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Il Ministero convoca i sindacati per il “Patto per l’istruzione”

Dopo l’incontro del 16 marzo scorso con le organizzazioni sindacali, il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, convoca le Confederazioni, in modalità telematica, per proseguire il confronto sul “Patto per l’istruzione e la formazione”. Al centro del confronto ci saranno le numerose problematiche delle scuole impegnate ad affrontare le conseguenze della pandemia e le possibili soluzioni da adottare per garantire la piena ripresa delle attività didattiche in condizioni di sicurezza.

L’obiettivo è quello di condividere i necessari impegni per superare l’emergenza e mettere il sistema scolastico al centro della ripartenza del Paese, al fine di superare vecchie e nuove diseguaglianze e offrire a tutti le condizioni per una cittadinanza autonoma e consapevole. A questo fine occorrono importanti misure non solo per affrontare l’emergenza ma anche il prossimo futuro a partire dal nuovo anno scolastico con impegni che riguardano il personale scolastico (precariato, reclutamento, organici, rinnovo contrattuale) e più in generale la qualità del sistema scolastico (squilibri territoriali, edilizia e sicurezza degli ambienti, innovazione tecnologica, ecc), questioni che potranno essere affrontate anche con le risorse previste dal PNRR.

Sul sito di FLC Cgil il testo integrale della convocazione.

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Piano estate da 510 milioni di euro, il punto della FLC Cgil

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L’amministrazione ha informato le organizzazione sindacali sull’imminente emanazione di una nota ministeriale che annuncia l’assegnazione alle scuole di risorse destinate ad attività di rinforzo delle competenze relazionali e disciplinari, da svolgersi durante il periodo estivo.

Tali attività rientreranno nell’autonoma progettazione delle scuole attraverso il coinvolgimento degli Organi Collegiali e saranno affidate a personale interno, di ruolo o precario, o esterno mediante contratti per beni e servizi con realtà associative del territorio. L’adesione dei docenti sarà volontaria.

Le risorse destinate ammontano complessivamente a 510 milioni di euro di cui 320 milioni dai Fondi Pon, distribuiti in base alle procedure previste dagli stessi, 150 milioni ripartiti in base alla popolazione scolastica, ulteriori 40 milioni ex legge 440 per le scuole che parteciperanno ai bandi del Ministero dell’Istruzione. Attraverso Indire verrà assicurato alle scuole adeguato supporto tecnico-amministrativo.

La FLC CGIL nel suo intervento ha rilevato un grave problema di metodo: una convocazione su un tema così importante con pochissimo preavviso e senza un testo su cui confrontarsi è un grave attacco alle corrette relazioni sindacali, stando a quanto sottolinea il sindacato in una nota stampa. “Si tratta di decidere della destinazione di oltre mezzo miliardo di euro senza poter entrare nella concretezza di un documento scritto”.

“Abbiamo chiesto quindi – spiegano dal sindacato – di aggiornare l’incontro dopo avere preso visione della bozza della nota annunciata. Abbiamo inoltre espresso la nostra contrarietà e preoccupazione rispetto al mancato avvio del confronto sul Patto per la Scuola che dovrebbe costituire la cornice entro cui si collocano i singoli provvedimenti e al silenzio calato su uno specifico decreto che affronti le emergenze da noi rappresentate in diversa occasione, a partire dalla conferma dell’organico “covid” e dall’ampliamento dell’organico ATA”.

“Abbiamo inoltre rilevato – aggiungono – come l’informativa non abbia dato alcuna rassicurazione sull’aggiornamento dei protocolli di sicurezza né sulle modalità di reclutamento e sulla tipologia di rapporto di lavoro che le scuole dovrebbero instaurare con il personale. A questo proposito, abbiamo ribadito con forza la necessità di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso l’applicazione del contratto nazionale e di pieno coinvolgimento di tutta la comunità educante nella predisposizione delle attività estive, a partire dagli Organi Collegiali e dalle RSU”.

