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La proroga fino a metà ottobre dello stato di emergenza epidemiologica è una condizione necessaria. Il premier Giuseppe Conte lo ha spiegato oggi al Senato, ricordando che senza la proroga dello stato emergenziale “verrebbe a cessare le proprie funzioni anche il comitato tecnico-scientifico, che in questi mesi ha svolto un ruolo importante nel sostenere e motivare con evidenze scientifiche, sempre che sia dia importanza alle evidenze scientifiche”.

L’APPREZZAMENTO DEL SINDACATO

Anief ritiene positiva l’azione intrapresa dalla maggioranza di Governo per mettere anche nelle condizioni le scuole a ripartire con l’attività didattica ordinaria in presenza. Anche l’intenzione espressa, di non facile attuazione, di convogliare l’election day del 20 e 21 settembre in strutture alternative. Gli studenti, infatti, hanno bisogno di svolgere il maggior numero di giorni di scuola, anche al fine di recuperare quelli non svolti nei tre mesi finali dell’ormai passato anno scolastico a causa del lockdown dovuto al Covid19.

LE RISERVE DELL’ANIEF

L’apprezzamento del sindacato per l’azione del Governo Conte-bis sulla ripresa della scuola contiene però anche delle riserve. Sono quelle che derivano dalle incertezze sul nuovo reclutamento e sulla volontà di cancellare la supplentite: accanto ai concorsi, peraltro di non facile attuazione nell’attuale fase di perdurante emergenza sanitaria, andavano infatti assorbiti nei tanti posti vacanti e disponibili tutti coloro che negli ultimi anni hanno dimostrato, con il conseguimento di titoli, abilitazioni, specializzazioni e servizi svolti, di poter svolgere la professione dell’insegnante da immessi in ruolo. Inoltre, non bisognava porre limitazioni all’incremento di organico necessario per affrontare la ripresa, con classi da non più di 15 alunni, rispondendo positivamente alla richiesta formulata dall’Anief da inizio di maggio di assumere almeno 200 mila nuovi insegnanti, amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici.

LE ISTITUZIONI LO SANNO

Il sindacato ha espresso queste necessità allo stesso premier Giuseppe Conte, a Villa Pamphilj e in tutte le occasioni che ha incontrato i dirigenti ministeriali per esprimere un parere nella stesura delle Linee Guida ministeriali derivanti dal documento del Comitato tecnico-scientifico sulla ripresa delle lezioni. Certamente, il mantenimento in vita del Cts è una condizione importante, perché garantisce l’apporto di esperti nella gestione di una fase molto delicata, quale è quella della ripresa delle attività ordinarie, tra cui quella scolastica. Un apporto sul quale tra non molto confluiranno anche i fondi europei del Recovery Fund, che a detta della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina verranno destinati prioritariamente per la cancellazione della vergogna tutta italiana delle classi pollaio.

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