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Allerta meteo e didattica a distanza, Anief spiega i motivi del no

Sulla polemica esplosa in Campania sulla questione maltempo – DAD interviene l’Anief. Carte alla mano, il sindacato prova a spiegare le motivazioni che hanno portato i docenti a rifiutare di fare lezione se la causa dell’impossibilità di andare a scuola è dettata da situazioni emergenziali che non siano la pandemia da Covid-19.

Ricordiamo cosa è accaduto: a ridosso della riapertura delle Scuole il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e altri suoi pari hanno ordinato la chiusura delle stesse per un’allerta meteo diramata dalla Protezione Civile della Regione Campania. La DAD però non è stata attivata.

“Per tutte quelle situazioni emergenziali che non siano l’emergenza pandemica – spiega Anief – appare evidente che non si possa applicare il CCNI sulla DDI che è, sia nelle premesse, sia per espresso disposto normativo, applicabile solo in relazione all’emergenza sanitaria da Covid-19 in corso”. L’Ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale Integrativo sottoscritto da Anief, CGIL e Cisl, infatti, espressamente prevede “le modalità e i criteri sulla base dei quali erogare le prestazioni lavorative e gli adempimenti connessi resi dal personale docente del comparto “Istruzione e ricerca”, nella modalità a distanza, fino al perdurare dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, dovuto al diffondersi del virus COVID-19” e lo stesso art. 1 dell’ipotesi di CCNI sulla DDI sottoscritta, chiarisce che “Fino al perdurare dello stato di emergenza deliberato dal Consiglio dei ministri, dovuto al diffondersi del virus COVID-19, l’attività didattica sarà effettuata a distanza attraverso la modalità di didattica digitale integrata”, dunque non è possibile ricorrere, in ogni caso che esuli completamente dall’emergenza sanitaria, alla DDI.

“Il rapporto di lavoro del personale della scuola – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è di natura civilistica ed è soggetto al principio giuridico di cui all’art. 1256 del Codice civile: ‘L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile” e questo è il caso di chiusura delle scuole per maltempo o gravi calamità naturali. Le assenze del personale docente e ATA, in questi casi, non solo non devono essere giustificate, ma a esse non si può applicare alcuna decurtazione economica o recupero della prestazione mancata e l’anno scolastico resta comunque valido’. La Nota Miur n. 1000/2012, infatti, ha già chiarito che in caso di “eventi imprevedibili e straordinari (ad esempio gravi calamità naturali, eccezionali eventi atmosferici) che inducano i Sindaci ad adottare ordinanze di chiusura delle sedi scolastiche […] è fatta comunque salva la validità dell’anno scolastico, anche se le cause di forza maggiore, consistenti in eventi non prevedibili e non programmabili, abbiano comportato, in concreto, la discesa dei giorni di lezione al di sotto del limite dei 200, per effetto delle ordinanze sindacali di chiusura delle scuole”.

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Sicurezza scuole e Covid, la Gilda: “Dalla Azzolina solo propaganda, i dati Covid la smentiscono”

“I dati sui contagi tra la popolazione scolastica smentiscono clamorosamente la campagna propagandistica condotta da Azzolina per le scuole aperte: a fronte della tesi strenuamente sostenuta dalla ministra circa la sicurezza delle scuole rispetto alla diffusione del virus, fino al 31 ottobre si sono registrati quasi 65mila casi di Covid-19 tra i banchi. Si tratta di un numero molto elevato se si considera che è riferito a un periodo poco più lungo di un mese (dall’inizio dell’anno scolastico a fine ottobre) e che riguardano 2.546 comuni sugli oltre 6.700 dove ha sede una scuola”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta l’analisi elaborata da Wired dei dati forniti dal ministero dell’Istruzione in risposta al Foia avanzato dalla testata online.

Rino di Meglio
Il coordinatore della Gilda degli Insegnanti Rino Di Meglio

“Riteniamo grave che in un Paese democratico manchi la trasparenza su informazioni così cruciali e che per accedervi un giornalista sia stato costretto a ricorrere al Foia”, afferma Di Meglio che ricorda come quella per la trasparenza dei dati sull’epidemia nelle scuole sia una battaglia portata avanti dalla Gilda sin da quando è iniziato l’anno scolastico. Motivo per il quale ha aderito alla campagna #datiBeneComune.

