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“La Grande Bellezza”: è napoletano il progetto di innovazione sociale che rappresenta l’Italia in Commissione Europea

Il progetto La Grande Bellezza, dopo aver vinto il Premio Nazionale “Patrimoni Viventi 2019” del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali, è stato presentanto a Bruxelles come best practice nazionale selezionata dal Ministero per l’Istruzione.  

ll progetto, durato 6 mesi, ha coinvolto 600 studenti dell’Istituto Aldo Moro di Casalnuovo, dell’ICS Don Milani Capasso e la Scuola Caporale di Acerra, del Liceo Artistico Majorana di Pozzuoli  ed è stato selezionato dal Ministero per l’Istruzione, perché ha generato un ampio laboratorio di innovazione sociale e culturale, mettendo insieme impresa culturale, scuole, istituzioni e imprese commerciali.   

La Grande Bellezza nasce con l’intento di educare, ovvero nutrire e lasciar emergere il meglio dai giovanissimi cittadini ed ha fornito gli strumenti per la salvaguardia del patrimonio e dei luoghi della cultura.  Officinae Efesti ha avviato un profondo cambiamento nella comunità dei ragazzi, delle famiglie e delle scuole: una trasformazione totale che vede al centro del processo la cultura.  

Officinae Efesti trasforma il concetto di patrimonio culturale, oltrepassando la nozione di bene tangibile, avvalorando le tradizioni e i sentimenti collettivi.  

Il progetto La Grande Bellezza, svincolandosi dalle logiche promozionali e commerciali, assume il carattere etico di un nuovo modo di fare cultura e cittadinanza, elaborando il degrado e rifunzionalizzando il patrimonio, le identità e le singolarità locali che vengono tramutate in esperienze. Questo approccio è in linea con la Conferenza di Faro e l’accezione di eredità culturali in essa contenuta, recentemente ratificata dall’Italia. A Bruxelles saranno mostrati le video interviste di otto ragazzi, in rappresentanza di tutte le Scuole e dei laboratori del progetto, che spiegheranno all’Europa che cos’è per loro la bellezza.  

«La Grande Bellezza nasce con l’intento di trasformare la relazione fra i giovani e il patrimonio culturale, materiale ed immateriale, abbandonato – dice Stefania Piccolo co-fondatrice di Officinae Efesti e direttrice artistica del progetto  –  generando un ponte fra alcuni contesti periferici della provincia di Napoli e Pozzuoli; frutto di un grande lavoro di cooperazione e condivisione di intenti, il progetto è stato costruito in rete da 4 istituti scolastici, un’organizzazione del terzo settore, un’impresa commerciale ed un soggetto istituzionale. Il progetto muove dalla convinzione che l’uso di percorsi di conoscenza inediti, la dimensione esperienziale, la rilettura delle nuove tecnologie,  rivestono un ruolo determinante per condurre i giovani alla consapevolezza che il patrimonio culturale è parte integrante di ogni individuo e al desiderio di tornare in questi luoghi per prendersene cura». 

L’interdisciplinarietà dell’intervento ha messo in connessione l’esplorazione e la mappatura del patrimonio culturale con il digital mapping, la promozione e il marketing del turismo sostenibile, l’indagine sulle ritualità campane, la scoperta della sartoria d’eccellenza, la digitalizzazione degli archivi e l’antropologia teatrale. 

«Siamo onorati di rappresentare l’Italia in Commissione Europea in un momento così complesso e doloroso» conclude Agostino Riitano, co-fondatore di Officinae Efesti e project manager supervisor di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura. «Operiamo da quasi vent’anni, a Napoli e in tutto il territorio nazionale, sperimentando nuovi modelli di produzione culturale per dare risposte concrete e non convenzionali ai bisogni delle comunità con cui lavoriamo. Nell’ultimo decennio il Sud è stato capace di dar vita ad interventi di valorizzazione innovativi e di grande spessore, individuando le potenzialità insite nelle alleanze pubblico-privato, in particolare nelle aree periferiche e fragili dei grandi centri urbani, generando rilevanti impatti mediante una virtuosa gestione degli esigui fondi pubblici». 

