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Scuola, ripartenza con sciopero: docenti e precari in piazza

Anief Sciopero

La chiamata in piazza è prevista per l’11 settembre 2018 alle 9 per protrarsi fino alle 14. A Palazzo Montecitorio si discute l’approvazione del Milleproroghe, all’esterno l’Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori) manifesterà con il primo sciopero dei docenti dell’anno scolastico 2018/19 quando ancora non è del tutto iniziato in Italia.

Intanto prima dello sciopero Anief e Cobas hanno aperto la piattaforma unitaria.

Più che dimezzate le cattedre deserte

I partecipanti – spiega l’Anief in un comunicato – chiederanno l’approvazione dell’emendamento salva-precari che riapre le graduatorie ad esaurimento a tutto il personale docente precario abilitato, come avvenuto fino al 2012. Secondo l’Anief in tal modo si potrebbe garantire la copertura del 60% delle cattedre rimaste deserte in questi giorni di immissioni in ruolo e tutelerebbe i tanti insegnanti assunti a tempo indeterminato con riserva o che si accingono a frequentare il terzo anno del Fit.

25mila unità in meno

Sebbene i punti critici siano tanti – si pensi all’edilizia e alla sicurezza dei plessi scolastici che in questi giorni torna prepotente nel dibattito di denuncia in denuncia – da un punto di vista di assunzioni il Ministero guidato da Marco Bussetti aveva dato un imprinting forte per “ripartire bene” in quest’anno scolastico e farsi trovare pronti. Secondo i piani del Ministero entro inizio anno almeno 57mila docenti dovevano essere immessi in ruolo, di cui 13mila insegnanti di sostegno.

Come è possibile, quindi, che all’appello manchino circa 25mila unità?

Perché, per assurdo, mancano.

C’è una carenza strutturale che non ha permesso, soprattutto nelle regioni settentrionali, di avere un adeguato numero di candidati principalmente in tre specializzazioni:

  • insegnanti di sostegno;
  • docenti di matematica;
  • docenti di lingua spagnola.

I docenti abilitati non sono nelle graduatorie ad esaurimento, il bacino da cui dovrebbero venire assunti, ma restano nelle graduatorie d’istituto. Per loro resta quindi il nodo del concorso, che ancora è un miraggio all’orizzonte.

Mancano anche i presidi

Altro problema strutturale è quello della carenza dei dirigenti scolastici. Ad oggi in Italia le reggenze sono più di 1700. Il concorso per dirigenti scolastici si è tenuto lo scorso luglio, ma prima di arrivare a conclusione ci vorrà ancora del tempo. Nel frattempo, i reggenti continueranno a essere tali con situazioni limite in cui una sola persona era atta a gestire anche 19 strutture scolastiche.

Stesso discorso per i dirigenti amministrativi: ad oggi, ne mancano ancora circa 2400.

(immagine di copertina d’archivio dal sito Anief.org)

 

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Lazio: addio certificati medici per il rientro a scuola

Dopo Lombardia, Friuli Venezia-Giulia, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna e Umbria, anche la Regione Lazio decide che il certificato medico per il rientro dei bambini a scuola è inutile. Nel Collegato (legge semplificazione) che verrà approvato nelle prossime ore verrà cassato l’obbligo di presentare regolare certificato medico dopo 5 giorni di malattia.

“Un inutile aggravio, anche economico, alle famiglie e alle amministrazioni”, commentano dalla Giunta guidata da Zingaretti.

Ma è davvero inutile?

Il Messaggero, che oggi riprende la notizia, ha raccolto le parole dell’assessore competente in materia della giunta laziale, Alessio D’Amato, che a sua volta cita gli esperti dell’istituto Spallanzani.

Secondo i ricercatori il periodo davvero pericoloso è quello dell’incubazione, ed è in questo periodo che si rischiano i contagi. Non certo dopo la convalescenza.

I precedenti

A favore della scelta della Regione Lazio c’è anche una sentenza del Consiglio di Stato chiamato a esprimersi sulla stessa cancellazione dell’obbligo quando a proporlo fu la Liguria.

