazioni, non investire sul futuro di questo paese. I giovani continuano ad essere, anche a fronte di un cambio di governo, i dimenticati della politica. Non si investe nel formarli e nel prepararli ad una società in continuo mutamento, non si investe per risolvere il problema della disoccupazione giovanile, anzi il reddito di cittadinanza, da nuove indiscrezioni, diventerà una manovra diversa di incentivo alle assunzioni per le imprese, che tratterranno il reddito dei nuovi assunti. Siamo stanchi di essere relegati ai margini di una politica che vuole parlare per noi, ma non ci ascolta e ci dimentica finite le passerelle elettorali. Chi ha paura di cambiare? Noi no, il governo sembra proprio di sì. Per questo il 12 ottobre scenderemo in tutte le piazze di Italia per ribadirlo”.

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Mancano i docenti di sostegno? Assumiamo gli infermieri!

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All’ormai atavica carenza di insegnanti di sostegno si risponde assumendo… infermieri. L’originale trovata viene da Belluno, che risponde così ai numeri che vogliono i bambini disabili a casa perché senza insegnanti di sostegno.

La notizia la dà Il Gazzettino.

Infermieri… di sostegno

In una scuola della periferia di Belluno, infatti, per permettere agli allievi disabili di seguire le lezioni una scuola ha trovato una soluzione drammaticamente fantasiosa: ha reclutato infermieri anziché insegnanti di sostegno che – ahimé – mancano.

Calcolatrice e conti in mano

In Veneto (i dati li riporta sempre Il Gazzettino) 1858 posti sono rimasti vacanti per mancanza di insegnanti di sostegno adeguatamente formati e con tutte le carte in regola per occupare la delicata posizione.

Questi posti sono quindi passati ai dirigenti scolastici che li avrebbero dovuti occupare con docenti comuni senza specializzazione. Ma la metà di queste cattedre è ancora vuota, il che significa che il cinquanta per cento dei 16.913 alunni disabili veneti sta frequentando le lezioni con soluzioni di fortuna

L’appello allo Stato

Il 16 ottobre Marco Bussetti, a capo del dicastero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sarà a Venezia. Potrebbe essere quella l’occasione di un incontro con i sindacati veneti che lo reclamano ad alta voce. Sindacati che si sono rivolti anche al governatore Zaia per chiedere che le università che formano gli insegnanti di sostegno siano a numero aperto e non chiuso come attualmente imposto. Lo stesso appello è stato rivolto ai parlamentari veneti affinché portino queste istanze in Camera e Senato.

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Il caso Sannazaro finisce in “caciara”: la preside segnalata ad Anac e Corte dei Conti

liceo sannazaro mare

Del caso Sannazaro, eccellenza storica della didattica napoletana, abbiamo già parlato in questo articolo. Il liceo del quartiere collinare del Vomero è balzato agli onori della cronaca quando una foto, ritraente alcuni docenti e allievi al mare insieme, ha mostrato come la dirigente scolastica Laura Colantonio gestisse la rotazione delle classi. Mantenere sì la settimana corta, ma ricorrere alle attività extrascolastiche per supplire alla carenza di aule rispetto alle classi formate (sei in più rispetto alla capacità della scuola).

Attività che passano anche per le gite negli stabilimenti balneari o nei giardini pubblici (la vomerese Floridiana, appunto). E che hanno scatenato un pandemonio.

Adesso un nuovo capitolo si aggiunge alla storia di un inizio di anno scolastico tormentato, che ha visto 70 genitori portare via i propri figli da quel liceo che vanta una tradizione unica nella storia della città di Napoli. E che fino ad ora era considerato un vero e proprio totem dell’istruzione all’ombra del Vesuvio.

La denuncia dei docenti

Ad attaccare la preside Colantonio, ora, sono i docenti. La situazione è indipendente – ma fino a un certo punto – rispetto a quella che finora ha animato la querelle. ma che è l’ennesimo segnale forte di un braccio di ferro ormai evidente tra il corpo insegnanti e la direttrice. Ventiquattro docenti hanno infatti presentato un esposto al direttore scolastico regionale Luisa Franzese, al Miur, all’Anac e alla Corte dei conti. Nel mirino ci sono le modalità di gestione non legittime e i disservizi relativi all’anno scolastico appena passato.

Il monte-ore esploso

L’anno scorso, sempre in funzione di una gestione attaccata da più parti, le lezioni si sono ridotte in alcune giornate a 50 minuti. Una soluzione che è in realtà attuabile, a patto che vengano recuperate nelle stesse discipline da cui quei dieci minuti sono stati sottratti.

