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Dopo l’approvazione del “Piano scuola 2020-2021” restano numerose criticità, già rilevate nelle sedute precedenti e non adeguatamente affrontate dal decisore politico. Secondo la delegazione ANIEF, composta da Gianmauro Nonnis, Nanni Saccone e Vito Lo Scrudato, il rischio aggregazione medio-alto del settore scuola, già rilevato dal CTS, dovrebbe avere un peso maggiore rispetto agli altri fattori di rischio, a iniziare dalle attività di spostamento per raggiungere i luoghi di studio che ogni anno impegnano 11 milioni di persone.

A ciò si devono aggiungere gli oltre 300 mila lavoratori con oltre 54 anni di età, che rende buona parte del personale “fragile”.

Indicando come da prescrizioni dello stesso ministero in un metro la distanza interpersonale in tutte le direzioni, la geometria piana ci insegna che la superficie pro-capite di ogni persona (studente o lavoratore) all’interno dei locali scolastici non può essere inferiore a 3 metri 2, ovvero in un locale di 7×5 m anche giocando con le disposizioni, non possono stare contemporaneamente più di 15 persone, e ciò in linea con quanto indicato dall’ANIEF già a partire dalle prime audizioni di aprile. Secondo il ministero invece è da intendere come 1 m tra apparati boccali, il che significa non aumentare le distanze, ma diminuirle rispetto alle attuali.

Se a ciò si aggiunge (cit. Documento Tecnico del CTS)

  • un patrimonio edilizio scolastico non sempre adeguato per caratteristiche strutturali e concezione che potrebbero non consentire di ospitare contemporaneamente tutta la popolazione scolastica, garantendo le indicazioni di distanziamento”;
  • “una insufficienza delle dotazioni organiche del personale della scuola nella previsione di una necessaria ridefinizione della numerosità delle classi per esigenze di distanziamento”.

Appare chiaro che la ridefinizione degli organici e il ripristino dei locali non può essere scaricata sui singoli USR né tantomeno sui singoli dirigenti scolastici.

Ben vengano le partecipazioni estese a tutti gli organi tecnici territoriali senza i contributi dei quali le soluzioni locali non potrebbero essere attuate, ma senza un intervento massivo e tempestivo di riattamento dei locali e un piano assunzionale straordinario da parte del ministero la metratura indicata resterà solo sulla carta: allo stato attuale il piano di dimensionamento scolastico imposto alle direzioni regionali tiene ancora conto dei parametri dei DPR 81, 87, 88 e 89 del 2009 del piano Gelmini, il quale spinge i gruppi classe fino a oltre 35 persone.

Se non si interviene tempestivamente a poco serviranno la “ridefinizione del monte ore delle discipline scolastiche”, “la implementazione di fondi per il miglioramento dell’offerta formativa” nonché la “differenziazione dell’inizio delle lezioni nelle fasce orarie di punta” che finisce per scaricare sulla “responsabilità individuale rispetto allo stato di salute proprio o dei minori affidati alla responsabilità genitoriale.

L’ANIEF concorda in pieno con il CTS secondo il quale “le difficoltà connesse alla ripresa delle attività scolastiche nell’emergenza da SARS-CoV-2 potrebbero pertanto trasformarsi in occasioni di rilancio del sistema scolastico in un lavoro complessivo di investimenti per azioni coordinate che mettano al centro dell’agenda politica scuola e salute come elementi strategici per il benessere complessivo della persona”, interventi in linea con gli emendamenti proposti in ogni sede di confronto sindacale.

(fonte: Ufficio Stampa Anief)

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