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Decreto dignità, una boccata d’aria per i diplomati magistrali. Ma non è finita

Lavoro, Governo e sindacati

Il Decreto Dignità, che entro 60 giorni da ieri in pratica deve essere convertito in legge dalle Camere, ha ottenuto lo scopo di rinviare il problema. L’obiettivo da sempre dichiarato del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti era infatti quello di permettere “la regolare partenza dell’anno scolastico”, partenza che sarebbe stata notevolmente in salita con 50mila insegnanti senza laurea improvvisamente messi alla porta dai loro istituti. Cosa che accadrà. Ma la sentenza del Consiglio di Stato è tutt’altro che alle spalle.

Cosa comporta l’approvazione del Decreto Dignità?

L’escamotage con cui si è potuta congelare l’attuale situazione lo avevamo già spiegato in questo articolo di qualche giorno fa.

Il Decreto Dignità ha infatti esteso ai diplomati magistrali quanto previsto dal d.l. 669/96 che concede alle amministrazioni “di ottemperare all’esecuzione di provvedimenti giurisdizionali entro 120 giorni dalla data di comunicazione del titolo esecutivo”.

Quindi “equiparando” (passateci il termine) gli Uffici scolastici regionali alle amministrazioni. In pratica nulla è cambiato dalla sentenza del Consiglio di Stato che – in riunione plenaria – ha sentenziato che il diploma magistrale non è titolo valido per l’assunzione a tempo indeterminato.

Ma è stato preso tempo, 120 giorni: tempo necessario per rimettersi al tavolo e trovare una soluzione che risolva il problema.

Quale soluzione?

La più probabile soluzione che sembra pararsi all’orizzonte prevede un nuovo concorso pubblico. Un concorso che, vista la situazione che si è venuta a creare, potrebbe in qualche modo essere facilitato. Ma è ancora tutto da stabilirsi, anche perché la questione delle diplomate magistrali è delicata e si passa di carta in carta, di legge in legge, di cavillo in cavillo.

Cosa accade a chi è già stato licenziato?

Su qualcuno la mannaia del licenziamento era già calata: il primo caso nel Salernitano, seguito da analoghi provvedimenti nelle Marche e a Pistoia. Il decreto di fatto dovrebbe rendere nulli questi licenziamenti.