Nel 2014 il Consiglio di Stato si pronunciava ritenendo “legittima l’abolizione dei certificati di riammissione a scuola dopo i 5 giorni di assenza”.

Le eccezioni

La certificazione medica potrà essere necessaria in un solo caso, ossia quando sussistono “misure di profilassi previste a livello nazionale e internazionale per esigenze di sanità pubblica” (es.  epidemie).

Da quando verrà abolito l’obbligo di certificato medico?

La legge regionale verrà discussa nelle prossime ore. Il Collegato è una sorta di legge-calderone che tocca diversi temi; l’articolo che sorpassa l’obbligatorietà del certificato medico per il rientro a scuola dopo 5 giorni di assenza è il numero 36. Il provvedimento diverrà quindi operativo appena la legge verrà approvata, quindi sarà già valido in Lazio per l’anno scolastico 2018/19.

I presidi: tornare al medico scolastico

Sempre interpellato dal Messagero, il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio Mario Rusconi palesa qualche perplessità e invoca la reintroduzione del medico scolastico per far fronte a questo cambiamento.

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Sicurezza edilizia scolastica, l’appello di ANCI Piemonte

Anci Piemonte logo

Sono i primi giorni di settembre e già si scatena la bufera sul piano di messa in sicurezza dell’edilizia scolastica.
Accorato l’appello al Governo da parte di Michele Pianetta, vicepresidente di ANCI Piemonte che, all’indomani della tragedia che ha colpito la città di Genova ad agosto, sostiene di dover agire tempestivamente per evitare il peggio.

“Aiutateci a sbloccare le risorse per i cantieri di messa in sicurezza dell’edilizia scolastica – scrive in una nota – Nessuno dimentica ciò che avvenne a Rivoli nel 2008, quando un ragazzo di 17 anni morì schiacciato dal crollo di un tetto. Analoghi episodi, fortunatamente senza vittime, nel 2012 a Rivoli e Cuneo, all’istituto commerciale Grandis. E poi nel 2013 in una scuola materna di Torino e nel 2017 a Nichelino, dove rimase ferita una bambina. Ciò che è avvenuto in Liguria ripropone prepotentemente il tema della sicurezza delle nostre infrastrutture”.

Il bando a maggio

Facendo un passo indietro, a maggio era stato pubblicato il bando regionale per la definizione della programmazione triennale degli interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici piemontesi. L’avviso – rivolto ad amministrazioni provinciali, Città Metropolitana, comuni e loro associazioni – prevedeva lo stanziamento di risorse per un valore massimo di 10 milioni di euro a progetto. Obiettivo finanziare interventi di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento sismico, ed efficientamento energetico degli immobili scolastici di proprietà pubblica.
Dalla metà di giugno, però, è tutto fermo di fronte ad un dato impressionante: solo in Piemonte, le richieste di contributo ammontano a 973 milioni di euro, mentre la programmazione triennale può contare su una dotazione complessiva di circa 250 milioni di euro, finanziata con le risorse nazionali dei cosiddetti Mutui Bei (di cui si attende l’esatto riparto regionale) e di altri fondi statali.

Sono 572 le domande presentate dai Comuni piemontesi per il triennio 2018-2020, nell’ambito del bando interministeriale approvato il 3 gennaio scorso da MEF, MIUR e MIT. Di queste, 446 domande sono state presentate da Comuni, singoli o associati, e 126 dalle amministrazioni provinciali.

In questi giorni ANCI, MIUR, Regione e UPI, l’Unione delle Province Italiane, stanno lavorando alla predisposizione di un accordo da portare in Conferenza Unificata, organo al quale partecipano congiuntamente i rappresentanti di Stato, Regioni ed Enti locali.

“ANCI – spiega Pianetta – ha chiesto ai ministri dell’Istruzione e degli Affari Regionali di sbloccare l’iter procedurale che impedisce l’assegnazione delle risorse. Il tema è delicato ed attuale: dotare il Paese di scuole moderne e sicure vuol dire scommettere sul futuro del Paese. Facciamo appello al governo affinché si prosegua sulla strada intrapresa”.

