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Mobilità docenti, Anief: “Che fine hanno fatto i posti Quota 100?”

aula scuola generica

L’ordinanza ministeriale sulla mobilità pubblicata il 23 marzo dal Ministero dell’istruzione non dice nulla riguardo all’accantonamento dei posti per le assunzioni da effettuarsi sui posti liberati tardivamente dai pensionamenti Quota 100. Lo afferma Anief in una nota stampa.

“Ricordiamo, infatti, che la legge 159/2019 (art. 1 comma 18-quater) prevede che queste assunzioni siano effettuate garantendo ai beneficiari di poter scegliere con priorità, rispetto ai trasferimenti, la provincia e la sede di assegnazione”.

L’unico accenno, seppur indiretto, è quello contenuto al comma 5 art. 2 dell’ordinanza, che recita: “Il personale scolastico destinatario di nomina giuridica a tempo indeterminato, successivamente al termine di presentazione delle domande di mobilità, può presentare domanda entro 5 giorni dalla nomina e, comunque, nel rispetto dei termini ultimi per la comunicazione al SIDI delle domande di mobilità di cui al comma 4”.

aula generica esami maturità 2019

“Questa formulazione – spiegano dal sindacato – lascia, infatti, aperta la possibilità che si possano effettuare nomine giuridiche anche dopo il termine di presentazione delle domande e che anche per queste, al netto delle vincoli previsti nella stessa ordinanza, sia possibile chiedere la mobilità entro il termine ultimo di comunicazione al SIDI. Ma nulla si dice riguardo al necessario accantonamento prioritario dei posti per i docenti da assumere con nomina giuridica decorrente dal 1° settembre 2019”.

“È assolutamente necessario – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale ANIEF – che il ministero dia precise rassicurazioni sul punto e indichi chiari riferimenti temporali e operativi, anche alla luce dell’emergenza in atto, rispetto alle assunzioni attese da migliaia di docenti.

L’art 1 comma 18-quater della L. 159/2019

18-quater. In via straordinaria, nei posti dell’organico del personale docente, vacanti e disponibili al 31 agosto 2019, per i quali non è stato possibile procedere alle immissioni in ruolo, pur in presenza di soggetti iscritti utilmente nelle graduatorie valide a tale fine, in considerazione dei tempi di applicazione dell’articolo 14, comma 7, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n.  26, sono nominati in ruolo i soggetti inseriti a pieno titolo nelle graduatorie valide per la stipulazione di contratti di lavoro a tempo indeterminato, che siano in posizione utile per la nomina rispetto ai predetti posti. La predetta nomina ha decorrenza giuridica dal 1° settembre 2019 e decorrenza economica dalla presa di servizio, che avviene nell’anno scolastico 2020/2021. I soggetti di cui al presente comma scelgono la provincia e la sede di assegnazione con priorità rispetto alle ordinarie operazioni di mobilità e di immissione in ruolo da disporsi per l’anno scolastico 2020/2021.  Le autorizzazioni già conferite per bandire concorsi a posti di personale docente sono corrispondentemente ridotte.

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Pensionamenti: a settembre 2020 almeno 33mila in meno tra docenti, ATA e personale scuola

Dal 1 settembre 2020 il comparto scuola dovrà fare a meno, causa pensionamento, sicuramente di oltre 33 mila docenti e Ata: lo ha comunicato il Miur ai sindacati. Si tratta di un numero cospicuo, più alto della media degli ultimi anni. Nel dettaglio, riporta Orizzonte Scuola, si tratta di 26.327 docenti; 7.088 ATA; 78 unità di personale educativo; 383 insegnanti di religione. Poi ci sono 16.683 domande prodotte con “Quota 100”, il cui lasciapassare, attraverso una verifica individuale dei requisiti, arriverà nelle prossime settimane: quindi, i potenziali pensionati, sempre tra insegnanti, amministrativi, tecnici e ausiliari, superano le 50 mila unità.

“A poco a poco – spiega l’Anief in una nota stampa – gli Uffici Scolastici pubblicheranno i dati provinciali, con la ripartizione per classi di concorso, utili innanzitutto per la mobilità degli insegnanti di ruolo. Il 50% dei posti va alla mobilità, il 50% alle immissioni in ruolo. In particolare, dopo aver accantonato il 50% dei posti rimasti disponibili dopo i trasferimenti provinciali da destinare alle immissioni in ruolo, del 50% residuo una parte viene riservata alla mobilità interprovinciale e una parte alla mobilità professionale”.

