Indispensabile intervenire sull’ANVUR, ma preservandone la natura di soggetto terzo

Lavoro, Governo e sindacati

Assistiamo in questi giorni a una querelle, che sarebbe stucchevole se non fosse tragica, tra alcuni Rettori di università italiane e il capo dipartimento del MIUR, prof. Valditara.

Oggetto del contendere: l’ANVUR, l’agenzia di valutazione che è stata in questi anni il braccio operativo dell’applicazione dell’ideologia della riforma Gelmini.

In una lettera ai Rettori il Prof. Valditara comunica un progetto del MIUR volto a modificare poteri e responsabilità dell’Agenzia e alcuni di loro rispondono difendendo, senza se e senza ma, questo sistema di valutazione e chi lo incarna.

In questi anni il sistema universitario è stato defraudato delle risorse minime per funzionare, il personale è stato ridotto di quasi il 20%, gli studenti sono diminuiti invece che aumentare, si sono chiusi corsi di studio, gli Atenei sono diventati più piccoli e più poveri, in feroce competizione tra di loro.

Davanti a questo contesto, la FLC CGIL ha costantemente denunciato il ruolo funzionale dell’ANVUR di compartecipazione allo strangolamento dell’Università italiana, attraverso la legittimazione dei tagli e la riallocazione delle poche risorse sulla base di parametri a volte astrusi e incomprensibili e, più spesso, prodotto della peggiore ideologia neoliberale di trasformazione dei luoghi di produzione del sapere in aziende. Dietro la foglia di fico della valutazione si occultava (male) il disegno di ridurre il numero degli atenei per salvare poche eccellenze.

E sono anni che i Rettori delle Università italiane subiscono senza protestare, attenti più al loro particolare che all’insieme del sistema.

Da tanto tempo diciamo che la valutazione non deve essere fatta per punire, ma per consentire di recuperare chi per qualche motivo, storico o geografico che sia, è rimasto indietro. La valutazione deve essere fatta da un soggetto terzo dalla politica, ma deve avere una funzione propulsiva per il sistema. Tutto ciò con l’attuale struttura dell’ANVUR non è accaduto.

Deve cambiare, e cambiare profondamente, la metodologia con cui l’ANVUR ha finora “selezionato” le università e la loro attività di ricerca.

Partiamo allora dalla necessità di modificare l’idea dominante in questo ultimo decennio di costruire atenei di serie A e di serie B e lavoriamo per costruire un sistema che attiri studenti e non faccia fuggire i migliori ricercatori. Che non si regga solo sul lavoro di migliaia di precari, ma torni ad essere un fiore all’occhiello del nostro Paese.