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Il bonus Carta Docente 2016/17 non andrà perso: la nuova scadenza

Carta Docente scadenza

Buone notizie per i docenti più distratti: il bonus accumulato della Carta Docente 2016/17 non verrà perso. Così come come il bonus cultura scaduto di Carta del Docente 2017/18, farà cumulo per quello previsto per il prossimo anno didattico. Lo rende noto il Miur, smentendo praticamente sé stesso.

Il DPCM 28/11/2016

Secondo quanto stabiliva infatti il testo che regolamentava l’utilizzo della Carta del Docente infatti le somme erogate nel 2016 andavano spese entro l’anno successivo a quello di maturazione pena la perdita degli stessi.

Il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti
Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti

Il dietrofront del MIUR

Si segnala che i portafogli dei docenti già registrati verranno momentaneamente disattivati e gli importi dei buoni prenotati e non spesi verranno annullati d’ufficio ed attribuiti al residuo dell’anno scolastico 2016/2017 e 2017/2018

Il messaggio è comparso sul sito di diretta gestione ministeriale cartadeldocente.istruzione.it. Confermando quello che già il Ministero auspicava e prometteva ma che non era ancora stato avallato da gesti ufficiali.

Carta Docente e somme sospese

Dal primo settembre sono comunque sospese le funzionalità della Carta Docente. Stando a quanto comunicato dal Miur, però, alla riapertura (non si conosce ancora la data) saranno accreditati gli importi del 2016/17 oltre a quelli del 2017/18 non ancora spesi. E a quelli dell’anno 2018/19.

La nuova scadenza

Per i docenti che hanno ancora un bonus maturato relativo all’anno scolastico 2016/17 e non speso, la nuova scadenza sarà quasi certamente il 31 dicembre 2018. Lo dice l’emendamento inserito nel Milleproroghe che verrà discusso il prossimo 11 settembre in Parlamento. In caso di approvazione, quindi, i tempi per usufruire del bonus cultura relativo a due anni scolastici fa saranno comunque strettissimi.

Dove spendere con Carta Docente in scadenza 2016/17

Come sempre, vi suggeriamo di spendere il bonus accumulato online su siti che siano già ottimizzati per l’acquisto con Carta Docente. Tra questi vi segnaliamo:

  • Oceanon.
  • Matacena Libri, specializzato in vendita di libri didattici e di narrativa.
  • Matacena Giochi, che ha una sezione apposita di hardware e software già scelti per l’acquisto con Carta Docente.
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Vaccini, un enorme giro per tornare al punto di partenza

L’annuncio in anteprima lo ha dato Paolo Siani, eletto in Parlamento col Pd e noto medico pediatra napoletano: “Una prima battaglia per adesso l’ho vinta. Mi sono molto battuto per far capire ai miei colleghi in parlamento che sospendere l’obbligo vaccinale era sbagliato. Il governo adesso in commissione sanità ci comunica che ritira il decreto sui vaccini. Ecco ora per me ha un senso stare in Parlamento”.

Seguono poi le dichiarazioni di Vittoria Baldino e Giuseppe Buompane, delle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio, relatori in quota 5 stelle. L’emendamento che rinviava di un anno l’obbligo di presentare la documentazione che attestasse le fatte vaccinazioni per l’ammissione del proprio figlio a scuola viene cancellato dal Milleproroghe con un altro emendamento presentato in queste ore.

Conclusione della storia: si torna a quanto indicato dalla legge Lorenzin.

Già nella giornata di ieri il preside dell’Associazione Nazionale Presidi aveva auspicato per la cancellazione dell’emendamento.

La pezza a colori?

