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MiBAC: premiate 71 scuole nell’ambito del Piano Cultura Futuro Urbano

cultura futuro urbano mibac

Sono 71 le scuole vincitrici per un finanziamento complessivo di 4 milione 750 mila euro. Scuola attiva la cultura è un progetto coordinato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del MiBAC.

L’iniziativa nata nell’ambito del Piano Cultura Futuro Urbano presentato dal Ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli lo scorso 7 maggio, ha finanziato progetti che mirano a diversificare e ampliare l’offerta culturale a favore delle comunità di riferimento, anche in collaborazione con istituzioni pubbliche, soggetti privati locali, società civile organizzata, artisti e creativi.

“Sono convinto che la Cultura sia un buon viatico per il rilancio e la riqualificazione delle periferie. Il Piano Cultura Futuro Urbano – afferma il Ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli – è un progetto che ho fortemente voluto per promuovere servizi innovativi nei quartieri prioritari e complessi delle aree urbane del Paese con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dell’intera collettività. Un’offerta culturale diversificata che costituisce un ponte verso la crescita sociale e umana di aree ricche di energie vitali che in alcuni casi hanno solo bisogno di essere attivate”.

Hanno partecipato al bando 131 scuole su tutto il territorio nazionale così suddivise: 30 al Nord, 34 al Centro, 67 al Sud e Isole.

La commissione, designata dal Direttore Generale DGAAP, ha individuato i 71 progetti vincitori; 16 le scuole premiate nelle Regioni del Nord, 19 nelle Regioni del Sud e 36 nelle Regioni del Sud e delle Isole.

“Le scuole – afferma il Direttore Generale DGAAP Federica Galloni – hanno risposto con grande interesse e capacità di rete, i progetti premiati favoriranno le relazioni sociali e l’innovazione culturale per il benessere delle comunità contribuendo al tempo stesso ad attivare e rilanciare le microeconomie locali attraverso processi culturali condivisi”.

(fonte: Mibac)

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Portare la questione israelo-palestinese sui banchi del liceo, la sfida di Nazra

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Portare la questione israelo-palestinese sui banchi scolastici, più precisamente su quelli di periferia. Sensibilizzare gli allievi troppo spesso lontani – vuoi per gli atavici problemi della programmazione scolastica, vuoi per disinteresse degli stessi – su quanto accade in quell’area di mondo solo apparentemente lontana da noi. Questo l’obiettivo, ambizioso, che si è dato quest’anno il Nazra Palestine Short Film Festival, che farà tappa a Napoli nei prossimi giorni. Il festival di corti dedicato alla situazione palestinese sarà ospitato nella città partenopea dal 21 al 24 ottobre (qui i dettagli) ma grazie all’attività di Sabrina Innocenti, vicepresidente del Nazra Festival e organizzatrice della kermesse napoletana, sarà anticipato sabato 20 ottobre da un incontro con gli allievi del Galileo Ferraris di via Labriola a Scampia.

Sabrina Innocenti (foto: Facebook)
Sabrina Innocenti (foto: Facebook)

Sabrina Innocenti, perché è importante portare questi temi nelle scuole?

Perché di questi temi se ne parla poco. I libri di geografia o di storia danno poco rilievo alla situazione geopolitica, non solo della Palestina ma del mondo in genere. Per educare a delle competenze civiche, sociali e multiculturali, e quindi per fare un discorso di inclusione, il cinema è uno strumento molto importante per creare dei veri ponti multiculturali. Conoscere ciò che accade aiuta ad abbassare il livello di pressione, perché non conoscere spaventa. I ragazzi hanno necessità di essere formati su questi argomenti“.

Perché il cortometraggio?

Perché è uno strumento più incisivo e di facile lettura, con diverse caratteristiche e diversi generi. Si prenda quello di animazione: è molto incisivo ed è vicino ai ragazzi. Oltre al film stesso, è importante far conoscere la Palestina non solo come terra in cui si soffre ma anche come terra in cui nascono delle forme artistiche bellissime. Il senso del Nazra è del resto avvicinare culture diverse. Noi così dimostriamo che i sogni e le speranze dei ragazzi palestinesi non sono così diversi da quelli dei ragazzi napoletani e italiani“.

Qual è la risposta dei ragazzi?

La risposta è sempre molto entusiasmante, sia da parte degli insegnanti che dei ragazzi. In giuria abbiamo, pensi, una scuola media, proprio perché la lettura di questo linguaggio è facile, e possono sentirla loro. Questo è un vero e proprio strumento didattico: si può parlare di storia, geografia, di linguaggi attraverso questo modus operandi. Tutte le proiezioni sono seguite da un dibattito, che è sempre ben preparato e molto partecipato“.

Quali consapevolezze hanno attualmente i ragazzi dei nostri licei riguardo la situazione israelo-palestinese?

Ancora latente della situazione attuale, sia in Palestina che degli altri conflitti del mondo. Glielo dico da insegnante: i ragazzi sono poco documentati. Forse forse, la colpa è anche di aver ridotto la materia geografia nelle scuole. Sarebbe il caso che nell’era globale la geografia avesse il suo degno posto. I ragazzi sono poco informati, il cinema è un veicolo straordinario per fare informazione ed educazione alla multiculturalità“.