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Sostegni Bis, Anief chiede nuove regole per le assunzioni dei docenti

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“Il 3 giugno parte il tavolo di confronto del ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi, coi sindacati su reclutamento, formazione iniziale e permanente come previsto dal Patto per la Scuola al centro del Paese. Intanto, è beffa per i precari. Rispetto ai 112mila posti autorizzati potranno essere assunti, infatti, al massimo 18.500 insegnanti presenti nella prima fascia delle Gps (graduatorie provinciali per le supplenze), sempre che abbiano maturato almeno tre anni di servizio nelle sole scuole statali”. Lo afferma l’Anief in una nota stampa.

“È quanto si legge nella relazione tecnica allegata al Dl Sostegni bis approvato dal Governo, -spiega Anief- dove si stima che 60mila cattedre andranno temporaneamente scoperte in attesa dei nuovi concorsi, esaurite tutte le attuali graduatorie”. Il sindacato Anief, addirittura, ritiene “che potrebbero essere molte di più secondo le statistiche degli ultimi anni e i risultati delle prove dell’ultimo concorso straordinario”. Ecco perché Anief chiede urgenti modifiche al Parlamento durante l’iter di conversione in legge della norma, nel rispetto di quanto detto dall’Europa (Commissione europea, Corte di giustizia europea, Comitato europeo dei diritti sociali), e col fine di garantire la continuità didattica.

“per avere tutti i docenti in cattedra il primo settembre prossimo – afferma il leader di Anief Marcello Pacifico – il ministero dell’Istruzione deve reclutare sia dalla prima fascia delle Gps gli insegnanti abilitati e specializzati o che conseguiranno tali titoli nei prossimi mesi, sia dalla seconda fascia delle stesse Gps tutti gli altri precari che hanno spesso svolto tanti anni di servizio e ai quali deve essere garantito l’accesso a un corso riservato per conseguire la stessa abilitazione o specializzazione su posti di sostegno. Se si vuole superare la supplentite e sconfiggere il precariato bisogna riprendere subito l’utilizzo di quel doppio canale di reclutamento che, almeno, in passato, ha garantito la copertura delle cattedre e ha ristorato i lavoratori per l’abuso dei contratti a termine”.

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Nel Decreto Sostegni resta il vincolo quinquennale, ma Anief continuerà la sua battaglia

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“L’attesa modifica al Decreto Sostegni per disapplicare il vincolo di cinque anni allo spostamento dei docenti immessi in ruolo dallo scorso settembre, attraverso almeno l’assegnazione provvisoria, non trova spazio nel maxiemendamento sostitutivo approvato ieri sera a larga maggioranza dall’Aula di Palazzo Madama. Il provvedimento per andare incontro a tanti docenti “ingabbiati” era stato inizialmente scartato, ma poi riammesso. Per poi dissolversi nel nulla proprio sul più bello, a seguito del dissenso delle Commissioni Bilancio e Finanze, pur avendo un ampio sostegno parlamentare e anche tra diversi componenti del Governo. Pure la richiesta a firma del senatore Antonio Iannone (FdI), suggerita dal sindacato Anief, per la riduzione da cinque a tre anni del vincolo sulla mobilità e sulla prossima assegnazione provvisoria, non trova posto nel testo”. Lo afferma Anief in una nota stampa.

“Nell’anno del Covid e del record di cattedre vacanti – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ci siamo ritrovati a combattere prima con la ritrosia dell’amministrazione scolastica e ora con la rigidità di una parte del Parlamento, che non vuole guardare in faccia le realtà pur di imporre delle logiche che non hanno motivo di esistere. A questo punto, di fronte alla mancata volontà politica di risolvere il problema, il sindacato agirà con ancora più convinzione nei tribunali. Ci impegniamo, inoltre, per fare in modo di agire nel nuovo contratto di lavoro, perché anche contrattualmente questo genere di vincoli illegittimi vengano rimossi”.

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CESI – Bertelsmann: la necessità di un dibattito su telelavoro e diritto alla disconnessione

Si è tenuto mercoledì 17 marzo 2021, l’incontro tra la Confederazione Cesi, i suoi membri rappresentanti delle parti sociali e gli esperti della Bertelsmann Stiftung. A causa delle numerose chiusure dovute all’incessante diffusione della pandemia da Covid-19, le misure intraprese dalle aziende nei settori pubblico e privato hanno imposto un riadattamento delle forme di lavoro, promuovendo come soluzione principale la scelta del lavoro agile, lo smart working e telelavoro, imponendo a volte, o concedendo alla forza lavoro di non fermarsi e continuare le attività, attraverso un riadattamento delle skills e delle risorse, da casa o da qualsiasi altro luogo sicuro.