Si giustifica così la stessa Baldino:

«L’obiettivo è trattare le politiche vaccinali con un provvedimento normativo ad hoc: il ddl che abbiamo già depositato al Senato e di cui si inizierà l’esame nel più breve tempo possibile. Sui vaccini il nostro Paese ha bisogno di una disciplina organica e razionale. Per questo motivo si è deciso di affrontare questo lavoro nello strumento del ddl liberando il Milleproroghe, che assolve a funzioni diverse, da questa incombenza. In questo modo potremo definitivamente superare il Decreto Lorenzin, un testo di carattere emergenziale, causa dei malfunzionamenti e del caos che abbiamo dovuto affrontare fino ad oggi»

Insomma, non sarebbero state le polemiche provenienti da più parti (mondo politico, scientifico, associazionistico) a dettare il dietrofront della maggioranza gialloverde (in questo caso più gialla che verde) ma la necessità di affrontare diversamente il problema delle vaccinazioni obbligatorie. Non come la stessa maggioranza ha fatto, in pratica, con la fretta di inserire questo rinvio nel Milleproroghe.

Nas nelle scuole

Giulia Grillo (foto: Facebook)

Intanto, i Carabinieri del Nas già questa mattina hanno iniziato ispezioni in tutta Italia proprio per verificare che quanto stabilisce la legge Lorenzin sia applicato, in barba alla circolare firmata Grillo – Bussetti che avrebbe permesso ai genitori di autocertificare le vaccinazioni senza ricorrere all’Asl. Da nord a sud si leggono casi di tensione e proteste.

L’azione dei militari dell’Arma di fatto mette un punto al dibattito su quanto una circolare ministeriale possa modificare quanto dettato dalla legge.

Un’enorme, immensa perdita di tempo

Diciamocelo senza fronzoli: dal suo insediamento il Governo gialloverde e la sua maggioranza hanno fortemente puntato sulla questione vaccini strizzando l’occhio al movimento no-vax. Quanto accaduto in queste ore dimostra che invece tanto lavoro è stato fatto in maniera caotica, finendo in vortici di inapplicabilità o smentendo sé stessi. Una enorme perdita di tempo per tornare esattamente al punto di partenza.

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Scuola al via, è guerra tra i presidi e il Governo sui vaccini

vaccinazione bambini scuola

Oggi parte ufficialmente il nuovo anno scolastico in Italia, i primi a tornare in aula sono i ragazzi della provincia autonoma di Bolzano. Ma è un rientro burrascoso: a tenere banco è la questione vaccini, tornata alla ribalta dopo che nelle scorse ore c’è stata la dura presa di posizione dei presidi durante l’audizione alla Camera del presidente dell’Associazione Antonello Giannelli.

“Quest’anno a rischio la salute dei nostri allievi”

antonello giannelli
Antonello Giannelli, presidente Associazione Nazionale Presidi (fonte: YouTube)

Giannelli non usa mezzi termini:

“Va ritirato l’emendamento che rinvia l’applicazione dell’esclusione della frequenza per i bambini non vaccinati: se passa, abbiamo per questo anno scolastico un rischio di insicurezza per la salute”

Nel Milleproroghe infatti è presente l’emendamento che de facto rinvierebbe l’obbligo vaccinale di un anno. Nel frattempo resta il caos sul da farsi: a quanto disposto dalla legge Lorenzin sull’obbligo di presentare dichiarazioni certificate Asl si contrappone la circolare a firma Bussetti – Grillo (ministri dell’Istruzione e della Salute) che prevede la stessa possa essere sostituita con un’autocertificazione (rimandiamo a questo articolo sul rinvio dell’obbligo vaccinale per maggiori informazioni).

A questa situazione si aggiunge il paradosso legislativo che si è venuto a creare e che come spiega all’Ansa da Mario Rusconi, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio, attribuisce:

“[…] enormi responsabilità, che si sarebbero potute evitare, ai dirigenti scolastici. Che, paradossalmente rischiano denunce sia se il bambino viene ammesso a scuola solo con l’autocertificazione sia se non viene ammesso”

La voce dei medici

Si unisce al coro anche la Federazione nazionale medici chirurghi e odontoiatri. Il presidente Filippo Anelli, anche lui in audizione alla Camera, spiega:

“Per noi medici i vaccini sono uno strumento fondamentale di tutela della salute pubblica. L’eliminazione dell’obbligo potrebbe essere interpretata come un atteggiamento antiscientifico. Auspichiamo un’offerta vaccinale attiva, in cui siano escluse tutte le possibili barriere sia organizzative sia economiche alla vaccinazione”

La richiesta: “Si impedisca l’ingresso a scuola dei non vaccinati”

La soluzione dovrebbe essere una, in pratica: non far entrare a scuola i bambini non vaccinati. Riprendendo un passaggio di Antonello Giannelli:

“Ci sono 10 mila bambini che non possono vaccinarsi per varie ragioni. E assegnare questi bambini a classi particolari non è possibile sia dal punto di vista organizzativo sia perché significa una forma di segregazione che ripugna”

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Tornare a scuola… con la caccia al tesoro: i suggerimenti di Save the Children

studenti scuola primaria generica

Con il ritorno in classe dei giovani studenti delle scuole di Bolzano inizia ufficialmente l’anno scolastico 2018-19. Il rientro in aula è sempre un momento importante della vita di un ragazzo, e diventa particolarmente delicato se il ragazzo in questione fa il suo esordio in una nuova classe, come la prima elementare o la prima media.

Come rendere questo approccio al nuovo corso di studi il più possibile ottimale, in funzione del primo fondamentale passo per incominciare una nuova vita di classe costruttiva e armoniosa insieme ai nuovi compagni?

Ci viene incontro Save the Children, una delle più grandi e importanti ONG specializzata nel supporto dei bambini. Sul blog di Save The Children, infatti, sono riportati alcuni utili consigli in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico, nove mesi in cui la scuola sarà il luogo in cui l’allievo passerà la maggior parte del suo tempo.

Tra questi, suggerimenti di alcune attività sicuramente inusuali, ma che possono introiettare in maniera positiva l’alunno nella nuova realtà.

La caccia al tesoro di inizio anno scolastico

Quella più curiosa è sicuramente la caccia al tesoro. Nascondere oggetti per la scuola e invitare gli allievi appena arrivati a cercarli e trovarli ha una duplice finalità: la prima è favorire la conoscenza degli alunni che si incontrano per la prima volta, e farlo attraverso il gioco; la seconda è iniziare a esplorare, sempre attraverso il gioco, la scuola e iniziare subito a farlo diventare un ambiente familiare.

A ognuno la sua regola

Anche darsi delle regole può diventare un gioco. Un gioco atto a responsabilizzare gli allievi. Formare dei piccoli gruppi e assegnare a ognuno di questi il controllo del rispetto di una regola è un ottimo esercizio. Durante l’anno, è importante verificare che poi queste regole e questi controlli stiano dando i frutti sperati, coinvolgendo direttamente gli alunni.

Drammatizziamo!

La collaborazione e il rispetto reciproco non nascono spontaneamente, scrive Save the Children che invita ad alimentarli realizzando attività di drammatizzazione ispirate a vita e argomenti affrontati di ogni giorno, un modo che permette una partecipazione attiva anche agli alunni con maggiori difficoltà di apprendimento.

 

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Crollo Ponte Morandi, la preoccupazione di Solo Dirigenti: “Patrimonio edilizio in stato pessimo”

solo dirigenti

Dopo il crollo del Ponte Morandi di Genova, che ha causato la morte di 39 persone, Alessandro Turchi – presidente di SOLO DIRIGENTI (Associazione Dirigenti delle Istituzioni Scolastiche Autonome) – esprime enorme preoccupazione per lo stato del patrimonio edilizio pubblico italiano, con un occhio particolare agli edifici scolastici.

“Il rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente di pochi mesi fa (ottobre 2017) – spiega Turchi – ha riassunto in poche e terrificanti parole la situazione degli edifici scolastici italiani. Il 41% delle nostre scuole è situato in zone sismiche ad alto rischio, il 43% è stato costruito precedentemente al 1976 e dall’entrata in vigore della relativa normativa, solo il 12,3% delle scuole in zone ad alto rischio è progettato con tecniche di costruzione antisismica. Infine, per completare il quadro, va detto che, di fatto, circa 1 scuola su 2 non ha il certificato di idoneità statica, di collaudo statico, di agibilità e di prevenzione incendi”.

