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Tar Lazio: l’algoritmo impazzito ha fatto assumere decine di migliaia di docenti contro la Costituzione e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo

Lavoro, Governo e sindacati

Il piano straordinario di assunzioni di 85 mila docenti del 2015/16 “fu attuato dal Governo Renzi in modo così maldestro e improvvisato da calpestare più articoli della Costituzione italiana e anche la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ora lo dicono pure i giudici”. Lo sostiene Anief in una nota stampa.

LA SENTENZA DEL TAR

L’adesione al piano di immissioni in ruolo, previsti dall’articolo 1, comma 98, lettera C della Legge 107/15, regolata dall’O.M. 241/2016, prevedeva la collocazione degli aspiranti docenti di ruolo in ambiti territoriali non richiesti attraverso un sistema automatizzato di ricerca dei posti vacanti, dalle modalità mai rivelate ma sicuramente inique. Perché quello che comunemente è stato apostrofato come “l’algoritmo impazzito”, nel 2016 ha assegnato l’immissione in ruolo decine di migliaia di docenti a centinaia di chilometri dalla provincia di partenza pur in presenza, in molti casi, di posti vacanti molto più vicini. 

“Il Collegio – si legge nella sentenza n. 10963 del 2019 prodotta dalla Camera di Consiglio del 10 settembre scorso – è del parere che le procedure informatiche, finanche ove pervengano al loro maggior grado di precisione e addirittura alla perfezione, non possano mai soppiantare, sostituendola davvero appieno, l’attività cognitiva, acquisitiva e di giudizio che solo un’istruttoria affidata ad un funzionario persona fisica è in grado di svolgere”. 

PERIZIE TECNICHE E STAMPA NAZIONALE

Del meccanismo di assegnazione delle sedi rovina-carriera per un numero altissimo di docenti si sono occupati anche altri professionisti: due anni fa, nel 2017, una perizia tecnica ha definito “confuso, lacunoso, ampolloso, ridondante, elaborato in due linguaggi di programmazione differenti, di cui uno risalente alla preistoria dell’informatica, costruito su dati di input gestiti in maniera sbagliata”. 

La scorsa primavera, in un’intervista alla rivista nazionale “Panorama”, l’allora ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, parlando dell’algoritmo impazzito, disse: “Sa quanto ho impiegato a capire che non funzionava?…. Dieci secondi”). Subito dopo, si sono accavallati i pronunciamenti giudiziari sulla richiesta di annullamento dei provvedimenti conclusivi di quella procedura di mobilità nazionale straordinaria, come quelle del Tar Lazio n. 05139/2019 e n. 9224/2018. 

LE PERCENTUALI RISIBILI

Preso atto del sicuro danno procurato, il Miur non è voluto andare oltre a delle quote allargate sui trasferimenti fuori provincia dei docenti, introdotte con il contratto sottoscritto a dicembre sulla mobilità del personale: per l’anno scolastico 2019/20 sono stati infatti previsti il 40 % di trasferimenti interprovinciali e il 10% di passaggi di ruolo; per il 2020/21, il 30% di trasferimenti interprovinciali e il 20% di passaggi; per il 2021/22, il 25% di trasferimenti interprovinciali e il 25% di passaggi. L’introduzione di quelle percentuali risibili sui trasferimenti ha portato il M5S, attraverso il primo firmatario Marilotti, ad avviare un’interrogazione (fonte: Orizzonte Scuola) all’allora ministro dell’Istruzione.

IL COMMENTO DI MARCELLO PACIFICO

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, reputa incomprensibile l’atteggiamento sterile dell’amministrazione scolastica italiana: “Dinanzi ad un chiaro errore, che ha calpestato anche la Costituzione e la Convenzione UE dei diritti dell’uomo, come confermato dal ministro dell’Istruzione e dalle perizie tecniche svolte, il Miur aveva il dovere di correre ai ripari risanando migliaia di errori commessi. Ancora di più, perché mai come quest’anno, anche al Sud, vi era un altissimo numero di posti vacanti e disponibili, con oltre 200 mila supplenze annuali”. 

Per tutti questi motivi, l’Anief rilancia e conferma il ricorso contro il mancato trasferimento nelle sedi richiesti proprio a seguito dell’errore dell’algoritmo del Miur nel 2016: per informazioni cliccare qui.