“Risulta evidente che lo smart working nell’ultimo anno ha raggiunto livelli mai visti prima in Italia e in tutta l’Europa; proprio per questo motivo – ha detto Ettore Michelazzi, presidente del consiglio nazionale Anief e delegato per la Cesi – va regolamentato con molta attenzione e accuratezza, soprattutto a partire dal diritto alla disconnessione e da azioni legislative che rimedino alle mancanze attuali del sistema”.

Un buon esempio è il CCNI per il comparto scuola sulla Didattica Digitale Integrata, firmato dall’Anief alcuni mesi fa: anche se può essere perfezionato, ha dato le prime indicazioni contrattuali e legislative su un genere di lavoro che fino a quel momento era completamente lasciato senza alcuna regola o normativa. L’Anief è pronta a dare il suo contributo, in Italia come in Europa: il diritto alla disconnessione, la salvaguardia della salute fisica e soprattutto psicologica, oltre a maggiori tutele giuridiche e sindacali ai lavoratori “costretti” allo smart working dagli eventi, saranno i punti focali dell’azione del giovane sindacato, coordinata con la CESI, anche attraverso piattaforme per evidenziare le problematicità segnalate dai lavoratori.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e vicepresidente dell’Accademia Europa Cesi, ha affermato che “sebbene questa scelta abbia rivelato che lavorare lontano dagli uffici di questi tempi funziona, apportando molteplici vantaggi alle vite dei lavoratori cosi come ai datori di lavoro, è altrettanto evidente che risulta ormai necessario mettere in atto regole ben precise per rendere questa nuova attività equa, nei doveri così come nei diritti, sicura e legalmente valida ed efficace per entrambe le parti. Risulta pertanto inevitabile notare che il telelavoro da casa cresce in maniera esponenziale e che questo conduce tutti a una trasformazione in digitale dal carattere complesso, quasi totale per tutte le aziende, soprattutto in previsione che si possa urlare alla pandemia superata”.

Dunque quali sono gli aspetti e le peculiarità che devono essere necessariamente regolamentate a livello Europeo e nazionale? Come possiamo imparare ad accettare la digitalizzazione del lavoro come un cambiamento buono e necessario?

“Una breve relazione dell’Eurodeputato Agius Saliba – ha aggiunto Sabrina Pellerito, responsabile delle relazioni estere con Cesi per Anief – afferma con certezza che la sfida del telelavoro è senza dubbio quella più grande per i lavoratori, successiva solo alla crisi del settore sanitario. In Germania è alta la percentuale delle aziende che hanno concesso il telelavoro ai propri dipendenti, e a distanza di tempo i risultati sono piuttosto soddisfacenti; ciononostante, è importante non perdere di vista il lato negativo della digitalizzazione, che necessita una regolamentazione pura e dedicata. Il ruolo delle istituzioni dell’UE, dei governi nazionali, delle parti sociali e dei sindacati, in questo processo, è quello di garantire il rispetto dei diritti nelle normative vigenti attraverso il dialogo sociale, la consultazione tra le parti e l’attuazione delle modifiche delle direttive comunitarie in termini di orario di lavoro e condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili”.

Nonostante la pubblicazione della Commissione di una prima risoluzione sul diritto alla disconnessione e della divulgazione della prima fase di una consultazione delle parti sociali europee sulla questione di come migliorare le condizioni di lavoro delle persone che lavorano tramite piattaforme di lavoro digitali, restano sempre enormi buchi neri da analizzare e da colmare, soprattutto in termini di attivazione legislativa. Risulta chiaro che i lavoratori hanno un estremo bisogno di disconnettersi, sia che questo avvenga per mano del lavoratore stesso o a seguito di automatismi generati dal sistema: tutto questo serve non solo a eliminare efficacemente una disponibilità che da casa appare totale, ma serve a salvaguardare la salute del lavoratore, che essa sia mentale o fisica, rispettando quell’equilibrio fragile del work Life balance per cui ognuno di noi lotta, specie in questi tempi così difficili.