Invece, il recupero di quelle ore è stato conteggiato durante la comunque obbligatoria Alternanza Scuola-Lavoro. Almeno questo è quanto denunciano i docenti nell’esposto inoltrato in queste ore. Gli stessi docenti che affermano che in questa riduzione neanche loro hanno recuperato quei 10 minuti perduti (che conteggiati in un intero anno equivalgono all’incirca a 70 ore di lezione in meno). E anche loro anziché recuperare affrontando con gli studenti gli argomenti della loro disciplina si sarebbero trovati a recuperare attraverso corsi di aggiornamento professionale.

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Appello di Legambiente: “Salviamo la scuola media di Ventotene”

liceali generica

L’associazione ambientalista Legambiente si pone a difesa dell’isola pontina, un paradiso marino e terrestre da tutelare anche da un punto di vista sociale: il 28 settembre prossimo si terrà la manifestazione ” Puliamo il Mondo 2018″, evento che vede protagonisti i ragazzi dell’stituto Comprensivo Formia Ventotene e con i quali Legambiente, insieme all’amministrazione locale, lancia un appello: evitare l’imminente provvedimento di chiusura della Scuola Media di Ventotene, intitolata ad Altiero Spinelli.

Le dichiarazione del Circolo Verde Azzurro Sud Pontino di Legambiente sono forti e chiare: “non sarebbe una sconfitta solo per gli isolani ma per tutti quanti hanno creduto e credono nel messaggio di un Europa giusta e solidale che proprio nel pensiero di Altiero Spinelli, illustre ospite della comunità isolana nei giorni tristi del confino, hanno trovato ispirazione. Il manifesto di Ventotene è riconosciuto universalmente , infatti, come la principale fonte di ispirazione per il federalismo europeo. La chiusura della scuola costituirebbe un passo non trascurabile verso un declino anche morale oltre che sociale a cui la comunità nazionale ed internazionale non può assistere indifferente, cinica ed irriconoscente verso un debito storico nei confronti della comunità dell’isola dove sono nate le idee che hanno fatto muovere i primi passi ad una neonata Europa.

L’Amministrazione Comunale e la collettività dell’isola, senza il contributo delle Istituzioni nazionali e regionali non possono da sole proporre e sostenere un progetto complessivo di rilancio che comprenda anche la proposta educativa. Pertanto Legambiente per questo aspetto propone di istituire un biennio di scuole superiori inizialmente con lo scopo di completare la formazione quantomeno fino alla scuola dell’obbligo, oggi stabilita a sedici anni, ma con il fine ultimo di incoraggiare le iscrizioni alla scuola media ora penalizzate da un corso formativo incompleto».

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Formazione Professionale, il Movimento segnala la Campania all’ANAC

Luca Lanzetta, presidente del Movimento Libero e Autonomo

Dopo anni passati quasi tranquillamente, la Formazione Professionale campana è di nuovo nell’occhio del ciclone. Colpa (e merito) del vulcanico Luca Lanzetta, presidente del Movimento Libero e Autonomo che rappresenta in maniera non certo “istituzionale” le istanze degli enti formativi campani associati.

La richiesta agli atti negata

Ma cosa è accaduto di preciso?

Il Movimento è sempre molto attento quando riceve segnalazioni di “formazione fantasma” o irregolare. Lo fa perché convinto che un comparto che lavori nella trasparenza venga preservato da condotte di concorrenza illecita. Lo fa anche per rendere il luogo un mondo migliore, perché no.

E la Campania ne ha bisogno. In un passato nemmeno troppo remoto Napoli e le altre province si sono distinte nelle pagine di cronaca e società per corsi fasulli, autorizzazioni mancanti etc.etc.

Proprio grazie alla capillare attività delle associazioni di categoria, su tutte Movimento e Si.Form, i fenomeni illegali erano rientrati.

Ma le ultime segnalazioni richiedevano maggiori delucidazioni. Il Movimento sostiene di aver avuto segnalazioni di “illiceità” (così le definisce l’avvocato Francesco Monetti in una nota stampa) per cui ha chiesto l’accesso agli atti regionali. Ma dopo 60 giorni questo accesso non è arrivato.

La segnalazione all’ANAC

Interpretando il FOIA (Freedom of Information Act, d.lgs 97/2016), l’avvocato Monetti dichiara che il prossimo passaggio sarà quindi la segnalazione all’Autorità Nazionale Anticorruzione.

