Caos Miur – Inps: migliaia di pensionamenti a rischio

Formazione e corsi

Venticinquemila docenti (quattromila in più rispetto allo scorso anno), 300 dirigenti scolastici e 8000 appartenenti al personale ATA. E le pratiche che passano, di competenza, dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) all’Istituto Nazionale Previdenza Sociale (Inps). Ma passano male, sembra. Perché spariscono anni di contributi, le comunicazioni non sono precise, e intanto in attesa di capire cosa è accaduto a settembre chi già pregustava il meritato riposo dovrebbe tornare in servizio a scapito di chi invece era stato assegnato al suo posto, che andrà quindi ricollocato.

Insomma, se non si provvede presto a sistemare la situazione, si preannuncia un inizio d’anno scolastico da brividi, completamente immerso nel caos.

Pensioni comparto scuola, cosa è accaduto?

Il passaggio di competenza per quanto riguarda i pensionamenti, da Miur a Inps, non è andato liscio come l’olio. Anzi.

Le richieste di pensionamento, da quest’anno, non vengono più esaminate dagli Uffici scolastici provinciali ma dall’Inps. Una situazione che già un mese fa era molto allarmante, al punto da far istituire a un appena nominato ministro Marco Bussetti un gruppo di lavoro tra Ministero e Inps per facilitare lo scambio di dati e – più in generale – il passaggio di consegne. Ad oggi però, come sottolinea La Repubblica in un articolo, circa 5000 domande sono state rispedite al mittente perché non rispondevano ai requisiti richiesti per il pensionamento. Domande che, a detta dei sindacati, sarebbero lecite e corrette. A mandare in tilt il tutto, quindi, è la nuova organizzazione.

Errori tecnici o umani?

Dicevamo, da quest’anno la palla passa all’Inps. Ma l’Inps, per le verifiche, si basa sulla banca dati del Miur. E la banca dati del Miur, ebbene, “non è sempre aggiornata dalle scuole”.

Quindi se da un lato si parla di problemi informatici, dall’altro comunque c’è la solita enorme mole di lavoro che in tempi di digitalizzazione anziché essere più snella resta tremendamente gravosa per i lavoratori del comparto scuola.