Come escludere la sorveglianza digitale dei lavoratori? La protezione dati è un affare assai delicato: dalla CGUE emerge che il diritto di disconnessione è fondamentale, cosi come quello della protezione dati; ogni lavoratore di fatti deve avere accesso al sistema con i propri dati, documenti, orari di lavoro. La protezione dati riguarda non solo le aziende in generale, ma anche il singolo impiegato, tuttavia bisognerebbe semplificare le normative, essendo queste di difficile interpretazione, per favorire ulteriormente non solo il colloquio con le istituzioni ma anche rapporti più trasparenti con i lavoratori e dipendenti. Informazione e training al centro delle proposte dei sindacati membri, che vedono nel loro lavoro la responsabilità della tutela dei lavoratori, delle loro attività e della loro sicurezza in termini fisici, normativi e di salute mentale. Dunque il datore di lavoro non è il solo ad essere responsabile della salute e sicurezza sul lavoro durante il lavoro mobile, ma lo sono anche le Istituzioni, i sindacati e i lavoratori stessi.

Nota dolente sono le spese sostenute per il telelavoro: il lavoratore spesso deve accaparrarsi il migliore strumento digitale che possiede pur di lavorare, nonché la migliore connessione di cui dispone, d’altra parte il datore di lavoro ha già dei costi nella creazione di strumenti digitali e sistemi di accesso dei dipendenti, con conseguente mancanza di budget per l’adeguamento dei dispositivi elettronici per il lavoro dei dipendenti; serve un accordo equo tra le parti, che garantisca un corretto equilibrio tra le priorità aziendali e l’inclusività dei lavoratori volti al digitale.

Le proposte emergenti dai rappresentanti membri sono dunque da riassumere in pochi punti: implementazione delle normative vigenti e creazione di nuove direttive per forme di lavoro nuove come quella in questione; la salvaguardia della salute del lavoratore ai tempi del digitale, promuovendo il diritto alla disconnessione e il sostegno psicologico in tempi di pandemia; la creazione di piattaforme da parte dei sindacati, attraverso cui si possono evidenziare ulteriori difficoltà dei lavoratori del proprio comparto per maggiore supporto e lavoro a livello nazionale ed internazionale.

(fonte: Ufficio Stampa Anief)

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“Anticipare l’obbligo scolastico per limare il gap con l’Europa”

“Per garantire il diritto allo studio bisogna ripensare l’obbligo scolastico. È necessario avere più classi, più sedi, più plessi e più organici a partire dalla stabilizzazione dei 70mila colleghi chiamati dall’organico Covid”: a pronunciare queste parole è stato stamani Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, nel corso del seminario sulla Legislazione scolastica organizzato per la provincia di Ragusa.

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Marcello Pacifico, leader di Anief

I concetti inerenti all’importanza dell’istruzione per tutti gli studenti del Paese sono stati espressi ieri dal leader dell’Anief, nel corso dell’intervento al Senato al manifesto dell’autonomia didattica presentato dagli ex ministri Luigi Berlinguer e Valeria Fedeli. Pacifico ha affermato che “è arrivato il momento di avviare una riflessione: anticipare l’obbligo scolastico. Cominciamo dunque ad aggredire questa nostra difficoltà rispetto all’Europa. Abbiamo 10 punti di percentuale di deficit nel percorso 0-6 per i nostri bambini. È lì che prendono corpo le prime disuguaglianze”.

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Ripartire in sicurezza, le considerazioni di Pacifico dopo l’incontro sindacati – Ministro

“Fare ripartire la scuola in presenza in sicurezza”: è uno dei punti toccati ieri dal nuovo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, durante il primo incontro con le organizzazioni sindacali, sul quale concorda Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, che ha partecipato alla riunione. “Tra le priorità del nuovo ministro – ha detto oggi il sindacalista a Italia Stampa – c’è la riapertura delle scuole in presenza”, ma alla luce degli aumenti dei contagi tra i giovani per via delle varianti Covid, diventa sempre più importante assicurare “spazi maggiori, quindi più aule, e personale, insegnante ma anche amministrativo ed educativo”. In tal modo si ridurrebbe il numero di alunni per classe, andando ad incidere positivamente pure sulla qualità della didattica.

