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In attesa della sentenza sul contenzioso sull’ultimo concorso per dirigenti scolastici, rinviata al 12 marzo 2020, si apre un piccolo spiraglio per l’assunzione di migliaia di idonei, che fino a ieri sembravano aver possibilità nulle di assunzione come presidi, se non attraverso l’intervento del giudice. Dopo l’immissione in ruolo in prima battuta di 1.984 vincitori, Orizzonte Scuola ora rileva che “i posti lasciati liberi a causa delle rinunce sono stati coperti tramite lo scorrimento della graduatoria nazionale, a partire dalla posizione dell’ultimo incarico conferito, e sono stati assegnati ulteriori 61 ruoli”. 

Una decisione che interviene a seguito dell’emendamento di “80 vincitori dalla graduatoria nazionale per aver rinunciato all’assunzione, non aver preso servizio senza giustificato motivo nel termine indicato dall’USR, non aver perfezionato l’assunzione, entro trenta giorni, con la presentazione dei documenti richiesti dall’articolo 16 del bando”. Secondo il Miur, “l’inserimento in graduatoria degli idonei è evidente segnale dell’Amministrazione di non disperdere delle risorse e che dunque l’Amministrazione si adopererà per la loro assunzione a tempo indeterminato. Una posizione che il Miur aveva espresso sin dall’estate”. 

Tuttavia, si tratta di un epilogo ben diverso da quello che si era prospettato in una prima fase: “la graduatoria del concorso 2017 Dirigenti Scolastici – ricorda ancora la rivista on line specializzata – ha compreso coloro che sono stati dichiarati vincitori, con esclusione degli ammessi con riserva – che non possono essere dichiarati vincitori sino all’esito del contenzioso – ossia candidati utilmente collocati entro il 2900° posto e gli idonei (fino al n. 3420)”. 

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, “pensare di potere fare a meno di tanti docenti reputati idonei a ricoprire il ruolo di dirigente scolastico, salvo recuperarne una minima parte, continua ad essere un gravissimo errore. Inoltre moltiplica il contenzioso: non può essere il caso o la rinuncia di un collega a decidere per il futuro di un professionista della scuola”. 
(fonte: Anief)

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