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Sono i primi giorni di settembre e già si scatena la bufera sul piano di messa in sicurezza dell’edilizia scolastica.
Accorato l’appello al Governo da parte di Michele Pianetta, vicepresidente di ANCI Piemonte che, all’indomani della tragedia che ha colpito la città di Genova ad agosto, sostiene di dover agire tempestivamente per evitare il peggio.

“Aiutateci a sbloccare le risorse per i cantieri di messa in sicurezza dell’edilizia scolastica – scrive in una nota – Nessuno dimentica ciò che avvenne a Rivoli nel 2008, quando un ragazzo di 17 anni morì schiacciato dal crollo di un tetto. Analoghi episodi, fortunatamente senza vittime, nel 2012 a Rivoli e Cuneo, all’istituto commerciale Grandis. E poi nel 2013 in una scuola materna di Torino e nel 2017 a Nichelino, dove rimase ferita una bambina. Ciò che è avvenuto in Liguria ripropone prepotentemente il tema della sicurezza delle nostre infrastrutture”.

Il bando a maggio

Facendo un passo indietro, a maggio era stato pubblicato il bando regionale per la definizione della programmazione triennale degli interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici piemontesi. L’avviso – rivolto ad amministrazioni provinciali, Città Metropolitana, comuni e loro associazioni – prevedeva lo stanziamento di risorse per un valore massimo di 10 milioni di euro a progetto. Obiettivo finanziare interventi di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento sismico, ed efficientamento energetico degli immobili scolastici di proprietà pubblica.
Dalla metà di giugno, però, è tutto fermo di fronte ad un dato impressionante: solo in Piemonte, le richieste di contributo ammontano a 973 milioni di euro, mentre la programmazione triennale può contare su una dotazione complessiva di circa 250 milioni di euro, finanziata con le risorse nazionali dei cosiddetti Mutui Bei (di cui si attende l’esatto riparto regionale) e di altri fondi statali.

Sono 572 le domande presentate dai Comuni piemontesi per il triennio 2018-2020, nell’ambito del bando interministeriale approvato il 3 gennaio scorso da MEF, MIUR e MIT. Di queste, 446 domande sono state presentate da Comuni, singoli o associati, e 126 dalle amministrazioni provinciali.

In questi giorni ANCI, MIUR, Regione e UPI, l’Unione delle Province Italiane, stanno lavorando alla predisposizione di un accordo da portare in Conferenza Unificata, organo al quale partecipano congiuntamente i rappresentanti di Stato, Regioni ed Enti locali.

“ANCI – spiega Pianetta – ha chiesto ai ministri dell’Istruzione e degli Affari Regionali di sbloccare l’iter procedurale che impedisce l’assegnazione delle risorse. Il tema è delicato ed attuale: dotare il Paese di scuole moderne e sicure vuol dire scommettere sul futuro del Paese. Facciamo appello al governo affinché si prosegua sulla strada intrapresa”.

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