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Azzolina, vertice dei Ministri dell’UE sul Coronavirus e la scuola

lucia azzolina

La Ministra Lucia Azzolina ha partecipato nelle scorse ore, in videoconferenza, alla riunione dei Ministri dell’Unione Europea per discutere dell’impatto del Coronavirus nei settori dell’istruzione e della formazione. L’incontro è stato presieduto dalla Ministra della Scienza e dell’Istruzione croata, Blaženka Divjak, e ha visto la partecipazione anche della Commissaria all’Istruzione, Ricerca, Innovazione, Cultura e Gioventù, Marija Gabriel. Per l’Italia è intervenuto anche il Ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi.

​​​​​​​La riunione – spiega il Miur in una nota stampa – è stata la quarta dall’inizio dell’emergenza e l’ultima sotto la presidenza croata. I Ministri si sono confrontati sulla ripresa delle lezioni scolastiche e sull’avvio del nuovo anno accademico. Nel corso della riunione è stata anche fatta una riflessione sull’impatto complessivo delle soluzioni di apprendimento a distanza adottate a seguito dell’emergenza sanitaria.

lucia azzolina
Lucia Azzolina

​​​​​​​“Ringrazio la collega croata per il lavoro svolto in questi mesi – ha detto la Ministra Azzolina -. In questi giorni, in Italia, abbiamo riaperto le scuole per lo svolgimento in presenza degli Esami di Maturità e ci stiamo preparando per il nuovo anno scolastico. Lo stiamo facendo in una situazione di ‘nuova normalità’, nella quale sussistono ancora pericoli per la salute. In Italia – ha aggiunto la Ministra – in questi mesi abbiamo mobilitato risorse finanziarie per rafforzare la formazione dei docenti, rinnovare l’edilizia scolastica, migliorare l’accesso alla connessione degli studenti svantaggiati. Rafforzare la cooperazione europea ci aiuterà a definire degli orientamenti comuni per assicurare il diritto all’istruzione in momenti di crisi e le pari opportunità di accesso ad ulteriori percorsi di istruzione e alla mobilità tra i Paesi UE. La strategia del Green Deal europeo e la proposta del Recovery Plan – ha concluso – prestano grande attenzione all’istruzione e alla formazione come fattori che sostengono la ripresa dei sistemi economici e sociali, facilitando la transizione verde e digitale per uscire dalla crisi attuale”.

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Incontro dei Ministri dell’Istruzione europei, Azzolina: “Grande reazione della comunità scolastica italiana”

lucia azzolina foto facebook

La Ministra Lucia Azzolina ha partecipato il 14 aprile alla riunione dei Ministri dell’Istruzione Ue sull’emergenza Covid-19 ricordando, nel suo intervento, la capacità di reazione della comunità scolastica italiana e ha fatto il punto sulle azioni attuate.

La Ministra ha sottolineato che il Governo continua a lavorare per garantire il diritto all’istruzione di tutti gli studenti, ponendo particolare attenzione a quelli che hanno maggiore difficoltà di accesso alla didattica a distanza, linea politica adottata anche dagli altri Paesi europei dopo la chiusura delle scuole. Su questo fronte, secondo quanto emerso dalla riunione, la Commissione Europea ha anticipato la messa a disposizione di risorse a sostegno dei Paesi membri. È importante, ha spiegato Azzolina, “mobilitare fondi per la digitalizzazione del sistema di istruzione, la formazione dei docenti, il sostegno alle famiglie, affinché nessuno venga lasciato indietro”.

I Ministri Ue si sono confrontati anche sulla chiusura dell’anno scolastico in corso. Dai dati presentati è emerso che, ad oggi, 14 Paesi non hanno ancora preso decisioni in merito agli Esami finali, 4 li hanno cancellati del tutto o parzialmente, mentre l’Italia figura fra quelli, 9 in tutto, che hanno prospettato uno scenario definito per le prove di fine anno. 

lucia azzolina foto facebook
foto d’archivo del ministro Azzolina

Sempre nella giornata del 14 aprile, la Ministra ha partecipato all’incontro del gruppo ministeriale ad hoc dell’Unesco per fronteggiare l’emergenza coronavirus e dare una risposa al miliardo e mezzo di ragazzi che, in tutto il mondo, in questo momento, non possono frequentare lezioni in presenza. La Ministra ha ricordato, a questo proposito, lo stanziamento di 85 milioni di euro da parte del governo italiano per sostenere la didattica a distanza e dare una risposta agli oltre 8 milioni di studenti che nel nostro Paese non possono seguire lezioni in presenza a causa dell’emergenza sanitaria in corso.