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La FLC CGIL: “Apprezziamo la scelta di un ritorno a scuola in sicurezza”

Francesco Sinopoli foto flc cgil

“A margine dell’incontro al Ministero dell’Istruzione del 19 aprile scorso, avevamo rappresentato all’amministrazione tutte le concrete difficoltà di un rientro al 100%”. Lo afferma in una nota la FLC CGIL che aggiunge che Francesco Sinopoli, segretario generale, aveva definito la scelta come un atto di volontà politica non supportato da condizioni reali e ribadisce ancora una volta: “Per tornare totalmente in presenza bisogna riprendere subito la campagna di vaccinazione oggi ferma al 2% per quanto riguarda le seconde dosi, anche se il 76,8% del personale della scuola si è già sottoposto alla prima. Bisogna poi rinnovare i protocolli di sicurezza, effettuare tracciamenti per gli studenti del secondo grado più esposti ai contagi nel sistema di trasporto e nella socialità esterna alla scuola, soprattutto ora che si riaprono le attività di ristorazione. In caso contrario non c’è alcuna garanzia per la sicurezza di studenti e personale scolastico”.

La FLC CGIL ritiene essenziale consentire che, dentro un quadro di regole fissato a livello nazionale, le scuole possano auto organizzarsi circa le presenze di alunni a scuola, gli orari di ingresso e d’uscita, la durata delle lezioni e quant’altro occorra per garantire il lavoro e le lezioni in sicurezza.

La FLC CGIL ritiene opportuna questa decisione del Governo di rivalutare la scelta per la ripresa graduale delle attività scolastiche in presenza, ma auspica che si lavori concretamente per raggiungere l’obiettivo di tornare tutti a scuola in sicurezza con ulteriori scelte concrete e coraggiose nei confronti di una delle principali infrastrutture del Paese.

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PNRR, confronto pubblico (online) organizzato da FLC CGIL

Francesco Sinopoli foto flc cgil

Mercoledì 7 apriledalle ore 9:30 alle 13, si terrà un’iniziativa pubblica, organizzata dalla FLC CGIL, di confronto e discussione sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e in particolare sulla Misura 4, che interessa direttamente Università e Ricerca. In relazione alla versione resa pubblica dal governo Conte abbiamo già fatto osservazioni e sottolineato diverse criticità del Piano, osservazioni che si sono aggiunte a note di preoccupazione e ad appelli provenienti dal mondo accademico e della ricerca. Abbiamo ritenuto utile, in questi giorni di fase finale della redazione del Piano, riunire diverse autorevoli voci per discutere di forme e modi di utilizzo delle risorse del Piano e dell’impatto, in positivo e in negativo, che le diverse scelte potrebbero comportare sul sistema pubblico di Alta Formazione e Ricerca.

Di questi temi, che  saranno introdotti da Francesco SINOPOLI, Segretario Generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza (FLC-CGIL), discuteranno, moderati da Mariagrazia GERINA (giornalista LA7): Stefano LAPORTA (Presidente della Consulta dei Presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca), Maria Cristina MESSA (Ministro dell’Università e della Ricerca), Giorgio PARISI (Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei), Laura PENNACCHI (economista), Mario PIANTA (Scuola Normale Superiore), Antonella POLIMENI (Rettrice Università degli Studi di Roma “La Sapienza”), Ferruccio RESTA (Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università italiane), Gianfranco VIESTI (Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”).

Le conclusioni saranno di Gianna FRACASSI, vice Segretaria Generale CGIL.

L’iniziativa potrà essere seguita in diretta streaming su www.flcgil.it e sulla pagina Facebook FLC CGIL nazionale.

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Si ritorna a scuola il 7 gennaio (elementari e medie) e l’11 gennaio (superiori): accordo tra le forze di maggioranza

Nella notte arriva il via libera per le date del 7 e dell’11 gennaio per il ritorno a scuola in presenza. Fonti ben informate parlano del frutto di una mediazione tra le posizioni del ministro PD Franceschini e i responsabili dei dicasteri in forza a Italia Viva, che hanno perorato quindi l’idea che da sempre professa il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina del rientro subito dopo l’Epifania. Insomma, è ancora una volta sulla scuola che si consuma lo scontro tra le varie anime di questo Governo.

Il rientro in presenza degli studenti delle superiori avverrà comunque, come indicazioni del Consiglio dei Ministri, in presenza al 50 percento.

Il decreto contenente le nuove misure per il contenimento della pandemia da Covid-19 entrerà in vigore il 7 gennaio.

