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CESI – Bertelsmann: la necessità di un dibattito su telelavoro e diritto alla disconnessione

Si è tenuto mercoledì 17 marzo 2021, l’incontro tra la Confederazione Cesi, i suoi membri rappresentanti delle parti sociali e gli esperti della Bertelsmann Stiftung. A causa delle numerose chiusure dovute all’incessante diffusione della pandemia da Covid-19, le misure intraprese dalle aziende nei settori pubblico e privato hanno imposto un riadattamento delle forme di lavoro, promuovendo come soluzione principale la scelta del lavoro agile, lo smart working e telelavoro, imponendo a volte, o concedendo alla forza lavoro di non fermarsi e continuare le attività, attraverso un riadattamento delle skills e delle risorse, da casa o da qualsiasi altro luogo sicuro.

“Risulta evidente che lo smart working nell’ultimo anno ha raggiunto livelli mai visti prima in Italia e in tutta l’Europa; proprio per questo motivo – ha detto Ettore Michelazzi, presidente del consiglio nazionale Anief e delegato per la Cesi – va regolamentato con molta attenzione e accuratezza, soprattutto a partire dal diritto alla disconnessione e da azioni legislative che rimedino alle mancanze attuali del sistema”.

Un buon esempio è il CCNI per il comparto scuola sulla Didattica Digitale Integrata, firmato dall’Anief alcuni mesi fa: anche se può essere perfezionato, ha dato le prime indicazioni contrattuali e legislative su un genere di lavoro che fino a quel momento era completamente lasciato senza alcuna regola o normativa. L’Anief è pronta a dare il suo contributo, in Italia come in Europa: il diritto alla disconnessione, la salvaguardia della salute fisica e soprattutto psicologica, oltre a maggiori tutele giuridiche e sindacali ai lavoratori “costretti” allo smart working dagli eventi, saranno i punti focali dell’azione del giovane sindacato, coordinata con la CESI, anche attraverso piattaforme per evidenziare le problematicità segnalate dai lavoratori.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e vicepresidente dell’Accademia Europa Cesi, ha affermato che “sebbene questa scelta abbia rivelato che lavorare lontano dagli uffici di questi tempi funziona, apportando molteplici vantaggi alle vite dei lavoratori cosi come ai datori di lavoro, è altrettanto evidente che risulta ormai necessario mettere in atto regole ben precise per rendere questa nuova attività equa, nei doveri così come nei diritti, sicura e legalmente valida ed efficace per entrambe le parti. Risulta pertanto inevitabile notare che il telelavoro da casa cresce in maniera esponenziale e che questo conduce tutti a una trasformazione in digitale dal carattere complesso, quasi totale per tutte le aziende, soprattutto in previsione che si possa urlare alla pandemia superata”.

Dunque quali sono gli aspetti e le peculiarità che devono essere necessariamente regolamentate a livello Europeo e nazionale? Come possiamo imparare ad accettare la digitalizzazione del lavoro come un cambiamento buono e necessario?

“Una breve relazione dell’Eurodeputato Agius Saliba – ha aggiunto Sabrina Pellerito, responsabile delle relazioni estere con Cesi per Anief – afferma con certezza che la sfida del telelavoro è senza dubbio quella più grande per i lavoratori, successiva solo alla crisi del settore sanitario. In Germania è alta la percentuale delle aziende che hanno concesso il telelavoro ai propri dipendenti, e a distanza di tempo i risultati sono piuttosto soddisfacenti; ciononostante, è importante non perdere di vista il lato negativo della digitalizzazione, che necessita una regolamentazione pura e dedicata. Il ruolo delle istituzioni dell’UE, dei governi nazionali, delle parti sociali e dei sindacati, in questo processo, è quello di garantire il rispetto dei diritti nelle normative vigenti attraverso il dialogo sociale, la consultazione tra le parti e l’attuazione delle modifiche delle direttive comunitarie in termini di orario di lavoro e condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili”.

