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Davanti alle sfide dell’educazione ruolo cruciale è quello dei docenti, sempre sottopagati”. Papa Bergoglio, riferisce Adnkronos, torna sul tema dei docenti italiani e sulla funzione importantissima che svolgono, in cambio di compensi inadeguati: lo fa nel corso di un intervento tenuto in un seminario organizzato in Vaticano dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali sul tema Istruzione: il Patto globale. 

Parlando degli insegnanti, il Pontefice si sofferma sul fatto che la loro professione dedita all’educazione dei giovani, va sostenuta con tutti i mezzi e le risorse possibili. Non è la prima volta che Bergoglio affronta questo tema, bacchettando le istituzioni per non sapere valorizzare l’operato di chi garantisce la formazione delle nuove generazioni: lo scorso settembre, durante una visita al Cantiere di Mahatazana ad Antananarivo, nel Madagascar, chiese pubblicamente compensi per chi insegna a scuola commisurati al costo della vita, perché “i professori consacrino tempo a questo compito, senza aver bisogno di altre attività per la sussistenza quotidiana”. 

COSA HA DETTO BERGOGLIO

Riferendosi agli insegnanti, il Papa ha detto che “la loro funzione deve essere riconosciuta e sostenuta con tutti i mezzi possibili. È necessario che abbiano a disposizione risorse nazionali, internazionali e provate adeguate”, ha detto ancora Papa Francesco. Il quale si è poi soffermato sul ruolo importante della famiglia nell’educazione dei ragazzi a scuola: “Uno dei modi fondamentali per migliorare la qualità dell’educazione a livello scolastico è ottenere una maggiore partecipazione delle famiglie e delle comunità locali ai progetti educativi”.

IL COMMENTO DEL SINDACATO

Anief ritiene pertinente l’intervento del Pontefice: in Italia, l’inflazione negli ultimi dieci anni è aumentata di oltre il 14%, con 8 punti accumulati tra il 2007 e il 2015. Gli aumenti ridicoli del 3,48% introdotti nel 2018, dopo due lustri di blocco, hanno lasciato quindi un disavanzo di quasi 5 punti percentuali a favore del costo della vita. Non certo compensato dall’indennità di vacanza contrattuale, vicina al 0,5%, applicata in automatico in busta paga a seguito della scadenza contrattuale. Ma c’è dell’altro. Perché il computo stipendiale dei dipendenti della scuola italiana diventa ancora più negativo se si rapporta, come ha fatto l’Aran, agli comparti pubblici, il cui salario medio è pari al 34.491 euro: quello dei docenti e Ata non arriva a 30 mila euro: Solo per fare qualche esempio, il compenso, nella presidenza del Consiglio gli stipendi medi annui raggiungono i 64.611 euro e nelle Autorità indipendenti superano i 91.259 euro. Per non parlare dei magistrati che vanno oltre i 137 mila euro. Gli stessi ministeriali (con 30.140) superano gli insegnanti. E se il confronto si fa con l’estero, la storia non cambia, perché un docente della Germania o dell’Olanda può contare su compensi doppi.

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