Lo rende noto il Miur in una nota stampa.

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Azzolina apre la videoconferenza dei Ministri dell’Istruzione dell’Unione Europea sul Coronavirus

lucia azzolina foto facebook

“Il Ministero dell’Istruzione si sta adoperando per garantire il funzionamento del sistema educativo” anche “con modalità alternative”. Lo ha detto la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina aprendo stamattina, dopo l’intervento introduttivo della Croazia, che detiene la Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea, la videoconferenza dei Ministri dell’Istruzione dell’Unione Europea sulle implicazioni dell’emergenza Coronavirus nel settore dell’istruzione e della formazione.

I Ministri si sono confrontati sulle rispettive risposte nazionali messe in campo per garantire la salute delle studentesse e degli studenti ed evitare interruzioni dei processi di formazione scolastica e professionale.

La Ministra Azzolina ha evidenziato l’impegno del Governo e della scuola italiana per tutelare il diritto allo studio dei ragazzi anche in questa emergenza. Ha illustrato le misure progressive che sono state adottate in queste settimane e sottolineato la straordinaria risposta della scuola anche attraverso il ricorso alla didattica online e alle nuove tecnologie. “Il ruolo del Ministero dell’Istruzione – ha aggiunto – è quello di rendere disponibili una serie di strumenti che le scuole possono scegliere quali piattaforme per l’insegnamento a distanza, webinar di formazione e contenuti digitali. La posta in gioco nelle prossime settimane – ha concluso – non è solo la continuità dell’attività didattica, ma la preservazione delle relazioni umane, anche a distanza”.

La Presidenza croata ha proposto di portare avanti il coordinamento fra Paesi anche sul tema dell’istruzione. L’UE è pronta a sostenere i Paesi membri nelle loro necessità.

(fonte: Miur)

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Come partecipare al concorso “Comunica l’Europa che vorresti”

Bandiera dell'Unione Europea Europa Unita

Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e il Dipartimento per le Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri lanciano il concorso nazionale “Comunica l’Europa che vorresti”, rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado.

L’iniziativa intende stimolare un approfondimento e la condivisione dell’idea di Unione Europea, per analizzare in maniera propositiva il suo presente e il suo futuro, nonché individuare una modalità efficace di comunicare tali riflessioni.

Gli studenti sono chiamati a elaborare un video della durata massima di 3 minuti, da realizzare con smartphone, videocamera o con il software di video editing ritenuto più appropriato, che comunichi in modo emozionale, creativo e coinvolgente una visione dell’UE di chi è “nato europeo” e desidera illustrare ai suoi coetanei la propria idea di Europa.

Il video dovrà essere inviato entro il 30 marzo 2020 secondo le modalità indicate nel bando del concorso, dove sono anche segnalati i materiali di approfondimento da consultare.

I lavori presentati saranno valutati da una Commissione esaminatrice che selezionerà i migliori tre video prodotti. Le classi vincitrici saranno premiate con una visita alle istituzioni europee a Bruxelles, organizzata dal Dipartimento per le Politiche Europee e dal MIUR, in collaborazione con gli Uffici del Parlamento europeo e della Commissione europea.

Qui la scheda tecnica di partecipazione.

(fonte: Miur)

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Italia, corpo insegnanti sempre più “vecchio”: in media ha più di 51 anni

insegnanti docenti immissione in graduatoria

La categoria degli insegnanti continua ad invecchiare: in media hanno 51 anni e due mesi. Dopo il computo della Ragioneria dello Stato, che attraverso il Conto annuale ha confermato come gli insegnanti italiani siano quelli con l’età più avanzata in Europa, la stima stavolta è stata realizzata da Tuttoscuola, su dati ufficiali Miur, che è andata a mettere a confronto la situazione anagrafica dell’anno scolastico 2015-16 con quella di due anni dopo, il 2017-18: la rivista ha scoperto chel’età media dei docenti di ruolo di tutti gli ordini di scuola, compresi gli insegnanti di sostegno, (complessivamente erano 733.654 docenti nel 2015-16) era allora di 50 anni e 8 mesi. Due anni dopo, quando il numero di docenti di ruolo era salito a 737.243 unità, sebbene nel frattempo fosse stato realizzato il piano straordinario della Buona Scuola, l’età media degli insegnanti si è attestata a 51 anni e 2 mesi, compresi i docenti di sostegno. 