Una bambina che va a scuola il primo giorno

Ma le Regioni decideranno autonomamente

Nonostante la “fumata bianca” a seguito dello scontro interno al Governo resta da dire che le Regioni potranno comunque applicare misure più restrittive di quelle nazionali. Se Toscana e Lombardia hanno già annunciato che si atterranno alle disposizioni nazionali (i toscani addirittura pressavano per il ritorno in presenza già il 7 anche per le superiori), altre come la Campania adotteranno misure ben diverse da quelle “suggerite” a livello nazionale (rientro in presenza solo per la scuola dell’infanzia e prima e seconda elementare, per poi ripartire in presenza orientativamente il 18 per scuole elementari e medie e il 25 per le superiori). Anche nelle altre regioni si valutano misure ben più restrittive di quelle nazionali, fino al caso del Friuli Venezia Giulia e del Veneto in cui i governatori Fedriga e Zaia hanno già annunciato che le loro regioni proseguiranno con la Dad fino a fine gennaio.

vincenzo de luca regione campania
Il Governatore campano Vincenzo De Luca

Le posizioni dei sindacati

La FLC Cgil aveva già espresso nelle scorse ore perplessità per la riapertura il 7 gennaio. Le fa eco ANIEF. Dura anche la Gilda degli Insegnanti: “Tra i doveri, sanciti dalla legge, che spettano al sindacato c’è anche quello di intervenire affinché siano garantita la sicurezza dei lavoratori. Ebbene, date le attuali condizioni sanitarie dovute all’andamento della curva epidemiologica e alle misure insufficienti adottate finora, prima fra tutte il sistema di tracciamento dei contagi che è andato in tilt in numerose zone d’Italia, riteniamo che il ritorno in classe il 7 gennaio rappresenti un azzardo”, dichiara Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

Rino di Meglio
Il coordinatore della Gilda degli Insegnanti Rino Di Meglio

“Siamo docenti e sappiamo perfettamente che l’unica vera scuola è quella in presenza e siamo i primi a sostenere che la didattica a distanza è una soluzione emergenziale. Ma, data la situazione attuale, non è affatto peregrino il rischio di riaprire le scuole il 7 gennaio e di doverle richiudere dopo pochi giorni”, conclude Di Meglio.

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CGIL e FLC sulla riapertura del 7 gennaio: “Prima la salute”

“La salute del personale e degli studenti deve essere tutelata. Chiediamo immediata convocazione di un tavolo nazionale per monitorare la situazione e valutare i provvedimenti necessari”. È quanto si legge in una nota congiunta di CGIL nazionale e FLC CGIL.

“Ad oggi un provvedimento del Governo prevede la riapertura delle scuole il 7 Gennaio 2021, con gli alunni della scuola secondaria al 50%. Da sempre chiediamo la riapertura in presenza, con le necessarie tutele in materia di salute e sicurezza”. “Attualmente – prosegue la nota – siamo di fronte a contesti e realtà fortemente differenziate, non solo tra territorio e territorio, ma anche tra scuola e scuola, ecco perché sono necessari monitoraggi e strumenti flessibili finalizzati a fornire le giuste risposte alla varietà delle situazioni, valorizzando l’autonomia delle istituzioni scolastiche e fornendo le risorse necessarie”.

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Cgil e FLC denunciano che “il Governo è in ritardo su tutta una serie di provvedimenti che chiediamo da mesi, e se ne deve assumere la responsabilità”. “Ad oggi non conosciamo e non sono stati resi pubblici i dati sui contagi nelle scuole: l’Esecutivo ha il dovere di dirci se e quanto la scuola in presenza ha contribuito ai contagi. Occorre – continuano – dare informazioni più precise sull’uso dei dispositivi di sicurezza e garantire una fornitura adeguata degli stessi per tutte le scuole”. Il sindacato chiede poi di “aggiornare tempestivamente i protocolli sulla sicurezza, a partire da quello nazionale” e di “inserire altrettanto tempestivamente il personale della scuola nel piano vaccinale nazionale”. Si sottolinea poi che “non è ancora stata  creata una corsia preferenziale per la scuola sull’effettuazione dei tamponi e dei tracciamenti, dove questo avviene è solo grazie a iniziative locali e non all’interno di un sistematico intervento del sistema sanitario nazionale”. Infine per quanto riguarda gli interventi sul sistema dei trasporti, “sono previsti in maniera non omogenea nel Paese e non ovunque si danno risposte adeguate”.

Nel comunicato congiunto si ricorda che “FLC e Cgil in una lettera del 2 dicembre scorso avevano sollecitato i Ministri dell’Istruzione e della Sanità a dare risposte tempestive e soddisfacenti su queste ed altre tematiche, ma ancora una volta scontiamo ritardi, carenze e disomogeneità di intervento. Per questo – ribadiscono – chiediamo la convocazione immediata di un Tavolo Nazionale, prima del 7 Gennaio 2021, che permetta l’individuazione delle problematiche di sistema e metta in condizioni i territori e le scuole di dare le risposte più adeguate, anche in termini di tempistica, ai fini della necessaria riapertura. La scuola – concludono – potrà riaprire solo se le condizioni di sicurezza saranno garantite”.

