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La FLC CGIL: “Apprezziamo la scelta di un ritorno a scuola in sicurezza”

Francesco Sinopoli foto flc cgil

“A margine dell’incontro al Ministero dell’Istruzione del 19 aprile scorso, avevamo rappresentato all’amministrazione tutte le concrete difficoltà di un rientro al 100%”. Lo afferma in una nota la FLC CGIL che aggiunge che Francesco Sinopoli, segretario generale, aveva definito la scelta come un atto di volontà politica non supportato da condizioni reali e ribadisce ancora una volta: “Per tornare totalmente in presenza bisogna riprendere subito la campagna di vaccinazione oggi ferma al 2% per quanto riguarda le seconde dosi, anche se il 76,8% del personale della scuola si è già sottoposto alla prima. Bisogna poi rinnovare i protocolli di sicurezza, effettuare tracciamenti per gli studenti del secondo grado più esposti ai contagi nel sistema di trasporto e nella socialità esterna alla scuola, soprattutto ora che si riaprono le attività di ristorazione. In caso contrario non c’è alcuna garanzia per la sicurezza di studenti e personale scolastico”.

La FLC CGIL ritiene essenziale consentire che, dentro un quadro di regole fissato a livello nazionale, le scuole possano auto organizzarsi circa le presenze di alunni a scuola, gli orari di ingresso e d’uscita, la durata delle lezioni e quant’altro occorra per garantire il lavoro e le lezioni in sicurezza.

La FLC CGIL ritiene opportuna questa decisione del Governo di rivalutare la scelta per la ripresa graduale delle attività scolastiche in presenza, ma auspica che si lavori concretamente per raggiungere l’obiettivo di tornare tutti a scuola in sicurezza con ulteriori scelte concrete e coraggiose nei confronti di una delle principali infrastrutture del Paese.

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Protocolli Covid, la delusione della Gilda dopo l’incontro Ministero – Sindacati

aula scuola generica

Incontro deludente. Così la Gilda definisce l’incontro tra le organizzazioni sindacali e i vertici del Ministero dell’Istruzione (capo di gabinetto Fiorentino, Versari, Greco, Miozzo) del 19 aprile con tema il Protocollo di sicurezza per la ripresa delle attività scolastiche e per lo svolgimento degli esami di Stato 2020/21.

Tutte le organizzazioni sindacali hanno espresso all’Amministrazione il grave disagio del mondo della scuola derivato dalla decisione di riapertura al 100% delle attività didattiche in presenza senza che vi siano stati provvedimenti specifici in grado di agevolarne la fattibilità.

La delegazione della Gilda degli Insegnanti-FGU ha espresso le seguenti osservazioni e critiche:

  • Risulta inaccettabile la decisione del governo di interrompere il piano di vaccinazione per i docenti quando contestualmente decide la didattica totale in presenza. I dati comunicati dal Ministero e dal Governo risultano poco chiari e confusi. In alcuni documenti si fa riferimento al 75% di vaccinati senza definire la composizione territoriale e per grado di scuola. In altri si parla addirittura di 1milione e 400 mila vaccinati, numero ben più elevato del personale complessivo della scuola statale.
  • È preoccupante che si assista alla continua disomogeneità dei provvedimenti regionali che sembrano contrapporsi ad una idea costituzionale dell’Istruzione statale in quanto Istituzione della Repubblica. In questo senso sono inaccettabili i provvedimenti presi da alcuni “governatori” che affiderebbero alle famiglie la scelta in merito alla frequenza dei figli in didattica in presenza o in Didattica a Distanza. Bisogna evidentemente ripensare agli effetti non positivi derivati dalla riforma del Titolo V della Costituzione che hanno indebolito il ruolo dello Stato e del Ministero dell’Istruzione.
  • Il protocollo sulla sicurezza vigente non è stato sottoscritto giustamente dalla Gilda- FGU perché già nel 2020 ritenuto carente e insufficiente. Di fronte al protrarsi della pandemia e delle sue varianti, è necessario riformulare un nuovo protocollo che abbia effetti per il medio periodo e non solo sull’emergenza di pochi mesi. In questo senso è impensabile prendere in considerazione protocolli che non prevedano a monte la radicale riduzione del numero massimo di allievi per classe. Questa è precondizione essenziale per qualsiasi discorso sulla sicurezza nelle scuole, discorso da cui deriva una profonda e strutturale revisione dell’organico. Nel vigente protocollo di sicurezza non sono previste modalità innovative rispetto all’uso delle mascherine (la Gilda aveva da tempo chiesto che l’Amministrazione dotasse di FPP2 tutti i lavoratori della scuola) e a interventi su sanificazione, purificazione dell’aria, tracciamento mediante tamponi per allievi e personale.
  • Risulta ancora confuso il ruolo delle prefetture nel campo degli interventi di prevenzione sanitaria scolastica. La competenza dei Prefetti sulla questione trasporti non ha portato ad alcun miglioramento significativo del servizio pubblico urbano. Manca nei tavoli prefettizi un ruolo incisivo del sindacato della scuola.
  • La decisione di riapertura delle attività in presenza al 100% di tutte le scuole dal 26 aprile, a poco più di un mese dalla fine dell’anno scolastico, sembra a questo punto una scelta politica strumentale e determinata da altri fattori legati alla riapertura di alcuni settori produttivi in difficoltà (in particolare bar, ristoranti ed alcuni segmenti del settore turistico).
  • Sugli esami di Stato la Gilda propone di rivedere parzialmente il precedente protocollo garantendo ai commissari le necessarie vaccinazioni e i richiami delle vaccinazioni già effettuate in periodi precedenti all’inizio delle attività d’esame.

Le repliche

L’Amministrazione ha ribadito che il Ministero deve solo prendere atto delle decisioni del Parlamento e del Governo nonché del CTS e che troppi discorsi macro politici non sono di sua competenza. Sarà ancora attuato, se il CTS non stabilisce nuove regole, il vigente protocollo di sicurezza che sembrerebbe ancora valido e operativo. Sarà potenziato il ruolo degli Uffici Scolastici Regionali per essere più attenti alle esigenze delle scuole del territorio con la partecipazione delle OO.SS. In merito all’eventuale potenziamento dell’organico il Dott. Versari ha fatto riferimento ai finanziamenti già posti in essere (1 miliardo e 700 milioni) per l’assunzione temporanea di organico Covid.
Il Dott. Greco ha relazionato su come sono stati spesi i finanziamenti destinati alle scuole per la pandemia (330 milioni). 128 milioni sono stati spesi per DPI e materiali per affrontare l’emergenza, 81 milioni per il potenziamento degli interventi della DAD e DDI, 54 milioni per il miglioramento e ristrutturazione leggera degli spazi interni (palestre, laboratori, infrastrutture informatiche, ecc.), 21 milioni per la formazione e per il sostegno psicologico degli allievi e del personale. Ulteriori 140 milioni previsti dal decreto 41/2021 sono stati utilizzati per implementare gli interventi per acquisto dei materiali e riorganizzazione degli spazi. Il Capo Dipartimento Dott. Fiorentino ha concluso promettendo che si farà carico presso il Ministro nel portare le preoccupazioni delle OO.SS. in merito al piano vaccinale e soprattutto in vista dell’esame di Stato. Per il resto ha sostenuto le tesi del Dott. Versari. La delegazione della Gilda degli Insegnanti prende atto con sconcerto che quasi tutte le osservazioni sollevate non sono state prese in considerazione dall’Amministrazione che si è limitata a spostare la responsabilità di qualsiasi scelta su Parlamento, Governo, CTS e Ministero della Salute.

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Palmieri (ass. Istruzione Comune di Napoli): “Nessuno poteva pensare di lasciare le scuole chiuse fino a fine anno”

“Il clima tra gli studenti è positivo e nessuno poteva pensare di lasciare chiuse le scuole fino a fine anno”. Lo ha detto l’assessora alla Scuola del Comune di Napoli Annamaria Palmieri nella trasmissione Barba&Capelli condotta da Corrado Gabriele su Radio Crc Targato Italia e in onda dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 9.

