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FIT, la formula della Gilda per evitare fallimenti

aula scuola generica

“Le modifiche al percorso FIT proposte dal Miur e introdotte nella legge di Bilancio rischiano di rivelarsi un flop”. Lo sostiene in una nota stampa la Gilda degli Insegnanti che, per evitare di replicare il fallimento del piano straordinario di assunzioni previsto dalla legge 107/2015, propopone di “intervenire con una procedura riservata a coloro che hanno almeno tre anni di servizio negli ultimi otto anni e con una proposta innovativa e strutturale in grado di ridurre a livelli fisiologici la percentuale di docenti precari”.

“Per chi ha almeno tre anni di servizio negli ultimi otto – suggerisce la Gilda – è il caso di eliminare la richiesta dei 24 CFU aggiuntivi per tutte le classi di concorso e di istituire un concorso riservato seguito da un anno di formazione sul campo da svolgere in una scuola già dal prossimo anno scolastico con la supervisione di un tutor”.

Per una riforma strutturale del reclutamento, inoltre, il sindacato guidato da Rino Di Meglio propone che alle università sia affidato il compito di organizzare ed effettuare regolarmente corsi di specializzazione per l’inclusione aperti anche a chi non possiede un’abilitazione, così da agevolare il conseguimento del titolo di sostegno. Secondo la Gilda, è poi necessario bandire concorsi con cadenza regolare.

“Le proposte che abbiamo formulato – spiega il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio – si fondano su un’attenta analisi di dati di fatto incontrovertibili, primo fra tutti la presenza nella scuola statale di oltre 100mila docenti precari che lavorano regolarmente e l’età media dei docenti di ruolo italiani tra le più elevate nei Paesi occidentali. Bisogna inoltre considerare che nel prossimo quinquennio il numero di pensionamenti previsto si aggira, con stime prudenti, tra i 150 e i 200mila. A ciò va aggiunto che la maggior parte delle cattedre vacanti si trova in regioni del Centro-Nord e che il numero di posti destinati ad alunni bisognosi di sostegno è predominante ed in continua crescita”.

“Utilizzare la legge di Bilancio per apportare delle modifiche al percorso Fit è una procedura inusuale: un argomento così delicato, infatti, avrebbe bisogno di più tempo e spazio per essere discusso e condiviso con le principali associazioni che si occupano del mondo della scuola”.

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Legge di Bilancio, M5S e Lega chiedono 1.200 docenti primaria in più al Sud. Anief: non bastano, sono un decimo del necessario

Anief Sciopero

Riceviamo e pubblichiamo.

Legge di Bilancio, M5S e Lega chiedono 1.200 docenti primaria in più al Sud per il tempo pieno e altri 2.000 per le sezioni Primavera all’infanzia. Anief: non bastano, sono un decimo del necessario

I partiti di maggioranza fanno a gara per far conoscere le loro richieste di modifica al disegno di legge sul “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021” AC n. 1334 e fanno sapere già da subito che potrebbero trovare il consenso del Ministero dell’Economia. Per la maggiorazione del tempo scuola nel Meridione, fanno sapere, servirebbero circa 45 milioni di euro. Secondo il giovane sindacato, la cifra impegnata per un’operazione così rilevante la dice tutta sulle priorità che si è dato il governo: siamo dinanzi all’ennesima manovra-spot. Marcello Pacifico, presidente Anief: 30 mila posti in più avevamo nel 2010. Solo per il Sud, ora servono altri 100 mila posti per ampliare gli organici differenziati. O si ha il coraggio di osare, come si è deciso di fare nella manovra economica 2019 finanziando 15 miliardi per il reddito di cittadinanza e l’anticipo pensionistico, oppure è meglio tacere.

Assumere 1.200 docenti nella scuola primaria in più al Sud e altri 2.000 nelle sezioni Primavera della scuola dell’infanzia: lo prevedono degli emendamenti alla Legge di Bilancio presentati in questi giorni dai parlamentari di Lega e M5S, dopo una cernita di tutte le richieste pervenute ultimamente e una scelta delle misure che potrebbero trovare il consenso del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Gli emendamenti dei partiti di maggioranza prevedono, riassume oggi Orizzonte Scuola, “più docenti al Sud: incremento di 1.200 posti dell’organico di diritto della scuola primaria. Una boccata di ossigeno per mobilità, assunzioni e far partire il tempo pieno nelle regioni del sud”. Per questa iniziativa, peraltro caldeggiata da tempo soprattutto dal Movimento 5 Stelle, servirebbero circa 45 milioni di euro”. Inoltre, verrebbero “2.000 posti in più per le sezioni primavera: l’idea iniziale era di 8.000 posti, ma costerebbe 300 milioni”.