Ritornare alle lezioni in classe è l’auspicio di tutti. Per portarlo a termine, però, non basta riaprire le scuole in presenza. Servono precise garanzie. Quelle che in questo momento non vi sono, tanto che sale la quantità di scuole chiuse dalla Lombardia alla Sicilia. Secondo il sindacato occorre da subito lavorare per assicurare la massima sicurezza: “bisogna invertire quella tendenza – ha spiega il leader dell’Anief Marcello Pacifico – che negli ultimi anni ha portato a cancellare addirittura 200 mila posti, a ridurre il tempo scuola di quattro ore” settimanali “in ogni ordine e grado”.

aula scuola generica

Secondo il sindacalista autonomo “c’è bisogno di una nuova stagione”, partendo dalla lotta alla supplentite: “vogliamo essere partecipi per risolvere il problema del precariato, c’è bisogno di un doppio canale di reclutamento: da una parte i concorsi, aperti anche ai giovani laureati, dall’altra parte invece un canale riservato per assumere chi da anni lavora nelle nostre scuole. Ce lo chiede l’Europa”: è un processo fondamentale da intraprendere, “andando a valorizzare tutte le figure professionali che in questi anni si sono messi in luce per competenza. Penso, ad esempio, agli amministrativi “facenti funzioni Dsga, che dovrebbero essere stabilizzati e quindi assunti in ruolo”.

Pacifico ha infine detto che non bisogna “dimenticare il problema annoso della mobilità: dei mancati trasferimenti del personale”, bloccato in alto numero da assurdi e illogici vincoli temporali, diventati di 5 anni, “che vanno a ledere il diritto alla famiglia e di fatto il diritto del personale scolastico a lavorare su dei posti dopo avere servito per tanti anni lo Stato”.

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Pacifico a Orizzonte Scuola: “Valorizzare tutti i profili professionali della scuola”

Sulle mosse da compiere per il bene della scuola Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, ha le idee chiare: bisogna valorizzare i profili professionali di tutti i lavoratori della scuola.

Anche in occasione dell’incontro di oggi tra il nuovo ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi e i rappresentanti dei sindacati rappresentativi, Orizzonte Scuola ha organizzato un incontro con i rappresentati dei sindacati rappresentativi: Francesco Sinopoli (Flc Cgil), Maddalena Gissi (Cisl Scuola), Pino Turi (Uil Scuola), Elvira Serafini (Snals), Rino Di Meglio (Gilda) e Marcello Pacifico (Anief). Tra i temi discussi: la riformulazione del calendario scolastico, la mobilità, gli Esami di Stato, il rilancio degli istituti tecnici, la sicurezza a scuola.

Marcello Pacifico, per quanto riguarda la mobilità, ha voluto lanciare un appello agli altri leader che hanno sottoscritto il contratto: “bisogna chiedere al nuovo ministro di riaprire i tavoli sui contratti integrativi, mobilità al 100% su tutti i posti disponibili, eliminare ogni vincolo, svelare i posti vacanti, presentare deroghe. Come Anief abbiamo sempre chiesto di conciliare il diritto al lavoro con quello alla famiglia: non è possibile scegliere tra lavorare per lo Stato e la famiglia”.

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Marcello Pacifico, leader di Anief

Per quanto riguarda poi il piano vaccinale, il leader dell’Anief ha chiesto che “venga fatta chiarezza: alcuni vaccini pare coprano solo del 20% rispetto ad alcune varianti. Il vaccino non è l’unica misura, infatti il problema del contagio si risolverà se verremo ascoltati: sono necessari più classi, più plessi e più organici. Col virus dovremo convivere ancora per molto tempo, dobbiamo organizzarci, sono necessarie le risorse; avremo a disposizione il Recovery plan, investiamo in spazi, sicurezza e organici”.

“Inoltre – ha continuato Pacifico – è indispensabile adeguare l’organico di fatto a quello di diritto. Noi l’abbiamo chiamata Operazione Aletheia, un’inchiesta cioè sugli organici, anche quelli di sostegno, per capire quali sono i posti vacanti e fare un piano straordinario di assunzioni. Bisogna reintrodurre il doppio canale di reclutamento, pensare a un percorso d’inserimento in ruolo per chi vanta più di 36 mesi di servizio, anche presso scuole paritarie, comunali. Importante poi non licenziare i diplomati magistrale e comprendere che se un titolo è valido per insegnare come supplenti lo deve essere anche per il ruolo”.