Nonostante la pubblicazione della Commissione di una prima risoluzione sul diritto alla disconnessione e della divulgazione della prima fase di una consultazione delle parti sociali europee sulla questione di come migliorare le condizioni di lavoro delle persone che lavorano tramite piattaforme di lavoro digitali, restano sempre enormi buchi neri da analizzare e da colmare, soprattutto in termini di attivazione legislativa. Risulta chiaro che i lavoratori hanno un estremo bisogno di disconnettersi, sia che questo avvenga per mano del lavoratore stesso o a seguito di automatismi generati dal sistema: tutto questo serve non solo a eliminare efficacemente una disponibilità che da casa appare totale, ma serve a salvaguardare la salute del lavoratore, che essa sia mentale o fisica, rispettando quell’equilibrio fragile del work Life balance per cui ognuno di noi lotta, specie in questi tempi così difficili.

Come escludere la sorveglianza digitale dei lavoratori? La protezione dati è un affare assai delicato: dalla CGUE emerge che il diritto di disconnessione è fondamentale, cosi come quello della protezione dati; ogni lavoratore di fatti deve avere accesso al sistema con i propri dati, documenti, orari di lavoro. La protezione dati riguarda non solo le aziende in generale, ma anche il singolo impiegato, tuttavia bisognerebbe semplificare le normative, essendo queste di difficile interpretazione, per favorire ulteriormente non solo il colloquio con le istituzioni ma anche rapporti più trasparenti con i lavoratori e dipendenti. Informazione e training al centro delle proposte dei sindacati membri, che vedono nel loro lavoro la responsabilità della tutela dei lavoratori, delle loro attività e della loro sicurezza in termini fisici, normativi e di salute mentale. Dunque il datore di lavoro non è il solo ad essere responsabile della salute e sicurezza sul lavoro durante il lavoro mobile, ma lo sono anche le Istituzioni, i sindacati e i lavoratori stessi.

Nota dolente sono le spese sostenute per il telelavoro: il lavoratore spesso deve accaparrarsi il migliore strumento digitale che possiede pur di lavorare, nonché la migliore connessione di cui dispone, d’altra parte il datore di lavoro ha già dei costi nella creazione di strumenti digitali e sistemi di accesso dei dipendenti, con conseguente mancanza di budget per l’adeguamento dei dispositivi elettronici per il lavoro dei dipendenti; serve un accordo equo tra le parti, che garantisca un corretto equilibrio tra le priorità aziendali e l’inclusività dei lavoratori volti al digitale.

Le proposte emergenti dai rappresentanti membri sono dunque da riassumere in pochi punti: implementazione delle normative vigenti e creazione di nuove direttive per forme di lavoro nuove come quella in questione; la salvaguardia della salute del lavoratore ai tempi del digitale, promuovendo il diritto alla disconnessione e il sostegno psicologico in tempi di pandemia; la creazione di piattaforme da parte dei sindacati, attraverso cui si possono evidenziare ulteriori difficoltà dei lavoratori del proprio comparto per maggiore supporto e lavoro a livello nazionale ed internazionale.

(fonte: Ufficio Stampa Anief)

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Dad anche per gli alunni figli dei lavoratori essenziali

In merito alle disposizioni per la scuola contenute nel DPCM del 2 marzo scorso, con una nota ministeriale inviata il 7 marzo ai vertici delle Amministrazioni periferiche e ai dirigenti scolastici, l’Ufficio di Gabinetto del Ministero dell’Istruzione rettifica quanto precedentemente comunicato dal Dipartimento educativo di Istruzione e Formazione con la nota del 4 marzo. Nel dettaglio, si chiarisce che gli alunni figli dei lavoratori essenziali non possono seguire le lezioni in presenza.