“Data la gravità della situazione – conclude il coordinatore nazionale – sarebbe opportuno che la titolare di viale Trastevere la smettesse con la propaganda e si rendesse conto dell’enorme responsabilità che grava sulle sue spalle”.

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Caso Piemonte, Cirio incontra i sindacati: “Nessun recupero per i docenti”

Il Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha incontrato oggi i rappresentanti delle organizzazioni sindacali rappresentative della Scuola in risposta alla richiesta di incontro urgente sulla decisione di tenere in didattica a distanza le scuole medie, nonostante il passaggio del Piemonte da zona rossa ad arancione. Per ANIEF ha partecipato il segretario generale, Marco Giordano.

Cirio ha voluto innanzitutto chiarire di essere stato frainteso sui presunti recuperi delle lezioni da addebitare ai docenti. Il presidente, infatti, si è dichiarato consapevole del fatto che le attività a distanza stiano registrando il pieno impegno di tutti i docenti e che sul piano del lavoro degli insegnanti non sia prevista né necessaria alcuna forma di recupero. La Regione, ha spiegato Cirio, sta piuttosto lavorando alla definizione di progetti per consentire il recupero di almeno una parte di quegli aspetti relativi alla socializzazione che gli studenti hanno perso seguendo le lezioni da casa.

torino generica panorama

Sulla decisione di tenere ancora a distanza le classi seconde e terze delle medie, che secondo il protocollo nazionale in Piemonte potrebbero tornare in presenza, Cirio ha evidenziato come tale scelta derivi dall’analisi dei dati, che in Piemonte mostrano un’incidenza complessiva molto alta dei contagi nella fascia d’età 11-13 anni, e dalla necessità di approntare un piano trasporti efficace in vista della ripresa delle attività in presenza, prevista subito dopo la pausa natalizia.

“È chiaro – commenta Marco Giordano, segretario generale ANIEF – che come sindacato per noi la tutela della salute di studenti, personale docente e Ata delle scuole sia una priorità. Decidere di discostarsi dalle indicazioni nazionali sulla scuola e lasciare a casa i due terzi degli studenti delle medie mentre a Torino si registrano code fuori dai negozi per lo shopping natalizio e le maestre e i maestri dell’infanzia e della primaria continuano a lavorare in presenza, rischia tuttavia di essere incomprensibile se non si parla di numeri e, soprattutto, se non si illustrano le strategie e gli obiettivi per cui si lavora”.

Durante l’incontro si è discusso anche del Piano Trasporti al quale la Regione Piemonte sta lavorando e che prevede l’ingresso e l’uscita degli studenti su turni diversi. Su questo versante il problema maggiore, rilevato dall’ANIEF, è quello della riorganizzazione dell’orario delle lezioni: il modello dei turni, infatti, rischia di rendere ingestibile il servizio del personale docente e di creare difficoltà anche alle famiglie.

“Siamo pronti – dichiara Giordano – a valutare tutte le ipotesi per riportare quanto prima, e in sicurezza, tutti gli studenti in classe, ma è chiaro che non potremo tollerare forzature contrattuali che stravolgano il lavoro dei docenti, con orari-fiume puntellati da ore buca a ripetizione. Sappiamo bene che, nel bel mezzo della pandemia, trovare la quadra tra tutela della salute, diritto all’istruzione e organizzazione equilibrata del lavoro sia molto complesso. Per riuscirci servono scelte condivise con i rappresentanti dei lavoratori e molta attenzione a tutti gli aspetti organizzativi. Per questo – conclude il segretario generale ANIEF – abbiamo chiesto al Presidente Cirio e alla Direzione regionale scolastica del Piemonte di mantenere aperto e continuo il confronto con le organizzazioni sindacali”.

