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A scuola un supplente costa allo Stato più di un docente in ruolo. Lo afferma l’Anief

“Un supplente costa allo Stato di più di un insegnante di ruolo: quando il precario fa ricorso e chiede un risarcimento, l’esito della rivalsa va a danno dell’erario. Parliamo di cifre importanti: circa 30mila euro annui”: a sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. Il chiarimento è giunto nel corso della conferenza stampa del sindacato autonomo, svolta oggi per esaminare gli effetti della recente posizione presa dal Comitato europeo dei diritti sociali sul ricorso n. 146/2017, presentato nel 2017 dall’Anief, che ha condannato la politica perpetrata dai governi italiani sulla reiterazione dei contratti a termine sottoscritti nei confronti degli insegnanti precari.

“Certo – ha continuato il sindacalista autonomo – il contenzioso per essere assunti e risarciti può durare anche più di cinque anni. Ma alla fine la giustizia prevale. Lo Stato italiano dovrebbe inoltre tenere conto che c’è una procedura d’infrazione europea in atto, avviata sette anni fa: la numero 4231. Tra qualche mese potrebbe giungere una risposta di condanna. E non sarà lieve”.

“L’Anief – ha aggiunto Pacifico – sin dalla sua fondazione ha fatto di tutto per riaprire le Graduatorie ad esaurimento, poi ha cercato di svuotarle facendo assumere tutti coloro che vi erano, successivamente ha fatto di tutto per tutelare coloro che non c’erano, come i docenti delle scuole paritarie, i docenti di religione cattolica, i maestri della primaria. Ha fatto ricorso per andare a ricordare al giudice la mancata assunzione del personale Ata, dei facenti funzioni Dsga, degli Itp, degli educatori. E grazie all’iniziativa ‘Non un’ora di meno’, ha tutelato studenti disabili e insegnanti di sostegno”.

“Il problema è che ontologicamente il loro ruolo non è riconosciuto. Il punto allora è capire per quale motivo la loro figura è considerata di minore rilevanza. Perché si assumono alcuni lavoratori e altri no? Perché un precario contrattualizzato per tutta la vita a tempo determinato non deve vedere la famiglia, pur in presenza dei posti vacanti e disponibili? Perché deve esistere un vincolo di cinque anni prima di chiedere trasferimento? In attesa di risposte dall’amministrazione – ha concluso il leader dell’Anief – abbiamo chiestoa tutte le forze politiche impegnate nella conversione del decreto Milleproroghe di approvare i nostri emendamenti”.

Il sindacato Anief ha denunciato per la prima volta l’abuso dei contratti a termine dei precari italiani il 16 gennaio 2010. Qualche anno dopo, il 26 novembre del 2014, ha ottenuto una prima sentenza di condanna della legislazione italiana, con la sentenza Mascolo, direttamente dalla Corte di giustizia europea, dimostratasi fedele interprete della norma comunitaria. Oggi, la posizione dei giudici transnazionali, che definiscono il comportamento dei governanti italiani “un’ingerenza sproporzionata nei loro diritti di guadagnarsi da vivere in un’occupazione liberamente intrapresa”, giunge nell’anno dei record di posti vacanti e disponibili, con 210 mila contratti di supplenza annuali sottoscritti e diversi ancora da assegnare. Un numero impressionante di supplenze: è come se tutti gli abitanti di Venezia o di Verona fossero dei lavoratori precari.

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Precari Covid, l’ira di Pacifico: “Vi stanno danneggiando”

La burocrazia sta danneggiando i lavoratori Covid della scuola, docenti e Ata assunti annualmente in aggiunta all’organico tradizionale per fronteggiare l’emergenza pandemica e garantire il distanziamento sociale: lo ha denunciato ieri Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, nel corso di un’intervista radiofonica rilasciata ad Italia Stampa: “poiché il loro contratto prevede la scadenza in corrispondenza del termine delle lezioni, e non fino al 30 giugno o al 31 agosto del 2021, lo stipendio assegnato a questa fetta di personale precario non prevede l’assegnazione di un’importante indennità accessoria: si tratta di contributi aggiuntivi mensili, individuati con la ‘voce’ RPD per i docenti e CIA per il personale Ata, ovvero il Compenso individuale accessorio”, che vengono inopinatamente sottratti.

