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Studenti con disabilità, la denuncia dell’ANGSA (Associazione Nazionale di Genitori di Soggetti Autistici)

alunni con disabilità insegnanti di sostegno generica

Ogni anno, la storia sembra ripetersi: classi scoperte, nomine non assegnate e, soprattutto, si registra una grave carenza di insegnanti di sostegno.

Il risultato? Secondo l’ANGSA “molti genitori  dicono che le scuole invitano, ma spesso di fatto costringono, a tenere a casa in questi giorni i ragazzi con grave disabilità perché il sostegno manca del tutto o non sono state attribuite le ore sufficienti… Eppure, lo studente con disabilità è affidato alla scuola, non all’insegnante di sostegno, e se la scuola funziona per gli altri deve funzionare anche per lui… Ignorare questo principio è una forma sistematica di discriminazione, e come tale illegittima rispetto a tutti i principi costituzionali e alla Legge n. 7/2006 (“Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni”)”.

Questo è quanto Benedetta Demartis, Presidente dell’Associazione Nazionale di Genitori di Soggetti Autistici, ha scritto in una lettera al Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, denunciando di fatto una carenza nell’inclusione delle persone con disabilità.

La Demartis, infatti, spiega che : “La continuità degli insegnanti rimane una parola spesso sconosciuta per i nostri ragazzi nonostante i pochi spiragli aperti dal DL 66/17 art. 14 c. 3 che consentiva di mantenere in certe circostanze gli insegnanti di sostegno precari che, pur senza titolo di specializzazione, spesso avevano saputo formarsi in itinere, a volte anche con il supporto dei genitori, sulle esigenze delle persone con autismo. Siamo tuttora impegnati nell’Osservatorio per l’integrazione delle persone con disabilità istituito presso il Ministero dell’Istruzione e conosciamo, quindi, la Sua disponibilità ad affrontare questa situazione ma siamo costretti a chiederle di adoperarsi con urgenza per la piena attuazione di quanto previsto dall’Art. 14 del decreto Legislativo 66 del 2017 sull’Inclusione scolastica studenti con disabilità e ancora inapplicato, ad esempio, attraverso una celere approvazione del decreto attuativo lì previsto”.

La portavoce dell’ANGSA conclude con una considerazione: “Se le scuole non hanno personale sufficiente per rispondere alle esigenze di tutti, dovrebbero riorganizzare quello che c’è, nominare supplenti, utilizzare i docenti del potenziamento, proporre agli insegnanti in servizio ore aggiuntive, organizzare servizi di supporto, tutoraggio e formazione. Al limite potrebbero far fare a tutti gli alunni qualche ora di scuola in meno e con le ore di insegnamento recuperate organizzare il supporto che manca… Ma tenere a casa solo lo studente con disabilità, facendo spesso credere ai genitori, rigorosamente solo a voce, che deve rimanere a casa, può essere una soluzione comoda per qualcuno ma certamente iniqua e inammissibile”.

Un’altra denuncia dopo quella di ieri di FISH, dunque.

Non ci resta che attendere una risposta valida, che assicuri i diritti di tutti.

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FISH: scenario drammatico per gli alunni disabili; i numeri

studenti scuola primaria generica

Il 30 percento delle insegnanti di sostegno non possiede titoli adeguati al ruolo da svolgere. Il 41 percento delle famiglie dichiara la mancanza di un insegnante di sostegno. Il 30 percento di queste afferma di essere stata invitata a non portare il proprio figlio a scuola o di ridurne la frequenza.

Sono alcuni dei preoccupanti dati raccolti da FISH, Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap.

La ricerca di FISH

Alla ricerca della Federazione hanno risposto 1600 famiglie, un campione ritenuto dagli stessi membri di FISH “consistente”. In concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico, infatti, FISH ha lanciato un sondaggio presso le famiglie con bimbi e ragazzi con disabilità, per comprendere al meglio quale fosse la qualità dell’inclusione scolastica.

Situazione pregressa già difficile

Già le precedenti segnalazioni apparivano infatti piuttosto inquietanti: ritardi nell’assegnazione di insegnanti di sostegno, assenza di assistenti all’educazione o alla comunicazione, lacune nell’assistenza igienica e materiale e altri elementi che impattano negativamente sulla frequenza scolastica.

