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12 novembre, ULM proclama lo sciopero nazionale insegnanti e personale ATA

Lavoro, Governo e sindacati

L’autunno caldo degli scioperi relativi al comparto istruzione continua: è di poche ore fa la notizia dello stato di agitazione, proclamato dall’ULM SCUOLA per il 12 novembre, manifestazione alla quale hanno aderito i comitati Nastrini Liberi Uniti, DISA 2014, Osservatorio Diritti scuola e il Comitato 8.000 esiliati fase B Docenti Immobilizzati.

L’obiettivo dello sciopero è quello di portare all’attenzione del MIUR le problematiche degli insegnanti dislocati sul territorio, che hanno la necessità di tornare nelle loro città di origine, soprattutto al meridione.

Ancora una volta, dunque, la questione territoriale è al centro: sono numerosissimi i docenti costretti al trasferimento o al pendolarismo pur di poter insegnare e inseguire il sogno di una vita. Insegnanti e personale sottoposti a stress mentale, fisico ed emotivo, perchè la lontananza da casa si fa sentire e non permette di godere appieno di una vita dignitosa e soddisfacente.

Nella nota a firma di Nastrini Liberi Uniti, DISA  2014, Osservatorio Diritti scuola, Comitato 8000 esiliati fase B, Docenti Immobilizzati gruppo fb, che appoggiano lo sciopero della ULM Scuola, si legge: “È la prima volta in assoluto che viene indetto uno sciopero con l’unica motivazione del rientro dei docenti meridionali nelle proprie terre. Ed ora più che mai, in un momento in cui la forbice delle disuguaglianze tra Nord e Sud potrebbe subire un’accelerazione proprio a partire dal sistema scolastico con l’ipotesi di avviare una regionalizzazione iniziando dalle regioni più ricche del nostro paese, è di vitale importanza essere uniti e gridare le nostre ragioni.

Abbiamo preso coscienza delle intenzioni del Ministero e del Governo emerse nell’incontro avvenuto al MIUR il 16 ottobre 2018 con una nostra delegazione di docenti e siamo molto preoccupati: nessun fondo inserito in legge di bilancio e dunque nessuna stabilizzazione di posti (unica soluzione costantemente chiesta dai docenti e veramente utile a tutte le componenti scolastiche), nessuna intenzione di aumentare in modo considerevole le percentuali riservate ai trasferimenti territoriali unita all’intenzione di realizzare un blocco triennale nei confronti del docente che otterrà trasferimento su una sede richiesta volontariamente, negando di fatto la libertà di movimento e la possibilità di riavvicinarsi a tappe nei propri territori. Dopo anni di politiche scolastiche scellerate nei confronti del personale insegnante, si continua a non voler trovare una strada ragionevole ed al contrario ancora ci si indirizza verso la scelta di canali plurimi di reclutamento ed idee che porteranno a perpetuare la guerra tra poveri in atto nel settore scolastico da decenni.

Scendiamo in piazza il 12 novembre per dire basta a tutto questo, per dire che c’è una soluzione concreta da mettere in atto ADESSO per i tanti docenti che, con un’età media intorno ai 50 anni, sono lontani dai propri territori e contesti: l’aumento della quota mobilità.

Non è necessario aspettare gennaio 2019 per dimostrare che c’è la volontà politica di affrontare un piano di rientro e non basta più essere riconosciuti solo come vittime delle politiche sbagliate del passato: i docenti meridionali desiderosi di tornare nelle proprie terre, sono comunque una risorsa e costituiscono attualmente una buona parte del personale a tutti gli effetti alle dipendenze del MIUR che deve dare loro ascolto migliorandone le condizioni lavorative con sicure ricadute positive sulla qualità del servizio reso.

E’ troppo lo scollamento tra quanto dichiarato durante la campagna elettorale ed ancora oggi ribadito nel contesto politico più ampio, e ciò che ormai sappiamo non c’è intenzione alcuna di fare.

Dobbiamo ancora una volta scendere in piazza!

Come comitati e associazioni siamo consapevoli che lo sciopero può riportare al centro del dibattito politico il nostro punto di vista che affermeremo nelle sedi opportune attraverso una ampia piattaforma programmatica.

Per questo, in continuità con le nostre lotte e con le innumerevoli iniziative portate avanti negli ultimi tre anni, aderiamo ad uno sciopero che ha come primario obiettivo rendere pubblico il disagio dei docenti esiliati e riteniamo che la posizione dell’ULM, così autoreferenziale ed intransigente rispetto al coinvolgimento nell’organizzazione e nella partecipazione allo sciopero dei comitati dei docenti esiliati ed immobilizzati, sia per noi in fondo ininfluente e secondaria rispetto alla decisione di appoggiare e promuovere tale manifestazione”.

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