marcello pacifico anief
Marcello Pacifico, leader di Anief

Il sindacato Anief si oppone alla sottrazione delle indennità accessorie negli stipendi dei docenti e Ata cosiddetti Covid. “È una retribuzione professionale aggiuntiva che Anief – spiega il suo presidente nazionale – fa assegnare da anni anche ai cosiddetti supplenti brevi: va conferita, non certo negata. Anche perché si tratta di una cifra non indifferente: a fine anno corrisponde a circa uno stipendio in più. È importante per chi è in organico Covid non perdere questi soldi”. “Ecco per quale motivo – continua il leader dell’organizzazione sindacala rappresentativa nel comparto Scuola – questo personale farebbe bene a rivolgersi a nostri legali Anief, perché possano chiedere quella parte stipendiale accessoria che gli è dovuta e spettante. È l’ennesima battaglia che il nostro sindacato porta avanti, perché a tutti in precari possano essere garantiti gli stessi diritti del personale di ruolo”.

Anief ricorda che il personale docenti aggiuntivo cosiddetto ‘Covid’ è stato finanziato in parte dal decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 e precedentemente dal decreto-legge n. 34 del 2020. L’inquadramento dei docenti-Covid è stato introdotto dalla lettera b) dell’articolo 231 bis del decreto-legge n. 34 del 2020, con la quale si dispone di “attivare ulteriori incarichi temporanei di personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) a tempo determinato dalla data di inizio delle lezioni o dalla presa di servizio fino al termine delle lezioni, non disponibili per le assegnazioni e le utilizzazioni di durata temporanea. In caso di sospensione dell’attività in presenza, i relativi contratti di lavoro si intendono risolti per giusta causa, senza diritto ad alcun indennizzo”. Una modalità di assunzione, che l’Anief ha definito da subito “usa e getta”: vinta questa battaglia, c’è ora da affrontare quella dei compensi ridotti in modo illegittimo.

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Anief: “Lo Stato paghi i supplenti brevi; in periodo di crisi senza stipendio è difficile arrivare a fine mese”

Si ripresenta l’annoso problema dei precari con una supplenza breve di qualche mese o di più settimane. In ballo la dignità dei lavoratori, che ogni anno viene messa a dura prova. In tempo di Covid questa situazione diventa sempre più un’emergenza. “Se non verrà immediatamente posto rimedio al problema con il pagamento degli stipendi in modo regolare da parte del ministero – afferma Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – agli insegnanti e al personale Ata, dovremo agire per vie legali. Non vorremmo arrivare a tanto, perché riteniamo che in un periodo di crisi per le famiglie il lavoro, se pur a breve termine, debba essere costantemente e istantaneamente retribuito. Non vorremmo arrivare a Natale, come è accaduto lo scorso anno, senza che i docenti, gli amministrativi, i tecnici, i collaboratori scolastici vedano una busta paga”

marcello pacifico anief
Marcello Pacifico, leader di Anief

“Al nostro sportello – spiega Teresa Vitiello, vicepresidente regionale Friuli-Venezia Giulia – arrivano lavoratori disperati poiché non riescono a far fronte alle spese, perché, per arrivare nelle nostre scuole, hanno affrontato un lungo viaggio e ora non riescono a pagare l’affitto. Molti di loro sono giovani, ma nemmeno i genitori riescono più ad anticipare i soldi. C’è tanta angoscia e preoccupazione, per i lavoratori è un trattamento indegno, le pretese di un lavoro qualitativo sono sempre più alte, ma non c’è la controparte stipendiale. I ritardi da parte dello Stato non si possono accettare, ci auspichiamo che quest’anno vada diversamente”.

Il supplente breve, lo ricordiamo, sostituisce un insegnante o personale Ata in malattia o in maternità, tale periodo di lavoro può durare pochi mesi, ma molte volte la supplenza viene prolungata fino al termine dell’anno scolastico, poiché il titolare di cattedra non rientra. A volte questi professionisti devono fare spola tra le scuole di una stessa provincia, viaggiano e devono sostenere dei costi.

“Auspichiamo che la Ragioneria dello Stato – continua Vitiello – proceda rapidamente per evitare il dramma vissuto lo scorso anno. Non possiamo nemmeno scordare i contratti Covid, che stanno tenendo in allerta i lavoratori di ogni parte d’Italia; il tempo passa e la preoccupazione sale. È bene, una volta per tutte, sanare l’annosa questione”.

