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“MEDIA EDUCATION”, più competenze digitali per un uso positivo dei mezzi tecnologici

i relatori del convegno media education con lucia azzolina

Le competenze digitali e la necessità della loro diffusione in tutte le fasce di età, dai bambini, ai ragazzi, ai loro genitori. Il ruolo centrale della scuola nel processo educativo delle nuove generazioni. L’attenzione delle istituzioni e della politica alla Media Education. L’utilizzo della tecnologia nelle attività didattiche e nella formazione dei docenti. Le opportunità educative e lavorative connesse a un uso positivo degli strumenti tecnologici e dei nuovi media.

Sono alcuni degli argomenti affrontati nel corso del convegno “MEDIA EDUCATION: più consapevolezza, più opportunità, più futuro!”, tenutosi il 3 febbraio 2020 presso la Nuova Aula dei Gruppi della Camera dei Deputati. Un’attenzione particolare è stata dedicata al linguaggio dell’odio, contro il quale è sempre più necessario battersi per favorire la diffusione della cultura del rispetto, a partire dai più giovani.  

La giornata di approfondimento è stata fortemente voluta e promossa dalla Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina

“La competenza digitale è una nuova forma di alfabetizzazione – ha sottolineato la Ministra, aprendo il convegno -. Anche per questa ragione ho voluto questo momento di confronto. E anche per questo stiamo scrivendo le Linee guida per l’Educazione civica con un chiaro riferimento alla Media Education, che riteniamo importante quanto l’Educazione ambientale. Come Ministero – ha aggiunto – stiamo lavorando anche per contrastare il linguaggio dell’odio. E per dare ancora più consapevolezza ai ragazzi di come si usano certi strumenti. Lo faremo nell’ambito delle attività già in essere, attraverso l’Educazione civica e stringendo nuove alleanze o rafforzando quelle già in campo con le realtà che stanno lavorando su questi temi. Dobbiamo formare cittadini consapevoli e coscienti. L’educazione digitale è educazione alla cittadinanza consapevole. Oggi più che mai”. 

Durante i lavori del convegno si sono susseguiti gli interventi di esperti del mondo della scuola e dell’università, dell’associazionismo e del settore privato. Tra i relatori il professor Marco Gui, Università di Milano Bicocca, la professoressa Gianna Cappello, Università di Palermo, il professor Pier Cesare Rivoltella, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Nunzia Ciardi, Direttore del Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni, Rosy Russo, Presidente dell’associazione ‘Parole Ostili’.

Nella sessione pomeridiana si sono alternati gli interventi di Maria Palermo, Direttore generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione del Ministero dell’Istruzione, di Salvatore Giuliano, Dirigente scolastico dell’Istituto ‘Majorana’ di Brindisi ed ex Sottosegretario all’Istruzione, di Angelo Mazzetti, Public Policy Manager Facebook e di Annalisa D’Errico, comunicatrice e autrice del libro ‘Figli virtuali’. L’evento è stato moderato da Daniele Grassucci, direttore del portale Skuola.net.

Hanno chiuso il convegno sei scuole che hanno portato il contributo delle loro esperienze di Media Education e uso positivo del digitale a scuola.

(fonte: Miur Ufficio Stampa)

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Smartphone: allarme social nelle scuole

smartphone scuola

L’utilizzo di smartphone e tablet è allarme social; il problema è da ricercare nell’uso improprio dei telefonini in classe. Per Anief l’uso sempre più massiccio di queste tecnologie, anziché elevare le conoscenze e in generale l’apprendimento, si sta rivelando un ostacolo all’evoluzione e al miglioramento

Come riporta La Stampa, per quanto riguarda l’uso di smartphone e tablet è allarme social: ne sono prove “lo scandalo dei tweet filo-nazisti del professore di Siena e il cyberbullismo che dilaga tra i giovani. Giuristi ed esperti di formazione studiano le cause dell’escalation e si dividono sui provvedimenti”. Il problema è da ricercare nell’uso improprio dei telefonini in classe. “Sono trascorsi dodici anni da quando una circolare del ministero della pubblica istruzione ha formalmente vietato i cellulari a scuola durante le ore di lezione, ma da allora la situazione è progressivamente finita fuori controllo tra atti di bullismo prima ripresi con gli smartphone poi condivisi sui social network e studenti sorpresi a copiare i compiti”.