Il termine per la presentazione degli emendamenti alla Commissione Bilancio scadrà giovedì prossimo. Entro quella data bisognerà trovare l’equilibrio tra tutte le esigenze della scuola e decidere quali portare avanti nell’immediato. Successivamente, l’iter di approvazione degli emendamenti prevede l’approdo ai gruppi parlamentari entro martedì 20, per poi essere votate dal giorno dopo: l’arrivo in Aula si materializzerà entro il 28 novembre. Subito dopo giungerà la votazione finale sul ddl AC n. 1334. Ad inizio dicembre, il testo approvato passerà a Palazzo Madama.

Secondo il sindacato Anief, poco più di 3 mila posti per un impegno doppio così rilevante – il tempo maggiorato di scuola al Sud e nelle Isole, oltre alle sezioni Primavera da attuare anche per quei due terzi degli istituti comprensivi dove oggi non vengono adottate – rischia di rappresentare l’ennesima manovra-spot: ne occorrono, infatti, dieci volte tanto.

“A nome dell’Anief – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato autonomo – dico basta a certi tipi di proposte che non rispecchiano il bene dei nostri alunni. L’ultimo rapporto Pirls parla chiaro: si deve ripristinare l’insegnamento per moduli, abbandonando le operazioni politiche di propaganda. Perché 30 mila posti in più avevamo nel 2010. Solo per il Sud, ora servono altri 100 mila posti per gli organici differenziati. O si ha il coraggio di osare, come si è deciso di fare nella manovra economica 2019 finanziando 15 miliardi per il reddito di cittadinanza e l’anticipo pensionistico, oppure è meglio tacere senza annunciare operazioni che di fatto lasciano le cose come stanno”, conclude Pacifico.

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Lezioni private, ecco perché secondo Bussetti vanno tassate

Marco Bussetti Miur Ministro

A decorrere dal 1° gennaio 2019, secondo il disegno di legge di Bilancio 2019, verrà applicata una tassazione delle lezioni private e delle ripetizioni.

Il testo, infatti, contiene una discussa disposizione in materia di tassazione per la quale al compenso derivante dall’attività di lezioni private e ripetizione, svolte dai docenti titolari di cattedre nelle scuole di ogni ordine e grado, si applica un’imposta sostitutiva pari al 15%, salva l’opzione per l’applicazione dell’imposta sul reddito nei modi ordinari.

A difesa della “tassa sulle ripetizioni” interviene il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che ha illustrato la misura alla Commissione Cultura della Camera, nell’ambito dell’esame in sede consultiva del disegno di legge di bilancio.

“Si tratta – spiega Bussetti – di una misura di favore per i docenti fermo restando il prioritario impegno del ministero a ridurre, a monte, l’incidenza dei debiti formativi, attraverso i corsi di recupero e l’attività di sportello nonché grazie alle metodologie didattiche innovative in corso di diffusione nelle scuole. Le scuole organizzano corsi per tutti gli studenti che abbiano debiti formativi, grazie all’impegno dei docenti, che sono a tal fine remunerati”.

“Capita – continua – che alcune famiglie decidano, comunque, di far frequentare ai figli lezioni private, anche avvalendosi dell’opera di docenti delle scuole statali. I docenti possono svolgere queste lezioni, purché siano rivolte a studenti diversi dai propri, previa autorizzazione del dirigente scolastico, che si deve esprimere in merito alla compatibilità dell’attività con quella ordinaria”.

“I compensi percepiti concorrono a costituire il reddito imponibile e, quindi – conclude il ministro – sino ad oggi sono stati tassati all’aliquota corrispondente al reddito complessivo dei docenti”.