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Precari scuola e ferie: le vittorie Anief aprono una nuova strada

Il diritto alla monetizzazione delle ferie non fruite anche dopo il 2013 per il personale della scuola che ha svolto attività lavorativa con contratti a termine con scadenza al 30 giugno di ogni anno è stato nuovamente riconosciuto in tribunale grazie alla vincente azione legale del sindacato Anief. Stavolta la vittoria Anief arriva dai tribunali di Patti (ME) e Verbania dove gli Avvocati Anief ottengono altre due sentenze che condannano il Ministero dell’Istruzione per la mancata corresponsione dell’equivalente economico delle ferie maturate e non godute da altrettanti precari della scuola. Marcello Pacifico: “Il nostro sindacato si impegnerà a battersi anche ai tavoli delle trattative per ottenere finalmente giustizia per i lavoratori precari non solo per quanto riguarda le ferie, ma anche per il diritto ai permessi retribuiti, alle progressioni di carriera e per tutte le altre prerogative loro negate”. Aperte le adesioni allo specifico ricorso Anief.

I tribunali del lavoro, infatti, concordano con le tesi Anief e ritengono che “l’impianto normativo in parola non pone un obbligo di fruizione delle ferie al personale docente durante l’anno scolastico. Se, infatti, è espressamente specificato che i giorni di ferie vengono “automaticamente spesi” durante i periodi di sospensione delle lezioni previsti dai calendari regionali”, così non è previsto con riferimento al restante periodo di ferie per cui permane, dunque, se non fruito, il diritto del lavoratore alla monetizzazione. Tutti i lavoratori precari della scuola, dunque, o quelli entrati in ruolo che hanno svolto supplenze al 30 giugno, potranno rivendicare in tribunale il proprio diritto alla monetizzazione delle ferie non fruite negli ultimi 10 anni se hanno stipulato contratti al 30 giugno.

Per ulteriori informazioni e aderire ai ricorsi Anief per ottenere l’indennità sostitutiva delle ferie non fruite con contratti al 30 giugno, clicca qui.

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A settembre 90 mila docenti precari e 250 mila supplenze annuali, Pacifico (Anief): “Un record che non ci possiamo permettere”

marcello pacifico anief

In vista del rientro in classe a settembre, resta tutto da sciogliere il nodo del precariato scolastico: “una volta che si attuerà l’assegnazione di una cospicua parte dei fondi del Recovery Fund all’Italia bisognerà portare avanti l’impegno – ha detto Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief nel corso di un’intervista a Italia Stampa – così come già detto dal premier”. Per impegnare quei fondi, ma anche per permettere il regolare avvio del nuovo anno scolastico, dopo il lockdown dovuto al coronavirus, Anief ha presentato una serie di emendamenti al Decreto Rilancio”. Le nuove graduatorie come sono state scritte nelle bozze dal ministero dell’Istruzione, per trasformarle in provinciali, sono sbagliate, anche perché cambiano in corsa la valutazione dei titoli: vanno riviste e quindi utilizzate per assumere tutti i precari”.

“Questi emendamenti – ha spiega Pacifico – prevedono innanzitutto l’esigenza di derogare la formazione delle classi dagli attuali tetti numerici”, con al massimo 15 alunni per aula. Va preso come spunto la metratura delle aule: in base ai metri quadri di ogni classe, va rivisto il numero di alunni che conterrà. Sono state indicate, come sedi utili, 3 mila dei 15 mila plessi dismessi negli ultimi 10 anni: questa è una delle cose che Anief ha chiesto. A ciò si accompagna anche la possibilità di assunzione di organici del personale docenti e Ata in deroga a tempo determinato: noi siamo d’accordo, anche se pensiamo che debba essere un intervento strutturale”.

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Marcello Pacifico, leader di Anief

“Queste due norme combinate quindi vanno nella direzione giusta chiesta dall’Anief – ha continuato il leader del giovane sindacato -, tuttavia rimane il problema grosso dei precari: avremo 90 mila docenti precari” e 250 mila supplenze annuali complessive: un record che non ci “possiamo permettere. Dovremmo reclutare dalle graduatorie d’istituto” attraverso “call veloce”.

