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“Hanno le loro ragioni, i promotori dello sciopero generale nella scuola proclamato per il prossimo venerdì 14 febbraio: la stabilizzazione di tutti i docenti precari con più di 36 mesi di servizio, infatti, assieme ad altri punti nevralgici – come la mancata equiparazione dei supplenti sul piano dei diritti contrattuali, il reclutamento da rivedere di sana pianta e l’emergenza stipendi – rappresenta un passaggio cruciale per dare finalmente una svolta a un sistema scolastico italiano sempre più in difficoltà”. Lo afferma Anief in una nota.

Anief, quindi, solidarizza pur non aderendo con i promotori della giornata di sciopero: ritiene infatti pertinenti le motivazioni che hanno portato alla mobilitazione, a partire dalla decisione di approvare un decreto scuola, con la Legge n. 159 del 20 dicembre scorso e la pubblicazione del testo nella Gazzetta Ufficiale, che solo sulla carta “promette 24 mila posti ai docenti precari con più di 36 mesi di servizio: di fatto – spiegano le organizzazioni – a causa dell’attuale, progressivo e sempre meno tollerabile rigonfiamento dell’organico di fatto, saranno necessari molti anni per immettere interamente i docenti precari in ruolo”.

“La verità – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che le politiche degli ultimi governi hanno lasciato sostanzialmente immutata, la questione del precariato scolastico italiano. Mai si era infatti arrivati a un numero così alto di supplenti, chiamati tutto l’anno a coprire ormai oltre 200 mila posti vacanti, che il Miur si ostina quasi sempre a nascondere nell’organico di fatto, proprio per evitare le stabilizzazioni e lucrare anche sulle supplenze estive. Trascinando i precari verso un’età media di assunzione a tempo indeterminato sempre più alta. Una politica che Anief ha ‘stanato’ da tempo, chiedendo al Parlamento di interromperla approvando precise richieste anche al recente di decreto Milleproroghe. E che continua a contrastare in tribunale, come in seno alla giustizia europea”.

“Ecco perché – dice il sindacalista – chiediamo a gran voce, oltre che dei bandi per un numero molto più alto di posti, anche l’estensione della partecipazione alla procedura riservata per tutti gli esclusi, rivendicando una prova unificata per i precari del sistema nazionale di istruzione, l’accesso libero al Pas senza pre-selezione, una valutazione maggiorata del servizio nella tabella dei titoli, il superamento con la sufficienza della prova pre-ordinata, la possibilità di scegliere una seconda lingua comunitaria oltre l’inglese. Le strategie di risparmio pubblico sulla pelle dei precari di Stato, stavolta ha escluso, producendo una vera discriminazione, supplenti della dall’infanzia e primaria, maestri con diploma magistrale e Insegnanti tecnico pratici già assunti in ruolo e licenziati in un secondo tempo, oltre che tantissimi docenti di religione. E con loro anche educatori, Dsga facenti funzione e decine di migliaia di Ata, che si vedono scavalcare dagli ex lavoratori socialmente utili”.

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