E ha aggiunto: “La relazione tra medicina di base, Asl e scuole è complessa. Per i trasporti abbiamo creato bus aggiuntivi sulle linee. Nella prima riapertura i bus turistici furono sottoutilizzati, per gli assembramenti fuori le scuole sono stati allertati vigili urbani e protezione civile. Le scuole hanno fatto di tutto con termoscanner, sanificazioni e pulizie”. Sul caso della settima Municipalità dove il presidente Moschetti ha chiesto la chiusura per troppi casi di contagio, Palmieri ha sottolineato: “Abbiamo chiesto i dati al dettaglio, quartiere per quartiere perché riconoscere i singoli focolai scolastici serve a prevenire. Non abbiamo mai avuto i dati per territorio. Quello che dice lui riguarda gli assembramenti che sono incontrollati ed è un’ipocrisia che debbano pensarci le scuole. La mancanza della mascherina sta nella responsabilità individuale così come il distanziamento. Ho preparato una nota per la settima Municipalità, se capita il contagio all’interno degli istituti, il protocollo rigidissimo dell’Asl tiene tutti a casa, compresi i docenti”. 

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“Ritorno delle superiori in presenza entro fine anno? Valutiamo”

“Sono valutazioni che dobbiamo fare. Questo è un tema che il Governo si sta ponendo. Come sempre decideranno i dati e il quadro epidemiologico”. Roberto Speranza, Ministro della Salute, afferma che il Governo stia valutando la possibilità per i ragazzi delle scuole superiori e licei di tornare in presenza entro fine anno, almeno concluderlo così.

Ospite di ‘Porta a Porta’, in onda ieri sera su Raiuno, Speranza ha inoltre sostenuto l’importanza – e l’auspicio- di investire di più proprio sulla scuola.

Le affermazioni sulla scuola rientrano in un più ampio intervento di Speranza sull’attuale situazione italiana. Il Ministro ha ribadito la necessità di una campagna vaccinale unitaria nazionale che tenga conto prima di anziani e fasce fragili: “Le Regioni devono stare a questa impostazione perché chi è più anziano rischia di perdere la vita”. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è al “dissidente” governatore campano Vincenzo De Luca che ha contraddetto il Governo centrale proprio sulla campagna vaccinale e sulle recenti decisioni di centralizzazione della stessa.

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Il Ministero conferma: oltre il 72 percento del personale scolastico ha ricevuto la prima dose di vaccino

Ieri mattina i vertici del Ministero dell’Istruzione hanno incontrato, in videoconferenza, insieme a un rappresentante della Struttura commissariale per l’emergenza, le Organizzazioni Sindacali della scuola. Al centro del confronto, il punto sulle vaccinazioni e sui Protocolli di sicurezza in vista degli Esami di Stato di giugno.

Con riferimento al tema vaccinazioni, è stato chiarito che oltre il 72% del personale scolastico ha ricevuto la prima dose: in tutti questi casi si procederà con la seconda somministrazione. Sulla prosecuzione del piano vaccinale e sui suoi numeri, con riferimento alla scuola, il confronto fra Ministero, Struttura commissariale e Sindacati sarà permanente, in modo da accompagnare la comunità scolastica in questa particolare fase della pandemia garantendo la massima chiarezza comunicativa.  

Quanto ai Protocolli di sicurezza per i prossimi Esami di Stato, il Ministero incontrerà i Sindacati già questo venerdì.

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Vaccini e situazione sanitaria, incontro Ministero – sindacati scuola

sigle sindacali scuola

Seguire con la massima puntualità l’andamento del piano vaccinale – fornendo anzitutto il dato aggiornato del personale già sottoposto a vaccinazione – e più in generale l’evoluzione del quadro sanitario in ambito scolastico: questa l’esigenza posta con forza questa mattina dai sindacati con il Capo di Gabinetto del Ministro dell’Istruzione, Luigi Fiorentino, affiancato dal Capo Dipartimento Istruzione, Stefano Versari, e dal colonnello medico Maurizio Elisio in rappresentanza della struttura commissariale per l’emergenza Covid.