(fonte: Ufficio Stampa Anief)

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“Priorità alla scuola”, anche la FLC CGIL in piazza

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Il 25 Giugno quaranta piazze italiane si riempiranno ancora una volta di cittadini, insegnanti, educatori e studenti per chiedere la ripartenza delle attività didattiche in presenza a settembre, salvaguardando salute, sicurezza e diritto allo studio. E per chiedere al governo e alla Ministra Azzolina, attenzione e rispetto per i diritti delle bambine, dei bambini e degli adolescenti, ignorati dalle istituzioni durante la fase emergenziale e presi in considerazione solo dopo forti pressioni da parte dei lavoratori e delle famiglie.

La mobilitazione, organizzata dal comitato “Priorità alla scuola” e finalizzata a chiedere un cospicuo piano di investimenti affinché le scuole possano riaprire non uguali ma migliori di prima, pone temi e rivendicazioni condivise dalla FLC CGIL e al centro dell’attività sindacale in tutti questi mesi di emergenza sanitaria e di sospensione delle attività didattiche in presenza.

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“Siamo convinti – spiega la FLC Cgil in una nota stampa – della necessità di un grande movimento per riportare al centro dell’agenda politica il tema della scuola e del diritto all’istruzione oggetto da molti anni di scelte sbagliate, miopi e regressive. Crediamo sia arrivato il momento di rilanciare la missione costituzionale dalla scuola pubblica partendo dalle scelte necessarie a garantire la riapertura in presenza e in sicurezza per tutte e tutti. Lo sciopero che abbiamo proclamato per l’8 giugno aveva alla base questa piattaforma e per questo ci ritroviamo nelle rivendicazioni della giornata del 25 e saremo nelle piazze insieme alle cittadine e ai cittadini che credono indispensabile, per la ripartenza e per il futuro del Paese, dare PRIORITÀ ALLA SCUOLA”.

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Anief lancia l’allarme: “A settembre un docente su tre sarà precario”

“Senza i precari la scuola non potrebbe andare avanti”. L’Anief lo sostiene da mesi e ha riproposto la linea che valorizza questi lavoratori con il Decreto Rilancio, per il quale ha previsto ben 40 emendamenti all’articolo 230. Tra questi, il sindacato ha richiesto il reclutamento dei docenti precari, assieme al personale Ata e dei facenti funzioni, la conferma degli incarichi ai supplenti.

DOCENTI DI SOSTEGNO CERCASI

Specificatamente per i docenti di sostegno ai quasi 300 mila alunni con disabilità certificata, il sindacato autonomo rivendica con forza l’avvio di un concorso straordinario – semplificato con sola prova orale – per chi è già in possesso di specializzazione, di una procedura per titoli e servizi per 80 mila docenti di sostegno senza specializzazione con tre anni di servizio di cui uno su sostegno, oltre che l’attivazione di una graduatoria per assunzione per docenti di sostegno senza titolo con tre anni di servizio.

MANCANO DOCENTI SU DISCIPLINE COMUNI

In generale, per tutti i precari, quindi anche su disciplina comune, l’Anief chiede l’assunzione del personale precario nei ruoli da elenchi aggiuntivi per titoli per chi tra i docenti ha svolto almeno 36 mesi di servizio. Ma anche le assunzioni nei ruoli dalle graduatorie di istituto provinciali (venutesi a determinare dalle ormai ex graduatorie d’istituto), l’assunzione nei ruoli da graduatorie per titoli per i diplomati magistrale.

La mancata copertura delle cattedre con personale di ruolo riguarda anche gli insegnanti di religione cattolica, che a distanza di oltre tre lustri dall’ultimo concorso è bene che vengano assorbiti nella misura di 7 mila unità, prevedendo l’accesso ai precari con non meno di 36 mesi di supplenze. La stessa procedura dovrebbe valere per gli insegnanti tecnico pratici (Itp) e per gli educatori con almeno 24 mesi di servizio svolto. È auspicabile anche pensare, alla luce sempre dell’emergenza epidemiologica, procedere prima dell’avvio del nuovo anno scolastico all’immissione in ruolo da graduatoria per titoli nei confronti di coloro che hanno svolto non meno di tre anni di supplenze anche non continuative.