Questo significa che “gliinsegnanti di scuola primaria restano mediamente i più giovani, anche se poi anche loro hanno registrato un aumento dell’età media di circa 7 mesi, passando dai 49 anni e 6 mesi del 2015-16 a 50 anni e un mese di due anni dopo. Forse il turn over di quest’anno, arricchito dalle uscite di quota 100, potrebbe favorire una inversione di tendenza, ma indubbiamente ci vorranno molti anni per abbassare l’età media dei nostri insegnanti di ruolo avvicinandola a quella della maggior parte dei Paesi europei”. 

Il dubbio, tuttavia rimane, perché ammesso che si riesca a realizzare il turnover anche su quota 100, poiché i controlli dell’Inps sulle domande dei circa 14 mila docenti potrebbero essere svolti in tempi successivi alla formazione degli organici del personale scolastico, la maggior parte dei nuovi che subentreranno avranno una media anagrafica tutt’altro che bassa. Sempre Tuttoscuola ha fatto emergere che “per i supplenti che nel 2015-16 erano poco più di 100 mila e due anni dopo superavano le 135 mila unità, nell’arco di un biennio la loro età media complessiva si è innalzata di oltre un anno, passando da 39 anni e 3 mesi del 2015-16 a 40 anni e 4 mesi nel 2017-18”. 

Tra i diversi ordini di scuola la graduatoria dei più anziani vede in testa i supplenti della scuola dell’infanzia seguiti da quelli della primaria. Nell’uno e nell’altro caso si registra anche il più consistente aumento dell’età media nell’arco del biennio considerato: 43 anni e 7 mesi (era di 41 anni e 1 mese) per i docenti dell’infanzia, 41 anni e 2 mesi (era di 38 anni e 8 mesi) per quelli della primaria. 

Secondo Anief non è un caso se i docenti precari del primo ciclo scolastico sono quelli più avanti negli anni: stanno invecchiando da supplenti, in attesa che la giustizia si esprima sulle loro ragioni. E anche se queste sono da vendere, nell’ultimo periodo abbiamo assistito anche ad autorevoli pareri dei giudici negativi, come quelli del Consiglio di Stato su maestri con diploma magistrale. I quali ora sperano vivamente nei  pareri, sull’abuso delle supplenze anche in presenza di posti liberi, da parte della Corte di Cassazione, già riunita il 12 marzo scorso, della Corte Costituzionale, sulla legittimità del concorso straordinario della scuola secondaria, che avrà inevitabili ripercussioni sul primo ciclo e anche del Consiglio d’Europa

“La presenza in Italia di un corpo docente anziano – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è risaputa. Non si comprende, se non per meri motivi di finanza pubblica, il motivo per cui il Governo precedente e anche l’attuale non abbiano compreso i dipendenti scolastici tra le categorie professionali ad alto pericolo di salute, per via dello stress derivante dalla presenza di tanti alunni in contemporanea, e quindi da includere nell’Ape social. Anche l’accesso a quota 100 sarebbe stata utile per ringiovanire la categoria, ma senza prevedere decurtazioni dell’assegno di quiescenza e anticipando ulteriormente gli anni utili per lasciare e il numero di contributi da accumulare”. 

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Questa è la settimana europea del Coding. Ma in Italia l’informatica è ancora poca cosa

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Parte ‘Eu Code Week’, festival della programmazione informatica per promuovere le competenze digitali. Coinvolti più di 70 Paesi tra cui Turchia, Stati Uniti e India. L’evento, promosso dalla Commissione UE, è incentrato sull’importanza di giochi informatici ed esercizi interattivi nell’Istruzione moderna, quali metodologia didattica: partecipano attivamente scuole e insegnanti. Anief chiede di introdurre il coding a scuola, all’interno dei programmi.

In Italia è un gran parlare di informatica, di linguaggio digitale e di nuove tecnologie applicate alla didattica. Sul piano pratico, però, si fa poco. I numeri lo confermano. Quella che si apre oggi sarà infatti la settimana del coding, con oltre tremila attività organizzate solo in Italia e 25 mila complessive: proclamata dell’Unione europea, l’iniziativa prevede oltre 3 mila eventi per l’alfabetizzazione digitale, di cui circa l’80% coinvolgendo scuole di ogni ordine e grado. Tuttavia, il grado di informatizzazione dei nostri istituti scolastici rimane decisamente basso.

