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È stato ufficialmente varato un Piano di intervento per la riduzione dei divari territoriali in istruzione: a promuoverlo è il Miur, in accordo con l’impresa sociale “Con i Bambini”. Il Piano parte da un’analisi, svolta con la collaborazione dell’Invalsi, sulle difficoltà di apprendimento degli studenti e ha l’obiettivo di individuare le scuole destinatarie degli interventi e i fattori che influiscono sui divari nei risultati fra Nord e Sud. Gli interventi nasceranno dalla stretta collaborazione tra gli Uffici Scolastici Regionali, gli Enti territoriali e di ricerca. Alle scuole individuate verrà messo a disposizione un Repertorio di interventi, cui le istituzioni scolastiche potranno rifarsi per coniugare al meglio le misure da realizzare in relazione al contesto e alle risorse. Inoltre, gli istituti scolastici potranno usufruire di un ‘Cruscotto’ su piattaforma informatica contenente diversi strumenti di analisi.

IL PIANO D’AZIONE

“La scuola – ha detto la vice ministra Anna Ascani, intervistata anche da Orizzonte Scuola – non può e non deve essere lasciata da sola a fronteggiare divari territoriali e dispersione scolastica che dipendono da una serie di concause. Oggi, insieme, prendiamo un impegno per ridurre in maniera strutturale gli ostacoli all’effettiva creazione di pari opportunità nel nostro Paese”. Il piano parte da un’analisi, svolta dal Ministero dell’Istruzione con la collaborazione dell’Invalsi ed integrata con i dati a disposizione degli enti territoriali, sulle difficoltà di apprendimento degli studenti. Si rivolge a due categorie di scuole – in difficoltà e in forte difficoltà – individuate sempre sulla base delle rilevazioni Invalsi e di ulteriori variabili legate ad altri indicatori.

LA CROCIATA DELL’ANIEF

Anief ritiene positivo l’intento del ministero di affrontare una problematica che porta ogni anno a far rinunciare “600 mila giovani tra i 18 e i 24” al conseguimento del diploma di maturità. Per non parlare delle percentuali ancora troppo alte di dispersione scolastica in età di obbligo formativo, con quasi il 15% dei ragazzi che abbandonano in banchi di scuola, a fronte del 10% indicato come soglia massima dall’Unione Europea. Allo stesso tempo, il sindacato ritiene che occorra attuare una serie di interventi che diano linfa all’azione del ministero dell’Istruzione.

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