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Milleproroghe, confermato bonus 18app: “Ma nel 2019 cambieremo tutto”

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Si va verso una conferma per 18app, l’incentivo economico di 500 euro per l’acquisto di prodotti “culturali” per la crescita personale e professionale del neo maggiorenne. Resta sostanzialmente uguale a sé stesso, come prevede il decreto Milleproroghe che verrà discusso in queste ore, ma il Ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli già annuncia che “nel 2019 le cose cambieranno”.

Come funziona ora?

Il bonus cultura di 500 euro è richiedibile da tutti i ragazzi nati nel 1999 che hanno compiuto quindi nel 2017 i 18 anni di età. Il periodo per registrarti è terminato il 30 giugno 2018, ma c’è tempo fino al 31 dicembre 2018 per spendere il Bonus Cultura. Per i ragazzi nati nel 2000 la procedura di registrazione non è ancora attiva.

Cosa si può acquistare?

Come indicato dal Mibac, si possono acquistare con 18app beni esclusivamente riconducibili ai seguenti ambiti:

  • Cinema (abbonamento card/biglietto d’ingresso)
  • Concerti (abbonamento card/biglietto d’ingresso)
  • Eventi culturali (biglietto d’ingresso a festival, fiere culturali, circhi)
  • Libri (audiolibro, ebook, libro)
  • Ingressi a musei, monumenti e parchi (abbonamento card/biglietto d’ingresso)
  • Teatro e danza (abbonamento card/biglietto d’ingresso)
  • Musica registrata (cd, dvd musicali, dischi in vinile, musica on line)
  • Corsi di musica, di teatro o di lingua straniera.

L’acquisto è valido anche online. In Rete ci sono portali appositamente pensati per facilitare l’acquisto con 18app online, tra questi citiamo Oceanon e Matacena Libri.

Cosa cambierà?

Nel 2019 il Mibac ha già espresso la sua volontà di cambiare le regole del gioco. In un’intervista il ministro Alberto Bonisoli afferma:

“Dal 2019 si cambia in maniera pesante. Rimarrà uno strumento tipo app con soldi che vengono erogati dal Governo. Ma interverremo sulle cifre, chiariremo quali beni possono essere acquistati e quali no, privilegeremo le fasce economicamente più deboli. Mi piacerebbe estendere l’aiuto oltre la fascia dei diciotto anni”.

Insomma, un po’ come dire che al momento non c’era il tempo di correggere il tiro, ma che in futuro dobbiamo aspettarci un’attenzione particolare sul tema – quantomeno in termini di beni e servizi acquistabili.

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Ansia da test d’ammissione all’università? Arriva la guida no-panico gratuita!

test ammissione medicina guida

Chi ci è passato lo sa perfettamente che – prima ancora della preparazione – il vero ostacolo da superare nel preparare il test di ammissione alla facoltà di Medicina (e a qualsiasi altra facoltà a maledetto numero chiuso) è gestire l’ansia, il panico, lo stress provocato.

Per gli aspiranti medici e dentisti che si preparano ad affrontare i test d’ammissione a Medicina e Odontoiatria, arriva uno strumento pratico e gratuito ideato dallo studio legale Leone-Fell in collaborazione con le scuole di preparazione Wau! e TutorUp e dal liceo Mamiani.

La guida “anti-panico”

La possiamo definire “guida anti-panico”, ricca di consigli pratici per prepararsi, anche fisicamente e psicologicamente, a quella che per molti studenti può essere considerata una delle prove più importanti del proprio percorso di studi. La guida è stata presentata in anteprima al Test Day 2018 di Sassari, arrivato alla sua quarta edizione.

Ma serve anche a difendere i propri diritti

Ok, ma perché uno studio legale prepara una guida per i test d’ammissione? Perché nel vademecum c’è una consistente parte dedicata appunto alla tutela dei propri diritti in sede d’esame. I legali Francesco Leone e Simona Fell, grazie a questa iniziativa, vogliono preparare i ragazzi che il prossimo 4 settembre affronteranno la prova nazionale su tutto ciò che potrebbe succedere fuori e dentro le aule universitarie e soprattutto come tutelarsi e far valere e rispettare i propri diritti.

Ansia e storia

Nel manuale si trovano infatti tutte le informazioni relative ai test, oltre ai consigli degli esperti su come gestire il tempo a disposizione e superare gli stati d’ansia. Infine, un’ampia parte riguarda le irregolarità che in questi anni hanno caratterizzato negativamente i test d’accesso e che hanno provocato una valanga di ricorsi, molti dei quali accolti.