Lo sottolinea la Gilda degli Insegnanti attraverso una nota ricondivisa sul proprio sito web.

bambino mascherina scuola coronavirus covid

Nella nota si legge:

Si ricorda come il DPCM 2 marzo 2021 detti disposizioni rispetto alle deroghe possibili con riferimento alle “zone rosse” nelle quali “sono sospese le attività dei servizi educativi dell’infanzia di cui all’art. 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado si svolgono esclusivamente con modalità a distanza”. In specie, l’articolo 43, secondo periodo, dispone che “resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, secondo quanto previsto dal decreto del Ministro dell’istruzione n. 89 del 7 agosto 2020, e dall’ordinanza del Ministro dell’istruzione n. 134 del 9 ottobre 2020”.

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Covid e scuola, Annamaria Palmieri a Radio CRC: “La politica deve fornire i dati e decidere se la scuola sia o meno priorità”

“In Campania siamo sempre più duri rispetto alle altre Regioni. Chiudere le scuole è un modo facile perché diminuiscono le segnalazioni ma anche i tracciamenti perché in DAD i ragazzi possono andare ovunque”. Lo ha detto l’assessora comunale alla Scuola Annamaria Palmieri intervenendo nella trasmissione Barba&Capelli condotta da Corrado Gabriele su Radio Crc Targato Italia e in onda dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 9.

L’assessora è molto critica e aggiunge: “Queste decisioni vanno prese in base ai dati e trovo che c’è un aumento in tutte le fasce di età ma chiudiamo le scuole: verosimile la variante inglese, probabile quella brasiliana ma così non è scienza. La precauzione deve farci vedere anche gli altri danni: depressione, regressione, danni su fasce povere. E vorrei sapere quali ristori per i bambini e i ragazzi”.

L’assessore all’istruzione del Comune di Napoli Annamaria Palmieri

Poi Palmieri confronta la situazione campana con altre Regioni: “Sabato scorso durante un seminario la dottoressa Iannuzzo (Asl veneta) spiegava i tracciamenti nelle scuole: servono a riportare una situazione di equilibrio. Mi ha colpito perché in quella Regione danno per scontato l’apertura delle scuole. Qui parlando con alcuni presidi mi hanno detto che nonostante ci siano stati 5 o 10 casi poi non ci sono stati altri contagi e quindi questo vuol dire che l’organizzazione funziona”. E conclude: “Il problema è fuori e abbiamo fatto linee di trasporto aggiuntive. Le scuole sono sicure come gli ospedali oggi, poi se dobbiamo parlare di organizzazione bisogna chiarire come politica se Dad o presenza siano la stessa cosa. In questi 15 giorni bisogna studiare ciò che è accaduto e capire che il contagio dentro la scuola è rarissimo”.

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“Il lavoro in Dad non è tempo perso. Draghi parte col piede sbagliato”

“Definire tempo perso il lavoro svolto durante questo difficilissimo anno pandemico significa partire con il piede sbagliato. Di tutto si può discutere, ma sempre rispettando chi si è fatto in quattro con la Didattica a distanza. Senza, poi, dimenticare che, salvo rare eccezioni, la scuola dell’infanzia e la primaria hanno continuato con la didattica in presenza”. È quanto afferma Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, in merito alle dichiarazioni del presidente incaricato Mario Draghi.

Rino di Meglio
Il coordinatore della Gilda degli Insegnanti Rino Di Meglio

E sull’ipotesi di prolungamento del calendario scolastico, Di Meglio aggiunge che “da insegnante trovo inutile protrarre le lezioni di un paio di settimane. A parte le difficoltà oggettive che comporterebbe, sia da un punto di vista organizzativo con gli esami di fine ciclo, sia da un punto di vista climatico, con edifici scolastici perlopiù inadeguati, un tale provvedimento si rivelerebbe inefficace rispetto al recupero degli apprendimenti da parte degli alunni. Piuttosto, risulterebbe più opportuno finanziare corsi di recupero individuali per gli studenti rimasti realmente indietro”.