Da parte dei sindacati sono state ribadite le richieste di potenziare, da subito, le attività di tracciamento, con attenzione prioritaria alla scuola attraverso test periodici per tutta la popolazione scolastica, di emanare linee guida che assicurino omogeneità da parte delle ASL nell’adottare le necessarie misure di profilassi, di aggiornare il protocollo per le attività scolastiche in sicurezza ridefinendone criteri e misure alla luce delle esigenze poste dalla diffusione delle nuove varianti.

Si tratta di questioni su cui più volte le organizzazioni sindacali hanno sollecitato attenzione e interventi, ma sulle quali finora non vi sono state concrete risposte, mettendo a serio rischio l’obiettivo di un ritorno in sicurezza alle attività scolastiche in presenza. È perciò indispensabile un immediato cambio di passo, anche in vista del nuovo anno scolastico al cui regolare avvio occorre già oggi lavorare.

“L’incontro – spiegano i rappresentanti sindacali in una nota – è servito soprattutto ad approfondire le ragioni che hanno indotto il Governo a rivedere le priorità nella programmazione della campagna vaccinale, con le conseguenti ricadute sui modi e i tempi di somministrazione del vaccino al personale scolastico”.

“È stato il colonnello Elisio, con una lunga e dettagliata esposizione, a chiarire come vi sia l’assoluta necessità di completare con la massima urgenza gli interventi vaccinali sulle fasce di età più alte, maggiormente esposte a esiti letali e per le quali si pone più frequentemente l’esigenza di ricovero nelle strutture ospedaliere. Da qui l’esigenza di riordinare la sequenza degli interventi, assegnando priorità alla vaccinazione degli anziani e dei soggetti più fragili, come disposto con l’ordinanza n. 6 del Commissario Straordinario. Sulle modalità con cui gestire i nuovi criteri stabiliti a livello centrale, tenendo conto di tutte le variabili da considerare, saranno necessariamente le autorità sanitarie territoriali ad assumere le decisioni necessarie, vista la situazione estremamente diversificata che sta ad oggi connotando l’andamento delle vaccinazioni nelle diverse realtà. Pertanto, fino a quando non sarà terminata la vaccinazione di tutta la popolazione della fascia 60-69 anni, delle persone fragili e del personale socio sanitario impegnato in prima linea, non ci saranno priorità per le altre categorie (forze dell’ordine, personale scolastico,ecc)”.

Confermata, come già esplicitamente riportato dall’ordinanza del Commissario, la possibilità di ricevere la vaccinazione di richiamo, non escludendo completamente la possibilità di utilizzo di altri vaccini, nei tempi e nei modi già stabiliti, per chi ha avuto la prima inoculazione. Salvare le vite è l’obiettivo. Una corretta informazione sarà il metodo. Il Capo di Gabinetto ha annunciato la costituzione di un osservatorio permanente con la presenza delle organizzazioni sindacali, impegnandosi a fornire a tal fine il massimo supporto anche in termini di documentazione e di rilevazione costante e continua di dati. L’Amministrazione ha ribadito, inoltre, l’impegno di assicurare anche per il prossimo anno scolastico le risorse aggiuntive di organico legate all’emergenza Covid-19.

“Ora – concludono Sinopoli, Gissi, Turi, Serafini e Di Meglio (FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS CONFSAL e Gilda UNAMS) – ci si attende che si proceda all’attivazione immediata del tavolo di monitoraggio”.

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Il terzo settore della Campania sostiene la ripartenza della scuola

Napoli. Ieri c’è stata la ripartenza delle scuole in presenza dalla primaria alla prima media. Decisione difficile, dati i numeri della pandemia. Ma al contempo un risultato importante per l’educazione e la socializzazione dei ragazzi. In questi mesi di didattica a distanza bambini e ragazzi hanno vissuto molte difficoltà. Sia legate all’apprendimento delle discipline scolastiche, che di natura psicologica. Il terzo settore è stato un tassello importante della macchina che ho provato a portare avanti la quotidianità degli studenti. Dal supporto tecnologico a quello psicologico. Sono state molte le realtà di imprenditoria sociale, associazionismo e volontariato che nell’ultimo anno hanno sostenuto o si sono, in alcuni casi, sostituite al pubblico.

