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Quando alcuni giorni fa al dicastero di Viale Trastevere è stato allestito il tavolo tecnico sui concorsi con i sindacati firmatari del contratto, che poi hanno interrotto tardivamente le trattative, i dirigenti del Ministero hanno illustrato le bozze del concorso straordinario della secondaria (solo procedura per il ruolo, mentre per quella finalizzata all’abilitazione i tempi potrebbero essere più lunghi), il concorso ordinario secondaria e il concorso ordinario infanzia e primaria. Invece, il concorso per insegnanti di religione cattolica non era nemmeno all’ordine del giorno. 

AZZOLINA L’AVEVA DETTO: NON SIAMO PRONTI

Eppure, la ministra Lucia Azzolina, subito dopo il suo insediamento, aveva fatto intendere che l’assunzione di questi docenti rimane uno degli obiettivi per il 2020: “C’è da predisporre anche il concorso per i docenti di religione”, aveva detto. Spiegando anche che le modalità devono ancora trovare la quadra. Il decreto scuola parla, del resto, di ‘previa intesa con il Presidente della Conferenza episcopale italiana’ e seppure la CEI abbia dato “la propria disponibilità a collaborare all’elaborazione del Bando di concorso in dialogo con il Ministero dell’Istruzione e con i Sindacati, a sostegno degli insegnanti di religione cattolica italiani e per il bene della comunità scolastica” è possibile che questo dialogo non sia stato ancora avviato. 

IL CONCORSO

Al concorso per meno di 6 mila posti di docenti di religione cattolica saranno destinati i posti per l’insegnamento della religione cattolica che si prevede siano vacanti e disponibili negli anni scolastici dal 2020/21 al 2022/23. Una quota non superiore al 50 per cento dei posti del concorso potrà essere riservata al personale docente di religione cattolica, in possesso del riconoscimento di idoneità rilasciato dall’ordinario diocesano, che abbia svolto almeno tre annualità di servizio, anche non consecutive, nelle scuole del sistema nazionale di istruzione. Nel frattempo, continuano a essere effettuate le immissioni in ruolo mediante scorrimento delle graduatorie 2004: rimangono da assumere da quella procedura ancora più di 2 mila idonei per i quali per il sindacato è dovuta la retroazione giuridica del ruolo al 2008, anno del blocco delle assunzioni dallo scorrimento delle graduatorie concorsuali. 

LA POSIZIONE DEL SINDACATO

Secondo il sindacato Anief, sarebbe paradossale che le esigenze della scuola e dei suoi alunni debbano assoggettarsi ai tentennamenti e alle lungaggini dei rapporti dello Stato con la Conferenza episcopale italiana, la quale, tra l’altro, solo pochi giorni fa ha rotto un lungo silenzio sull’argomento, annunciando con una Nota ufficiale di volere dare “la propria disponibilità a collaborare all’elaborazione del Bando di concorso in dialogo con il Ministero dell’Istruzione e con i Sindacati, a sostegno degli insegnanti di religione cattolica italiani e per il bene della comunità scolastica”. 

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ribadisce che “prevedere solo un concorso ordinario per immettere in ruolo appena 2.000 precari su 10.000, pur in presenza di un altissimo numero di posti vacanti e disponibili, rimane una decisione incomprensibile. L’unica spiegazione rimane quella di dovere essere assoggettati alla Legge n. 186/2003 che fissa l’organico dei docenti di religione di ruolo al 70% rispetto al numero totale delle cattedre costituite. Ma siccome è una legge sbagliata, che determina precari a vita, che va contro tutte le indicazioni e direttive Ue in contrasto con l’abuso di precariato, a partire dalla 70 del 1999, a questo punto per noi è inevitabile il ricorso in tribunale: in questo modo – conclude il sindacalista – potremo permettere la partecipazione alla procedura riservata a tutti coloro che ne avevano e continuano ad avere pieno diritto. E non vogliono ancora una volta essere discriminati”. 

IL RICORSO

Attraverso gli emendamenti Anief al decreto salva precari, consegnati ai parlamentari delle Commissioni Cultura e Lavoro durante l’audizione prima tenuta alla Camera e poi ribadita al Senato, il giovane sindacato aveva espressamente chiesto di riservare “il 50%” dei posti vacanti, che oggi sono più di 10 mila, “a un concorso straordinario”. Tale richiesta è stata disattesa. Pertanto, ai docenti di religione in possesso di tre anni di servizio utili e che intendono ancora rivendicare l’indizione di un concorso riservato 2019, non rimane che pre-aderire al ricorso patrocinato da Anief: subito dopo la pubblicazione del bando, il sindacato fornirà indicazioni per completare l’effettiva adesione al ricorso (mandato al legale, rilevazione dati e invio di ulteriore documentazione) e per la presentazione della domanda di partecipazione al concorso, procedura indispensabile per la proposizione dell’azione legale nelle opportune sedi. 

(fonte: Anief)

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