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Retribuzioni supplenti Covid: la FLC Cgil scrive al ministro Azzolina

“Benché una quota significativa di personale supplente aggiuntivo assunto per il contrasto agli effetti della pandemia sul diritto allo studio, soprattutto grazie ai nostri reiterati interventi presso gli uffici ministeriali, abbia ricevuto quanto spettante, ci viene segnalato che un numero significativo dei componenti di tale personale in vari territori non riceverà la giusta retribuzione dovendo attendere l’anno prossimo”.

Lo afferma FLC CGIL annunciando l’invio di una lettera alla Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina affinché si adoperi per “rimuovere le difficoltà amministrative che impediscono il pagamento dei supplenti“.

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Il testo integrale è disponibile al link del’apposita pagina del sito FLC Cgil.

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Scuola e università, cambiano le regole dello sciopero: FLC Cgil spiega l’accordo

La Commissione di Garanzia Sciopero (CGS), con delibera n. 20/303, ha valutato idoneo il nuovo Accordo nazionale sulle norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali e le procedure di raffreddamento e di conciliazione in caso di sciopero nel comparto “Istruzione e Ricerca”, sottoscritto all’ARAN da tutte le organizzazioni sindacali rappresentative del comparto (FLC CGIL, Cisl Fsur, Uil Scuola Rua, Snals Confsal, Gilda Unams e Anief Cisal) e le rispettive confederazioni il 2 dicembre 2020.
L’accordo entrerà quindi in vigore, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale che avverrà entro la fine dell’anno, superando definitivamente il rischio di adozione di una procedura di provvisoria regolamentazione, unilateralmente da parte della CGS.

La trattativa all’ARAN che ha portato alla sottoscrizione dell’accordo – spiega la FLC Cgil in una nota – è durata più di un anno, stante anche le posizioni iniziali dell’ARAN che erano per noi irricevibili, in quanto avrebbero pregiudicato irrimediabilmente il diritto di sciopero nel comparto “Istruzione e Ricerca” e in particolare nella scuola”.

“Non vi era dubbio – continua il sindacato – che, dopo la costituzione del comparto “Istruzione e Ricerca” che unificava i precedenti quattro distinti comparti della scuola, dell’università, degli enti di ricerca e dell’AFAM, fosse necessario sottoscrivere un accordo di regolamentazione del diritto di sciopero che racchiudesse in un unico testo le attuali diverse discipline esistenti in materia. Eravamo però in presenza, in avvio del negoziato all’ARAN, di una proposta della controparte inaccettabile in particolare sul versante della scuola, dove nei fatti si sanciva l’impossibilità di aderire allo sciopero per la maggioranza del personale docente e ATA, con l’ampliamento del novero dei servizi essenziali ed il conseguente ampliamento abnorme dei contingenti di personale esonerato dallo sciopero”.

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“Nell’accordo – spiega – invece si è giunti ad un testo che armonizza la preesistente disciplina dei vari settori, rafforzando gli obblighi di informazione all’utenza in capo ai dirigenti scolastici in occasione della proclamazione di uno sciopero, senza ampliare il novero delle prestazioni indispensabili e, di conseguenza, del personale contingentabile in caso di sciopero, mantenendo dunque in vigore il precedente testo.
In tutto il comparto “Istruzione e Ricerca”, quindi, i servizi essenziali ed i contingenti di personale restano i medesimi. Importante aver portato a 10 giorni il preavviso per la proclamazione di sciopero che, per la sola scuola, era invece fissato in 15 giorni, creando non pochi problemi organizzativi, nonché l’aver ridotto i tempi per l’espletamento del tentativo di conciliazione in sede regionale, provinciale e locale. Un punto complicato della trattativa ha riguardato le franchigie, ovvero i periodi in cui non è possibile proclamare un’azione di sciopero. A fronte di una iniziale proposta ARAN di ampliamento di questi periodi si è concordato invece di considerare come franchigia nella scuola i soli giorni dal 1 al 5 di settembre e i 3 giorni successivi alla ripresa delle attività didattiche dopo la pausa natalizia e pasquale. Sul versante di università e ricerca sono rimaste sostanzialmente immutate le preesistenti normative, così come per l’AFAM dove si è avuto come riferimento di prossimità più la normativa riguardante l’università che non la scuola. Una specifica clausola dell’accordo prevede che le parti si rivedranno per valutare, alla luce del nuovo sistema di rilevazione dei dati avviato da settembre dal Ministero Istruzione, la effettiva adeguatezza del nuovo codice di regolamentazione ai fini della conciliazione tra la salvaguardia sia del diritto di sciopero che del diritto all’istruzione (diritti entrambi costituzionalmente garantiti). Tale valutazione verrà dunque effettuata, come da richiesta unitaria delle organizzazioni sindacali, solo in base a dati effettivi e verificati, e non a posizioni troppo spesso pregiudiziali”.