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“Riprendersi il futuro. La scuola che non si rassegna”, webinar promosso da Assessorato all’Istruzione del Comune di Napoli

Sabato 16 alle ore 11.00 si svolgerà sulla piattaforma Zoom una assemblea pubblica promossa dall’Assessorato all’Istruzione del Comune di Napoli e dalle reti del privato sociale della DAD solidale dal titolo “Riprendersi il futuro. La scuola che non si rassegna”

il link per collegarsi è il seguente: https://us02web.zoom.us/j/86536377749

Tra i partecipanti all’iniziativa Franco Lorenzoni, referente del Tavolo Saltamuri,  Daniela Pampaloni referente nazionale di Scuola senza Zaino, Mario Ambel direttore della rivista Insegnare, Patrizia Luongo del Forum  Disuguaglianze e Diversità, Assia Petricelli  e diverse voci degli attori della comunità educante, docenti, genitori, studenti. L’evento si aprirà con i saluti del Direttore dell’Ufficio scolastico, Luisa Franzese,  dell’Assessore alla Scuola Annamaria Palmieri e della Presidente della Commissione scuola del Comune di Napoli Chiara Guida e con  un ricordo per Annarita Quagliarella, la combattiva preside della Bovio-Colletta scomparsa di recente per una improvvisa malattia. L’assemblea, aperta agli interventi di quanti la seguiranno, ha  come obiettivo rinsaldare legami e intrecciare voci ed esperienze di coloro che, dai diversi punti di vista, non accettano la lenta agonia a cui  la scuola in questo anno terribile  sembra avviarsi, mentre il disagio degli studenti si accresce e le relazioni vitali che lo spazio-scuola da sempre garantisce alla comunità cittadina  si sfilacciano. Sarà possibile seguire l’iniziativa dalla pagina fb dell’Assessorato e per chi volesse intervenire.

L’assessore all’istruzione del Comune di Napoli Annamaria Palmieri

“Se la DAD ha consentito durante il lockdown e in questi mesi  la possibilità di prosecuzione di percorsi di apprendimento per non recidere i legami tra docenti e studenti in termini di contenuti culturali, non sfugge a nessuno l’evidenza di una “crisi educativa” in atto, specie in Campania, crisi con cui ci si deve confrontare oggi e per domani: i bambini e i ragazzi sono stanchi di stare a distanza, perché la scuola da sempre non si limita a nutrire la loro intelligenza cognitiva ma è generativa di apprendimenti psico-sociali, relazionali, creativi la cui perdita è un danno di cui non si è in grado ancora di calcolare l’impatto. Non ci rassegniamo a questo stato di cose e vogliamo dare voce a chi non ha avuto  voce in questo periodo dominato da provvedimenti solo restrittivi, che si affastellano senza programmazione. Vogliamo fornire i dati che sono triste  conseguenza  di questa dimenticanza perchè per il futuro delle giovani generazioni programmare è essenziale, noi non ci stiamo ad accettare che la scuola sia sempre relegata all’ultimo posto nelle priorità del Paese”, commenta l’Assessore all’Istruzione del Comune di Napoli Annamaria Palmieri.

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Si ritorna a scuola il 7 gennaio (elementari e medie) e l’11 gennaio (superiori): accordo tra le forze di maggioranza

Nella notte arriva il via libera per le date del 7 e dell’11 gennaio per il ritorno a scuola in presenza. Fonti ben informate parlano del frutto di una mediazione tra le posizioni del ministro PD Franceschini e i responsabili dei dicasteri in forza a Italia Viva, che hanno perorato quindi l’idea che da sempre professa il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina del rientro subito dopo l’Epifania. Insomma, è ancora una volta sulla scuola che si consuma lo scontro tra le varie anime di questo Governo.

Il rientro in presenza degli studenti delle superiori avverrà comunque, come indicazioni del Consiglio dei Ministri, in presenza al 50 percento.