Le dichiarazioni del presidente Falabella

Lo scenario è più preoccupante di quanto già non temessimo – sottolinea il Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap Vincenzo Falabella – Ciò impone la necessità di un confronto immediato con il Ministro dell’Istruzione anche alla luce di vari ‘rumors’, che ci auguriamo infondati, che riportano intenti circa un possibile intervento per la mobilità degli insegnanti di sostegno che sarebbe causa di ulteriore disagio per migliaia di studenti e studentesse con disabilità, un altro ostacolo al diritto allo studio sancito dalla nostra Costituzione. Continueremo a sollecitare l’attuazione dei decreti applicativi della legge sulla ‘buona scuola’, rimarcando che i diritti dei docenti sono finalizzati alla realizzazione e tutela dei diritti degli studenti con disabilità”.

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La preside al Ministro: abbonamenti telefonici 4G con Carta Docente

smartphone scuola

La professoressa Giovanna Tarantino, dirigente del’IIS Fermi di Policoro, ha spedito nelle scorse ore una lettera all’attenzione del Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti e del sottosegretario all’Istruzione Salvatore Giuliano. Nella missiva si argomenta una richiesta ben specifica: che i 500 euro del bonus Cultura meglio conosciuto come Carta del Docente possano essere esteri affinché i docenti possano pagarsi abbonamenti dati telefonici a 4G.

La lettera integrale è disponibile su Orizzonte Scuola.

“Il Piano Nazionale Scuola Digitale è in ritardo”

“In diversi istituti scolastici – si legge – privi di banda larga, pur avviati verso un necessario percorso di digitalizzazione cui si vorrà dare di certo continuità, anche in relazione alle azioni del Piano Nazionale Scuola Digitale, si rilevano spesso carenze nella connessione alla rete internet e, anche laddove è stato messo in campo ogni possibile tentativo di soluzione (ampliamento della rete, contratti per il suo potenziamento etc.), si stenta ancora a garantire un servizio minimo per tutta la durata della giornata scolastica”.

“Tali situazioni – continua la preside – generano difficoltà operative per gli insegnanti, che spesso si ritrovano senza accesso alla rete o con una linea non sufficiente per la pratica didattica quotidiana. Questo accade non tanto per la carenza di dotazioni hardware, che non mancano, quanto, appunto, per le difficoltà di connessione. Molti hanno optato per abbonamenti propri al fine di ovviare a un problema che pare insormontabile”.

La soluzione

“La proposta in questione – propone – pertanto, si sostanzia nell’opportunità di utilizzare parte della Carta del Docente per la sottoscrizione di abbonamenti annuali di rete mobile che garantiscano la connessione con tecnologia 4G”.

La Tarantino ha pensato proprio a tutto: “I costi sostenuti dovrebbero essere, come è ovvio, separati da quelli dei servizi per chiamate e altre opzioni di telefonia, ma permetterebbero a tutti gli insegnanti di poter utilizzare i propri smartphone (ormai piuttosto veloci grazie alla tecnologia 4G, con utilizzo di almeno 10 Gigabyte di Rete) come router per le attività quotidiane di didattica on line, compilazione del registro elettronico e attività di studio e ricerca individuale. Le compagnie in grado di erogare il servizio potrebbero essere inserite nella piattaforma Carta del Docente per offrire il servizio”.

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Roma, Virgina Raggi: “Scuola aperta tutta il giorno”

virginia raggi sindaco roma

Scuola aperta tutta il giorno con iniziative educative e formative per l’intera giornata“. Lo ha annunciato via social la sindaca a Cinque Stelle di Roma Virginia Raggi: “L’attività delle scuole non può e non deve limitarsi alle ore di lezione. Stiamo lavorando per rendere gli istituti autentici punti di riferimento sui territori, in grado di proporre iniziative nell’arco di tutta la giornata”.

Una notizia che fa pensare ad un cambiamento radicale nel modo di intendere l’istituzione scolastica: un luogo del sapere che da part-time sembra diventare full-time.