“Per non parlare – continua Turchi – dell’efficienza energetica classe A, che riguarda appena lo 0,3% delle scuole. Una situazione drammatica che ci induce a chiedere che la Scuola sia collocata di diritto al primo posto nell’agenda delle priorità del “sistema Italia”. Lo pretendiamo”.

“Come dirigenti scolastici – spiega Turchi – responsabili a tutti gli effetti degli edifici, in presenza di enti locali che non intervengono più da tempo per mancanza di risorse nella manutenzione ordinaria e straordinaria e con una normativa che continua assurdamente a considerarci datori di lavoro. Lo pretendiamo soprattutto sentendo tutto il peso della responsabilità di otto milioni e mezzo di studenti, a noi affidati, e come cittadini, come operatori culturali, come membri di una società che vuole continuare a considerarsi civile”.

“SOLO DIRIGENTI – ricorda – non fa politica e guarda ai governi con simpatia o meno a seconda delle azioni messe in campo per la scuola pubblica e a seconda della considerazione in cui è tenuta la dirigenza di un settore strategico come quello della scuola. Si chiede all’attuale Ministro, all’attuale Governo, all’attuale Parlamento, di conoscere quali azioni concrete si intendono avviare, con anche le precise calendarizzazioni previste, per evitare un’altra assurda Genova in qualcuna delle nostre quindicimila scuole”.

Non chiacchiere allora, ma risposte. Per la tutela di ognuno.

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Calabria, sicurezza delle scuole: l’allarme del Codacons

reggio calabria

Negli ultimi giorni l’Italia trema e, prima che accadano tragedie, il Codacons si rivolge ai prefetti per chiedere verifiche e sicurezza per gli edifici scolastici.

Accade in Calabria dove, con una nota, Francesco Di Lieto – vicepresidente Nazionale del Codacons – chiede di differire l’inizio delle attività scolastiche in ogni edificio calabrese almeno finché non siano state effettuate tutte le verifiche tecniche atte a certificare la possibilità o meno che l’immobile possa essere utilizzabile sul fronte della vulnerabilità sismica, al fine di tutelare alunni, insegnanti e personale.

E lo fa con parole dure, decise, quando dichiara che:

“Da anni ripetiamo, inascoltati, che si tratta di una vera e propria emergenza: 9 scuole su 10 non sarebbero agibili. Per questo motivo abbiamo chiesto di ottenere la documentazione necessaria a comprendere quanto siano sicuri gli studenti in Calabria, un territorio ad alto rischio sismico. Chiediamo all’Ufficio scolastico regionale, nonché ai Comuni e alle Province calabresi di rendere pubblici gli obbligatori certificati di rispondenza alla normativa antisismica (ai sensi dell’art. 28 Legge 64/1974 e dei certificati di agibilità, previsti dall’art. 24 del Testo Unico dell’Edilizia)”.

Uno scenario impressionante, quello rilevato dal Vicepresidente: «La fotografia dell’edilizia scolastica calabrese è sconfortante. Se una scuola non è in possesso del certificato di agibilità, vuol dire che a tutti gli effetti di legge non è agibile, pertanto andrebbe chiusa per tutelare alunni, insegnanti e personale scolastico. Ma quante scuole sono in queste condizioni in Calabria? Dalle verifiche effettuate dal Codacons, la situazione è allarmante. Attualmente, infatti, risultano censiti 2.408 edifici scolastici, ma soltanto di 1909 si hanno a disposizione i dati. Solo 832 edifici sono in possesso del certificato di collaudo statico e solamente 382 hanno ottenuto il certificato di agibilità. Praticamente l’ 85% delle scuole calabresi potrebbe non essere agibile».