Il decreto contenente le nuove misure per il contenimento della pandemia da Covid-19 entrerà in vigore il 7 gennaio.

Una bambina che va a scuola il primo giorno

Ma le Regioni decideranno autonomamente

Nonostante la “fumata bianca” a seguito dello scontro interno al Governo resta da dire che le Regioni potranno comunque applicare misure più restrittive di quelle nazionali. Se Toscana e Lombardia hanno già annunciato che si atterranno alle disposizioni nazionali (i toscani addirittura pressavano per il ritorno in presenza già il 7 anche per le superiori), altre come la Campania adotteranno misure ben diverse da quelle “suggerite” a livello nazionale (rientro in presenza solo per la scuola dell’infanzia e prima e seconda elementare, per poi ripartire in presenza orientativamente il 18 per scuole elementari e medie e il 25 per le superiori). Anche nelle altre regioni si valutano misure ben più restrittive di quelle nazionali, fino al caso del Friuli Venezia Giulia e del Veneto in cui i governatori Fedriga e Zaia hanno già annunciato che le loro regioni proseguiranno con la Dad fino a fine gennaio.

vincenzo de luca regione campania
Il Governatore campano Vincenzo De Luca

Le posizioni dei sindacati

La FLC Cgil aveva già espresso nelle scorse ore perplessità per la riapertura il 7 gennaio. Le fa eco ANIEF. Dura anche la Gilda degli Insegnanti: “Tra i doveri, sanciti dalla legge, che spettano al sindacato c’è anche quello di intervenire affinché siano garantita la sicurezza dei lavoratori. Ebbene, date le attuali condizioni sanitarie dovute all’andamento della curva epidemiologica e alle misure insufficienti adottate finora, prima fra tutte il sistema di tracciamento dei contagi che è andato in tilt in numerose zone d’Italia, riteniamo che il ritorno in classe il 7 gennaio rappresenti un azzardo”, dichiara Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

Rino di Meglio
Il coordinatore della Gilda degli Insegnanti Rino Di Meglio

“Siamo docenti e sappiamo perfettamente che l’unica vera scuola è quella in presenza e siamo i primi a sostenere che la didattica a distanza è una soluzione emergenziale. Ma, data la situazione attuale, non è affatto peregrino il rischio di riaprire le scuole il 7 gennaio e di doverle richiudere dopo pochi giorni”, conclude Di Meglio.

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Usare Carta del Docente per i regali di Natale

Anche quest’anno si avvicina Natale e – si sa – fare tutti i regali costa sempre un po’. Se poi mettiamo che volge al termine un 2020 a dir poco complesso, forse una coccola ce la siamo meritati/e.

Quindi una volta archiviate le pratiche (e esaurita la fantasia) per mamma, papà, figlio, figlia, compagno, compagna, mariti, mogli, nipoti etc.etc. è arrivato il momento di mettere sotto l’albero qualcosa anche per sé stessi, non trovate?

Utilizzare la Carta del Docente nel periodo natalizio può essere la giusta alternativa a limare la spesa eccessiva di questa festività che al lato spirituale e familiare affianca e mantiene anche un aspetto consumistico importante.

Il banner dell’iniziativa A Natale regala un libro del gruppo Matacena degli scorsi anni

L’importante è ricordare cosa un docente può regalarsi con il bonus Cultura dedicato.