Dove scarico il manuale per i test?

La guida è disponibile gratuitamente sul sito dello studio Leone – Fell a questa pagina.

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Alternanza scuola-lavoro, il Ministro: “Lavoriamo a nuove linee guida”

generica pallottoliere

Si può dire che Marco Bussetti, attuale Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, abbia detto dal primo giorno del suo insediamento nell’esecutivo gialloverde che “non tutto è da buttare”.

Una sorta di risposta a chi, soprattutto tra chi ha votato Movimento 5 Stelle e Lega Nord, avrebbe volentieri smantellato tutto il lavoro dei due precedenti esecutivi (quelli Pd guidati da Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, per intenderci). Tra questi, la tanto criticata Buona Scuola.

Già in audizione al Senato il ministro Bussetti ha ribadito la sua volontà di non cancellare la Buona Scuola dove “c’è qualcosa di buono” e, dalle pagine del quotidiano Prealpina, ribadisce il concetto rispondendo a una domanda sull’Alternanza Scuola-Lavoro. Che, proprio nell’audizione al Senato, veniva commentata così dal responsabile del Dicastero:

“Uno strumento che può essere utile ma se visto come un’opportunità”

Le criticità di Alternanza scuola-lavoro

Perché non è visto come un’opportunità secondo Bussetti? Perché così come si è tradotta è un sistema inefficiente. Per garantirne invece il corretto funzionamento, bisogna puntare su standard di qualità superiori, e un sistema di controlli che permetta di verificare la bontà delle proposte lavorative che possano realmente migliorare la formazione dello studente. Combattere, insomma, l’idea di percorsi che “garantiscano” manovalanza a costo contenuto è una delle priorità di questo Ministero, se vogliamo leggere tra le righe.

Il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti
Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti

Nell’intervista a Prealpina, ribadendo quanto già detto a margine di un intervento alla Reggia di Portici dove Bussetti è stato invitato dall’Università Federico II di Napoli, il Ministro afferma difatti:

“L’alternanza è una forma d’orientamento che mette in contatto i giovani con le realtà del mondo del lavoro e delle imprese. In diversi casi è stata snaturata e si sono perse di vista le finalità formative e la qualità dei percorsi”.

La soluzione?

L’Alternanza scuola-lavoro di renziana creazione quindi resterà, almeno queste sono le intenzioni di Bussetti. Che però annuncia:

“Stiamo lavorando alla revisione delle Linee guida allo scopo di fornire un quadro di regole più definito per tutti gli attori coinvolti”.

Insomma, rivedere le regole per fissare dei paletti. E riprovarci.

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Bussetti presenta le linee programmatiche Miur: ecco cosa accadrà

Il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti

Nelle scorse ore il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti in audizione al Senato ha presentato la sua idea di scuola e come intende “riallinearla” nei prossimi anni di mandato.

Il termine “riallineare” non è casuale. In un passaggio, infatti, il neoministro spiega:

“Le riforme recenti si sono susseguite a un ritmo tale che la nuova si affaccerebbe quando ancora non è stata completata la precedente. Più che una rivoluzione, serve un riallineamento”.

Ecco alcuni dei passaggi chiave dell’intervento di Bussetti al Senato sulle linee programmatiche del Miur.

L’accessibilità come mantra del nuovo esecutivo

La scuola deve essere di tutti. Questo è un concetto ribadito più volte durante tutto il discorso di Bussetti, e già anticipato notevolmente dai vari interventi sugli organi di stampa.

Al centro del lavoro del Ministero ci sarà l’abbattimento delle barriere (non solo fisiche) per permettere ai disabili di avere pari accesso all’istruzione e alle attività formative degli altri ragazzi. Per permettere agli allievi meridionali di avere lo stesso grado d’istruzione dei pari età settentrionali (si veda l’esito dell’ultima prova Invalsi per farsi un’idea della situazione attuale). L’utopia è quella di non avere più scuole di periferia e di non perdere i nostri ragazzi prima di una qualifica d’istruzione quantomeno di scuola superiore.

Mano dura con gli alunni violenti e aggressivi

Un frame del video virale che riprende l'aggressione del docente di Lucca (fonte: Google)
Un frame del video virale che riprende l’aggressione al docente di Lucca (fonte: Google)

Ridare centralità alla figura del docente è tra le priorità del nuovo esecutivo. I casi di aggressioni nei confronti dei docenti diventati virali in Rete (non ultimo ma sicuramente emblematico quello di Lucca) hanno difatti messo in luce un problema delicato: quello della mancanza di rispetto nei confronti della figura dell’educatore che in troppe occasioni rasenta o sfocia nel penale.