Roma, scuole aperte tutto il giorno: In che modo?

“In questa direzione abbiamo proposto, per l’anno scolastico 2018-19, una mappatura di progetti educativi e formativi gratuiti finalizzati a integrare l’attività didattica a partire dalla Scuola dell’Infanzia fino alla Scuola Secondaria di II Grado – continua la Sindaca Raggi – Un lavoro prodotto grazie alla proficua collaborazione tra l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre e la presidente della Commissione capitolina Scuola Maria Teresa Zotta”.

“L’idea è quella di aprire le scuole al contributo di tutti, creando interazioni e contaminazioni con tutte le componenti della nostra città – specifica – Obiettivo generale è promuovere opportunità di crescita personale, di sviluppo del senso critico nonché occasioni che educhino alla cittadinanza”.

“Lo scorso 26 settembre, nel corso di un Open Day presso la Pelanda di Testaccio, sono stati presentati 78 progetti didattici a disposizione, a titolo gratuito, delle scuole di Roma Capitale – aggiunge Raggi – Le proposte riguardano sia l’orario scolastico che extrascolastico e sono state declinate all’interno di 6 aree tematiche: Ambiente e Scienza; Arte e Cultura; Diritti; Intercultura e Pace; Stili di Vita; Storia e Memoria. L’anno scorso le scuole che hanno partecipato sono state ben 826, oltre 2mila le classi e 48mila ragazzi coinvolti. Stiamo mettendo a sistema le adesioni di quest’anno, ma posso anticiparvi che le richieste inviate dalle scuole sono state davvero numerose”.

“Abbiamo introdotto l’Open Day per la prima volta lo scorso anno e lo stiamo consolidando affinché diventi un efficace strumento di congiunzione tra mondo scolastico, città e territori – conclude – L’evento ha rappresentato un esempio avanzato di partecipazione e condivisione. Sono gli elementi chiave su cui stiamo costruendo una nuova idea di scuola, che diventi il perno di una rete più estesa in grado di coinvolgere famiglie, associazioni, enti, istituzioni, cittadini”.

Non ci resta che… guardare cosa succederà.

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Un appello per la scuola pubblica che contrappone conoscenze a competenze

Alle competenze vanno contrapposte conoscenze. L’appello per la scuola pubblica lanciato da Giovanni Carosotti, insegnante scuola secondaria di secondo grado di Milano; Rossella Latempa, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Verona; Renata Puleo, già dirigente scolastico, Roma; Andrea Cerroni, professore associato, Università degli Studi Milano-Bicocca; Gianni Vacchelli, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Rho (MI); Ivan Cervesato, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Milano; Lucia R. Capuana, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Conegliano Veneto (TV); e infine Vittorio Perego, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Melzo (MI), è destinato a far quantomeno riflettere, se non discutere.

Gli otto docenti proponenti, in una lettera indirizzata alla Presidenza della Repubblica, alle Camere attraverso i loro presidenti e al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, chiedono che venga rimessa al centro la conoscenza contro quello che definiscono un lungo processo verso invece la standardizzazione dell’educazione in funzione della competenza. Insomma, per sintetizzarla: strumenti per poter analizzare il mondo contro quelli che invece trasformano i discenti in strumenti di lavoro a propria volta. Un pericolo reale? Chissà.

Educazione o tecnica?

“L’ultima riforma della scuola – scrivono gli insegnanti nelle premesse della loro proposta – è l’apice di un processo pluridecennale che rischia di svuotare sempre più di senso la pratica educativa e che mette in pericolo i fondamenti stessi della scuola pubblica. Certo la scuola va ripensata e riformata, ma non destrutturata e sottoposta ad un processo riduttivo e riduzionista, di cui va smascherata la natura ideologica, di marca economicistica ed efficientista”.

“La scuola – continuano – è e deve essere sempre meglio una comunità educativa ed educante. Per questo non può assumere, come propri, modelli produttivistici, forse utili in altri ambiti della società, ma inadeguati all’esigenza di una formazione umana e critica integrale. È quanto mai necessario “rimettere al centro” del dibattito la questione della scuola”.