“È giunta l’ora di farla finita con il reclutamento tradizionale – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – con i docenti italiani che arrivano quasi sempre alla stabilizzazione già stremati, dopo anche decenni di supplenze, mentre i colleghi europei vengono assunti in modo automatico dopo 36 mesi di servizio anche non continuativo, come del resto dice l’Unione europea da oltre 20 anni. Il Governo arresti questa ‘gavetta’ infinita, tutta italiana, fatta di concorsi-lumaca e di immissioni in ruolo sempre più difficoltose”.

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“Quota 102” convince meno di Quota 100, parola di Anief

“Il nuovo anticipo pensionistico su cui starebbe lavorando il Governo è una polpetta avvelenata, perché rispetto a Quota 100 contiene una doppia grave penalizzazione: innalza da 62 anni a 64 anni la soglia minima d’accesso e riduce fortemente l’assegno di quiescenza, poiché ricalcolato esclusivamente con il sistema contributivo”: è questa la risposta di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, alla volontà dell’esecutivo di introdurre una sorta di “Quota 102“.

L’ipotesi su cui si sta lavorando è quella di introdurre una nuova età anagrafica minima a 64 anni, anziché i 62 attuali. Si starebbe anche ragionando su un ricalcolo per intero delle pensioni future con l’esclusivo sistema di calcolo contributivo, quindi totalmente in base ai contributi versati dal lavoratore tagliando così fuori tutti coloro che hanno diversi lustri da farsi considerare con il sistema retributivo più conveniente.

“Riteniamo la proposta offensiva per i lavoratori italiani – commenta il presidente del sindacato autonomo Anief – perché si sta semplicemente tentando di poterli mandare in pensione sempre più tardi e con assegni quasi dimezzati rispetto a chi ha lasciato l’attività lavorativa solo pochi anni fa. Invece di agire legislativamente sulla riforma Fornero, si stanno strategicamente escogitando dei modelli di anticipo irricevibili: un lavoratore con oltre 35 anni di contributi ha pieno diritto di andare in pensione, senza essere per questo vessato da norme inique. L’assegno di coscienza non deve prevedere ricalcoli perdere e i gli attuali 62 anni minimi di ‘Quota 100’ non vanno toccati”.

“È bene anche – continua il sindacalista autonomo – che la Commissione tecnica sulla previdenza, che secondo la Legge di Bilancio 2020 si dovrà costituire entro fine mese per rivedere i lavori gravosi oggi limitati a 11, allarghi al più presto le categorie da considerare come tali. Prevedendo come gravoso anche l’insegnamento a tutti i livelli, non solo quello della scuola dell’Infanzia, come del resto indicato più recenti indagini scientifiche sullo stress da lavoro correlato, partendo dal fatto che stiamo parlando di una professione particolarmente incline a determinare stress e burnout, oltre il fatto che in Italia abbiamo personale docente più vecchio al mondo. Chi insegna in Italia dovrebbe andare in pensione a 58 anni e con l’80 per cento dell’ultimo stipendio, con una tassazione agevolata al 20% come in Germania dove però a fine carriera si guadagna persino il doppio”.

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Pensioni: a breve la circolare Miur con la scadenza delle domande

ccnl comparto scuola soldi

È imminente l’emanazione della circolare del Miur che riguarda i lavoratori della scuola che intendono andare in pensione, con i termini (verosimilmente fra 21 e 31 dicembre) per la presentazione delle domande per andare in quiescenza. Sono due le richieste da presentare per ottenere l’assegno pensionistico a partire dal prossimo mese di settembre: una su Polis e una all’Inps.

Sarà una sola – come anticipato dalla stampa specializzata – la scadenza per la presentazione delle domande a differenza dello scorso anno, in quanto Quota 100 – come si evince dalla tabella – è già parte delle opzioni pensionistiche; in tal senso è già prevista nel Decreto Scuola l’abrogazione della parte del decreto che prevedeva la scadenza del 28 febbraio per le domande di Quota 100.

LA GUIDA DELL’INPS

L’istituto nazionale di previdenza, sul proprio sito, ha messo a disposizione dei cittadini un vademecum con 7 semplici passi da compiere per chi è titolare di trattamenti pensionistici: una guida per districarsi tra le norme e anche sul portale dell’Inps, in particolare per verificare l’eventuale diritto a trattamenti integrativi, a detrazioni fiscali, o alla pensione di cittadinanza.