Abbiamo chiesto l’accesso agli atti oltre 60 giorni fa – spiega Monetti – ossia 30 in più rispetto alla naturale scadenza. Abbiamo avuto rassicurazioni in tal senso, l’accesso sarebbe stato concesso entro il 22 settembre. Ma così non è stato, in barba alla normativa FOIA. Adesso porteremo la Regione all’attenzione dell’Anac perché solo così possiamo tutelare i tanti imprenditori seri e rispettosi della legge che operano in un mercato che rischia di essere una giungla”.

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Monfalcone: la sindaca leghista mette il tetto di alunni stranieri nelle classi

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Monfalcone, 28mila abitanti, è conosciuta come la “città delle navi da crociera”. La cittadina in provincia di Gorizia, uno dei più importanti poli Fincantieri nazionale e con un altissimo tasso di stranieri tra gli abitanti (il 22 percento sull’intera popolazione, secondo le stime diffuse da TGCom 24), da ora è nota anche per la scelta discussa del sindaco leghista Anna Maria Cisint di fissare un tetto massimo del 45 percento di bambini stranieri per ogni classe.

sindaco monfalcone anna maria cisint
Il sindaco di Monfalcone Anna Maria Cisint (foto: Facebook)

Facendo i conti, la scelta del sindaco Cisint ha de facto escluso dalle scuole materne circa 70 bambini stranieri che dovranno ripiegare negli istituti dei Comuni limitrofi.

Intervistata da TGCom, la Cisint motiva così la sua scelta: “Voglio arginare il fenomeno delle classi ghetto, che ho trovato al mio insediamento. Classi con 28 bambini stranieri e un italiano, una situazione molto compromessa“.

“Dagli altri sindaci silenzio assordante”

La Cisint ha messo a disposizione i mezzi della sua amministrazione per consentire agli allievi rimasti fuori dalle classi di poter seguire le lezioni nei Comuni limitrofi. “Ma dagli altri sindaci e dalle altre amministrazioni un silenzio assordante”, spiega sempre il sindaco al giornalista di TGCom.

Le opposizioni: “Tutti i diritti degli italiani”

Le opposizioni alla Lega nel Comune goriziano insorgono duramente contro il provvedimento. Tra questi, il Movimento 5 Stelle (che a differenza di quanto accade a livello governativo qui siede tra i banchi della minoranza). “Non sono clandestini. Sono lavoratori, sono in regola, pagano le tasse, quindi hanno tutti i diritti degli italiani”, spiega una consigliera in quota pentastellata.

Il Miur: disponibili ad attivare due classi in più

Sulla questione è intervenuto anche il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti: “Gli uffici provinciali si sono resi disponibili ad attivare due classi in più”.

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Palermo, crolla cornicione a scuola

vigili del fuoco generica

La tragedia è stata solo sfiorata, ma tanta paura (e tanti disagi) a Palermo per il crollo di un cornicione in una scuola primaria del quartiere Pallavicino, la Siragusa. Più per la precisione, il plesso Savio di viale Resurrezione.

Lezioni sospese e pronto intervento dei Vigili del Fuoco che hanno dichiarato la scuola inagibile. Circa duecento bambini sono quindi tornati a casa e ora aspettano una sistemazione alternativa per poter seguire le lezioni.

A rendere noto il fatto è il Movimento 5 Stelle che parte all’attacco del sindaco Orlando:

“L’amministrazione Orlando non può continuare a sfidare la sorte, per inerzia e incapacità, soprattutto se di mezzo ci sono dei bambini”

In una nota il consigliere comunale Viviana Lo Monaco e il portavoce della VII circoscrizione palermitana Giovanni Galioto, dichiarano che i pentastellati dal loro insediamento chiedono “di ricevere informazioni puntuali sui collaudi e la messa a norma di tutti gli edifici scolastici, richiesta che però rimane inascoltata da oltre un anno” e che presenteranno una richiesta di accesso agli atti per verificare eventuali inadempienze.

L’emergenza edilizia scolastica

Quello di Palermo è un forte campanello d’allarme relativo a un tema che ha animato il dibattito estivo prima della partenza del nuovo anno scolastico: quello della sicurezza delle scuole. I numeri sono impietosi: sono più della metà le scuole non a norma secondo gli ultimi dati. Una battaglia che, soprattutto dopo la tragedia del crollo del Ponte Morandi a Genova, si protrae ancora oggi. In prima linea soprattutto l’Anci che chiede maggiori stanziamenti per poter intervenire sulle strutture e gli edifici scolastici. Un accordo quadro sul tema dell’edilizia scolastica è stato pubblicato negli scorsi giorni, ma bisogna – e si deve – fare di più.