“Bisogna chiedersi, con franchezza: cosa è al centro realmente? L’educazione, la cultura, l’amore per i giovani e per la loro crescita intellettuale e interiore, non solo professionale, o un processo economicistico-tecnicistico che asfissia e destituisce?”.

L’appello completo lo trovate a questo indirizzo.

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World Teachers’ Day 2018, FLC Cgil: “Chiediamo alla politica un riconoscimento del lavoro dei docenti”

flc cgil logo

In occasione del World Teachers’ Day 2018, la FLC Cgil ha rilasciato una nota stampa con cui approfitta della ricorrenza per fare un punto sulla situazione degli insegnanti in Italia oggi.

“The right to education means the right to a qualified teacher” è il tema dell’appuntamento 2018 che si celebra, il prossimo 5 ottobre, con l’affermazione di un principio centrale nella missione dell’agenzia intergovernativa: è il lavoro qualificato e valorizzato dei docenti che porta in tutti i luoghi del mondo il seme della libertà, attraverso gli strumenti della conoscenza e dell’apprendimento.

Che sia stato proprio l’UNESCO a dar vita al World Teachers’ Day, Giornata mondiale dell’insegnante, deve accompagnare ad una importante riflessione: l’istituzione mondiale che difende i diritti universali e la cultura della pace e della giustizia, inserisce il ruolo strategico dei docenti e degli educatori nel dialogo tra i popoli, in ogni società e per lo sviluppo di tutti i paesi.

Ogni anno, dal 1994 la declinazione di un tema coniuga la ricorrenza, perché se è vero che l’insegnante è il fulcro del sistema educativo, è la scuola intera a sostenere il processo formativo delle giovani generazioni e ogni governo è chiamato ad impegnarsi per generalizzare e rendere sicure le opportunità di accesso a tutti le bambine e i bambini del mondo.

Solo un’istruzione di livello, capillare e diffusa può veicolare il progresso di uno stato sociale, il benessere dei suoi cittadini, la consapevolezza di un futuro rispettoso e sostenibile, la responsabilità diretta nella partecipazione democratica: si tratta di messaggi di grande rilievo, valori massimi dell’umanità, affidati all’impegno e al lavoro di chi sa custodirli facendoli crescere e maturare nelle generazioni di domani.

La valorizzazione della funzione docente deve diventare un obiettivo affinché possano concretizzarsi questi valori, soprattutto adesso che politiche intransigenti, conflittuali, prevaricatorie, minacciano la capacità di fiducia delle persone e chiudono al confronto, restringendo l’orizzonte dell’insegnamento e dell’integrazione.

Alla nostra politica chiediamo un alto riconoscimento dell’impegno quotidiano di maestri e professori che caparbiamente sfidano la quotidianità di un sistema spesso inadeguato, a partire dalla questione salariale: non portano la lavagna in spalla come nel bellissimo film iraniano (1) ma, comunque, compensano con mille strumenti materiali e immateriali le carenze di decenni e decenni di disinvestimento. Per il loro lavoro e per il diritto ad una istruzione di qualità delle bambine e dei bambini ricordiamo che non basta la buona volontà e lo spirito di adattamento, ma servono decisioni mirate e nuove risorse per dare dignità e rispetto alla professione e nuova speranza al progetto di sviluppo che porta con sé.

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Buon World Teachers’ Day!

world teachers day mondodocenti

Il 5 ottobre 2018 si festeggia il World Teachers’ Day, Giornata Mondiale dell’Insegnante. Siamo alla 25sima edizione: istituito nel 1994, ha l’obiettivo di mobilitare il sostegno ai docenti e di garantire che i bisogni delle future generazioni continuino ad essere soddisfatti dagli insegnanti.

La data non è scelta a caso: il 5 ottobre 1994 difatti sono state sottoscritte le Raccomandazioni dell’Unesco sullo status di insegnante, che hanno come fulcro responsabilità e diritti dei professionisti della formazione a livello mondiale.

Il World Teachers’ Day è nato grazie alla sinergia tra UNESCO, Unicef, PNUD, Organizzazione internazionale del lavoro e Internazionale dell’Educazione.

