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Lezioni private e flat tax al 15%, per Anief e OrizzonteScuola “non convince”

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Non convince la flat tax applicata anche ai docenti, per cercare di ridurre il lavoro nero. Dopo avere ricordato che “trattandosi di una attività extrascolastica, essa deve essere comunicata al dirigente scolastico”, la rivista Orizzonte Scuola si sofferma sullo scopo dell’operazione: far emergere un reddito che viene presunto quale sommerso, attraverso un alleggerimento della tassazione. Secondo uno studio della fondazione Einaudi, si stima infatti che le lezioni private e quelle di ripetizione e recupero dei docenti abbiano un volume di affari complessivo di quasi un miliardo. Dallo stesso studio risulta che soltanto il 10% viene regolarmente dichiarato.

“Paradossalmente – continua la rivista specializzata – se questi introiti che ammontano al miliardo di giro tra lezioni private e ripetizione non aumenteranno, l’aliquota potrebbe causare una perdita di introiti per lo Stato. Infatti, le minori entrate derivanti dalla disposizione sono state calcolate applicando a una base di circa 100 milioni di compensi dichiarati (10 per cento* 1 mld) l’aliquota del 15% (pari alla differenza tra l’aliquota media IRPEF (30%) e la nuova aliquota che è prevista dalla norma (15%), ottenendo una stima di 15 milioni di euro in termini di competenza annua. Aggiungendo a questo importo gli effetti delle addizionali locali, si stimano minori entrate per 17,1 milioni di euro”.

Il punto di vista è condiviso da Anief, che in una nota stampa commenta a nome del suo leader Marcello Pacifico: “Anziché tassare le ripetizioni degli insegnanti meno pagati d’Europa, dopo Grecia e Paesi dell’Est, per eliminare la piaga dei corsi in nero sarebbe stato decisamente meglio disporre ulteriori finanziamenti per incrementare i corsi di recupero anche attraverso l’utilizzo del personale su organico potenziato.

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Lezioni private, ecco perché secondo Bussetti vanno tassate

Marco Bussetti Miur Ministro

A decorrere dal 1° gennaio 2019, secondo il disegno di legge di Bilancio 2019, verrà applicata una tassazione delle lezioni private e delle ripetizioni.

Il testo, infatti, contiene una discussa disposizione in materia di tassazione per la quale al compenso derivante dall’attività di lezioni private e ripetizione, svolte dai docenti titolari di cattedre nelle scuole di ogni ordine e grado, si applica un’imposta sostitutiva pari al 15%, salva l’opzione per l’applicazione dell’imposta sul reddito nei modi ordinari.

A difesa della “tassa sulle ripetizioni” interviene il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che ha illustrato la misura alla Commissione Cultura della Camera, nell’ambito dell’esame in sede consultiva del disegno di legge di bilancio.

“Si tratta – spiega Bussetti – di una misura di favore per i docenti fermo restando il prioritario impegno del ministero a ridurre, a monte, l’incidenza dei debiti formativi, attraverso i corsi di recupero e l’attività di sportello nonché grazie alle metodologie didattiche innovative in corso di diffusione nelle scuole. Le scuole organizzano corsi per tutti gli studenti che abbiano debiti formativi, grazie all’impegno dei docenti, che sono a tal fine remunerati”.

“Capita – continua – che alcune famiglie decidano, comunque, di far frequentare ai figli lezioni private, anche avvalendosi dell’opera di docenti delle scuole statali. I docenti possono svolgere queste lezioni, purché siano rivolte a studenti diversi dai propri, previa autorizzazione del dirigente scolastico, che si deve esprimere in merito alla compatibilità dell’attività con quella ordinaria”.

“I compensi percepiti concorrono a costituire il reddito imponibile e, quindi – conclude il ministro – sino ad oggi sono stati tassati all’aliquota corrispondente al reddito complessivo dei docenti”.