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Legge di Bilancio 2019, l’audizione di Marco Bussetti alla Camera

Il ministro dell'Istruzione Marco Bussetti

In audizione alla commissione Cultura della Camera sulla legge di bilancio, il Ministro Bussetti ha chiarito punto per punto tutte le novità della Legge di Bilancio 2019 riguardanti il comparto scuola – istruzione.
“Il reclutamento dei nuovi docenti sarà più snello e prevederà l’effettiva assunzione in servizio basata su posti vacanti e realmente disponibili”. Così il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, in audizione davanti alla commissione Cultura della Camera sulla legge di bilancio. Per il reclutamento dei docenti nella scuola secondaria di primo e secondo grado, osserva il ministro, “viene abrogato il percorso Fit ordinario, particolarmente complesso anche perché eccessivamente lungo. Il concorso sarà bandito con regolarità per quelle classi di concorso e per quelle regione nelle quali ci saranno effettive necessità. Potranno partecipare giovani laureati per gli insegnamenti per i quali hanno conseguito il titolo. Non ci saranno piu’ graduatorie di idonei ma solo vincitori di concorso ai quali viene, finalmente, garantita l’immissione in ruolo”. “Anche chi non vincera’ il concorso ma supererà tutte le prove, acquisirà l’abilitazione utile, tra l’altro, all’insegnamento. Infine viene meno la cosiddetta ‘chiamata diretta’ dei docenti per le scuole di ogni ordine e grado”.

Edilizia Scolastica

“L’istituzione della Centrale per la progettazione delle opere pubbliche potrà costituire un fattore d’importante agevolazione per il tempestivo ed efficace utilizzo dei fondi disponibili per l’edilizia scolastica. Infatti, quei Comuni, in particolare i più piccoli, che abbiano difficolta’ a reperire al proprio interno le professionalita’ occorrenti per la progettazione degli interventi, per la gestione delle procedure di appalto, oppure per le valutazioni tecniche, potranno chiedere alla Centrale di svolgere, per conto loro, queste attività. […] Questa norma consentirà anche ai Comuni più piccoli di beneficiare efficacemente degli stanziamenti disponibili per la costruzione di nuove scuole e l’adeguamento, soprattutto antisismico, di quelle esistenti, a tutto vantaggio della sicurezza degli studenti e del personale scolastico”.

Nuovi contratti medici specializzandi

“In risposta al bisogno del Paese di un maggior numero di medici, abbiamo stanziato 100 milioni in piu’, a regime, per finanziare nuovi contratti di formazione per gli specializzandi medici. Si tratta di altre 900 borse che potranno essere istituite dal 2019”.

Un miliardo e 700 milioni l’anno per l’adeguamento degli stipendi

La legge di bilancio “stanzia importanti risorse aggiuntive, più di 1,7 miliardi all’anno, per consentire da subito una ripresa della contrattazione e un nuovo adeguamento degli stipendi, che la relazione tecnica stima in un aumento superiore all’1,9%.; è in corso un dialogo costruttivo con le organizzazioni sindacali affinchè il prossimo contratto giunga presto e dia un’adeguata risposta alle attese della categoria e all’esigenza di funzionalità delle scuole”.

Bonus occupazionale per i 110 e lode

“Il Governo premia i giovani migliori, i laureati in corso con 110 e lode e i dottori di ricerca, facilitandone l’ingresso nel mondo del lavoro. Infatti, le imprese vengono incentivate ad assumere questi giovani, oppure a trasformarne il rapporto di lavoro a tempo pieno, se gia’ assunti a tempo parziale, grazie all’esonero dal versamento dei contributi previdenziali, nella misura massima di 8.000 euro per ciascun assunto nel primo anno di lavoro. Si dà così un’importante occasione ai giovani di talento per inserirsi nel mercato del lavoro e per contribuire al miglioramento della realta’ produttiva del Paese”.

Dimezzata la tassazione per le lezioni private dei docenti

Nella manovra si “dimezza la tassazione sulle lezioni private, poiché si prevede l’applicazione di una imposta sostitutiva di quella sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali, fissata nella misura del 15% di quanto percepito. Si tratta di una misura di favore per i docenti fermo restando il prioritario impegno del ministero a ridurre, a monte, l’incidenza dei debiti formativi, attraverso i corsi di recupero e l’attività di sportello nonché grazie alle metodologie didattiche innovative in corso di diffusione nelle scuole. Le scuole organizzano corsi per tutti gli studenti che abbiano debiti formativi, grazie all’impegno dei docenti, che sono a tal fine remunerati. Capita che alcune famiglie decidano, comunque, di far frequentare ai figli lezioni private, anche avvalendosi dell’opera di docenti delle scuole statali”.

Dal 2020 100 milioni in più all’anno per il FFO

Il disegno di legge reca un “incremento del Fondo per il finanziamento ordinario delle università (Ffo), pari a 100 milioni in più all’anno dal 2020, a vantaggio dell’offerta didattica e dei servizi offerti agli studenti. Auspico che nel corso dell’esame parlamentare possano essere individuate risorse per anticipare l’incremento del Fondo per il finanziamento ordinario delle università già per l’anno 2019 e che sia parimenti previsto un adeguato incremento del Fondo ordinario enti di ricerca”.