Le attività programmate in questa settimana, scrive Orizzonte Scuola, vogliono certamente rappresentare “anche una risposta alle statistiche Ue che inseriscono il nostro Paese in fondo alle classifiche sull’innovazione digitale. Secondo il Digital Economy and Society Index (Desi) 2018 di Eurostat, che rileva i progressi compiuti dagli Stati membri in termini di digitalizzazione”, rimane il fatto che “l’Italia è solo venticinquesima in Ue” su questo fronte. Questa posizione non ci fa onore: significa che siamo tra i peggiori ad investire nel pensiero computazionale, che è la capacità di risolvere problemi, anche di una certa complessità, adottando la logica, contestualizzando ogni volta la strategia migliore per risolvere un problema.”

LA SCUOLA DIGITALE ITALIANA PER L’AGCOM

Per comprendere i motivi del ritardo del nostro Paese, basta andare a leggere il rapporto realizzato quest’anno dall’Agcom sullo “stato di sviluppo della scuola digitale”: l’agenzia nazionale premette che la digitalizzazione del sistema scolastico “si presenta come un processo estremamente complesso che, oltre a richiedere un’attenta pianificazione, si basa in primis sulla realizzazione delle infrastrutture; la dotazione di strumenti tecnologici più avanzati per la didattica (device innovativi come tablet, lavagne luminose, connessioni wi-fi), rappresenta quella condizione minima necessaria alla quale affiancare le adeguate competenze di un corpo docente che voglia garantire sia la gestione digitale della conoscenza, sia l’implementazione degli elementi di innovazione all’interno di un curricolo verticale”. L’obiettivo, però, in Italia è lontano dal compiersi: “un dato significativo è rappresentato dalla percentuale italiana di alunni, più alta rispetto alla media, che non dispongono di una connessione a banda larga e, contemporaneamente, dalle percentuali più basse di connessioni ad alte velocità”.

L’Agcom ha calcolato che solo il 47% dei docenti delle scuole italiane utilizza con frequenza quotidiana strumenti digitali nello svolgimento delle proprie attività didattiche. Inoltre, rimane alta la percentuale di scuole che possono contare su una connessione medio-bassa, peraltro condivisa molto spesso tra più postazioni contemporaneamente. Come se non bastasse, il grado di obsolescenza dei computer presenti nelle scuole risulta elevato e in alta percentuale un pc è utilizzato da più di un alunno nello stesso momento. Certamente ci sono regioni – come l’Emilia Romagna, la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia – dove il grado di incidenza informatica e delle performance che ne derivano sono nettamente superiori alla media nazionale. Ma nel complesso, il ritardo rimane grave. Ed il rammarico è alto, perché, ricorda ancora Agcom, “è solo attraverso lo sviluppo di competenze digitali del corpo docente e l’adozione di strategie digitali volte ad un approccio consapevole che si possono minimizzare i rischi sociali”.

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE ANIEF

Sul fronte della tecnologia digitale e dell’insegnamento del pensiero computazionale non bastano più le buone intenzioni. Se su giochi informatici ed esercizi interattivi, vogliamo allinearci agli altri Paesi avanzati – dice Marcello Pacifico, leader del sindacato autonomo Anief – e non c’è più tempo da perdere. Bisogna stabilire un programma ben preciso e dotarci nella prossima legge di Bilancio di finanziamenti adeguati, altrimenti, continueremo a ricordarci del coding e dell’informatica da potenziare solo in queste occasioni, nelle ricorrenze, rammaricandoci per la nostra proverbiale lentezza nell’evolvere a livello tecnologico e didattico, e rimpiangendo i progressi conseguiti oltre confine”.