Il terzo settore della Campania non abbandonerà i bambini, ragazzi ed istituzioni scolastiche in questa ripartenza. La mission del comparto è anche quella di accompagnare nella formazione e nella crescita i giovani. Per questo si propone di proseguire il lavoro di affiancamento alle scuole, avviato, con successo, dopo l’avvento della pandemia. Una fase di ripartenza che deve tenere conto delle difficoltà e dei ritardi riscontrati in questi mesi da molti studenti. Per questo il terzo settore della Campania si propone di affiancare ancora nei prossimi mesi le scuole e le istituzioni pubbliche nel ricostruire un percorso per i ragazzi in età scolare.

«Ripartenza come sinonimo di ridefinizione del sistema scolastico. L’emergenza da Covid-19 ci ha mostrato con chiarezza che bisogna andare oltre l’attuale organizzazione dell’offerta scolastica per diminuire le diseguaglianze. In questi mesi purtroppo le bambine e i bambini che vivono maggiori fragilità sono rimasti più indietro. Il terzo settore, insieme alle istituzioni scolastiche, deve continuare a svolgere quel ruolo di prossimità che gli permette di stare accanto agli alunni – in particolare ai più fragili – per colmare le distanze, sempre più marcate, tra i primi e gli ultimi. Una riflessione in particolare sugli studenti più grandi. Il tasso di abbandono scolastico in Campania è pari al 19 per cento. E dopo questa fase sarà senza dubbio maggiore. Per questo dobbiamo ripensare la scuola. Sia negli orari che nelle discipline. Investire maggiormente in azioni di accompagnamento e proposte formative attività che vadano incontro ai bisogni e alle competenze dei ragazzi stessi». A dirlo il Portavoce del Forum del Terzo Settore della Campania, Giovanpaolo Gaudino, in foto (courtesy of Antonio Balasco).

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Bellanova: “Grazie alla riapertura assicuriamo il pieno diritto allo studio dei nostri ragazzi”

“Oggi finalmente riaprono scuole elementari e medie e 6 milioni di studentesse e studenti possono tornare a scuola, anche in zona rossa. Dopo un anno e troppi giorni di presenza persi, torniamo ad assicurare il pieno diritto allo studio a tante ragazze e ragazzi, bambine e bambini. A restituire loro una scuola che sia apprendimento, socialità, sviluppo, educazione a 360 gradi. E a farlo nella piena tutela della salute e della sicurezza, loro e dei loro docenti. Allo stesso modo diamo respiro a tanti genitori, e in particolare tante donne, che in questi mesi hanno dovuto necessariamente dividersi fra lavoro e cura familiare, per seguire i figli, spesso piccoli, rimasti a casa in DAD. Una decisione che sollecitavamo da maggio scorso, chiedendo vaccini per gli insegnanti e tamponi per gli studenti, con l’obiettivo di garantire formazione e sicurezza di fronte alla possibilità dei contagi. Oggi finalmente possiamo dire bentornati a scuola!”.

Oggi finalmente riaprono scuole elementari e medie e 6 milioni di studentesse e studenti possono tornare a scuola, anche…

Pubblicato da Teresa Bellanova su Mercoledì 7 aprile 2021

Le parole sono tratte dal profilo Facebook di Teresa Bellanova, ex Ministro alle Politiche Agricole e attualmente viceministro alle Infrastrutture e Mobilità Sostenibile. “Ribadendo allo stesso tempo l’impegno a lavorare per far sì che anche le scuole superiori, con i 3 milioni di ragazze e ragazzi che le frequentano, possano presto riaprire, e che la scuola in presenza possa tornare ad essere la norma, per tutte e tutti”, aggiunge.