Sul tavolo del Ministero si studia la possibilità che lo stesso possa costituirsi parte civile nei procedimenti penali che vedono minori, genitori e docenti coinvolti.

L’alternanza scuola-lavoro

“Uno strumento che può essere utile ma se visto come un’opportunità”, questo in sintesi il pensiero del Ministro che non getta via quindi il lavoro pregresso svolto in tal senso. L’impegno del Miur è quello di rivedere l’alternanza scuola-lavoro soprattutto in termini di rispetto degli standard di qualità e sicurezza dei percorsi di introduzione al lavoro offerti ai giovani. Il ché, molto probabilmente, andrà tradotto in maggiori controlli.

Messa in sicurezza degli istituti scolastici

Già previsto dalla Buona Scuola di renziana memoria, il tema della messa in sicurezza delle strutture scolastiche è prioritario anche per il governo gialloverde. L’idea di Bussetti è quella di un piano pluriennale di interventi, finanziati con fondi comunitari e non. Gli ammodernamenti e le eventuali ristrutturazioni dovranno tenere conto di una scuola “a misura di studente” e che sappia essere tecnologicamente all’avanguardia.

E l’università?

L’argomento università è stato solo sfiorato in audizione, per ribadire concetti che possono voler dire tutto o niente. I buoni propositi ci sono: una riduzione totale dei costi per l’accesso e gli studi (con ampliamento di esenzioni totali e sburocratizzazione per l’erogazione delle borse di studio), un maggiore supporto ai dottorandi industriali, un “piano di rientro” dei cervelli in fuga e il potenziamento dei corsi di laurea dedicati alle Stem.

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Ora di religione? Sì, se non è l’ora di catechismo.

ora di religione scuola

Introdotta nel 1929 a seguito dei Patti Lateranensi tra Governo fascista e Santa Sede, e da allora mai cancellata, l’ora di religione cattolica può essere un’ora di crescita personale importante. Attorno ad essa da anni si sviluppa un dibattito importante, in cui le posizioni sono diametralmente opposte. Sono tanti, infatti, a non voler far avvalere i propri figli di questo insegnamento. Ad oggi, in un’Italia multiculturale e in cui il cattolicesimo perde terreno rispetto ad altre religioni, ha ancora senso l’ora IRC (Insegnamento della Religione Cattolica)?

Come funziona oggi l’IRC (Insegnamento Religione Cattolica)?

Attualmente, per quanto riguarda le disposizioni di legge, l’insegnamento di Religione Cattolica non è obbligatorio e chi decide che il figlio non debba avvalersene è consapevole – per obbligo di legge – che questa scelta non deve dar atto a discriminazioni. Si tratta di uno dei pochi aspetti che non è rientrato nella legge della cosiddetta Buona Scuola.

Non solo. ma una sentenza del Tribunale di Padova del luglio del 2010 destinata a fare giurisprudenza afferma che è obbligatoria:

l’attivazione dei corsi alternativi alla Religione Cattolica costituiscono “un obbligo”, che se disatteso pone in essere “un comportamento discriminatorio illegittimo fonte, questo, di responsabilità risarcitoria per l’Istituto Scolastico inadempiente

fonte: Edscuola.

Insomma, sono le scuole a dover garantire un’alternativa a chi non si avvale dell’insegnamento della religione cattolica. Alternativa che, però, spesso non è garantita per mere questioni organizzative.

E se facessimo lo stesso l’ora di religione?

In realtà sono anni che l’ora di religione non è più intesa in senso stretto come ora di religione cattolica. Sebbene viga ancora una certa discrezionalità da parte del docente in ruolo per l’insegnamento, i programmi che vengono proposti sono allargati solitamente a religioni e culture diverse. Insomma, l’ora di religione può diventare un volano per una riflessione più profonda che comprenda valori condivisi e imprescindibili comuni al buon vivere civile.

Questo se – sia chiaro – non si intenda come mera ora di catechismo.

Libri di religione

In catalogo Matacena Libri è possibile trovare una vasta scelta dei volumi per l’IRC di recente realizzazione e tarati sulle necessità dei tempi moderni.

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Invalsi: arriverà la prova di Geografia?

generica studio libri quaderno matematica

La Prova Invalsi resta, anzi, raddoppia. In un’intervista al Corriere della Sera il ministro Marco Bussetti analizza i risultati dei test Invalsi 2018 e commenta: «Dobbiamo intervenire con estrema sincerità e realismo».