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Covid, Di Meglio (Gilda): “Ancora poca chiarezza sui numeri dei contagi nelle scuole”

Rino di Meglio

“Sui numeri dei contagi nelle scuole continua a mancare chiarezza. La ministra Azzolina riferisce percentuali che non aiutano a comprendere l’effettiva portata del contagio negli ambienti scolastici. Occorrono dati completi, non parcellizzati, in grado di fotografare con la massima precisione possibile la reale situazione epidemiologica, così da poter assumere, sulla base di dati scientifici autorevoli, le decisioni che servono per tutelare e conciliare il diritto alla salute con quello all’istruzione, entrambi sanciti costituzionalmente. Chiediamo, perciò, all’Istituto Superiore di Sanità, che settimanalmente redige e pubblica un rapporto complessivo, di realizzare quanto prima un focus specifico sulla scuola e di renderne noti i risultati”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta le dichiarazioni della titolare di viale Trastevere alla trasmissione Radio Anch’io.

“Sarebbe poi interessante capire – aggiunge Di Meglio partecipando all’assemblea online indetta dalla Gilda di Bologna, alla quale hanno preso parte in videoconferenza 5.000 docenti collegati da tutta Italia, – cosa emerge dal monitoraggio avviato oltre un mese fa dal ministero dell’Istruzione attraverso i questionari che ogni settimana i dirigenti scolastici devono compilare sul portale Sidi per segnalare le criticità delle scuole. Non vorremmo che questa operazione si risolvesse come quella del famoso cruscotto informativo, decantato come strumento utilissimo e di cui, però, si sono perse le tracce”.

Rino di Meglio
Il coordinatore della Gilda degli Insegnanti Rino Di Meglio

Forte la preoccupazione, espressa dagli insegnanti che hanno preso parte all’assemblea, per l’assenza di idonee misure di sicurezza. A levare un grido di aiuto, soprattutto i docenti della scuola dell’infanzia. C’è chi segnala che, in deroga al distanziamento sociale, è costretto a lavorare in classi di 30 persone in ambienti angusti e che l’aria dopo mezz’ora non è più respirabile. Numerose le critiche rivolte ai banchi a rotelle, in molti casi accatastati e non usati perché con superfici troppo piccole per ospitare libri e quaderni. E poi si registrano casi dove i banchi con le rotelle sono stati sistemati nelle prime due file, mentre il resto dell’aula è occupato dai banchi standard. “Ma che senso ha a livello didattico? E per il distanziamento?”, si domandano i docenti.

Gli insegnanti hanno fatto sentire la loro voce anche sul fronte contrattuale in riferimento al CCNI sulla DDI, evidenziando casi di scuole dove si definiscono unità orarie di 45 minuti per un massimo di 20 ore settimanali per le classi finali in DDI e invece se ne fanno 30. “Per chi insegna in più classi si pone il problema di una DaD infinita con orari massacranti”, lamentano in molti.

(fonte: Ufficio Stampa Gilda)

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Verità per Mario Paciolla: al cooperante napoletano morto in Colombia dedicata la prossima edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli

Sarà dedicata a Mario Paciolla, il cooperante napoletano 33enne morto in Colombia per circostanze tutte da chiarire, la XII edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. Il concorso, che gode del patrocinio morale del Comune di Napoli e della Confederazione Elvetica, sarà presentato venerdì 13 novembre a partire dalle 11.00 in modalità diretta streaming aperta a tutti sulla pagina Facebook ufficiale del Festival.

Parteciperanno, oltre agli organizzatori del Festival, i familiari di Mario Paciolla. Previsti inoltre i contributi dell’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Eleonora De Majo, del presidente della FNSI Giuseppe Giulietti, del legale della famiglia Paciolla Alessandra Ballerini e di rappresentanti del comitato “Giustizia per Mario Paciolla”. Atteso il saluto del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

“CHIEDIAMO VERITA’ PER MARIO”

L’edizione 2020 del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli vuole rendere omaggio al coraggio di Mario Paciolla, il giovane cooperante napoletano morto nel luglio scorso, ad appena 33 anni, in circostanze non ancora chiarite, nell’adempimento della propria missione in Colombia.