Ecco un po’ di idee da parte di Mondodocenti:

  • Libri Natale con Carta del Docente: sicuramente il must è regalarsi un bel libro. Acquistabile comodamente online (su siti abilitati per Carta del Docente e 18app come Oceanon o Matacena Libri), il libro arriverà sotto l’albero a tempo per regalarti dei bei momenti al caldo del focolare domestico durante le feste.
  • Cinema: nei giorni di festa il cinema è una delle tappe preferite, i film a tema sono tantissimi e godibili. Non dimenticate che il vostro buono può essere utilizzato per acquistare i biglietti.
  • Un nuovo pc: anche questo tranquillamente acquistabile utilizzando (o ammortizzando il costo totale col bonus) attraverso siti abilitati come Oceanon a Carta Docente. Una spesa che si rinvia spesso, ma che più passa il tempo più diventa urgente da fare per ogni docente, soprattutto provati come siamo da Dad e Ddi. Quale periodo migliore per regalarsi un pc che non sia Natale?
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Ddi, arriva la nota operativa dopo l’accordo sul CCNI

Con la pubblicazione della nota 2002 del 9 novembre 2020, concordata tra Ministero dell’istruzione e sindacati firmatari del CCNI, sono state fornite alle scuole le indicazioni operative e i chiarimenti per la corretta gestione della didattica digitale integrata.

La nota chiarisce che sarà ogni scuola a decidere, nel Piano Scolastico sulla DDI, in che misura integrare le attività sincrone (quelle che comportano interazione in tempo reale tra docente e studenti) e quelle asincrone (svolte in assenza di interazione in tempo reale). Nessun obbligo, pertanto, di svolgere l’intero orario di servizio in modalità sincrona, salvo nei casi in cui sia espressamente deliberato dal collegio docenti. Restano fermi l’orario di servizio previsto dal CCNL per ogni grado scolastico e la quota minima di ore in modalità sincrona stabilita dalle Linee guida sulla DDI, pari a 15 ore per le scuole del primo ciclo (10 per le classi prime della Primaria) e a 20 ore per la secondaria di secondo grado.

Altra questione fondamentale riguarda il luogo di svolgimento della DDI. La nota evidenzia che ogni istituto possa adottare “ogni disposizione organizzativa atta a creare le migliori condizioni per l’attuazione delle disposizioni normative a tutela della sicurezza e della salute della collettività, nonché per l’erogazione della didattica in DDI, anche autorizzando l’attività non in presenza”, garantendo alla RSU l’informativa sui criteri generali adottati in merito dalla dirigenza scolastica. Piena libertà, dunque, per i Dirigenti Scolastici, di stabilire che i docenti possano svolgere la didattica a distanza da casa anche quando sono solo le classi a essere in quarantena/isolamento.

Sulla strumentazione, in attesa che Governo e Parlamento pongano rimedio alla perdurante e inaccettabile esclusione del personale docente a tempo determinato e del personale Ata dalla fruizione della Carta per la formazione e l’aggiornamento di 500 euro, la nota segnala alle scuole la necessità di provvedere a fornire a tutto il personale a tempo determinato che ne avesse bisogno, i dispositivi necessari per svolgere la DDI, anche ricorrendo allo strumento del comodato d’uso.

didattica digitale integrata didattica a distanza generica

Ribadito anche che i docenti positivi al Covid-19 e posti in malattia certificata non possono svolgere alcuna attività lavorativa. La DDI, quindi, va svolta solo in caso di quarantena o di isolamento fiduciario, ovvero esclusivamente in quelle situazioni in cui il docente è in condizione di poter svolgere il proprio lavoro in modalità a distanza in quanto non malato ma in isolamento cautelare. Ricordiamo, infatti, che in questi casi l’assenza per QSA, pur se equiparata a ricovero ospedaliero per coprire giuridicamente ed economicamente l’assenza del lavoratore, tuttavia non rientra nei casi di malattia certificata e, pertanto, consente di svolgere a distanza l’attività lavorativa. Sul punto, peraltro, è recentemente intervenuta anche l’INPS. Inoltre viene previsto che “il ds, in presenza di difficoltà organizzative personali o familiari del docente in quarantena o isolamento fiduciario, ne favorirà il superamento anche attraverso la concessione in comodato d’uso della necessaria strumentazione tecnologica”.

Sulle misure da adottare in favore degli studenti disabili e, più in generale, degli alunni con bisogni educativi speciali, anche non certificati e compresi gli studenti a rischio digital divide, è già stata prodotta una specifica nota interpretativa del DPCM 3 novembre 2020.