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Tempo pieno, Sinopoli è a favore: “Incontro alle richieste di FLC Cgil”

Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL, accoglie con favore le dichiarazioni del presidente del consiglio Conte a margine dell’annuale presentazione del Rapporto Svimez sull’economia e la società del Mezzogiorno e dichiara: “L’idea di generalizzare il tempo pieno nella scuola primaria in tutto il Paese è una proposta che va incontro alle richieste della FLC CGIL. È il momento di scelte coraggiose per offrire ai bambini e alle bambine una prospettiva concreta di successo formativo, destinando parte consistente dei fondi Next Generation EU ai luoghi dove quella generazione cresce e si forma, superando finalmente i profondi divari territoriali fotografati da Svimez”.

“E’ necessario ribadire, sottolinea il segretario della FLC, che l’occupazione femminile è una importante ricaduta del tempo pieno, ma non ne rappresenta l’obiettivo primario: la scuola non è un parcheggio. Nonostante sia chiaro il rapporto tra tempo scuola, crescita dell’occupazione femminile e diminuzione del tasso di interruzione del lavoro da parte delle donne con il conseguente incentivo all’ingresso nel mercato del lavoro, il modello pedagogico del tempo pieno è centrale, prima di tutto, come risposta ai bisogni di formazione delle bambine e dei bambini e, non secondariamente, nel contrasto al gravissimo fenomeno della dispersione scolastica”.

Francesco Sinopoli foto flc cgil
Il segretario di FLC Cgil Francesco Sinopoli

“Investimento in un tempo scuola di 40 ore settimanali in tutte le scuole del Paese, significa garantire a tutti i bambini il diritto all’istruzione, fornendo loro maggiori opportunità educative. Attualmente usufruiscono del tempo pieno solo il 33% delle classi. Stimiamo che per la diffusione del tempo pieno su tutto il territorio nazionale sia necessaria un’implementazione degli organici della scuola primaria con un incremento pari a 45 mila docenti. In sintesi, conclude Sinopoli, bisogna estendere in modo strutturale a tutte le scuole primarie del paese il tempo pieno e ci auguriamo che, alle parole del Presidente Conte, seguano i fatti”.

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Precari scuola, Sinopoli (FLC Cgil): “Cambiare rotta subito”

“Quello che oggi sta avvenendo sul tema del precariato è la sistematica strumentalizzazione della condizione vissuta da oltre 60 mila docenti, che dopo anni di lavoro nelle classi e nelle scuole si vedono accusati di non essere insegnanti capaci o abbastanza meritevoli”. Così Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL, nella giornata che vedrà i precari della scuola manifestare in un centinaio di piazze italiane per la stabilizzazione dei lavoratori con almeno 3 anni di servizio e per l’avvio di percorsi abilitanti a regime.“In realtà – aggiunge – l’accelerazione sul concorso serve solo a nascondere il fallimento delle immissioni in ruolo di quest’anno e denota l’incapacità di elaborare un’idea di scuola e un’idea di reclutamento capaci di valorizzare la formazione del personale, oltre che la selezione”.”Il mantra del merito che la ministra ripete da settimane nasconde il fatto che tutti coloro che non supereranno la selezione del concorso resteranno esattamente dov’erano: a scuola a lavorare, come e più di prima, sempre da precari.  E quando chiediamo di essere convocati per discutere di percorsi abilitanti e formazione, investimenti sugli organici, classi pollaio o rinnovo del contratto, la ministra glissa”, sottolinea Sinopoli.

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Il segretario di FLC Cgil Francesco Sinopoli

 “Il messaggio delle 100 piazze di oggi è chiaro ed è rivolto a tutto il governo: cambiare rotta sui diritti dei lavoratori precari è possibile ed è necessario, e può rappresentare il primo segnale del cambiamento più generale che serve sulla scuola tutta”, conclude.