Paciolla lavorava a San Vicente del Caguán, per conto dell’ONU, alla supervisione dell’applicazione dell’accordo di pace siglato nel 2016 tra le FARC (le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) e il governo colombiano, accordo la cui attuazione non sembra ad oggi procedere nella giusta direzione. Precedentemente, Paciolla aveva operato in Italia, in India, in Argentina e in Giordania e aveva lavorato anche nella stessa Colombia, a Bogotà, con le Brigadas Internacionales de Paz (PBI: Peace Brigades International), dove aveva maturato una buona esperienza del contesto.

Pochi giorni prima della fatidica data del 15 luglio aveva dato segnali di inquietudine e preoccupazione ai suoi familiari e aveva ottenuto il permesso e il biglietto aereo per tornare in Italia: sarebbe dovuto partire proprio il 15 per Bogotà, dove un volo umanitario lo avrebbe riportato a Napoli. Poi la morte violenta, ancora priva di certezze

Mario Paciolla

“Sulla sua improvvisa morte – affermano Maurizio Del Bufalo, Mario Leombruno e Valentina Ripa, autori del Festival che cureranno la presentazione – il nostro Governo dovrà fare chiarezza, chiedendo maggior collaborazione al Governo colombiano per accertare le condizioni in cui è avvenuto il tragico episodio e invitando le Nazioni Unite a collaborare senza reticenze”.

“Il Festival – continuano – si unirà quindi all’appello della famiglia, del Comitato ‘Giustizia per Mario Paciolla’, del presidente FNSI Giuseppe Giulietti, dell’avvocato Alessandra Ballerini (già rappresentante legale della famiglia Regeni, alla quale pure idealmente siamo vicini), per chiedere che la verità sulla morte di Mario emerga presto e con chiarezza, prevenendo i gravi problemi che hanno caratterizzato il caso Regeni“.

IL FESTIVAL AL FIANCO DEGLI AMBASCIATORI DEI DIRITTI UMANI

È già accaduto in passato (vedi il caso di Silvia Romano, rapita in Africa e recentemente restituita alla famiglia) che il Festival si sia schierato con i cooperanti italiani, lanciando appelli al mondo della politica e delle istituzioni per difendere la loro sicurezza. “Abbiamo da sempre preso posizione – ricorda Del Bufalo – per sostenere le battaglie di verità e il tentativo di difendere i nostri giovani ambasciatori di pace, esposti a ritorsioni e rischi in terra straniera, mentre erano impegnati nella difesa dei Diritti Umani. Anche di questo nuovo impegno il Festival darà conto alla Città, al suo pubblico internazionale, ai familiari e a tutti gli amici di Mario chiedendo, al contempo, maggiore considerazione per una professione di grande valore troppo spesso dimenticata dal nostro Paese”. 

COME CAMBIA IL FESTIVAL QUEST’ANNO

La presentazione di venerdì 13 novembre servirà ad illustrare anche appuntamenti e momenti salienti del prossimo Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, che a causa della pandemia da Coronavirus si svolgerà in forma completamente digitale. Il Festival ha infatti attivato una nuova piattaforma web, ww.cinenapolidiritti.online, che ospiterà informazioni sugli eventi e la possibilità di visionare i film in concorso,  a partire dal 17 novembre fino alla cerimonia conclusiva del 28 novembre.

Ogni appuntamento degli Eventi internazionali sarà visibile in diretta collegandosi con la pagina Facebook del Festival.

Il format mantiene la classica struttura: “Eventi internazionali“, dal 17 al 24 novembre, “Concorso internazionale” con film visionabili sulla piattaforma online dal 17 fino al 28 novembre.Quattro le categorie di film che saranno premiate. 

Il tema scelto per l’edizione 2020 del Festival è “Diritti in ginocchio – Pandemia, sovranismi e nuove discriminazioni”, che si ripromette di esplorare i limiti della difesa della Salute Pubblica in confronto alla tutela dei Diritti Universali, le possibili (o reali) ripercussioni sul sistema di garanzie democratiche che regge i Paesi occidentali e le pericolose derive autoritarie e discriminatorie di alcuni grandi Paesi del mondo.