Il commento di ANIEF

“La nota – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale ANIEF – rilancia il ruolo centrale del collegio docenti sulla didattica digitale integrata e fa chiarezza sui quali siano gli aspetti obbligatori e quali, invece, quelli su cui ogni scuola può agire in autonomia ma sempre all’interno di un quadro di riferimento comune”.

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Ddi, arrivano i fondi del Decreto Ristori: 85 milioni di euro. Ecco come saranno ripartiti

La Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha firmato a inizio settimana il decreto che assegna alle scuole gli 85 milioni di euro per la didattica digitale integrata stanziati dal ‘Decreto Ristori’ nel Consiglio dei Ministri del 27 ottobre scorso. 

“I fondi – si legge in una nota stampa – serviranno agli Istituti scolastici per l’acquisto di dispositivi digitali e strumenti per le connessioni da fornire in comodato d’uso alle studentesse e agli studenti meno abbienti”. 

ccnl comparto scuola soldi

Gli 85 milioni sono stati distribuiti tenendo conto del numero di alunni di ciascun istituto e dell’indicatore Ocse Escs che consente di individuare le scuole con un contesto di maggiore disagio socio-economico e dove sono meno diffuse le dotazioni digitali. Lo stesso parametro era stato utilizzato a marzo per la distribuzione delle risorse per la didattica digitale previste dal decreto ‘Cura Italia’. Questo nuovo stanziamento potrà consentire alle scuole l’acquisto, in base alle necessità delle scuole, di oltre 200mila nuovi dispositivi e oltre 100mila connessioni.

La distribuzione regionale

  • Abruzzo 1.884.794,63 €
  • Basilicata 1.088.222,83 €
  • Calabria 3.595.958,80 €
  • Campania 10.644.051,87 €
  • Emilia-Romagna 5.516.393,71 €
  • Friuli Venezia Giulia 1.597.160,68 €
  • Lazio 7.330.997,89 €
  • Liguria 1.825.017,64 €
  • Lombardia 12.210.621,80 €
  • Marche 2.286.947,32 €
  • Molise 481.312,60 €
  • Piemonte 5.624.162,80 €
  • Puglia 6.695.778,25 €
  • Sardegna 2.808.166,38 €
  • Sicilia 9.097.145,71 €
  • Toscana 4.833.369,38 €
  • Umbria 1.269.978,81 €
  • Veneto 6.209.918,90 €
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Ddi, Di Meglio (Gilda): “Inaudita circolare su CCNI”

“Troviamo inaudito che alle nostre ripetute richieste di dialogo e confronto i piani alti del ministero dell’Istruzione rispondano con una circolare che, di fatto, le ignora completamente. È sconcertante che un capodipartimento intervenga sul contratto integrativo relativo alla DDI e alla DAD che è privo di alcun valore perché non sottoscritto dalla maggioranza dei sindacati rappresentativi. Se viale Trastevere continuerà su questa strada, non ci sarà alcuna possibilità di instaurare relazioni sindacali corrette”.

È quanto ha dichiarato Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, intervenendo all’assemblea online indetta da tutte le province siciliane alla quale hanno preso parte in videoconferenza 8.000 docenti.

Rino di Meglio
Il coordinatore della Gilda degli Insegnanti Rino Di Meglio

Unanime il disappunto espresso dai partecipanti sia sul contratto che sulla circolare, ritenuti entrambi di nessun aiuto per le scuole nella gestione della difficile situazione in cui si trovano e, anzi, accusati di alimentare ulteriore confusione.

I coordinatori delle Gilde siciliane hanno inoltre contestato aspramente alcune decisioni assunte dal direttore dell’ufficio scolastico regionale in merito alle operazioni di inizio anno scolastico, in particolare quelle riguardanti le assegnazioni provvisorie.