In chiusura, il sindacalista autonomo ha affermato che al neo ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi dirà che “bisogna insistere su temi come gli organici e la sicurezza legata agli organici, il diritto all’indennità, fino alla valorizzazione dei profili professionali di tutti i lavoratori della scuola”.

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“A settembre tutti gli insegnanti in classe? Draghi parte bene”

Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato rappresentativo, traccia il percorso da attuare per coprire in tempi ristretti le oltre 200 mila cattedre annuali con l’inizio del nuovo anno scolastico, così come illustrato dal presidente incaricato Mario Draghi ai partiti politici durante il secondo giro di consultazioni in vista della formazione del Governo: “Bisogna assumere tutti i candidati inseriti nelle graduatorie vigenti entro luglio e prevedere un canale riservato per i precari che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio, esattamente come ci chiede l’Europa”, dichiara Pacifico.

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Marcello Pacifico, leader di Anief

A questo proposito, è di pochi giorni fa la notizia dell’accoglimento – da parte del Comitato dei diritti sociali europei – del ricorso n. 146/2017 che ha detto sì a decine e decine di migliaia di precari che protestano per l’ingiusta reiterazione dei contratti a termine a cui sono sottoposti a ogni inizio d’anno scolastico, in pieno contrasto con la direttiva, la 1999/70/CE, che l’UE ha emesso proprio per assumere in modo automatico tutti i precari storici.

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Il vincolo di mobilità per i neo assunti vuol dire “negare il diritto alla famiglia”, Anief ricorre in Tribunale

Assurdo per il sindacato Anief ridurre al 25% il numero dei posti per i trasferimenti dei docenti in nome di un blocco inserito nel 2018 senza alcuna ragione per i neo-assunti. “Stiamo ricorrendo in tribunale – dichiara il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico – Assurdo rispetto a 200 mila posti dati in supplenza privare i neo immessi in ruolo del diritto alla famiglia. Per questo ricordiamo dopo aver garantito negli anni passati il diritto alla mobilità”.

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Marcello Pacifico, leader di Anief

“Con il nuovo anno solare – spiega Anief in una nota – moltissimi docenti tornano a sperare in un trasferimento in un istituto più vicino alla loro terra e ai loro affetti, attraverso la domanda di mobilità che avrà effetto pratico a partire dal 1°settembre 2021. Decine di migliaia di insegnanti, però, continuano a sottostare e dei vincoli temporali, molto discutibili, introdotti dall’amministrazione che precludono la possibilità di trasferirsi, anche a livello annuale. Sull’applicazione del vincolo triennale e del vincolo quinquennale, la stampa specializzata ha realizzato una scheda nella quale si specifica che il vincolo temporale che interessa i docenti può essere di tre tipi: triennale nella scuola di titolarità; quinquennale nella scuola di titolarità; quinquennale nel sostegno, tipologia di posto di titolarità. È quindi consigliabile che ogni docente interessato alla mobilità tenga conto dei diversi vincoli, blocchi e impedimenti prima di presentare domanda, in modo tale da farlo con la massima consapevolezza in relazione alle conseguenze e alle regole che dovrà rispettare”. 

“Si tratta di “paletti” gratuiti che il sindacato ha cercato di cancellare anche con appositi emendamenti alla Legge di Bilancio 2021. Poiché non sono andati a buon fine, il sindacato si sente costretto ad avviare le preadesioni gratuite al ricorso contro il blocco di 5 anni imposto dall’anno in corso. Sempre l’Anief ha attivato la preadesione gratuita al ricorso contro il vincolo quinquennale che per effetto dalla Legge 159/2019 obbliga i docenti nominati in ruolo dal 2020/21 a rimanere 5 anni nella sede di titolarità senza diritto a trasferirsi, a passaggi di ruolo o assegnazioni provvisorie, addirittura arrivando a negare l’avvicinamento di chi assiste un familiare con disabilità grave”.

