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Aumentare gli stipendi dei docenti italiani: lo dice (di nuovo) Bruxelles

Lavoro, Governo e sindacati

Nel mirino di Bruxelles finiscono anche gli stipendi dei docenti italiani che «rimangono bassi rispetto agli standard internazionali e rispetto ai lavoratori con un titolo di istruzione terziaria. Le retribuzioni crescono più lentamente rispetto a quelle dei colleghi di altri paesi e le prospettive di carriera sono più limitate, basate su un percorso di carriera unico con promozioni esclusivamente in funzione dell’anzianità anziché del merito». Il risultato del particolare contesto italiano è una «scarsissima attrattiva della professione di insegnante per le persone altamente qualificate e in un effetto disincentivante sul personale docente, che a sua volta ha un impatto negativo sui risultati di apprendimento degli studenti.» 

Secondo Il Sole 24 Ore, “è certamente vero che le retribuzioni dei docenti italiani sono basse, e sarebbe quindi giusto innalzarle, ciò è reso difficile da altre “peculiarità” della professione, a cominciare dalla dimensione extra large della platea”. Il quotidiano legato a Confindustria fa anche una “considerazione sul merito. A oggi le busta paga dei prof crescono esclusivamente per anzianità, vale a dire con il mero passare del tempo in cattedra. Tutti i tentativi di introdurre una differenziazione degli stipendi legati al merito e alla valutazione è fallita: da Berlinguer, ai progetti Gelmini, al famoso bonus merito di 200 milioni di euro annui voluto da Matteo Renzi. Ma utilizzato in larga parte per garantire gli aumenti dell’ultimo Ccnl”. 

La posizione di Anief

A renderlo noto tramite comunicato stampa è il giovane sindacato Anief.

Per Anief è “difficile non essere d’accordo sul pasticcio introdotto con la Buona Scuola di Renzi. Però ricordiamo che ci sono anche 3 miliardi di euro che secondo la riforma dell’ultimo Governo Berlusconi si sarebbero dovuti assegnare proprio per premiare i docenti migliori e impegnati attivamente: questa possibilità non ha mai avuto seguito, ma la norma rimane sempre in vigore e quindi un Esecutivo serio e che tiene al bene della Scuola, dei suoi studenti e del personale che vi opera, ha il dovere di applicarla. Anche perché quei soldi sono stati sottratti all’Istruzione pubblica, con l’azione spietata prodotta dall’allora Ministro ‘mani di forbice’ Giulio Tremonti, attraverso la cancellazione di un terzo degli istituti scolastici e di conseguenza dell’organico”. 

Il giovane sindacato si sofferma però soprattutto sull’esiguità degli stipendi assegnati ai docenti italiani, che non trova giustificazione nemmeno nel numero di ore di insegnamento frontale, né nell’espletamento di funzioni correlate obbligatorie, come i collegi dei docenti, i consigli di classe, gli scrutini, i colloqui con i genitori, la preparazione e correzione dei compiti e tanto altro. “Anzi, per dirla tutta, i docenti italiani svolgono più ore a settimana di lezione rispetto alla media europea. Dagli ultimi confronti internazionali risulta che il disavanzo esiste sia nella scuola primaria (22 contro 19,6) che nella secondaria superiore (18 contro 16,3). Solo alle medie il carico di ore è leggermente minore rispetto alla media del vecchio Continente”.