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CESI – Bertelsmann: la necessità di un dibattito su telelavoro e diritto alla disconnessione

Si è tenuto mercoledì 17 marzo 2021, l’incontro tra la Confederazione Cesi, i suoi membri rappresentanti delle parti sociali e gli esperti della Bertelsmann Stiftung. A causa delle numerose chiusure dovute all’incessante diffusione della pandemia da Covid-19, le misure intraprese dalle aziende nei settori pubblico e privato hanno imposto un riadattamento delle forme di lavoro, promuovendo come soluzione principale la scelta del lavoro agile, lo smart working e telelavoro, imponendo a volte, o concedendo alla forza lavoro di non fermarsi e continuare le attività, attraverso un riadattamento delle skills e delle risorse, da casa o da qualsiasi altro luogo sicuro.

“Risulta evidente che lo smart working nell’ultimo anno ha raggiunto livelli mai visti prima in Italia e in tutta l’Europa; proprio per questo motivo – ha detto Ettore Michelazzi, presidente del consiglio nazionale Anief e delegato per la Cesi – va regolamentato con molta attenzione e accuratezza, soprattutto a partire dal diritto alla disconnessione e da azioni legislative che rimedino alle mancanze attuali del sistema”.

Un buon esempio è il CCNI per il comparto scuola sulla Didattica Digitale Integrata, firmato dall’Anief alcuni mesi fa: anche se può essere perfezionato, ha dato le prime indicazioni contrattuali e legislative su un genere di lavoro che fino a quel momento era completamente lasciato senza alcuna regola o normativa. L’Anief è pronta a dare il suo contributo, in Italia come in Europa: il diritto alla disconnessione, la salvaguardia della salute fisica e soprattutto psicologica, oltre a maggiori tutele giuridiche e sindacali ai lavoratori “costretti” allo smart working dagli eventi, saranno i punti focali dell’azione del giovane sindacato, coordinata con la CESI, anche attraverso piattaforme per evidenziare le problematicità segnalate dai lavoratori.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e vicepresidente dell’Accademia Europa Cesi, ha affermato che “sebbene questa scelta abbia rivelato che lavorare lontano dagli uffici di questi tempi funziona, apportando molteplici vantaggi alle vite dei lavoratori cosi come ai datori di lavoro, è altrettanto evidente che risulta ormai necessario mettere in atto regole ben precise per rendere questa nuova attività equa, nei doveri così come nei diritti, sicura e legalmente valida ed efficace per entrambe le parti. Risulta pertanto inevitabile notare che il telelavoro da casa cresce in maniera esponenziale e che questo conduce tutti a una trasformazione in digitale dal carattere complesso, quasi totale per tutte le aziende, soprattutto in previsione che si possa urlare alla pandemia superata”.

Dunque quali sono gli aspetti e le peculiarità che devono essere necessariamente regolamentate a livello Europeo e nazionale? Come possiamo imparare ad accettare la digitalizzazione del lavoro come un cambiamento buono e necessario?

“Una breve relazione dell’Eurodeputato Agius Saliba – ha aggiunto Sabrina Pellerito, responsabile delle relazioni estere con Cesi per Anief – afferma con certezza che la sfida del telelavoro è senza dubbio quella più grande per i lavoratori, successiva solo alla crisi del settore sanitario. In Germania è alta la percentuale delle aziende che hanno concesso il telelavoro ai propri dipendenti, e a distanza di tempo i risultati sono piuttosto soddisfacenti; ciononostante, è importante non perdere di vista il lato negativo della digitalizzazione, che necessita una regolamentazione pura e dedicata. Il ruolo delle istituzioni dell’UE, dei governi nazionali, delle parti sociali e dei sindacati, in questo processo, è quello di garantire il rispetto dei diritti nelle normative vigenti attraverso il dialogo sociale, la consultazione tra le parti e l’attuazione delle modifiche delle direttive comunitarie in termini di orario di lavoro e condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili”.

Nonostante la pubblicazione della Commissione di una prima risoluzione sul diritto alla disconnessione e della divulgazione della prima fase di una consultazione delle parti sociali europee sulla questione di come migliorare le condizioni di lavoro delle persone che lavorano tramite piattaforme di lavoro digitali, restano sempre enormi buchi neri da analizzare e da colmare, soprattutto in termini di attivazione legislativa. Risulta chiaro che i lavoratori hanno un estremo bisogno di disconnettersi, sia che questo avvenga per mano del lavoratore stesso o a seguito di automatismi generati dal sistema: tutto questo serve non solo a eliminare efficacemente una disponibilità che da casa appare totale, ma serve a salvaguardare la salute del lavoratore, che essa sia mentale o fisica, rispettando quell’equilibrio fragile del work Life balance per cui ognuno di noi lotta, specie in questi tempi così difficili.

Come escludere la sorveglianza digitale dei lavoratori? La protezione dati è un affare assai delicato: dalla CGUE emerge che il diritto di disconnessione è fondamentale, cosi come quello della protezione dati; ogni lavoratore di fatti deve avere accesso al sistema con i propri dati, documenti, orari di lavoro. La protezione dati riguarda non solo le aziende in generale, ma anche il singolo impiegato, tuttavia bisognerebbe semplificare le normative, essendo queste di difficile interpretazione, per favorire ulteriormente non solo il colloquio con le istituzioni ma anche rapporti più trasparenti con i lavoratori e dipendenti. Informazione e training al centro delle proposte dei sindacati membri, che vedono nel loro lavoro la responsabilità della tutela dei lavoratori, delle loro attività e della loro sicurezza in termini fisici, normativi e di salute mentale. Dunque il datore di lavoro non è il solo ad essere responsabile della salute e sicurezza sul lavoro durante il lavoro mobile, ma lo sono anche le Istituzioni, i sindacati e i lavoratori stessi.

Nota dolente sono le spese sostenute per il telelavoro: il lavoratore spesso deve accaparrarsi il migliore strumento digitale che possiede pur di lavorare, nonché la migliore connessione di cui dispone, d’altra parte il datore di lavoro ha già dei costi nella creazione di strumenti digitali e sistemi di accesso dei dipendenti, con conseguente mancanza di budget per l’adeguamento dei dispositivi elettronici per il lavoro dei dipendenti; serve un accordo equo tra le parti, che garantisca un corretto equilibrio tra le priorità aziendali e l’inclusività dei lavoratori volti al digitale.

Le proposte emergenti dai rappresentanti membri sono dunque da riassumere in pochi punti: implementazione delle normative vigenti e creazione di nuove direttive per forme di lavoro nuove come quella in questione; la salvaguardia della salute del lavoratore ai tempi del digitale, promuovendo il diritto alla disconnessione e il sostegno psicologico in tempi di pandemia; la creazione di piattaforme da parte dei sindacati, attraverso cui si possono evidenziare ulteriori difficoltà dei lavoratori del proprio comparto per maggiore supporto e lavoro a livello nazionale ed internazionale.

(fonte: Ufficio Stampa Anief)