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Procedere d’infrazione UE contro l’Italia in forte aumento: 300 milioni di multe

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Mentre l’Italia si appresta a rispondere alla lettera di costituzione di messa in mora prodotta in piena estate dalla Commissione Ue per abuso di precariato scolastico, giunge notizia dell’aumento esponenziale, registrato nel 2019, pari al 40% in più in un solo anno, delle procedure avviate dall’Unione europea nei confronti del nostro Paese per colpa dei Governi che non applicano leggi e direttive europee: hanno raggiunto quota 79, di cui 71 per violazione del diritto Ue, 8 per mancato recepimento delle direttive. Il dato in sensibile crescita giunge dopo una riduzione del 50%, tra il 2017 e il 2018 (da 119 a 57), del numero di procedure di infrazione. Le “osservazioni” della Commissione cominciano a pesare sulle casse dello stato italiano, costretto fino ad oggi ad un esborso complessivo di 301 milioni di euro. I dati sono stati presentati dal professore universitario Daniela Corona, docente di Diritto dell’UE alla Luiss di Roma: “Sono tutti soldi buttati, nel nostro Paese c’è una situazione incancrenita. Il messaggio per l’attuale governo è che bisogna studiare e fare i compiti”, ha detto l’accademico. 

Sono numeri importanti quelli presentati poche ore fa da Daniela Corona, docente di Diritto dell’Unione Europea all’Università Luiss Guido Carli, contenuti in uno studio transnazionale realizzato dalla Luiss, in collaborazione con la testata giornalistica Sanità Informazione. 

I DATI RESI PUBBLICI

I dati numerici, presentati nel corso del II Convegno Nazionale sull’inadempimento di direttive comunitarie e obblighi risarcitori dello Stato nell’ambito sanitario, dicono che dal 2012 ad oggi l’Italia ha pagato 76 milioni per i contributi a favore delle imprese per l’assunzione di disoccupati con contratto formazione da convertire poi in contratti a tempo indeterminato contrari alle norme Ue. Sono invece 200 i milioni pagati in 4 anni a causa delle discariche abusive (attualmente sono 55 quelle da regolarizzare) e 25 nel solo 2019 per il trattamento delle acque reflue (procedura iniziata addirittura 15 anni fa). 

LA POSIZIONE DEL SINDACATO

L’Anief ricorda che il numero di procedure d’infrazione è molto probabilmente destinato a crescere: lo scorso mese di luglio, infatti, proprio da Bruxelles è stata inviata una lettera all’Italia, nella quale si scriveva che è un “Paese in cui i lavoratori del settore pubblico non sono tutelati contro l’utilizzo abusivo della successione di contratti a tempo determinato e la discriminazione come previsto dalle norme dell’UE (direttiva 1999/70/CE del Consiglio)”. Attualmente la legislazione italiana, infatti, scrivono da Bruxelles, “esclude da questa protezione diverse categorie di lavoratori del settore pubblico”, tra cui gli insegnanti e il personale Ata. 

IL PARERE DEL PRESIDENTE ANIEF

“La mancanza di garanzie sufficienti per impedire le discriminazioni in relazione all’anzianità di servizio maturata durante il periodo di precariato o in costanza di contratti a termine – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief – ha convinto la Commissione europea ad intervenire, rispondendo in questo modo positivamente alle stimolazioni di chi, come il nostro sindacato, ha bussato ai palazzi dell’Unione europea per evidenziare questa incongruenza, che confligge con la direttiva UE 70 datata 1999, quindi ben 20 anni fa. Nelle sollecitazioni formulate a Bruxelles, l’Anief ha evidenziato anche che i precari non hanno le progressioni di carriera”. 

“Preso atto della situazione – continua Pacifico – la Commissione qualche settimana fa ha invitato le autorità italiane a conformarsi pienamente alle pertinenti norme dell’UE. Spetta ora all’Italia replicare alle argomentazioni formulate dalla Commissione: subito dopo, forse già entro il 2019, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato. E se, come sembra molto probabile, si tratterà di una condanna, a quel punto i nostri governanti avranno raggiunto un piccolo record: quello di dovere pagare all’Unione europea una multa di diversi milioni di euro, sicuramente superiore alle quote che si sarebbero spese se solo si fossero immessi in ruolo, visto anche che i posti per accoglierli ci sono ampiamente, i tanti precari, docenti e Ata, che ancora ad oggi risultano precari ed in molti casi addirittura disoccupati o costretti ad accettare supplenze brevi, anche di un solo giorno”, conclude il sindacalista autonomo.

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Abbandono scolastico, i fondi europei sono spesi male: lo dice la Corte dei Conti

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Utilizzare la mole non indifferente di fondi comunitari, i cosiddetti PON, per creare un programma di contrasto reale alla dispersione scolastica, ferma al 14,5% mentre la stessa UE ci chiede di portarla al 10% entro il prossimo anno: la richiesta è giunta in questi giorni dalla Corte dei Conti, attraverso la relazione su “La lotta alla dispersione scolastica: risorse e azioni intraprese per contrastare il fenomeno”. E la sottolineatura non è sfuggita alla rivista specializzata Orizzonte Scuola, che parla di invito, da parte della Corte, ad utilizzare al meglio i fondi UE. 

