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La FLC CGIL: “Apprezziamo la scelta di un ritorno a scuola in sicurezza”

Francesco Sinopoli foto flc cgil

“A margine dell’incontro al Ministero dell’Istruzione del 19 aprile scorso, avevamo rappresentato all’amministrazione tutte le concrete difficoltà di un rientro al 100%”. Lo afferma in una nota la FLC CGIL che aggiunge che Francesco Sinopoli, segretario generale, aveva definito la scelta come un atto di volontà politica non supportato da condizioni reali e ribadisce ancora una volta: “Per tornare totalmente in presenza bisogna riprendere subito la campagna di vaccinazione oggi ferma al 2% per quanto riguarda le seconde dosi, anche se il 76,8% del personale della scuola si è già sottoposto alla prima. Bisogna poi rinnovare i protocolli di sicurezza, effettuare tracciamenti per gli studenti del secondo grado più esposti ai contagi nel sistema di trasporto e nella socialità esterna alla scuola, soprattutto ora che si riaprono le attività di ristorazione. In caso contrario non c’è alcuna garanzia per la sicurezza di studenti e personale scolastico”.

La FLC CGIL ritiene essenziale consentire che, dentro un quadro di regole fissato a livello nazionale, le scuole possano auto organizzarsi circa le presenze di alunni a scuola, gli orari di ingresso e d’uscita, la durata delle lezioni e quant’altro occorra per garantire il lavoro e le lezioni in sicurezza.

La FLC CGIL ritiene opportuna questa decisione del Governo di rivalutare la scelta per la ripresa graduale delle attività scolastiche in presenza, ma auspica che si lavori concretamente per raggiungere l’obiettivo di tornare tutti a scuola in sicurezza con ulteriori scelte concrete e coraggiose nei confronti di una delle principali infrastrutture del Paese.

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“Ok la didattica in presenza, ma solo in sicurezza”

“È giusto parlare di fare ripartire la scuola con la didattica in presenza, è uno degli obiettivi che abbiamo tutti quanti, perché se lo aspettano le famiglie, lo chiedono i ragazzi ma soprattutto bisogna farlo in sicurezza. Per questo serve un piano sugli organici e sugli spazi delle scuole”: a dirlo è stato oggi Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, nel corso di un’intervista rilasciata a Italia Stampa, a commento della volontà espressa dal nuovo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi di riportare in classe gli alunni il prima possibile.

Secondo il leader del giovane sindacato bisogna “garantire agli studenti e alle loro famiglie che tutti gli operatori, gli insegnanti, gli amministrativi e gli spazi della scuola siano finalmente adeguati perché purtroppo il Covid continua a diffondersi ed è un nemico che ancora non è stato battuto: è presente nella nostra società, visto che abbiamo sempre migliaia di contagi giornalieri e quindi dobbiamo pensare comunque che per il prossimo anno ancora dovremo conviverci o almeno fino a quando la vaccinazione non porterà all’immunità di massa”.

marcello pacifico anief
Marcello Pacifico, leader di Anief

“Questo vuol dire – ha continuato Pacifico – che per andare a scuola non possiamo avere più le classi pollaio. Come non è neanche più giusto e utile avere queste classi alternate con la didattica al 50-70%; come se fosse una percentuale, un algoritmo, a distinguere quale didattica è più giusta e quale didattica deve essere fatta a distanza. A questo punto riteniamo fondamentale fin d’ora ripensare anche il rapporto alunni-insegnanti rapporto, alunni-personale Ata”.

“Come pure – ha detto ancora il sindacalista – di pensare anche, grazie all’autonomia degli istituti, a come avere nelle scuole più classi, più aule, più spazi e quindi per permettere tra l’altro, poi anche quando scomparirà il virus, una didattica che permetta di seguire meglio e in maniera profonda lo sviluppo di ogni alunno, in particolar modo degli organici perché non vengano più assegnati in base a una percentuale numerica, ma rispetto alle esigenze del territorio”.

“Quindi è venuto il momento di avere particolare attenzione al Sud e a quelle zone del paese dove non si fa il tempo pieno, ma anche a quelle zone isolate o dove il tessuto economico è distrutto o inesistente o dove c’è anche una forte emigrazione e immigrazione perché ci sono dei bisogni diversi. Se questa è la scuola che il nuovo ministro Patrizio Bianchi pensa di realizzare non solo ci troverà favorevoli e partecipi ma anche attori di proposte che possono essere realizzate in breve tempo”.

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Ritorno a scuola, Pacifico (Anief): “Errore rientrare l’11 gennaio”

Riprendere le lezioni a scuola tra pochi giorni potrebbe rivelarsi assai pericoloso. “Il problema non è la percentuale di allievi da far tornare in classe – sostiene il presidente Anief Marcello Pacifico – ma evitare, in un periodo in cui la seconda ondata di Covid è forte, con 10 mila contagi al giorno, che il virus si diffonda ancora di più e si incroci con il periodo di massima infezione dell’influenza stagionale che storicamente si registra proprio in queste settimane. Inoltre, la divisione del ritorno in classe tra scuola del primo ciclo, medie e superiori, non la comprendiamo, se non dal punto di vista didattico poiché è più facile fare didattica a distanza con gli studenti della scuola superiore”.