Sempre a La Stampa, il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, ha affermato che il cellulare in classe per copiare o studiare “è come un’arma in tasca”. Dunque, c’è da indagare sulle opportunità e i rischi degli smartphone a lezione. Il fatto è che cellulari, adolescenti e scuola, in Italia, “sono tre parole per il momento ancora prive di un legame che non sia confuso, vago e contraddittorio”. A partire dalla politica: i ministri che si sono susseguiti hanno avuto idee discordanti. Valeria Fedeli del Pd, ad esempio, “quando era ministra dell’Istruzione, voleva i telefonini nelle scuole e docenti preparati per insegnare a usarli in modo consapevole e corretto: gli smartphone come strumento didattico”.

Inoltre, si legge su Il Sole 24 Ore, i docenti “devono riprendere in mano la didattica, basandola sul recupero delle relazioni umane e staccandosi dall’uso del digitale a tutti i costi: per i ragazzi la tecnologia è completamente trasparente, deve tornare a essere uno strumento, non un fine. Non c’è altra strada se non recuperare l’umano”. È stato detto solo qualche giorno fa a Bergamo, nel corso degli Stati generali della scuola digitale, promossi dal Centro studi ImparaDigitale. 

Il parere dell’Anief                         

Secondo il sindacato, l’utilizzo massiccio e invadente di queste tecnologie, anziché elevare le conoscenze e in generale l’apprendimento, si sta rivelando sempre più un ostacolo all’evoluzione e al miglioramento, soprattutto tra le nuove generazioni. È stato dimostrato, infatti, che il telefono cellulare viene utilizzato dagli studenti 70 volte al giorno e sono molte le scuole ne hanno proibito l’uso. Anief ha chiesto di valutare di volta in volta l’utilizzo dei dispositivi tecnologici soltanto ai fini didattici.

Il commento del presidente Marcello Pacifico

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, è consapevole che l’uso del cellulare a scuola possa essere un’arma a doppio taglio: se è utile ai fini formativi, può anche danneggiare l’attenzione e la normale educazione scolastica. Per gli insegnanti in effetti lo strumento risulta davvero utile, sia per preparare le lezioni sia per rendicontare le valutazioni e le lezioni svolte. Pensare di inibirne l’uso solo perché vi sono casi che ci riportano un pessimo utilizzo di smartphone e tablet è inammissibile. Pacifico ha affermato infatti che “siamo favorevoli all’utilizzo dei dispositivi, ovviamente solo per motivi didattici, come la ricerca dei dati, ma anche per sperimentazioni e simulazioni”.

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Miur, Ambiente e Salute, tre ministeri per un solo appello: “Usa il cellulare con intelligenza”

smartphone scuola

“Il tuo cellulare è intelligente. Usalo con intelligenza”. È lo slogan della campagna informativa che ha preso il via il 19 luglio, realizzata congiuntamente dai Ministeri della Salute, dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Gli obiettivi dell’iniziativa di comunicazione dei tre dicasteri rispondono a quanto disposto dal TAR del Lazio (con sentenza n. 500/2019):

  • promuovere il corretto uso degli apparecchi di telefonia mobile (telefoni cellulari e cordless);
  • informare sui rischi per la salute e per l’ambiente connessi ad un uso improprio di tali apparecchi.

I tre Ministeri hanno unito, in un tavolo tecnico, le loro competenze e le loro professionalità, anche con la collaborazione degli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, in modo da realizzare una campagna basata su informazioni autorevoli e scientificamente fondate su quattro punti in particolare:

  • esposizione alle onde elettromagnetiche da cellulare e cordless: consigli utili per ridurre l’esposizione, il punto sulla ricerca, i requisiti di sicurezza degli apparecchi e delle stazioni radio base;
  • interferenze delle onde elettromagnetiche sui dispositivi medici: cosa è bene sapere se porti un pacemaker;
  • tutela della salute: consigli utili legati alla distrazione alla guida e mentre si cammina, dati e informazioni sugli incidenti da distrazione;
  • rispetto dell’ambiente: le indicazioni per smaltire correttamente il vecchio cellulare anche presso i punti vendita.

La campagna prevede la diffusione di uno spot sulle reti televisive RAI e di quattro video e quattro infografiche attraverso i social network dei Ministeri.

Punto di riferimento per gli approfondimenti è il sito internet dedicato, dove poter consultare tutti i materiali: www.cellulari.salute.gov.it.

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Smartphone e inquinamento, a breve campagna informativa che coinvolgerà le scuole

smartphone scuola

Entro sei mesi il Miur, congiuntamente ai ministeri di Salute e Ambiente, dovrà adottare una campagna informativa sull’uso corretto dei telefonini e smartphone e sugli eventuali rischi connessi a un uso improprio.

