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Lezioni private e flat tax al 15%, per Anief e OrizzonteScuola “non convince”

Lavoro, Governo e sindacati Società

Non convince la flat tax applicata anche ai docenti, per cercare di ridurre il lavoro nero. Dopo avere ricordato che “trattandosi di una attività extrascolastica, essa deve essere comunicata al dirigente scolastico”, la rivista Orizzonte Scuola si sofferma sullo scopo dell’operazione: far emergere un reddito che viene presunto quale sommerso, attraverso un alleggerimento della tassazione. Secondo uno studio della fondazione Einaudi, si stima infatti che le lezioni private e quelle di ripetizione e recupero dei docenti abbiano un volume di affari complessivo di quasi un miliardo. Dallo stesso studio risulta che soltanto il 10% viene regolarmente dichiarato.

“Paradossalmente – continua la rivista specializzata – se questi introiti che ammontano al miliardo di giro tra lezioni private e ripetizione non aumenteranno, l’aliquota potrebbe causare una perdita di introiti per lo Stato. Infatti, le minori entrate derivanti dalla disposizione sono state calcolate applicando a una base di circa 100 milioni di compensi dichiarati (10 per cento* 1 mld) l’aliquota del 15% (pari alla differenza tra l’aliquota media IRPEF (30%) e la nuova aliquota che è prevista dalla norma (15%), ottenendo una stima di 15 milioni di euro in termini di competenza annua. Aggiungendo a questo importo gli effetti delle addizionali locali, si stimano minori entrate per 17,1 milioni di euro”.

Il punto di vista è condiviso da Anief, che in una nota stampa commenta a nome del suo leader Marcello Pacifico: “Anziché tassare le ripetizioni degli insegnanti meno pagati d’Europa, dopo Grecia e Paesi dell’Est, per eliminare la piaga dei corsi in nero sarebbe stato decisamente meglio disporre ulteriori finanziamenti per incrementare i corsi di recupero anche attraverso l’utilizzo del personale su organico potenziato.