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Ha resistito anche alle esigenze del Covid19 la concentrazione eccessiva di alunni per classe: secondo i calcoli pubblicati oggi da Tuttoscuola, “se si assume il limite di 25 alunni per classe – che si può ritenere certamente più ragionevole dal punto di vista della gestione didattica, almeno come limite massimo – come spartiacque tra la normalità e le classi pollaio, vi sono 31 mila classi (30.829) con oltre 25 alunni: 4.937 sezioni di scuola dell’infanzia, 3.283 classi di scuola primaria, 4.258 classi di scuola secondaria di I grado e ben 18.351 di II grado”.

Non avrebbe quindi avuto seguito l’articolo 231-bis della legge di conversione del decreto legge 34 “Rilancio” che ha previsto norme speciali, da realizzare con apposita ordinanza ministeriale, per “derogare, nei soli casi necessari al rispetto delle misure di cui all’alinea ove non sia possibile procedere diversamente, al numero minimo e massimo di alunni per classe previsto, per ciascun ordine e grado di istruzione, dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81”.

OCCASIONE MANCATA

È alto il rammarico per la mancata cancellazione di queste classi “pollaio”, che rimane sempre “un obiettivo che da sempre ha visto in prima linea proprio la ministra Azzolina. Con l’ordinanza in deroga – sostiene la rivista specializzata – si poteva già intervenire in vista dell’anno scolastico 2020-21. L’obiettivo era a portata di mano, sfruttando appunto anche il dispositivo contenuto nell’art. 231-bis del decreto legge 34 “Rilancio”. Si sarebbero potuti ottenere contestualmente due obiettivi: rispettare il parametro di deflusso e ridurre la numerosità delle classi a limiti più gestibili e conformi alle misure anti-covid. La riduzione della numerosità delle classi può infatti favorire il distanziamento, nonché una più funzionale organizzazione della classe e della gestione didattica. Un obiettivo che va comunque tenuto presente per il futuro”.

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QUANTI CLASSI NUOVE SERVIREBBERO

Sempre Tuttoscuola stima quanti “posti di organico aggiuntivo svilupperebbero quelle nuove classi 3.633 di risulta, tenendo conto dell’attuale rapporto docenti per classe. Per la scuola dell’infanzia, dove il rapporto medio di docenti per sezione è di 1,89 servirebbero 2.933 docenti; per la scuola primaria – rapporto docenti/classe 1,51 – servirebbero 445 posti in più; per la scuola secondaria di I grado – rapporto docenti/classe 1,80 – 534 posti in più; per la scuola secondaria di II grado – rapporto docenti/classe 1,81 – servirebbero 2.695 docenti”.

LE PRESSIONI DEL SINDACATO

Anief ha sempre sostenuto che con lo stato emergenziale derivante dal Covid19 bisognava prendere disposizioni urgenti nella formazione delle classi al fine di adeguare i meccanismi di distanziamento sociale per la prevenzione della diffusione di ulteriori epidemie. Anche l’Anief, con l’emendamento proposto al DL “Cura Italia” n. 18 del 17 marzo 2020, con l’intento di modificare la legge Tremonti-Gelmini n. 133/2008, riducendo in tre anni il rapporto medio nazionale alunni-classe dello 0,40, andava in questa direzione. Perché ridurre il numero massimo di alunni per classe garantirebbe infatti sicurezza, igiene e vivibilità degli ambienti di apprendimento. Solo in presenza di un numero non alto di alunni è infatti possibile assicurare agli allievi degli ambienti idonei allo svolgimento delle attività, ma anche laboratori e aree comuni di condivisione. In questo modo, sicurezza, diritto alla salute e allo studio vengono senz’altro assolti. Rivedere per legge i tetti dei numeri di alunni per classe, che nell’ultimo disegno di legge del M5S risulterebbero non oltre i 22-23 e in caso di presenza di disabili massimo 20 e non più derogabili, è una decisione che non si può più rimandare.

(fonte: Ufficio Stampa Anief)

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