Più che iniziativa degli organi di Governo, però, si tratta di una decisione suggerita – o meglio dire imposta. Il Tar del Lazio infatti ha chiesto ai tre Ministeri di provvedere ” ad adottare entro sei mesi una campagna informativa sull’uso corretto dei telefonini”, accogliendo un ricorso
dell’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog.

Sei mesi per la campagna

I tre Ministeri recepiscono con favore e accolgono di buon grado la decisione giurisdizionale, “convinti – si legge in una nota stampa del Miur – della necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema e di promuovere misure di prevenzione”.

“I ministeri sono già al lavoro per la costituzione di un tavolo congiunto che avrà la finalità di dare seguito a quanto deciso dai giudici amministrativi”. Che, nel caso dell’Istruzione, probabilmente si tradurrà in una campagna informativa nelle scuole.

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Avvezzi all’alcool, attaccati agli smartphone, che si fanno del male da soli: l’impietoso ritratto dell’adolescente italiano di oggi

ragazza che beve alcool

Ragazze attaccate agli smartphone in ogni momento utile, ragazzi che non fanno più attività fisica. Paghette che arrivano a 30 euro utilizzate per acquistare alcolici o cannabis. Sono solo alcuni dei dati choc emersi da una ricerca condotta tra i giovani di Pavia e ripresa da autorevoli testate nazionali (su tutte l’Ansa).

La ricerca

La ricerca è stata condotta a Pavia in 3 istituti di primo grado (coinvolgendo 682 ragazzi) e 5 istituti di secondo grado (qui gli studenti coinvolti sono 4.546 studenti). A portare avanti la ricerca le associazioni Semi di Melo, Fondazione Exodus e Casa del Giovane.

Una generazione allo sbando

Il ritratto che ne viene fuori è impietoso, e al contempo estremamente preoccupante.

Smartphone e social network

Il primo grande dato che desta serie preoccupazioni è quello legato all’utilizzo degli smartphone, soprattutto per connettersi ai social network. Il 63 percento delle ragazze intervistate ammette candidamente di utilizzarlo “in ogni momento libero a disposizione” (contro il 34 percento dei ragazzi). Le une lo usano per chattare, gli altri per giocare con le app. In totale, in ogni giornata dei nostri ragazzi almeno due ore sono davanti allo schermo del telefono.

Le ripercussioni sulla vita sociale

Questo dato è legato a doppio filo a quello delle attività sociali e di interazione con gli altri e/o di stimolo artistico e culturale. Non è un caso che con l’esplosione dei telefoni diminuisce drasticamente il numero di giovani che si dedicano ad attività sportive, alla lettura, al disegno o alla musica.

Alcool e droghe

Che l’età media in cui si entra a contatto con gli alcolici e gli stupefacenti si è abbassata è fatto noto. Ma preoccupa che il 50 percento e più dei maschietti intervistati dichiara di destinare gran parte della sua paghetta all’acquisto di alcolici, e uno su cinque per comprare cannabinoidi. Altro dato preoccupante è che questo numero è in aumento anche tra le giovani donne, che si stanno mettendo al passo con i pari età uomini.

Autolesionismo al 24 percento

Infine, a completare questo quadro nero, il numero di ragazzi che dichiarano di “essersi fatti del male da soli” che si attesta al 24 percento degli intervistati. Riferito solo alla quota rosa, questa percentuale sale al 29 percento, quasi insomma una ragazza su tre.

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Piacenza, il San Benedetto è la prima scuola senza smartphone d’Italia

smartphone scuola

Pur riconoscendone l’importanza, è innegabile che è fonte di distrazione: con questa motivazione. il liceo sportivo San Benedetto di Piacenza diventa ufficialmente la prima scuola d’Italia smartphone free

Lo comunica la dirigente della stessa scuola in una lettera indirizzata ai genitori in cui anticipa la decisione e la sua attuazione. Nell’articolata missiva si spiega in che modo la scuola “bloccherà” l’utilizzo dello smartphone e – soprattutto – perché.