Il tema scelto quest’anno è: “Il diritto all’istruzione implica il diritto a un docente qualificato“.

Onu: oltre 260 milioni di bambini hanno bisogno di un insegnante

Nel mondo, secondo le stime dell’ONU, sono più di 264 milioni i bambini non scolarizzati. La maggior parte di questi casi si concentra in Africa. Sempre secondo l’Onu, solo nella fascia subsahariana del continente africano servirebbero almeno 17 milioni di docenti tra scuola primaria e secondaria.

Il messaggio di Irina Bokova

Irina Bokova
Irina Bokova (foto: Twitter)

L’ex direttore generale Unesco Irina Bokova (in carica fino al 2017) ha pubblicato, in occasione della Giornata qualche anno fa, un messaggio rivolto a tutti gli insegnanti, che oggi vogliamo riproporvi in alcuni passaggi chiave.

Gli insegnanti costituiscono un fondamento essenziale della forza a lungo termine di ogni società – essi forniscono ai bambini, ai giovani e agli adulti le conoscenze e le competenze necessarie per soddisfare le proprie potenzialità.

Tuttavia, in tutto il mondo, troppi insegnanti non hanno la libertà e il sostegno di cui hanno bisogno per svolgere il proprio lavoro, che è di vitale importanza.

[…]

Essere un insegnante accreditato significa avere accesso a una formazione di alta qualità, salari equi e opportunità continue per lo sviluppo professionale. Significa anche avere la libertà di sostenere lo sviluppo di curricula nazionali e l’autonomia professionale per scegliere i metodi e gli approcci più adeguati che permettano un’educazione più efficace, inclusiva ed equa. Inoltre, significa essere in grado di insegnare in totale sicurezza durante i momenti di cambiamento politico, instabilità e conflitti.

In molti paesi, tuttavia, la libertà accademica e l’autonomia degli insegnanti sono sotto pressione. Ad
esempio, nelle scuole primarie e secondarie in alcuni paesi i rigidi schemi di responsabilità hanno  esercitato un’enorme pressione sulle scuole affinché fornissero risultati su test standardizzati, ignorando la necessità di assicurare un curriculum di ampio respiro che soddisfi le diverse esigenze degli studenti.

La libertà accademica è fondamentale per gli insegnanti a tutti i livelli di istruzione, ma è particolarmente importante per gli insegnanti di istruzione superiore, sostenendo la loro capacità di innovare, esplorare e rimanere al passo con le più recenti ricerche pedagogiche. A livello universitario gli insegnanti sono spesso impiegati a tempo determinato e su base contingentale. Ciò può generare a sua volta una maggiore insicurezza del lavoro, minori prospettive di carriera, un carico di lavoro più elevato e stipendi inferiori – fattori che possono limitare la libertà accademica e danneggiare la qualità dell’istruzione che gli insegnanti possono offrire.

A tutti i livelli di istruzione, la pressione politica e gli interessi commerciali possono porre dei freni alla
capacità degli educatori di insegnare in libertà. Gli insegnanti che vivono e che lavorano in paesi e comunità colpiti da conflitti e instabilità affrontano spesso sfide maggiori, tra cui aumento dell’intolleranza, discriminazione e restrizioni sulla ricerca e sull’insegnamento.

[…]

In questa Giornata Mondiale degli Insegnanti unitevi a noi nel a permettere agli insegnanti di insegnare in libertà affinché ogni bambino e ogni adulto siano a loro volta liberi di imparare – a beneficio di un mondo migliore.

 

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Festa dei Nonni, il 2 ottobre 2018 festeggiato a scuola

festa dei nonni 2018

Oggi 2 ottobre 2018 si festeggia la quattordicesima (ufficiale, ossia da quando una legge dello Stato nel 2005 l’ha istituzionalizzataFesta dei Nonni. Ad oggi, la figura del nonno è profondamente cambiata da quella che non più di una manciata di anni fa era rappresentata nell’immaginario collettivo, e la sua funzione sociale si è rafforzata ben oltre una questione di mero affetto.

