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La riforma sull’obbligo scolastico – che non verrebbe esteso solamente dopo i 16 anni, ma comprenderebbe anche la scuola materna, al contrario di quanto avviene oggi – è tra le proposte che più sembrano prioritarie per il Pd in tema di scuola. A confermare le intenzioni dei democratici, che collimano con quelle della ministra dell’Istruzione, è stata la viceministra all’Istruzione, Anna Ascani: “Al tavolo su agenda governo 2020/2023 abbiamo portato le priorità del Pd sulla scuola: estensione obbligo 3-18 anni, gratuità dei libri di testo e tempo pieno. Investiamo sui talenti di ognuno, sul diritto allo studio universale per far crescere il Paese”.

Anief ha da diversi anni presentato formale proposta per l’anticipo dell’obbligo scolastico a 5 anni, introducendo una classe ‘ponte’ che preveda la compresenza dei maestri dell’infanzia con quelli della scuola primaria, all’interno di una rinnovata programmazione e organizzazione degli spazi d’aula. Il sindacato ha ribadito la necessità di procedere all’anticipo dell’età di avvio della scuola anche nell’ultima manovra di bilancio, assieme alla cancellazione degli organici di fatto, in modo da utilizzare il personale su posti effettivi e utili per le operazioni di mobilità e di reclutamento.

In tal modo, si andrà a valorizzare finalmente l’esperienza educativa dei bambini più piccoli, collocandola in continuità con l’apprendimento del percorso di formazione successivo. Il sindacato è infatti convinto che occorra implementare il tempo scuola e gli organici del personale, poiché le attività scolastiche sono l’antidoto principale per combattere la passività giovanile, prologo della dispersione (con il Centro-Sud ancora a pagare il conto più salato) e del fenomeno dei Neet, di cui l’Italia detiene il non invidiabile record europeo, con punte da far paura in diverse aree del Meridione, come pure confermato dal rapporto Svimez 2019 sull’economia e la società del Sud.