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CESI – Bertelsmann: la necessità di un dibattito su telelavoro e diritto alla disconnessione

Si è tenuto mercoledì 17 marzo 2021, l’incontro tra la Confederazione Cesi, i suoi membri rappresentanti delle parti sociali e gli esperti della Bertelsmann Stiftung. A causa delle numerose chiusure dovute all’incessante diffusione della pandemia da Covid-19, le misure intraprese dalle aziende nei settori pubblico e privato hanno imposto un riadattamento delle forme di lavoro, promuovendo come soluzione principale la scelta del lavoro agile, lo smart working e telelavoro, imponendo a volte, o concedendo alla forza lavoro di non fermarsi e continuare le attività, attraverso un riadattamento delle skills e delle risorse, da casa o da qualsiasi altro luogo sicuro.

“Risulta evidente che lo smart working nell’ultimo anno ha raggiunto livelli mai visti prima in Italia e in tutta l’Europa; proprio per questo motivo – ha detto Ettore Michelazzi, presidente del consiglio nazionale Anief e delegato per la Cesi – va regolamentato con molta attenzione e accuratezza, soprattutto a partire dal diritto alla disconnessione e da azioni legislative che rimedino alle mancanze attuali del sistema”.

Un buon esempio è il CCNI per il comparto scuola sulla Didattica Digitale Integrata, firmato dall’Anief alcuni mesi fa: anche se può essere perfezionato, ha dato le prime indicazioni contrattuali e legislative su un genere di lavoro che fino a quel momento era completamente lasciato senza alcuna regola o normativa. L’Anief è pronta a dare il suo contributo, in Italia come in Europa: il diritto alla disconnessione, la salvaguardia della salute fisica e soprattutto psicologica, oltre a maggiori tutele giuridiche e sindacali ai lavoratori “costretti” allo smart working dagli eventi, saranno i punti focali dell’azione del giovane sindacato, coordinata con la CESI, anche attraverso piattaforme per evidenziare le problematicità segnalate dai lavoratori.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e vicepresidente dell’Accademia Europa Cesi, ha affermato che “sebbene questa scelta abbia rivelato che lavorare lontano dagli uffici di questi tempi funziona, apportando molteplici vantaggi alle vite dei lavoratori cosi come ai datori di lavoro, è altrettanto evidente che risulta ormai necessario mettere in atto regole ben precise per rendere questa nuova attività equa, nei doveri così come nei diritti, sicura e legalmente valida ed efficace per entrambe le parti. Risulta pertanto inevitabile notare che il telelavoro da casa cresce in maniera esponenziale e che questo conduce tutti a una trasformazione in digitale dal carattere complesso, quasi totale per tutte le aziende, soprattutto in previsione che si possa urlare alla pandemia superata”.

Dunque quali sono gli aspetti e le peculiarità che devono essere necessariamente regolamentate a livello Europeo e nazionale? Come possiamo imparare ad accettare la digitalizzazione del lavoro come un cambiamento buono e necessario?

“Una breve relazione dell’Eurodeputato Agius Saliba – ha aggiunto Sabrina Pellerito, responsabile delle relazioni estere con Cesi per Anief – afferma con certezza che la sfida del telelavoro è senza dubbio quella più grande per i lavoratori, successiva solo alla crisi del settore sanitario. In Germania è alta la percentuale delle aziende che hanno concesso il telelavoro ai propri dipendenti, e a distanza di tempo i risultati sono piuttosto soddisfacenti; ciononostante, è importante non perdere di vista il lato negativo della digitalizzazione, che necessita una regolamentazione pura e dedicata. Il ruolo delle istituzioni dell’UE, dei governi nazionali, delle parti sociali e dei sindacati, in questo processo, è quello di garantire il rispetto dei diritti nelle normative vigenti attraverso il dialogo sociale, la consultazione tra le parti e l’attuazione delle modifiche delle direttive comunitarie in termini di orario di lavoro e condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili”.