Cosa provoca lo smartphone

“Seppur consapevoli della grande utilità dei cellulari, crediamo che il loro utilizzo diventi sempre più una fonte di distrazione, di comportamenti asociali e di conflitto sia a scuola che a casa”. Nello specifico: “Ricerche hanno dimostrato – prosegue la lettera – che la semplice presenza di cellulari nelle aule può avere un’influenza negativa sulla performance degli studenti […] Crediamo fermamente che ciò permetterà ai nostri studenti di essere maggiormente coinvolti nelle attività di classe e nei compiti, meno dipendenti dalla tecnologia nello svolgimento dei compiti in classe, meno coinvolti in atti di cyberbullismo, meno distratti e meno portati a procrastinare i compiti assegnati” “.

“Dobbiamo ricordarci che l’obiettivo di questi spazi è di incoraggiare le persone a relazionarsi l’una all’altra e al contesto”.

Come verranno schermati i telefoni?

Il San Benedetto cita e prende ispirazione dalle sperimentazioni avvenute oltreoceano, principalmente negli Stati Uniti dove parlano di ottimi risultati arrivati attraverso lo stop ai cellulari e ai dispositivi digitali.

Arrivati a scuola, gli alunni del liceo piacentino troveranno una sacca, una tasca. La produce l’azienda Yondr e in pratica serve a schermare totalmente il cellulare. Viene utilizzata non solo nelle scuole ma anche in altre occasioni in cui il cellulare è fonte di disturbo e distrazione: concerti, congressi, finanche matrimoni.

In questo modo, il cellulare resta ai ragazzi, ma praticamente inutilizzabile. Bypassando tutti quei problemi relativi allo spazio fisico dove conservarli.

La tasca verrà sigillata alla prima ora di lezione dal primo docente. Sarà riaperta alla fine dell’ultima ora di lezione dall’ultimo docente, tramite un’apposita base. Quindi niente cellulare neanche durante la ricreazione.

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Smartphone vietato a scuola: in Francia è legge

smartphone scuola

Qualche settimana fa Mondodocenti è tornata sullo spinoso problema dell’utilizzo dello smartphone nelle scuole comparando il modello italiano con quello francese che sembra in assoluto quello più rigido in questo senso da un punto di vista comunitario.

Sebbene restino i dubbi sulla reale possibilità di attuazione della norma stessa – che poi è stata il leit-motiv ripetuto senza sosta delle opposizioni al provvedimento (anche dopo l’approvazione, quando l’hanno chiamata “legge di facciata”) – da qualche ora in Francia è legge: basta cellulari e smartphone nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, e anche nelle superiori per i ragazzi al di sotto dei 15 anni di età.

A settembre, quindi, i cellulari resteranno fuori dalle aule.

L’approvazione della legge

Nelle scorse ore è arrivato il definitivo via libera dall’Assemblea Nazionale: divieto di cellulari e smartphone nelle scuole. Il presidente della commissione Affari culturali, Bruno Studer, ha spiegato:

“Passiamo da un principio di autorizzazione, tranne dove è vietato, a un principio di proibizione”.

In effetti un divieto esisteva già, ed era targato 2010. Ma non è quasi mai entrato nei regolamenti d’istituto e si limitava alla presenza del cellulare in aula. Il ministro all’Istruzione Jean-Michel Blanquer però sostiene che “mancava un fondamento giuridico solido” che questa legge dovrebbe porre.

Il primo ministro francese Emmanuel Macron lo aveva promesso già in campagna elettorale, e non ha esitato a etichettarla come “grande vittoria”.

Del resto, quella di Macron contro i dispositivi digitali di comunicazione è una battaglia ad ampio raggio, tanto è vero che aveva già vietato l’uso dei cellulari durante le riunioni di Consiglio dei Ministri. Cellulari che i responsabili dei dicasteri devono lasciare su un apposito scaffale prima della riunione.

Come verrà attuata?

Il divieto si applica agli studenti delle scuole elementari e medie (per utilizzare terminologia a noi più nota). A discrezione dell’istituto secondario superiore quello di recepire e attuare la norma, anche se è comunque obbligatoriamente estesa ai minori di 15 anni.

Si estende a tutti i dispositivi che si collegano a internet (quindi anche tablet). Il Governo francese nei prossimi mesi elaborerà anche un vademecum da diffondere negli istituti scolastici su come attuare la legge, in questo ci sarebbe anche l’idea di predisporre agli ingressi delle specifiche aree dove gli alunni potranno conservare gli smartphone.

La norma prevede alcune eccezioni. Come ad esempio la possibilità di navigare in Rete in zone ben specifiche e solo per usi pedagogici (stabiliti dai regolamenti interni delle scuole), lo stesso vale per l’utilizzo nelle attività extracurricolari e dove di supporto per gli allievi diversamente abili.