Ulteriori dettagli saranno diffusi durante la presentazione del 13 novembre e disponibili sul sito ufficiale della manifestazione www.cinenapolidiritti.it.

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Palermo, docente positiva al Covid: nove giorni per comunicarlo alla scuola e mettere in quarantena la classe

Sono serviti ben nove giorni per comunicare alla scuola che un’intera classe di alunni dell’infanzia doveva essere posta in quarantena, perché la loro maestra è risultata positiva al Covid19: è accaduto in un istituto privato di Palermo. In base a quanto riporta il Giornale di Sicilia, la maestra d’asilo è risultata positiva al Coronavirus il 23 ottobre scorso e immediatamente la donna lo ha comunicato alla scuola: il preside non ha potuto fare altro che chiudere i locali fino al 2 novembre per la sanificazione, facendo sottoporre il personale al tampone. Solo che l’Asp, a partire dal 24 ottobre, avrebbe dovuto anche mettere in quarantena per due settimane i 45 bambini venuti a contatto con l’insegnante: la comunicazione dell’azienda sanitaria sarebbe invece stata trasmessa alla scuola siciliana soltanto ieri 2 novembre. 

I FATTI

A Palermo una docente scopre di essere positiva al Covid. Solo che qualcosa nella procedura si inceppa: i suoi alunni, dal 24 al 6 novembre, come è scritto nel documento del Dipartimento di Prevenzione, avrebbero dovuto osservare la quarantena, con “il divieto di contatti sociali” e con l’obbligo “di rimanere raggiungibili per le attività di sorveglianza”. Misure precauzionali che però, non essendo mai giunta la comunicazione ufficiale, nessuno dei 45 alunni ha seguito, innescando la rabbia dei genitori, i quali adesso – riporta anche Orizzonte Scuola – chiedono chiarezza all’Asp per il ritardo e all’istituto privato per l’infanzia sulle procedure anti Covid seguite dalla direzione. 

foto febbre mascherina coronavirus
foto d’archivio

È GIÀ ACCADUTO

Il giovane sindacato Anief ricorda che non è la prima volta che accade un fatto del genere: qualche settimana fa, infatti, una maestra avrebbe “fatto il test sierologico, dopo aver trascorso il primo giorno di lezione con gli alunni la scuola” e dopo “il risultato dubbio” si è sottoposta “immediatamente al tampone che” ha dato “esito positivo”. Peccato che la quarantena per colleghi e bambini non sia mai scattata. Ad oggi, non si è ancora compreso se si è trattato di un errore o di una comunicazione con errori di interpretazione da parte della Asl che doveva prendere in carico il caso e provvedere ai dovuti esami e all’eventuale isolamento degli alunni e dei colleghi della maestra. In entrambi i casi, quindi, sperando che siano isolati, è indispensabile comprendere con accuratezza i motivi che hanno portato l’Agenzia per la Tutela della Salute a non intervenire attuando il protocollo.

LA PROCEDURA DA ATTUARE

Anief ricorda che la procedura da attuare in questi casi è chiara. A stabilirla è stato dell’Istituto Superiore di Sanità: se il “test è positivo, si notifica il caso e si avvia la ricerca dei contatti e le azioni di sanificazione straordinaria della struttura scolastica nella sua parte interessata. Per il rientro in comunità bisognerà attendere la guarigione clinica (cioè la totale assenza di sintomi). […] Il referente scolastico COVID-19 deve fornire al Dipartimento di prevenzione l’elenco dei compagni di classe, nonché degli insegnanti del caso confermato che sono stati a contatto nelle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi. I contatti stretti individuati dal Dipartimento di Prevenzione con le consuete attività di contact tracing, saranno posti in quarantena per 14 giorni dalla data dell’ultimo contatto con il caso confermato. Il DdP deciderà la strategia più adatta circa eventuali screening al personale scolastico e agli alunni”.