Più di un nonno su tre (secondo le ultime stime Coldiretti) aiuta le economie familiari dei nuclei a cui appartengono i nipoti. Il 35 percento degli intervistati da Coldiretti inoltre dichiara che all’infuori dell’orario scolastico l’apporto dei nonni è fondamentale e ben accetto per accudire i propri figli.

Non solo, ma davanti a ventilate ipotesi di videosorveglianza fuori i plessi scolastici sventolate ogni tanto qua e là dal Governo di turno, bisogna ricordare che più di una volta sono gli stessi nonni che, in associazioni o singolarmente, hanno in qualche modo ovviato all’esigenza di sicurezza all’esterno degli edifici scolastici, si pensi ad esempio all’esperienza dei nonni civici napoletani di qualche decennio fa o a quella attuale dei nonni vigili di Lastra o Bra che vegliano sulle strisce pedonali.

Non è un caso quindi che nella giornata di oggi 2 ottobre 2018 su tutto il territorio nazionale le scuole abbiano voluto omaggiare i nonni, ormai caposaldo della famiglia moderna e con un forte ruolo in questa, e nella crescita e l’educazione dei più giovani.

Dalla Val d’Aosta alla Sicilia, tantissimi complessi scolastici hanno festeggiato i nonni con striscioni, feste a tema, creando uno splendido momento di condivisione tra nonni e nipoti.

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Università: tre italiane tra le migliori 200 al mondo

Cortile università scuola superiore Sant'Anna

Scuola Superiore Sant’AnnaNormale di PisaUniversità di Bologna: sono le tre università italiane che rappresentano il Belpaese nelle prime 200 del ranking stilato anche quest’anno (il quindicesimo) dal Times Higher Education, il World University Ranking. Per l’Italia un bel risultato, tenendo presente che piazza nell’elenco totale degli esaminati tre atenei in più rispetto allo scorso anno. In generale, i risultati delle università nostrane sono tutti in crescita.

La sede centrale dell'Università Federico II di Napoli (foto: Wikicommons)
La sede centrale dell’Università Federico II di Napoli (foto: Wikicommons)

I risultati delle università italiane

Nei primi 200, dicevamo, la Scuola Superiore Sant’Anna (153sima), la Scuola Normale Superiore di Pisa (161sima), l’Università di Bologna (180sima), tutte con notevoli miglioramenti rispetto al ranking dello scorso anno. Nelle prime 250 c’è anche Padova, mentre nelle prime 350 la napoletana Federico II. Chiudono il parterre delle eccellenze italiane nelle prime 500 università al mondo quella di Ferrara e il Sacro Cuore. In generale dall’Italia ottime prestazioni, ma che per essere mantenute devono vedere in futuro un maggior investimento sulla ricerca e la cooperazione internazionale.

Egemonia anglofona

I primi 10 posti della classifica se li dividono Stati Uniti (7 università) e Gran Bretagna (3 università). Sul podio si conferma Oxford seguita a ruota da CambridgeStanford e giù dal podio ma a dare un forte segnale dei tempi che corrono il MIT (Massachusetts Institute of Technology) e il Caltech (California Institute of Technology).

L’escalation cinese

Nonostante resti il predominio statunitense, con 172 istituti citati in graduatoria, va detto che le prestazioni generali tendono a essere peggiori degli scorsi anni. Mentre a guadagnare nomination nel World University Ranking in maniera esponenziale è la Cina. La prima università cinese – al 22simo posto – è l’Università di Tsinghua. Secondo gli analisti è il segno di economie emergenti che stanno mettendo al centro nella loro crescita al ruolo dell’università mentre in Europa e in USA si tende alla “stagnazione”. A pesare sul vecchio Continente e sugli States secondo gli analisti “gli effetti dell’inasprimento dei tagli e dello strisciante isolazionismo”.

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Sicurezza, Cittadinanzattiva presenta il rapporto Scuola: un crollo ogni 4 giorni

aula scuola generica

Sembrano i numeri di una catastrofe, sono l’impietosa realtà che chiede risposte veloci in tempi brevi: parliamo del rapporto sulla sicurezza nelle scuole pubblicato nelle scorse ore da Cittadinanzattiva. Il rapporto completo è scaricabile qui.

