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Stride sempre più il confronto tra il trattamento dei dipendenti pubblici e privati: lo confermano gli ultimi dati nazionali Inps sul periodo gennaio-novembre, dai quali risultano in diminuzione i contratti a tempo determinato, mentre si registra un netto incremento delle assunzioni definitive, che passano da 463.117 a 653.495. Anief ritiene che questi dati rappresentino l’ennesimo campanello d’allarme per il pubblico impiego, a partire dalla Scuola, dove ci sono non meno di 150 mila posti di docenti vacanti, di cui la metà di sostegno, e altri 50 mila per il personale Ata (considerando il ‘potenziamento’ e i profili professionali superiori mai attivati). In entrambi i casi, il Miur nasconde la maggior parte dei posti liberi in organico di fatto, destinandoli così solo ai supplenti e cassando sul nascere qualsiasi possibilità che vengano destinati ai precari.

Fanno riflettere i dati nazionali Inps relativi al periodo gennaio-novembre, pubblicati in questi giorni dall’Osservatorio sul precariato: ci dicono che negli undici mesi del 2019, nel settore privato complessivamente le assunzioni sono state 6.666.609. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la crescita ha riguardato in particolare i contratti a tempo indeterminato. Risultano invece in diminuzione i contratti a tempo determinato e quelli in somministrazione: complessivamente, si registra, rispetto al 2018, un netto incremento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, che passano da 463.117 a 653.495 (+41%).

Il personale precario della scuola continua invece a subire un trattamento vessatorio. Prima di tutto, perché i posti da coprire, che nell’UE vanno assegnati in automatico dopo 36 mesi svolti, continuano furbescamente ad essere nascosti in organico di fatto. E anche quando vengono finalmente destinati alle immissioni in ruolo, c’è da fare i conti con un sistema di reclutamento e di organizzazione delle graduatorie dei precari così fatiscente che nelle ultime due estati ha fatto mandare deserte più della metà delle assunzioni già finanziate dal Mef, con contingenti superiori ai 50 mila posti. Per non parlare dei 30 mila posti di Quota 100 lasciati in stand by e poi destinati a supplenza.

LA POSIZIONE DI ANIEF

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Quando nell’amministrazione pubblica si parla di stabilizzazione dei precari, continua a mancare la volontà di applicare nel settore pubblico le regole vigenti in quello privato. La verità è che bisogna procedere verso l’armonizzazione delle regole tra i due comparti, sia per quel che riguarda la contrattazione di lavoro, sia per la stabilizzazione dei precari abilitati e non con 36 mesi di servizio svolto: in questo modo, una volta annoverati tutti i posti liberi nell’organico di diritto a allargato l’uso della ‘call veloce’ predisposta per le GaE, verrebbero così assunti tutti i supplenti docenti inseriti nelle graduatorie di istituto di seconda e terza fascia, prevedendo per quest’ultimi l’acquisizione del diploma abilitante attraverso la frequenza di un corso ad hoc nell’anno di prova; si realizzerebbe inoltre il contratto a tempo indeterminato per tutti gli idonei del concorso di religione cattolica, come per gli educatori e per tutto il personale Ata dimenticato

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, quello che è accaduto con l’assunzione, attraverso l’ultima legge di bilancio, degli ex Lsu, è particolarmente grave. “Perché non si spiega proprio il motivo per cui lo Stato debba avere assorbito nei propri ruoli oltre 11.000 ex lavoratori socialmente utili, mentre decine di migliaia di supplenti amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici dello Stato continuano ad essere tagliati e a rimanere precari e senza alcuna certezza di stabilizzazione”.

Come è altrettanto grave il trattamento economico dei dipendenti della scuola, relegati agli ultimi posti per gli stipendi percepiti. “Se nel privato – continua Pacifico – si continua giustamente ad incrementare le buste paga allineandole al costo della vita e a parlare di aumento dell’importo orario di lavoro, dando certezza giuridica al rapporto professionale, nel settore pubblico bisogna almeno rispettare la Costituzione nel tutelare la dignità dei lavoratori, perché gli stipendi continuano a stare sotto all’inflazione. Ecco perché, il nostro sindacato continua a chiedere di armonizzare le regole comuni tra settore pubblico e privato. Ed ecco perché continuano ad aumentare le richieste di risarcimenti da parte dei precari danneggiati, con sempre più tribunali che danno loro ragione e con l’erario che continua a subire danni”.

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