(fonte: Ufficio Stampa Anief)

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Regione Campania, l’incontro con il mondo della scuola: “Piena condivisione”

Nelle scorse ore si è svolta la riunione della Regione Campania con i rappresentanti del mondo della scuola, i sindacati e la Direzione scolastica, con i dirigenti delle Asl, dell’ospedale Santobono e i componenti dell’Unità di Crisi. Lo rende noto la stessa Regione in un comunicato stampa in cui parla di “piena condivisione del mondo della scuola” alle iniziative poste in essere dalla Giunta regionale guidata da Vincenzo De Luca, prima a sospendere le attività didattiche in questa seconda fase pandemica.

vincenzo de luca regione campania
Il Governatore campano Vincenzo De Luca

“Nel quadro generale – si legge – di particolare gravità, nel confronto è stata innanzitutto evidenziata la grande attenzione della Regione verso il mondo della scuola, ancora nelle ultime settimane come già alla fine dell’estate con lo screening di massa per il personale docente e non docente, e l’acquisto dei termoscanner. È stata affrontata e discussa l’ipotesi della ripresa di didattica in presenza, almeno per i primi due anni della scuola primaria, ed è stato illustrato il dato epidemiologico che riguarda questa e le altre fasce di età scolastica. Sulla base dei dati sull’andamento epidemiologico dell’Unità di Crisi, delle Asl e del Santobono, si è concordato sulla necessità di verificare la situazione nei prossimi 10 giorni. Va monitorato se si registrerà un raffreddamento del contagio relativo alla scuola primaria tale da consentire un allentamento delle misure già prese, in condizioni di piena sicurezza per gli alunni, il personale e le famiglie”.

“È stata condivisa inoltre la necessità di utilizzare comunque questi giorni per prepararsi al futuro, in particolare in tema di trasporto pubblico. Ho informato i partecipanti che altri 250 bus di società private saranno destinate al trasporto con uno stanziamento di 4 milioni di euro, e si lavorerà insieme anche per ulteriori iniziative di sostegno al mondo della scuola. Nel frattempo, proseguono i progetti scolastici per le fasce più deboli, per la didattica di sostegno, per garantire un ampliamento dei congedi parentali per i genitori come già richiesto al Governo, e bonus destinati all’acquisto di tecnologie utili alla didattica a distanza”.

“È stato importante – affermano da Palazzo Santa Lucia – registrare un clima di grande collaborazione e grande senso di responsabilità fra tutti i partecipanti a questo importante confronto”.

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Il nuovo DPCM: cosa cambia nel mondo della scuola

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (foto: wikicommons)

L’ultimo Dpcm, firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal ministro della Salute Roberto Speranza, contenente le nuove misure restrittive per contrastare la nuova ondata di contagi da Covid19, include nuove indicazioni rivolte al mondo della scuola.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (foto: wikicommons)
Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (foto: wikicommons)

Nel testo integrale e definitivo, in vigore fino al 24 novembre prossimo, si legge che la didattica a distanza sarà impartita almeno per una quota oraria del 75%. Mentre l’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e l’infanzia continua a svolgersi in presenza. Tra le novità per la scuola c’è l’entrata posticipata, sempre nelle superiori, lo stop dei viaggi d’istruzione, le riunioni degli organi collegiali solo con modalità a distanza. Le procedure concorsuali, come la selezione straordinaria per 32.000 posti avviata questa settimana, vanno avanti.

Sempre tra le disposizioni approvate per la scuola, si legge che le istituzioni scolastiche di secondo grado potranno modulare “ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e uscita degli alunni, anche con turni pomeridiani”, ma con ingressi che non potranno “ogni caso avvenire prima delle 9”. Come riporta Orizzonte Scuola, vengono “sospesi i viaggi di istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche, programmate dalle scuole di ogni ordine e grado. Restano le attività inerenti i percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento”.

Inoltre, “le riunioni degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine grado possono essere svolte in presenza e a distanza, in base alle possibilità di garantire il distanziamento fisico. Il rinnovo degli organi collegiali può avvenire con modalità a distanza, purché venga garantita la segretezza delle operazioni. Le Università, sentito il Comitato Universitario regionale di riferimento, possono organizzare le attività didattiche in presenza e a distanza, in base all’andamento epidemiologico e in funzione delle esigenze formative”.