Anno scolastico 2017/18 da brivido: un crollo ogni 4 giorni

Nell’articolato dossier presentato dall’organizzazione che promuove l’attivismo dei cittadini per la tutela dei diritti, la cura dei beni comuni, il sostegno alle persone in condizioni di debolezza, il dato che balza immediatamente agli occhi è quello del numero di crolli che hanno interessato le scuole nell’anno 2017/18. In totale 50 casi, tra crolli e stacco d’intonaco, che in una media di 200 giorni di lezione l’anno vuol dire uno ogni quattro giorni. Tredici i feriti, di cui 10 bambini, per fortuna in maniera lieve.

In questa particolare classifica la Campania è in testa con 8 casi documentati, seguono Lazio (7) e Lombardia (6).

Le scuole più “recenti” sono collocate quasi tutte al Nord.

Disastro Sud, tra verifiche e agibilità

Se i dati del rischio sismico, come si evince dalla seguente tabella, sono assolutamente da tenere in considerazione…

… sono quelli sull’agibilità delle strutture che devono assolutamente far riflettere.

report cittadinanzattiva agibilità tabella

Un’Italia spaccata in due: i dati del nord, che già di per sé dovrebbero non essere questo granché, diventano virtuosi se paragonati a quelli del centro-sud. Secondo l’indagine di Cittadinanzattiva difatti al 63 percento degli istituti aventi certificato di agibilità al nord corrisponde un preoccupante 15 percento al sud, con la Campania anche in questo caso eccellenza negativa (11 percento). Se si parla di prevenzione incendi addirittura la Calabria risponde con uno 0, in un quadro critico che vede una forbice di quasi il 50 percento tra settentrione e meridione.

Difficile contattare le scuole

Un altro dato che si evince a margine di questo documento è la difficoltà di realizzare lo stesso e – in generale – di ottenere informazioni dalle scuole perché le stesse non rispondono.

Il report è difatti nato raccogliendo i dati attraverso la richiesta da parte di Cittadinanzattiva di istanze di accesso civico a 7.252 Comuni, Province e Città metropolitane, relative a 6.556 edifici scolastici di 20 Regioni, per fornire un quadro più aggiornato rispetto alla sicurezza sismica e avere informazioni dettagliate ed aggiornate rispetto alle certificazioni e agli investimenti degli Enti locali sulle indagini sui solai e per sapere quali e quanti interventi manutentivi realizzati. Questo attraverso strumenti come la PEC. E ottenere risposte è stata un’impresa.

Nel report Cittadinanzattiva elenca sinteticamente le tipologie di risposte negative ricevute a seguito dell’indagine:

  • Istanza respinta e improcedibile per mancanza di obbligo di pubblicazione e per appesantimento dei carichi di lavoro
  • Problemi di insufficiente dotazione organica degli uffici
  • Accesso consentito solo presso il Comune
  • Rinvio alle Anagrafi regionali e all’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica
  • Accesso negato per adozione di regolamenti interni difformi dalla norma generale
  • Richiesta di obblighi formali non dovuti (ad esempio più di una amministrazione accetta la richiesta di accesso solo su propri moduli)
  • Richiesta di spese non dovute per il rilascio di documenti
  • Richiesta di ridefinizione dell’oggetto e dei contenuti dell’istanza
  • Riferimento alla normativa relativa all’accesso agli atti cosiddetto “procedimentale”

Alle relative PEC ha risposto il 22% degli Enti contattati, con alcune Regioni più virtuose nel rispondere come Trentino Alto Adige (40%), Toscana (36%), Umbria e Veneto (34%), Emilia Romagna e Liguria (33%), Marche (32%), altre assai meno come Lazio (11%), Abruzzo (10%), Campania (9%), Calabria (5%).

“La nostra indagine – dicono da Cittadinanzattiva – dimostra quanto sia ancora molto, troppo, difficile per i cittadini e le associazioni/comitati ottenere informazioni certe sullo stato degli edifici frequentati dai propri figli. Eppure, la trasparenza dei dati è un diritto che va assolutamente garantito”.