«Alla luce di questi dati – afferma Di Lieto – riteniamo sia il caso di disporre un censimento dell’edilizia scolastica per quanto attiene sicurezza ed agibilità degli edifici ed intervenire immediatamente, prima che sia troppo tardi. Dal punto di vista giuridico, la responsabilità è in capo al dirigente scolastico, anche se in realtà la competenza (e la responsabilità) è degli enti locali, che preferiscono ignorare il problema, sperando che non si verifichino crolli o terremoti»-

«Abbiamo il diritto di sapere se gli edifici in cui, per legge, siamo obbligati a mandare i nostri figli, siano a norma – prosegue Di Lieto – e, quindi, se lo Stato rispetta le norme vigenti. Da anni assistiamo a stucchevoli deroghe sulla pelle di bambini ed insegnanti. È arrivato il momento di dire basta. Del resto viene imposta la corsa alle vaccinazioni di massa per tutelare la salute dei bimbi, eppure ci si dimentica della salute dei bimbi quando li si obbliga a trascorrere ore ed ore in edifici pericolosi e non a norma. Probabilmente – conclude Di Lieto – la sicurezza dei bambini interessa solo a giorni alterni».

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Abbandono scolastico: come individuarlo prima e prevenirlo

bambino scrittura tabelle matematica

“Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio ad averla piena, insistono perché io scriva per loro un metodo, che io precisi i programmi, le materie, la tecnica didattica. Sbagliano la domanda. Non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter fare scuola”.

Questa citazione di Don Lorenzo Milani, lontana nel tempo ma più che mai attuale, apre oggi il tema del contrasto agli abbandoni scolastici precoci, o dispersione scolastica che dir si voglia: un argomento molto sentito dagli insegnanti e dalle famiglie, che incide negativamente sullo sviluppo del minore.

Quali sono i segnali di allerta? A cosa devono fare attenzione gli insegnanti? Come contrastare gli abbandoni scolastici, soprattutto in territori ad alto rischio di esclusione sociale?

Perché è così importante?

Con la crescente domanda di competenze e qualifiche elevate i giovani che abbandonano prematuramente la formazione non dispongono delle competenze e corrono il rischio di affrontare gravi e persistenti problemi sul mercato del lavoro.

Inoltre, gli studenti che hanno abbandonato la scuola prima del tempo, hanno maggiore probabilità di essere collocati in posti di lavoro precario, di crescere da un punto di vista lavorativo e quindi sociale.

Gli studi

Secondo la Commissione Europea (documento scaricabile all’indirizzo http://ec.europa.eu/educations/school-educations/twg_en.htm) l’abbandono scolastico precoce “genera notevoli costi economici sia livello individuale che collettivo con un costo complessivo che oscilla tra 1 e 2 milioni di euro per ogni studente che abbandona la scuola. Un anno in più di permanenza a scuola, può assicurare a un giovane un reddito supplementare per tutto l’arco della vita: di conseguenza un Paese con un alto tasso di abbandono scolastico dovrà impegnarsi a fondo per mantenere alti livelli di occupazione e coesione sociale”.

Il primo segnale di abbandono scolastico

Un importante segnale premonitore dell’abbandono scolastico precoce è la cosiddetta “frequenza a singhiozzo”: quando uno studente si assenta spesso o per lungo tempo è un dato da non sottovalutare, ed è certamente un segnale di pericolo.

I segnali di allerta precoci

Sempre secondo numerosi studi e monitoraggi della Commissione Europea, fra gli elementi da considerare ci sono sicuramente:

  • scarsa partecipazione o assenze ingiustificate;
  • comportamento indifferente;
  • media complessivamente scarsa;
  • voti bassi in più discipline;
  • insuccesso scolastico;
  • ripetizione dell’anno;
  • contatti con i servizi sociali;
  • contatti con le forze dell’ordine.

Come rispondere?

Il lavoro di ricerca del gruppo tematico suggerisce alcune risposte ai segnali di allarme precoci: “Per ottenere una reale diminuzione dei tassi di abbandono scolastico, gli studenti individuati monitorando i diversi segnali di pericolo devono essere dotati di un sostegno tempestivo in modo che i loro problemi di fondo possano essere affrontati”.

Per poter fare scuola, allora, bisogna essere attenti ai bisogni di tutti e non lasciare nessuno solo.