Viene incentivato lo smart working nella pubblica amministrazione. Infine, il concorso straordinario per docenti della scuola secondaria, “iniziato il 22 ottobre, continuerà il suo iter. Nella bozza di decreto circolata ieri si leggeva uno stop ai concorsi pubblici e privati: questa parte non è più presente nel testo definitivo. Dunque potranno essere svolte anche le prossime prove per il concorso ordinario previsto dopo quello straordinario in corso di svolgimento”.

Il commento di Pacifico (Anief)

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “ha fatto bene il Governo a prendere una decisione nazionale, come avevamo chiesto, adottando quella cabina di regia indispensabile per evitare spiacevoli differenziazioni di trattamento. A questo punto è bene che il contratto integrativo sulla didattica a distanza, in via di pubblicazione, contenga le dovute tutele per il personale coinvolto. Sul concorso straordinario della scuola secondaria, invece, continuiamo ad essere contrari, ancora di più perché i dati dei contagi risultano in crescita, mettendo a repentaglio la salute di oltre 64.000 partecipanti, e perché continuano a non essere previste delle prove suppletive che vanno a danneggiare i diritti dei tanti esclusi perché in quarantena o impossibilitati a partecipare alle prove perché malati”.

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Dpcm, la nota del Ministero per l’attuazione inviata ai ds

Il Ministero dell’Istruzione ha inviato ieri ai dirigenti scolastici una nota per accompagnare l’attuazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri approvato ieri. La nota è stata oggetto di una previa interlocuzione con i Sindacati di settore.

lucia azzolina
Il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina

Nulla cambia per la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado. Le scuole secondarie di secondo grado potranno invece adottare, in caso di situazioni critiche o di particolare rischio comunicate dalle autorità sanitarie o dagli Enti locali, ulteriori forme di flessibilità della loro organizzazione, incrementando, ad esempio, il ricorso alla Didattica Digitale Integrata. Oppure modulando ulteriormente (rispetto a quanto già disposto da settembre) orari di ingresso e uscita delle alunne e degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani. Nell’ambito di questa possibile ulteriore modulazione, le scuole predisporranno che l’ingresso avvenga non prima delle ore 9.00, come previsto dal Dpcm di ieri.

Nessun automatismo, comunque: nuovi interventi sull’organizzazione scolastica avverranno, come già detto, solo in caso di situazioni critiche o di particolare rischio comunicate dalle autorità sanitarie o dagli Enti locali e attraverso la regia dei Tavoli regionali e locali con gli Uffici scolastici. Tavoli, questi ultimi, previsti dal cosiddetto “Piano Scuola” emanato lo scorso giugno e approvato anche dalle Regioni.

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Dpcm: Giuseppe Conte conferma didattica in presenza, via libera agli ingressi scaglionati

Con l’ormai iconica conferenza stampa serale il Presidente del Consiglio dei Ministri italiano Giuseppe Conte ha illustrato le nuove misure previste dall’ultimo Dpcm per il contenimento della pandemia da Covid-19. Attesissime le novità che riguardano il discusso comparto scuola.

DIDATTICA IN PRESENZA

Le attività scolastiche continueranno in presenza, è un asset fondamentale per il nostro Paese“, conferma immediatamente il primo Ministro, confermando così la linea perseguita con forza del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (foto: wikicommons)
Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (foto: wikicommons)

ORARI FLESSIBILI PER LE SCUOLE SUPERIORI

La più importante indicazione riguarda licei, istituti tecnici e tutte le scuole di secondo grado. “Per le scuole secondarie di secondo grado – spiega Conte – verranno favorite modalità più flessibili dell’attività didattica, con ingresso degli alunni dalle 9 e con turni pomeridiani se possibile”.

LE UNIVERSITA’

La chiosa è sulle università, per cui è “previsto che attuino piani di organizzazione della didattica in funzione delle esigenze formative e dell’evoluzione del quadro pandemico territoriale”.