Anief, dopo avere detto dell’indispensabilità dell’assegnazione della Card annuale docenti, da 500 euro, anche al personale precario che alla pari di quello di ruolo necessita di formazione permanente e strutturale, ribadisce la necessità di confermare in toto gli incarichi di supplenza sottoscritti nel corrente anno scolastico, il 2020/2021, nel corso dell’emergenza dovuta al Covid-19. Le stabilizzazioni chieste a gran voce dal sindacato, tuttavia, non riguardano solo il personale docente ancora non stabilizzato.

ASSUNZIONI ANCHE PER ALTRI PROFILI

L’organizzazione autonoma ha chiesto una semplificazione del concorso straordinario per titoli aperto anche ai Direttori dei servizi generali e amministrativi facenti funzione; in alternativa, l’accesso all’esame orale del concorso in via di svolgimento per Dsga, con istituzione di una graduatoria per i facenti funzione per incarichi a tempo determinato. Sempre per il personale Ata va previsto lo scorrimento della graduatoria 2010 con i passaggi verticali finalizzato sempre alle assunzioni a tempo indeterminato, come anche l’aumento di 2.020 Ata in più in organico diritto, la conferma di mille assistenti tecnici, assunti durante la DaD, fino al 30 giugno 2021. Va attuata, infine, la stabilizzazione negli organici del personale Ata profilo amministrativo degli assistenti tecnici e alla comunicazione.

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Scuola, arriva il Piano del Governo per rilanciarla

Una bambina che va a scuola il primo giorno

Promuovere il diritto allo studio contrastando la dispersione scolastica; introdurre misure per ridurre il sovraffollamento delle classi; rafforzare il “tempo scuola”; formazione del personale e valorizzazione delle competenze, con formazione permanente del personale finalizzata al potenziamento delle competenze digitali dei dipendenti pubblici. Sono questi gli obiettivi che il Governo vuole attuare per il rilancio della scuola pubblica, messa in ginocchio dal coronavirus e però subito rimessa in sesto dallo spirito di abnegazione del personale docente e Ata che, anche da casa, ha continuato a svolgere attività didattica e di supporto ai propri alunni.

L’Esecutivo ha anche presentato un piano per rimettere in carreggiata l’ambito accademico. Questo, prevede la necessità di innovare il dottorato di ricerca; costruire la formazione professionalizzate valorizzando gli Istituti Tecnici Superiori e le lauree professionalizzanti; attuare un piano straordinario di reclutamento dei ricercatori; incentivare gli scambi europei anche per le scuole superiori, nell’ambito del progetto European Classroom; sviluppare gli ecosistemi dell’innovazione al Sud; incrementare le borse di studio per l’ingresso all’Università.

Una bambina che va a scuola il primo giorno

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE ANIEF

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “quella dell’inclusione sociale è una partita fondamentale per il rilancio della scuola pubblica, in modo così da vincere la dispersione scolastica. Questa, va affrontata prevenendo la condizione di drop out e fenomeni di Early School Leavers e Neet, anche con piani straordinari per i territori in difficoltà, attraverso l’attuazione di organici potenziati in rapporto alle esigenze del territorio per apertura scuola anche in orario extracurriculare e l’anticipo dell’obbligo scolastico a 5 anni con estensione fino alla maggiore età”.

Sempre secondo Pacifico, il precariato rimane una delle emergenze da risolvere: parliamo di 200 mila posti sono stati ridotti tra docenti e Ata negli ultimi sei anni per effetti dei piani di razionalizzazione. A seguito del “dimensionamento” attuato a partire dalla Legge 133/08 si è assistito alla cancellazione di un sesto dell’organico di diritto, a fronte di 75 mila posti ridotti nei restanti due terzi dei comparti pubblici: ciò ha portato la scuola a collezionare il 75% dei tagli adottati dalla Spending Review. È stato ridotto di un sesto anche l’orario scolastico, tanto che nel 2013 l’Italia è scesa a 4.455 ore studio nell’istruzione primaria rispetto alle 4.717 dell’Ocse e 2.970 in quella superiore di primo grado rispetto alle 3.034 sempre dell’Ocse con un tasso di NEET tra i 15 e i 29 anni del 23,2% rispetto al 15,8% dell’Ocse.

