All’esame di maturità copia… il Miur: polemiche sulle simulazioni della prova di Fisica

Lavoro, Governo e sindacati Scuola secondaria e università

I più buoni possono definirla “scivolone”, i più critici “figuraccia”. Certo è che il Miur stavolta non ci fa per niente bella figura. Il tema, spinoso, riguarda le simulazioni rilasciate dal Ministero per la preparazione ai prossimi esami di Maturità 2019. Più precisamente, gli esercizi di Fisica per la seconda prova del liceo scientifico.

Cosa è successo?

Già al loro rilascio, i test sono stati considerati eccessivamente complessi da parecchi studenti (anche universitari) e anche dai docenti.

A qualcuno, però, la lettura dei testi delle prove ha fatto accendere una lampadina, un ricordo che – poi – si è rivelato azzeccato. Perché il Miur avrebbe, senza citarlo oltretutto, copiato gli esercizi da un vecchio testo universitario russo di fisica. Il titolo del manuale in questione è Problems in general physics di I.E. Irodov. Una tesi sostenuta anche dalla Commissione Italiana per l’Insegnamento della Matematica.

Confrontando i due scritti, sembrerebbe proprio che 6 esercizi su 8 siano stati presi pari pari dal volume russo – mai citato dal Miur. Non solo, ma un altro dei problemi proposti dal Miur arriverebbe dall’ANNABAC 2015, il test di maturità francese delle scuole d’eccellenza.

Insomma, le evidenze porterebbero a dire che il Miur ha copiato l’esame di maturità. Suscitando l’indignazione degli studenti.

Anief: svilito l’Esame di Stato

Sull’argomento interviene anche il leader di Anief Marcello Pacifico: “Se confermata, si tratterebbe di una circostanza inspiegabile perché attuata da chi è deputato per legge a garantire la massima obiettività e la ricerca del rigore nella definizione delle prove nazionali che ogni anno mezzo milione di alunni si trovano ad affrontare. In caso contrario, qualora il Ministero dell’Istruzione decidesse di non intervenire, si confermerebbero i timori dell’Anief sulla superficialità verso cui si stanno portando i nostri Esami di Stato, probabilmente anche in vista dello svuotamento progressivo del valore legale del titolo di studio”.