LE INIZIATIVE DI ANIEF 

Il Governo italiano conferma l’anticipo pensionistico “Quota 100” almeno fino al 2021, l’Ocse sostiene che invece la norma va abolita. Anief in audizione alla Camera ha di recente espressamente chiesto di sbloccare i posti liberati con ‘Quota 100’ per le assunzioni, con l’emendamento al decreto salva-precari, e ha richiesto che la Legge di Bilancio possa contenere una norma che collochi l’insegnamento tra le professioni gravose, finanziando l’operazione dal fondo istituito dalla legge 23/12/2014 n. 190. Tanto più che recentemente l’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) ha inquadrato il burnout come tipico malessere cronico dei lavoratori della scuola, e soprattutto dei docenti. 

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Quota 100, “danno e beffa”: i posti liberati andranno a supplenza

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I “buchi” venutisi a determinare nella scuola con i pensionamenti anticipati introdotti dal Governo gialloverde, che secondo le ultime stime dell’Inps superavano quota 27 mila, non sono rientrati nel computo delle immissioni in ruolo, né per i trasferimenti e ora si scopre che nemmeno sono stati utili nell’ultima fase della mobilità, quella delle utilizzazioni annuali e delle assegnazioni provvisorie: andranno tutti ad incrementare le supplenze annuali, che supereranno a questo punto senza ombra di dubbio quota 100 mila. Anief verificherà che almeno corrispondano a contratti fino al 31 agosto 2020. 

I primi casi di mancata utilità in tutte le fasi della mobilità si stanno riscontrando in questi giorni; in particolare a Napoli, dove, scrive Orizzonte Scuola “i posti di Quota 100 – censiti dopo la data del 29 maggio 2019 – non sono stati utilizzati neppure per le assegnazione provvisorie dell’a.s. 2019/20”. Non si tratta di una “dimenticanza” da poco perché nella provincia di Napoli sono 796 i posti liberati. 

Marcello Pacifico, presidente Anief: “Siamo esterrefatti per come l’inerzia della macchina amministrativa sia riuscita a compiere quello che ad inizio 2019 sembrava impossibile. Perché nella scuola le domande per accedere a ‘Quota 100’ sono state presentate lo scorso inverno: in un Paese dove i ministeri e l’Istituto di previdenza nazionale si parlano e collaborano per il bene dei cittadini lavoratori, si sarebbe fatto ampiamente in tempo a trasmettere l’elenco delle cattedre, degli assistenti, dei collaboratori scolastici e dei presidi che hanno aderito, avendone i requisiti di 38 anni di contributi e 62 di età minimi, all’anticipo pensionistico. Invece, si è riusciti a fare peggio delle previsioni peggiori, arrivando a non rendere utili quei posti non solo per dare possibilità a migliaia di ‘vittime’ dell’algoritmo impazzito della gestione Renzi-Giannini di tornare a casa, ma nemmeno per le immissioni in ruolo, né per i trasferimenti e adesso neppure per le assegnazioni provvisorie”. 

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Pensionamenti, il Miur: “Già lavorato l’80% delle pratiche di ‘quota 100’”

Marco Bussetti Miur Ministro

Si è svolta mercoledì 26 giugno al Miur l’informativa sindacale sull’andamento delle certificazioni del diritto a pensione del comparto scuola per il 2019. Erano presenti rappresentanti del MIUR e dell’INPS (l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale) che stanno collaborando attivamente attraverso i loro uffici territoriali.

Al 24 giugno, secondo i dati forniti oggi alle Organizzazioni Sindacali, risulta lavorato il 99,12% delle domande di pensionamento presentate entro il 12 dicembre scorso, secondo le regole di pensionamento vigenti prima dell’introduzione della cosiddetta ‘quota 100’ entrata in vigore successivamente (si tratta della cosiddetta prima platea).

Risulta poi lavorato il 79,77% delle domande relative alla cosiddetta seconda platea, quella che ha presentato domanda entro il 28 febbraio, dopo l’introduzione di ‘quota 100’. 

“Siamo particolarmente soddisfatti – commenta il Ministro Marco Bussetti – dell’andamento delle operazioni. Grazie al lavoro di squadra svolto da MIUR e INPS, sia attraverso gli uffici centrali che territoriali, stiamo procedendo molto rapidamente con le certificazioni. L’obiettivo finale è quello di consentire a coloro che nella scuola hanno diritto alla pensione di poterne usufruire da settembre, senza soluzione di continuità con lo stipendio. Anche a quelli che hanno presentato domanda nell’ambito della finestra che si è aperta a seguito dell’introduzione di ‘quota 100’ e dell’‘Opzione donna’”.

(fonte: sito Miur)

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QUOTA 100 e REDDITO DI CITTADINANZA – Decreto legge verso l’ok definitivo

Le commissioni Affari sociali e Lavoro della Camera hanno dato il via libera, il testo dovrà tornare al Senato per l’approvazione finale. Marcello Pacifico (Anief): Approvata una delle nostre richieste sul riscatto della laurea per gli over 45, mentre il vice-premier Di Maio si dichiara pronto a discutere di salario minimo di cittadinanza come da noi richiesto.

