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Nei giorni scorsi, una delegazione Anief ha incontrato il Vice Capo di Gabinetto del Miur e ha proposto delle modifiche per una rapida riscrittura, tra cui: estensione del concorso straordinario all’infanzia, primaria ed educatori, ai docenti delle paritarie e dei corsi Iefp, ai dottori di ricerca, eliminazione della quota limite di posti autorizzati nella nuova graduatoria valida per le assunzioni, riconoscimento del servizio prestato su posti di sostegno, riduzione a due anni del servizio valutabile e comunque valutazione di quello in corso. Ma anche: confermare nei ruoli chi ha superato l’anno di prova (DM e ITP) evitando i licenziamenti e procedendo al reintegro, aggiornare annualmente graduatorie di istituto provinciali aperte ai neo-laureati, stabilizzare i collaboratori scolastici in possesso dei medesimi requisiti del personale delle cooperative, ammettere i facenti funzioni alle prove scritte dell’attuale concorso a DSGA, bandire i concorsi per i profili As e C e per i passaggi verticali, ripristinare la figura del ricercatore a tempo indeterminato, cambiare le regole per il reclutamento del personale Afam e stabilizzarlo, assumere il personale delle sezioni primavera, assistente all’autonomia e alla comunicazione. Nella memoria sono molti i punti trattati, tra cui la funzione docente 

Il ruolo fondamentale che il capitale umano riveste nello sviluppo di un paese evidenzia l’importanza dei sistemi educativi. La funzione del docente è centrale per la formazione dei cittadini e la costruzione della società; in quanto mediatori degli obiettivi della scuola, gli insegnanti esercitano una funzione sociale basilare. Questo processo di negoziazione che si compie ogni giorno in aula ci indica la centralità della figura del docente e la natura professionale della sua funzione. Tuttavia, a causa di scelte che sono frutto di una politica economico-finanziaria di natura restrittiva, la condizione degli insegnanti si è definitivamente allontanata dallo status di cui dovrebbe a buon diritto godere: lo stipendio medio dei docenti italiani è ben al di sotto della media europea e, in rapporto al costo crescente della vita nel nostro Paese, quasi il peggiore della scena europea. 

Oltre che più poveri gli insegnanti sono anche più precari: ogni anno si assiste all’avvicendarsi di migliaia di supplenti ad anno scolastico già avviato e si stima che nella Scuola un dipendente su quattro sia precario. La Commissione Europea ha inviato una lettera di costituzione in mora all’Italia, “Paese in cui i lavoratori del settore pubblico non sono tutelati contro l’utilizzo abusivo della successione di contratti a tempo determinato e la discriminazione come previsto dalle norme dell’UE”. Non dimentichiamo che il personale precario gode, purtroppo, di un trattamento svantaggioso in termini economici e in relazione alle ferie e ai permessi.

Si aggiungono a questi altri elementi che rendono la professione più gravosa e povera di soddisfazione; infatti i rapidi cambiamenti di una società sempre più multiculturale richiedono maggiore sforzo, da parte dei docenti, nella predisposizione di un adeguato assetto organizzativo sia dell’accoglienza sia dell’offerta formativa. La profonda crisi delle relazioni sociali sfoga i suoi pesanti effetti anche sulla scuola e genera sempre più numerosi episodi di burnout tra i docenti, anche per il variare delle condizioni di lavoro e per il mutare delle emergenze educative. L’eccessivo carico di lavoro dovuto a classi troppo affollate e una mole non sostenibile di compiti burocratici spesso opprimono i docenti compromettendo le attività̀ di insegnamento. 

Al riconoscimento della centralità della funzione docente, che le nostre proposte mirano a sottolineare, dovrebbe conseguire che le risorse a disposizione del Miur fossero orientate a supportare il rapporto docente-discenti: a chi impara e a chi insegna dovrebbero essere messi a disposizione gli ambienti più confortevoli e le attrezzature più efficienti. 

Questione essenziale è anche quella relativa all’autonomia educativa dei docenti: l’adozione di regole gestionali ispirate al paradigma dell’efficienza economicistica ha messo in ombra la libertà educativo/culturale dei docenti, e con la L. 107/2015 si è fatta strada l’idea angusta che il lavoro degli insegnanti derivi in gran parte dall’imporsi della cultura dell’organizzazione aziendale. In risposta infine alle sempre più frequenti aggressioni al personale scolastico, riteniamo che per dare un segnale di discontinuità occorra recepire la Sentenza della Corte di Cassazione V Penale n. 15367 del 2014 laddove afferma che “i docenti nell’espletamento delle loro funzioni e durante le ore di servizio sono pubblici ufficiali. Come tali negli atti afferenti alle proprie mansioni e nel rapporto con gli studenti e con i loro genitori sono degni di fede privilegiata”. 

L’Anief ritiene che, recependo tale orientamento giuridico, i docenti debbano essere posti nelle condizioni di operare in autonomia scelte educative e correttive unilaterali per conto dell’amministrazione che, in caso di violenza subita dal docente per ragioni di lavoro, deve risultare parte lesa e procedere a individuare le rappresentanze legali del dipendente offeso. Anief è sempre disponibile al dialogo al di là delle proteste di piazza e convinta che occorra rivendicare la natura professionale della funzione del docente. Le proposte che abbiamo elaborato intendono dare una risposta alle emergenze del mondo della scuola che necessita di rapidità di intervento. 

Per una tutela della funzione e della professionalità dei docenti Anief propone i seguenti punti: verificare e trasformare i posti in organico di fatto in posti in organico di diritto laddove risultino per più di un anno privi di titolare, inclusi i posti in Deroga di sostegno; trasformare le graduatorie d’istituto in provinciali, aggiornabili annualmente e aperte ai nuovi laureati; ai sensi della direttiva 70/1999/CEE trasformare in contratti a tempo indeterminato tutti i contratti a tempo determinato laddove superino complessivamente la durata dei 36 mesi; introdurre risorse nella legge di bilancio per agganciare gli stipendi all’inflazione degli ultimi 10 anni e allineare progressivamente gli stipendi alla media europea; prevedere l’equiparazione economica e giuridica dei lavoratori precari della scuola al personale di ruolo; estendere la carta docente anche al personale precario ed educativo; vigilare perché i docenti (in particolare i docenti su potenziamento) non svolgano compiti che esulano dalla loro professione; vigilare perché gli adempimenti burocratici abbiamo ricadute sul successo formativo e affinché i docenti non superino il monte ore previsto nelle attività funzionali; rivedere le norme sul numero di alunni per classe con non più di 20 alunni per le classi prime o in presenza di alunni disabili e massimo 22 per le altre classi; avviare un’indagine per riconoscere lo stress da lavoro correlato per la funzione docente e prevedere finestre di uscita per pensioni anticipate; riportare i moduli nella scuola primaria; elevare l’obbligo scolastico a 18 anni e anticiparlo a 5 anni con la previsione in organico dei posti relativi alle sezioni primavera; garantire la mobilità annuale e i passaggi di ruolo attraverso corsi abilitanti riservati al personale di ruolo ed eliminare vincoli temporali alle operazioni mobilità, garantendo in ogni caso la possibilità di chiedere l’assegnazione provvisoria; agevolare l’assunzione di tutto il personale docente vincitore e idoneo dei concorsi ordinari e straordinari.

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