Piano per l’assunzione di mille ricercatori

La manovra prevede “un nuovo piano assunzionale straordinario per 1.000 ricercatori universitari di tipo b) che li porterà, dopo tre anni e previa valutazione e conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale, a essere chiamati nei ruoli dei professori associati. Il mondo accademico, dalle Università agli studenti, da anni chiedeva con forza la soppressione della chiamata diretta, senza concorso, di professori universitari” e il disegno di legge di bilancio, contiene infatti una “norma, che fa venir meno la chiamata diretta, ed utilizza le risorse finanziarie che vengono così liberate, oltre ad altre stanziate appositamente, per assumere i 1.000 ricercatori in piu’”, conclude Bussetti.

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Alternanza scuola-lavoro, si va verso il dimezzamento (e oltre) delle ore

liceali generica

Se la Buona Scuola di renziano stampo andava demolita, il primo passo sarà la completa rimodulazione dell’alternanza scuola-lavoro. Il ministro Marco Bussetti più volte negli scorsi mesi lo aveva ribadito: no alla demonizzazione di questi percorsi, ma così come sono attualmente non vanno bene. Anzi, così come saranno fino alla prossima Legge di Bilancio, la cui bozza definitiva sarà a breve chiusa per essere sottoposta alle Camere.

E oltre a Bussetti, quello del cambiare l’Alternanza è stato un cavallo di battaglia anche del vicepremier Luigi Di Maio. L’esecutivo aveva messo già mano all’Alternanza con il Milleproroghe che di fatto escludeva il percorso dai criteri valutativi per l’accesso all’esame di maturità. Salvo poi confermare che potrebbe essere argomento di colloquio orale alla terza prova della nuova maturità.

Come cambia l’Alternanza scuola-lavoro

Secondo le prime indiscrezioni, saranno profondi i mutamenti dell’Alternanza. A partire dal nome: “Percorso per le competenze trasversali e per l’orientamento”. Poi il monte ore annuale: si passerebbe dalle 400 alle 150-180 per gli istituti tecnici e istituti professionali, mentre dalle 200 alle 90 per i licei. Le modifiche potrebbero essere già valide per l’anno scolastico in corso, il 2018-19.

I tempi per i cambiamenti

Volendo abbozzare quindi un cronoprogramma, dall’approvazione della Legge di Bilancio alle Camere alla definizione da parte del Miur delle linee guida possono passare al massimo sessanta giorni. Entro inizio 2019 potremmo quindi già avere la nuova Alternanza.

Il finanziamento

Alle scuole verranno erogati fondi nei limiti necessari per il monte ore minimo. Essendo queste praticamente più che dimezzate, il provvedimento vuol dire anche quindi un notevole taglio ai finanziamenti.

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Trasferimento docenti: i paletti imposti dalla nuova Legge di Bilancio

insegnanti docenti immissione in graduatoria

La legge di bilancio 2019 frena i trasferimenti dei docenti nel caso in cui “non possano garantire un’adeguata continuità scolastica”. Prima di partire o chiedere un trasferimento, insomma, bisognerebbe tutelare innanzitutto la trasmissione del sapere ai discenti.

Sembra essere questa l’interpretazione contenuta fra le righe del nuovo CCNL, che avrà durata per il triennio 2019-2021, di fatto va a modificare parte del precedente CCNL 2016-2018, cui era lasciato ampio spazio alla contrattazione con i sindacati per le regole della mobilità del personale docente.

Da adesso, invece, come recita l’art. 22 comma 4 lettera a1) stabilisce che “[….] al fine di perseguire il principio della continuità didattica, i docenti possono presentare istanza volontaria non prima di tre anni dalla precedente, qualora abbiano ottenuto l’istituzione scolastica richiesta volontariamente [….]”

In base a questa disposizione, i docenti che, a decorrere dall’anno scolastico 2019/2020, risulteranno soddisfatti nella domanda di mobilità territoriale o professionale acquisendo titolarità in una delle scuole richieste, non potranno presentare domanda di mobilità per un triennio a decorrere dall’anno scolastico in cui avranno ottenuto il trasferimento richiesto .

Cambiano quindi le regole per i docenti: solo chi sarà in possesso di requisiti specifici potrà partecipare alla mobilità con cadenza annuale.