Alla data dell’11 gennaio Anief preferirebbe il 18. “In realtà – ha dichiarato il sindacalista autonomo – come avevamo già detto il 17 dicembre, servirebbe un periodo cuscinetto di una decina di giorni, che va dal 7 al 18 dicembre, durante il quale poter sottoporre il tampone rinofaringeo a tutta la popolazione studentesca e al personale, così da capire scuola per scuola come potere riaprire alla didattica”.

marcello pacifico anief
Marcello Pacifico, leader di Anief

Per il ritorno alla didattica in presenza sono anche altri i problemi irrisolti. “In tutto questo – ha detto ancora Pacifico – continuano a mancare le aule, gli spazi adeguati e con i trasporti non si è ancora raggiunto l’obiettivo che anche Anief auspicava tramite il coinvolgimento degli n.c.c. oltre che dei taxi. Arrivando a cambiare pure le linee di trasporto a seguito dell’incontro che si sarebbero dovuti realizzare ai tavoli di confronto dei rappresentanti delle forze sociali, del mondo del lavoro e dei trasporti, assieme ai dirigenti scolastici che sono poi quelli che deliberano e attuano ciò che viene deciso nei collegi dei docenti”. In conclusione, secondo il leader dell’Anief “questa riapertura delle scuole rimane ‘strana’ e sarà importante conoscere i numeri del contagio dell’8 gennaio. A questo punto, riteniamo che la riapertura delle superiori potrebbe slittare al 18 gennaio, come aveva detto Anief, oppure al 1° febbraio, come alcune Regioni hanno già deciso di fare”.

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Ritorno a scuola a gennaio: si va verso il 50 percento in presenza per licei e scuole superiori

Si va verso la riduzione della presenza in classe degli studenti delle superiori, quando il 7 gennaio riprenderanno le lezioni. La nuova percentuale, al 50%, è stata avallata dalla la Conferenza unificata Stato-Regioni ed enti locali. Il testo provvisorio prevede di mettere a punto un piano operativo per garantire le operazioni di tracciamento dei contagiati e per l’applicazione rapida, efficace e tempestiva dei protocolli sanitari nell’ambito scolastico, prevedendo, anche con l’ausilio delle autorità sanitarie militari, la presa in carico di eventuali persone sintomatiche.

L’ACCORDO

Il documento prodotto, come riportato dalla stampa specializzata, prevede anche la realizzazione di un sistema di comunicazione rapido ed efficace attraverso cui le scuole “sappiano con precisione quali studenti o unità di personale debbano essere posti in quarantena, per quanto tempo e con quali modalità di rientro a scuola”. Inoltre, la bozza prevede che una eventuale sospensione o limitazione delle attività didattiche in presenza dovrà essere prevista “come misura residuale e disposta unicamente sulla base di evidenze scientifiche”. Da parte sua il governo si impegna a incrementare – si legge ancora nel testo – “il Fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa per il riconoscimento del salario accessorio al personale Ata, al fine di garantire il proseguimento del funzionamento delle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado anche nelle ore pomeridiane”.

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LA PREMESSA DEL MINISTERO

Già il Ministero, con la nota n.28290 del 22 dicembre, aveva reso noto che è emersa l’esigenza di modificare la disposizione indicata, nel senso di fissare come obbligatorio il raggiungimento del 50% dell’attività didattica in presenza, con l’obiettivo di assicurare il raggiungimento del 75%, in modo graduale, ove questo non sia da subito possibile. A tal fine, atteso che non verrà adottato nell’immediato un nuovo DPCM in materia, sarà richiesto che tale misura sia prevista tramite apposita ordinanza del Ministro della Salute. Il ministero dell’Istruzione aveva precisato: “Il rientro per le scuole di secondo grado avverrà partendo con il 50% di studenti in presenza per arrivare al 75%. Su questo punto sarà predisposta un’Ordinanza del Ministero della Salute”.

LA POSIZIONE DEL SINDACATO

Anief ritiene che si sta procedendo senza un progetto definito. Lo stesso DPCM del 3 dicembre, che prevedeva il 75% di studenti da collocare in classe il prossimo 7 gennaio, sembra ora vacillare. La retromarcia dello stesso Governo è probabilmente arrivata dopo che, sulla base dei resoconti dei governatori delle Regioni, si è reso conto che il virus è ancora vivo, non tutte le province sono in grado di garantire una maggiorazione adeguata di mezzi di trasporto e sono molti gli istituti scolastici a non detenere spazi e organici adeguati a garantire il rientro in sicurezza del 75% di allievi. Il rischio, in queste condizioni, è che la sicurezza non possa essere garantita.

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Riapertura scuole, Di Meglio: “Siamo al punto di partenza”

“Avremmo preferito sbagliarci, ma purtroppo la realtà dei fatti dimostra che avevamo ragione quando criticavamo il protocollo di sicurezza per il rientro in classe, che infatti non abbiamo siglato perché ritenevamo che le misure previste non fossero sufficienti né idonee. Ci sarebbe piaciuto un Paese capace di organizzare il sistema dei trasporti in maniera efficace prima della riapertura delle scuole a settembre, così come ci sarebbe piaciuto un sistema sanitario in grado di garantire tamponi rapidi agli studenti e al personale scolastico e un tracciamento puntuale dei contagi. Ma, a quanto pare, si tratta di fantascienza. Nessuno ha la bacchetta magica per far fronte a un’emergenza di questa portata, ma è una perdita ulteriore di tempo prezioso pensare che la soluzione possano essere i tavoli istituzionali, la cui inutilità è stata ampiamente dimostrata dalla storia recente”.

Rino di Meglio
Il coordinatore della Gilda degli Insegnanti Rino Di Meglio

Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, interviene in merito alla questione della ripresa delle attività didattiche in presenza.