Marcello Pacifico (Anief): “Siamo sempre più convinti, forti del parere del nostro ufficio legale, che è irragionevole precludere ai lavoratori ogni possibilità di movimento per chi ha ragioni per farlo in presenza di posti vacanti. Siamo arrivati all’assurdo che il vincolo si applica anche all’interno della provincia di immissione in ruolo e addirittura nel caso in cui il docente voglia restare nella stessa sede di servizio cambiando, magari, tipo di posto o chiedendo il passaggio di ruolo in altra classe di concorso per migliorare la sua posizione professionale. Si tratta di limiti del tutto gratuiti che confliggono con il diritto alla famiglia e anche al lavoro, inteso come componente utile ad elevare la dignità del cittadino. Ecco perché continuiamo a batterci, perché i diritti non si possono sgonfiare a piacimento”.

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Ritorno a scuola, Pacifico (Anief): “Errore rientrare l’11 gennaio”

Riprendere le lezioni a scuola tra pochi giorni potrebbe rivelarsi assai pericoloso. “Il problema non è la percentuale di allievi da far tornare in classe – sostiene il presidente Anief Marcello Pacifico – ma evitare, in un periodo in cui la seconda ondata di Covid è forte, con 10 mila contagi al giorno, che il virus si diffonda ancora di più e si incroci con il periodo di massima infezione dell’influenza stagionale che storicamente si registra proprio in queste settimane. Inoltre, la divisione del ritorno in classe tra scuola del primo ciclo, medie e superiori, non la comprendiamo, se non dal punto di vista didattico poiché è più facile fare didattica a distanza con gli studenti della scuola superiore”.

Alla data dell’11 gennaio Anief preferirebbe il 18. “In realtà – ha dichiarato il sindacalista autonomo – come avevamo già detto il 17 dicembre, servirebbe un periodo cuscinetto di una decina di giorni, che va dal 7 al 18 dicembre, durante il quale poter sottoporre il tampone rinofaringeo a tutta la popolazione studentesca e al personale, così da capire scuola per scuola come potere riaprire alla didattica”.

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Marcello Pacifico, leader di Anief

Per il ritorno alla didattica in presenza sono anche altri i problemi irrisolti. “In tutto questo – ha detto ancora Pacifico – continuano a mancare le aule, gli spazi adeguati e con i trasporti non si è ancora raggiunto l’obiettivo che anche Anief auspicava tramite il coinvolgimento degli n.c.c. oltre che dei taxi. Arrivando a cambiare pure le linee di trasporto a seguito dell’incontro che si sarebbero dovuti realizzare ai tavoli di confronto dei rappresentanti delle forze sociali, del mondo del lavoro e dei trasporti, assieme ai dirigenti scolastici che sono poi quelli che deliberano e attuano ciò che viene deciso nei collegi dei docenti”. In conclusione, secondo il leader dell’Anief “questa riapertura delle scuole rimane ‘strana’ e sarà importante conoscere i numeri del contagio dell’8 gennaio. A questo punto, riteniamo che la riapertura delle superiori potrebbe slittare al 18 gennaio, come aveva detto Anief, oppure al 1° febbraio, come alcune Regioni hanno già deciso di fare”.

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Prolungamento scuola in presenza a luglio, il no di Anief: “La Dad non è mica un gioco”

Il sindacato Anief commenta la notizia secondo la quale il ministero dell’Istruzione avrebbe un piano pronto: scuola aperta sino a luglio e lezioni anche di sabato. Anief non è d’accordo, poiché la didattica a distanza, portata avanti con molto impegno in questi mesi, sia da parte dei docenti che degli studenti, è lezione a tutti gli effetti.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ha rilasciato una breve intervista alla stampa specializzata Orizzonte Scuola e ha affermato che sarebbe come “rinnegare il lavoro fatto a distanza. O si interrompono le lezioni in presenza o a distanza oppure ogni altra soluzione renderebbe vano il grande lavoro portato avanti da migliaia di insegnanti. Non stiamo giocando ma stiamo cercando di garantire il diritto allo studio pur nei limiti di lezioni non in presenza”.

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Marcello Pacifico, leader di Anief

A proposito del rientro in classe il 7 gennaio 2021, il presidente del giovane sindacato ha dichiarato che si può realizzare soltanto se vengono aumentati classi e plessi e incrementati organici, così da poter garantire un’apertura in sicurezza. Sarebbe indispensabile anche un accordo tra enti che gestiscono i trasporti e dirigenti scolastici sull’orario dell’apertura della scuola e scaglionamento per evitare assembramenti pure per la presenza di lavoratori.