Contro la dispersione scolastica un “rilevante ausilio è giunto dai fondi comunitari”. Eppure i risultati non si vedono. “Nel periodo di programmazione PON 2007-2013 – scrive la Corte dei Conti – il totale complessivo delle risorse finanziarie utilizzate per la lotta alla dispersione è stato pari a 309.690.333,10 euro. L’importo programmato per il periodo 2014/2020 è di euro 345.945.951,00”. La Corte prospetta, quindi, l’utilità di un piano nazionale programmatico e di un monitoraggio legato a un costante aggiornamento dell’anagrafe degli studenti insieme a una funzionante “rete” tra tutte le istituzioni pubbliche (in particolare quelle delle scuole) con la possibile costituzione di un comitato di esperti con competenze elevate nelle politiche e nei dispositivi di contrasto alla dispersione. 

I NUMERI PARLANO CHIARO

In conclusione, secondo l’organo di rilievo costituzionale, le ingenti somme che provengono dall’Unione Europea devono servire per combattere con maggiore efficacia la dispersione scolastica: un fenomeno che in alcune province dell’Italia del Sud, come confermano pure i più recenti risultati Invalsi sulle competenze acquisite, continua a mantenere livelli preoccupanti, addirittura superiori al 40%. Basta ricordare che la Sicilia fa registrare il record di oltre il 35% dei giovani che non arriveranno a conseguire la maturità. Pertanto, “vanno utilizzati meglio i fondi Ue”, sintetizza il Sole 24 Ore

IL PARERE DEL PRESIDENTE ANIEF

“Se si vuole davvero attuare un cambio di passo – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – occorre il supporto anche di esperti esterni, di psicologi, di assistenti sociali, di una rete territoriale pronta a subentrare nei momenti più difficili. Altro che regionalizzazione. Inoltre, al livello generale, quello che potrebbe incidere sicuramente in modo positivo per ridurre la dispersione scolastica è anche la revisione dei percorsi formativi, con l’anticipo almeno a 5 anni e l’obbligo portato dagli attuali 16 anni fino alla maggiore età. Finché tutto questo non si farà – conclude Pacifico – difficilmente il numero di alunni che lasciano la scuola prima del tempo potrà ridursi in modo sensibile”.

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Carta Del Docente, il taglio da 8 milioni di euro? Per le richieste dell’Europa

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Da qualche ora è trapelato un taglio in Bilancio dei fondi destinati a finanziare la Carta Del Docente. Emergono ora ulteriori dettagli sul taglio, stimato in 8 milioni di euro, del bonus Cultura previsto dalla Buona Scuola di renziana memoria e a cui hanno diritto i docenti con posto fisso.

Evitare la procedura d’infrazione UE

Come ben riportato da La Tecnica Della Scuola:

I tagli – sino ad oggi negati dalla maggioranza di Governo – rientrerebbero nel complesso negoziato che si è svolto nelle scorse settimane tra il governo italiano e la Commissione Europea sul rispetto della regola deldebito pubblico del Patto di stabilità e crescita: si tratterebbe, in particolare, di una risposta complessiva, che riguarda anche altri comparti pubblici, tesa a non attivare la procedura di infrazione per mancata osservanza della regola del debito pubblico del 2018.

dal sito web Tecnica Della Scuola

La Carta Del Docente sparirà?

Detto che il provvedimento deve ancora passare per l’approvazione della Camera, il rischio che la Carta Del Docente venga rimossa è lontano dall’essere preso in considerazione.

Il Miur dovrà mettersi a fare i conti: carta e penna (e calcolatrice) alla mano, tra prepensionamenti e altro, il bonus potrebbe restare inalterato. Nella peggiore delle ipotesi resta stabile una proposta di cui si è parlato già un po’ di tempo fa: parliamo della riduzione del bonus Cultura Carta del Docente a 400 euro, così come si vociferava lo scorso ottobre.

Ma gli insegnanti possono stare relativamente tranquilli: anche l’anno prossimo potranno spendere sulla nostra piattaforma la Carta Del Docente 2019!