Nonostante la pubblicazione della Commissione di una prima risoluzione sul diritto alla disconnessione e della divulgazione della prima fase di una consultazione delle parti sociali europee sulla questione di come migliorare le condizioni di lavoro delle persone che lavorano tramite piattaforme di lavoro digitali, restano sempre enormi buchi neri da analizzare e da colmare, soprattutto in termini di attivazione legislativa. Risulta chiaro che i lavoratori hanno un estremo bisogno di disconnettersi, sia che questo avvenga per mano del lavoratore stesso o a seguito di automatismi generati dal sistema: tutto questo serve non solo a eliminare efficacemente una disponibilità che da casa appare totale, ma serve a salvaguardare la salute del lavoratore, che essa sia mentale o fisica, rispettando quell’equilibrio fragile del work Life balance per cui ognuno di noi lotta, specie in questi tempi così difficili.

Come escludere la sorveglianza digitale dei lavoratori? La protezione dati è un affare assai delicato: dalla CGUE emerge che il diritto di disconnessione è fondamentale, cosi come quello della protezione dati; ogni lavoratore di fatti deve avere accesso al sistema con i propri dati, documenti, orari di lavoro. La protezione dati riguarda non solo le aziende in generale, ma anche il singolo impiegato, tuttavia bisognerebbe semplificare le normative, essendo queste di difficile interpretazione, per favorire ulteriormente non solo il colloquio con le istituzioni ma anche rapporti più trasparenti con i lavoratori e dipendenti. Informazione e training al centro delle proposte dei sindacati membri, che vedono nel loro lavoro la responsabilità della tutela dei lavoratori, delle loro attività e della loro sicurezza in termini fisici, normativi e di salute mentale. Dunque il datore di lavoro non è il solo ad essere responsabile della salute e sicurezza sul lavoro durante il lavoro mobile, ma lo sono anche le Istituzioni, i sindacati e i lavoratori stessi.

Nota dolente sono le spese sostenute per il telelavoro: il lavoratore spesso deve accaparrarsi il migliore strumento digitale che possiede pur di lavorare, nonché la migliore connessione di cui dispone, d’altra parte il datore di lavoro ha già dei costi nella creazione di strumenti digitali e sistemi di accesso dei dipendenti, con conseguente mancanza di budget per l’adeguamento dei dispositivi elettronici per il lavoro dei dipendenti; serve un accordo equo tra le parti, che garantisca un corretto equilibrio tra le priorità aziendali e l’inclusività dei lavoratori volti al digitale.

Le proposte emergenti dai rappresentanti membri sono dunque da riassumere in pochi punti: implementazione delle normative vigenti e creazione di nuove direttive per forme di lavoro nuove come quella in questione; la salvaguardia della salute del lavoratore ai tempi del digitale, promuovendo il diritto alla disconnessione e il sostegno psicologico in tempi di pandemia; la creazione di piattaforme da parte dei sindacati, attraverso cui si possono evidenziare ulteriori difficoltà dei lavoratori del proprio comparto per maggiore supporto e lavoro a livello nazionale ed internazionale.

(fonte: Ufficio Stampa Anief)

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Docenti all’estero, Gilda (con altri sindacati) chiede il rientro per poter somministrare loro il vaccino

Il 9 marzo, alle ore 12.00, in videoconferenza, si sono incontrate la delegazione di parte pubblica e le OO.SS. del personale scolastico e dei dirigenti scolastici delle scuole italiane all’estero per discutere il seguente odg: informativa Linee guida per la sicurezza sanitaria e per il piano vaccinale Covid-19 del personale scolastico all’estero; contingente scolastico all’estero per il 2021/2022 e apertura del confronto sulle proposte del Maeci; Mantenimento scuola statale di Asmara; lo stato delle nomine per l’A.S. 2020/2021 nelle scuole/corsi/lettorati all’estero e nelle Scuole Europee; i contenuti dei bandi di selezione per la destinazione all’estero del personale dirigente scolastico, docente e ATA.

vaccinazione bambini scuola

La delegazione della Fgu-Gilda degli Insegnanti ha chiesto – assieme alle altre OO.SS. – di mettere urgentemente a disposizione del personale scolastico all’estero ogni modalità che possa favorire la vaccinazione contro il Covid-19, nel più breve tempo possibile. Ha chiesto di consentire, attraverso la normativa contrattuale vigente, il rientro in Italia del personale per effettuare il vaccino.