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Le settimane corte comprimono le lezioni, la scuola diventa sempre più un luogo aperto tutto il giorno, le riunioni così come gli incontri con i genitori e le attività pomeridiane si susseguono. Eppure, nonostante tutto ciò, i dipendenti pubblici del comparto scuola non godono del buono pasto a differenza di altri statali, quasi fossero di serie B.

Una questione che è portata nelle dovute sedi da Cisal. La questione è stata sollevata dalla delegazione del sindacato all’undicesima Commissione del Senato, corredata da una precisa proposta emendativa al disegno di legge S. n. 920 sugli interventi che in Parlamento si intendono adottare “per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’Assenteismo”.

“Sottrarre il buono pasto solo ad una parte di dipendenti pubblici è ingiusto e discriminante”: lo sostiene la confederazione sindacale Cisal che ha chiesto una modifica all’articolo 5 del disegno di legge Concretezza, collegato alla legge di Stabilità, per assicurare finalmente l’istituto dei buoni pasti anche ai lavoratori insegnanti e Ata della scuola pubblica, in tutti quei casi in cui nell’istituto in servizio non sia attiva la mensa scolastica e laddove ai dipendenti sia richiesto un rientro pomeridiano.

Figli di un Dio minore

“Docenti, amministrativi, tecnici, collaboratori scolastici e DSGA non sono figli di un Dio minore: già devono fare i conti con uno stipendio fortemente ridotto e con aumenti così ridicoli che nel 2019 non arriveranno a coprire nemmeno l’inflazione, devono affrontare carichi di lavoro crescenti e con scarsissime possibilità di carriera, addirittura, come avviene per gli Ata dimenticando di istituire i profili professionali superiori previsti per legge e continuano poi ad essere penalizzati da un ‘temporizzazione’ economica che non ha senso e una ricostruzione di carriera che non tiene conto completamente del periodo del precariato”. Lo afferma Marcello Pacifico, presidente ANIEF.

“È chiaro che si fa questo per risparmiare. Ma lo sanno i parlamentari della Repubblica che si sta sottraendo un diritto proprio a quei dipendenti statali che già percepiscono gli stipendi più bassi di tutta la Pubblica Amministrazione, ovvero gli Ata? Lo sanno i nostri senatori che si sottrae il buono pasto a dei docenti che per motivi di lavoro non di rado si soffermano in un istituto scolastico anche per 12 ore? È chiaro che permanendo questa situazione, non si farà altro che mantenere l’ennesima discriminazione verso la categoria di lavoratori a cui ogni giorno – conclude Pacifico – affidiamo i nostri figli”.

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