Il riferimento è al grande divario che hanno registrato le performance degli allievi tra nord e sud Italia. Sebbene gli allievi delle scuole primarie abbiano più o meno registrato risultati non troppo altalenanti tra le varie aree del Paese, il gap per le secondarie diventa una preoccupante frattura, con gli studenti campani, calabresi, siciliani e sardi che dal rapporto sull’Invalsi 2018 escono con le ossa rotte: “Una situazione preoccupante”.

Gli interventi

Per ora vaghe le parole di Bussetti che esprime un laconico: “Ci rifletteremo”. Un modo probabilmente per dire che gli esiti del rapporto sulle prove Invalsi 2018 sono ora arrivati sulle scrivanie del Miur e che meritano un’attenzione a parte in un momento di super lavoro da parte del nuovo ministro in quota Lega che in poco più di un mese di mandato si è trovato ad affrontare una serie di criticità non indifferenti, che vanno dal caso delle diplomate magistrali ai concorsi per dirigenti scolastici fino alle modifiche alla Buona Scuola di renziana memoria.

Il test Invalsi resta

Tra le poche certezze che però Bussetti ha dato inequivocabilmente c’è il fatto che il test Invalsi resterà. Amato e odiato al tempo stesso, è una misura importante – anche se non del tutto certa – per avere un termometro dell’attuale situazione educativa e – appunto – apportare le giuste modifiche.

… e raddoppia con la Geografia

Non solo, ma nell’intenzione del Ministro c’è quello di aggiungere al test Invalsi (che ora prevede italiano, matematica e lingua inglese) anche la geografia. Geografia che, però, scompare nel piano didattico di parecchi istituti superiori.

Prepararsi al test Invalsi

In attesa di scoprire come saranno i prossimi test Invalsi e se abbracceranno o meglio altre materie, riproponiamo una buona scelta di tomi didattici per arrivare il più possibile preparati al test:

 

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Test Invalsi 2018, risultati preoccupanti al sud Italia

test invalsi esame

Nelle scorse ore è stato pubblicato il Rapporto Prove Invalsi 2018 (le prime totalmente separate dagli esami di Stato) e, snocciolando i dati, sembra che esista ancora un gap abbastanza evidente tra nord e sud del nostro Paese, con alcune criticità evidenti in regioni come la Campania, la Calabria e le isole.

I numeri

Come citato dal rapporto, quest’anno hanno partecipato all’Invalsi:

  •  29.337 classi di seconda primaria (grado 2) per un totale di 551.108 alunni;
  • 29.520 classi di quinta primaria (grado 5) per un totale di 562.635 alunni;
  • 29.032 classi di terza secondaria di primo grado (grado 8) per un totale di 574.506 alunni;
  • 26.361 classi di seconda secondaria di secondo grado (grado 10) per un totale di 543.296 alunni.

L’analisi dei risultati

Se per le scuole primarie le differenze non sono particolarmente significative, per le secondarie invece i gap tra le macro aree diventano significativi. Citando testualmente la sintesi del rapporto, infatti, si evidenzia:

I risultati medi delle macro-aree tendono a divergere significativamente tra loro, tendenza che si consolida ulteriormente nella scuola secondaria di secondo grado, riproducendo il quadro che emerge anche dall’indagine internazionale PISA (Programme for International Student Assessment), dove il nord ottiene risultati superiori sia alla media italiana che alla media OCSE, il centro ha un risultato in linea con la media dell’Italia, più bassa della media OCSE, e il sud e le isole hanno risultati inferiori sia alla media italiana che alla media OCSE.

I risultati sono simili tanto per italiano e matematica quanto per la lingua inglese

Calabria, Campania, Sicilia e Sardegna: è allarme

Un’altro accento è posto sulle regioni a rischio: Calabria, Campania, Sicilia e Sardegna registrano difatti prestazioni bassissime. Ma non è solo questo: il rapporto evidenzia infatti che nel primo ciclo di istruzione la variabilità tra scuole e classi al Mezzogiorno è evidente rispetto al settentrione, e che allievi in condizioni socio-economiche peggiori fanno registrare i risultati peggiori.

Preparare alla prova Invalsi

Nel frattempo è sorta una discreta letteratura attorno alla prova Invalsi e esistono diversi libri atti a preparare al meglio ad affrontare questo test i nostri ragazzi.