(fonte: Ufficio Stampa Anief)

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Decreto scuola, per Di Meglio (Gilda) “irrisolto il dramma del precariato”

Rino di Meglio

“Il decreto approvato in via definitiva alla Camera non servirà a diminuire il numero dilagante dei precari, che si avvia a raggiungere quota 200mila, né ad avviare e a snellire le procedure concorsuali, i cui tempi di svolgimento si annunciano biblici come sempre”.

Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta il provvedimento che questa mattina è stato convertito in legge con il voto finale dell´Aula di Montecitorio, attraverso una nota stampa pubblicata sul sito della Gilda.

Rino di Meglio
Il coordinatore della Gilda degli Insegnanti Rino Di Meglio

“La situazione del precariato è drammaticamente più grave di quanto appaia: da un´elaborazione effettuata dal nostro Dipartimento Precari sui dati forniti ai sindacati dal ministero dell´Istruzione per il confronto sui nuovi concorsi, – spiega Di Meglio – si desume che, sulla base della distribuzione geografica e professionale delle attuali graduatorie, su più di 60.000 posti vacanti e disponibili per l´immissione in ruolo della scuola secondaria, solo 14.500 sono le nomine effettivamente realizzabili. Le altre sono impraticabili per mancanza di graduatoria, o per mancanza di posti per quelle classi di concorso dove ci sono ancora candidati. Ed è difficile credere che questi posti saranno assegnati con la cosiddetta ‘chiamata veloce´ che presupporrebbe un esodo massiccio di docenti da una regione a un´altra. Uno scenario – evidenzia il coordinatore nazionale della Gilda – che non sembra plausibile anche in virtù del vincolo quinquennale”.

“Quanto, poi, ai poteri commissariali conferiti ai sindaci in materia di edilizia scolastica – conclude Di Meglio – temiamo che non saranno affatto risolutivi perché senza le necessarie risorse economiche i cantieri da autorizzare saranno ben pochi”.

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Carta del Docente anche ai precari scuola: non è detta l’ultima parola

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Le questioni dei precari della scuola continuano a tenere banco in Parlamento. Era quasi fatta nel Decreto Scuola, l’estensione della Carta del docente, ma di 300 euro e non 500, ai docenti precari: l’emendamento aveva passato le maglie della VII Commissione cultura, ma che si era infranto con la Ragioneria dello Stato che lo aveva bocciato. La misura – ricorda Orizzonte Scuola – era stata inserita “durante l’esame in commissione Istruzione e prevedeva che per il 2020 la carta del docente fosse estesa agli insegnanti con contratto almeno fino al 30 giugno 2020 anche se con un budget ridotto di 300 euro rispetto ai 500 dei colleghi di ruolo nelle scuole statali. La maggioranza ci riprova, questa volta con un emendamento al Decreto Rilancio” promosso dal Pd.

IL NUOVO TENTATIVO

Come nel caso dell’emendamento al Decreto Legge n. 22 presentato al Senato, promosso anche dal sindacato Anief ma cassato dai rilievi della Ragioneria dello Stato, con questa modifica si vuole ora estendere al personale precario con supplenza annuale, fino al 30 giugno o 31 agosto dell’anno successivo, “l’importo nominale di euro 500 annui (…) per l’acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all’aggiornamento professionale, per l’acquisto di hardware e software”.

carta docente chi ne ha diritto

LA POSIZIONE DELL’ANIEF

Anief ha sempre considerato l’allargamento della carta docente al personale precario una questione di equità: sin dall’approvazione del comma 124 dell’art.1, che ha introdotto la condizione di perentorietà e di continuità sul tema della formazione in servizio facendola rientrare all’interno degli adempimenti della funzione docente, e quindi introducendo il bonus annuale da 500 euro. Stiamo parlando di un errore palese del comma 124 della Buona Scuola, che ha negato la ‘formazione in servizio’ ad un docente italiano su quattro, oltre che ad altre figure professionali della scuola. Ecco perché l’Anief conferma la sua battaglia contro questa ingiustizia proponendo il ricorso al Giudice del Lavoro, al fine di fare ottenere a tutti i dipendenti in servizio nella scuola pubblica, quindi anche personale Ata, educatori e altri ancora oggi esclusi, l’accesso al bonus di 500 euro che continua ad essere concesso solo ai docenti in servizio a tempo indeterminato. 

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