Pensionamento docenti, arrivano le risposte dall’Inps

Lavoro, Governo e sindacati

In merito alla spinosa questione del pensionamento docenti e degli altri dipendenti del comparto scuola, di cui abbiamo già scritto qualche giorno fa, nelle scorse ore sono arrivati i chiarimenti da parte dell’Inps, che da quest’anno ha la competenza dell’accettazione delle pratiche.

I numeri

L’Inps ha comunicato che sono 41mila circa le domande di pensionamento pervenute, il 30 percento in più rispetto all’anno 2017. l’Inps comunica anche che 36.700 domande sono state già accettate con decorrenza dal primo settembre.

E gli altri?

Le restanti 4.100 domande circa sono al momento al vaglio dell’Istituto che sta “provvedendo a ulteriori approfondimenti” insieme agli uffici ministeriali del Miur. Inoltre l’Inps rassicura sulla bontà del lavoro svolto che va a garantire anche il sorpassare di determinati problemi che si erano creati negli scorsi anni. Come riporta TGCom24:

[…] il passaggio dell’attività di certificazione, garantendo la piena certezza del diritto, assicura la coerenza tra diritto verificato in anticipo e diritto in sede di liquidazione della pensione, superando il problema dei disallineamenti che si sono verificato negli scorsi anni.

Resta comunque ad oggi il problema dei 4.100 dipendenti del comparto scuola che non sanno ancora se il giorno 1 settembre potranno finalmente godersi la meritata pensione.

Lo scontro Inps – Bussetti

Quella dell’Inps è – comunque – anche una replica al sapore di smentita alle parole di Marco Bussetti, ministro dell’Istruzione del governo gialloverde.

Sono due i passaggi che in qualche modo contraddicono le dichiarazioni del Ministro. Il primo riguarda le responsabilità dei ritardi nelle comunicazioni, che l’Inps rigetta così:

“Gli esiti delle verifiche sono stati comunicati al Miur, tramite invii dei files contenenti gli elenchi, a partire dal 30 aprile scorso, con contestuale aggiornamento sulle lavorazioni via via effettuate dalle strutture territoriali dell’Istituto”.

Ma non solo.

“Con riferimento alle notizie di stampa riguardanti le presunte diverse modalità di calcolo, si precisa che l’Istituto ha da sempre adottato il criterio dell’anno commerciale per la verifica del diritto a pensione. L’eventuale differente modalità di calcolo adottata dal Ministero in ogni caso può comportare esclusivamente limitate differenze con riferimento ai periodi pre-ruolo riconosciuti con provvedimenti di competenza del Miur”

Si tratta di affermazioni, diffuse nella nota dell’Istituto di previdenza sociale, che vanno a smentire le parole del Ministro di qualche giorno fa.