Via libera delle commissioni Affari sociali e Lavoro della Camera al decreto legge sul reddito di cittadinanza e quota 100: le commissioni hanno completato l’esame degli emendamenti e dato mandato al relatore, che presenterà il provvedimento in aula lunedì, come previsto dal calendario dell’assemblea. Il decreto, in seconda lettura alla Camera, dovrà tornare al Senato per il via libera definitivo. Non è esclusa l’ipotesi che il governo ponga la fiducia, visto che il dl deve essere convertito in legge entro il 29 marzo.

Da quello che trapela – secondo il quotidiano La Repubblica – i lavori delle commissioni sarebbero andati a rilento per il tira e molla delle due anime della maggioranza, MoVimento Cinque Stelle e Lega. Si sarebbero trovati accordi sulla figura dei navigator, sulla reggenza dell’Inps e sulla pensione di cittadinanza, che potrà essere pagata come tutte le altre, anche in contanti negli uffici postali o in banca, e non solo sulla card del reddito. Come richiesto da Anief, infine, è entrato l’atteso emendamento che prevede il riscatto della laurea agevolato anche agli ultra quarantacinquenni.

Otto giorni fa Anief ha proposto alle Commissioni XI e XII della Camera una serie di emendamenti al “decretone”, con richieste che riguardavano principalmente il pensionamento del personale docente, degli Ata e dei dirigenti scolastici. Una riguardava l’utilizzo delle risorse del reddito di cittadinanza anche per il salario minimo nei rinnovi contrattuali del pubblico impiego (garantendo l’allineamento degli stipendi al tasso d’inflazione certificata) – tema di un incontro specifico chiesto da Di Maio alle parti sociali – e per il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale 2016-2018. È stata anche chiesta l’estensione di Quota 100 “alla data di conversione in legge del presente decreto” per i dipendenti pubblici che ne hanno diritto. E inoltre per quanto riguarda il conseguimento di Quota 100 per il personale della scuola, si chiede che si prenda atto dell’età media della presa di servizio, che supera i 40 anni di età, e del fatto che si continua a registrare un alto tasso di precarietà per esigenze di bilancio, nonché del riconosciuto burn-out da stress da lavoro correlato di questi professionisti. Si è avanzata, infine, la possibilità di rateizzare l’onere dei contributi da riscatto.

Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico dichiara: “Quelle che abbiamo avanzate avrebbero migliorato certamente il testo originario. Nell’imminenza dell’approvazione del decreto legge, che accogliamo con sostanziale positività, ci preme che la nostra visione, su aspetti specifici che riguardano la scuola, sia condivisa dai rappresentanti della maggioranza”.

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Quota 100, l’attacco di FLC Cgil

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“Il governo rinvia l’emanazione del Decreto su ‘Quota 100’ e persevera nell’errore di escludere il sindacato da qualsiasi confronto di merito, vanificando così un’opportunità determinante per evitare soluzioni pasticciate”. Così Francesco Sinopoli, segretario generale della FLC CGIL, commenta le anticipazioni relative al provvedimento in discussione e i suoi riflessi sui lavoratori dei settori della Conoscenza.”Come trapela da fonti di stampa e da dichiarazioni di ministri e sottosegretari – continua Sinopoli- il provvedimento presenta una inaccettabile e ingiustificata differenziazione tra i lavoratori pubblici e il resto del mondo del lavoro. Sembra infatti che la finestra di uscita per i lavoratori pubblici, rispetto alla data di maturazione del requisito 100, venga spostata avanti di sei mesi contro i tre degli altri lavoratori. Quindi, per quanto riguarda la scuola, se ci saranno ulteriori rinvii, si corre il rischio di penalizzare migliaia di lavoratori che, a causa della tempistica ristretta e delle specifiche esigenze del calendario scolastico, non potranno occupare i posti lasciati liberi dal personale docente e ATA beneficiario della Quota 100“.

“Per un assurdo tentennamento, il governo rischia un pasticcio con una penalizzazione del personale della scuola che sarebbe inaccettabile e contro la quale – avverte Sinopoli- ci  mobiliteremo”.

“Vi è poi l’altra grave vessazione – continua il segretario generale-  legata all’erogazione del TFR/TFS per i dipendenti pubblici: per poterlo anticipare, stando a quanto affermato da autorevoli esponenti del governo, si dovrà ricorrere ad un prestito bancario, con gli interessi parzialmente a carico dello Stato. Insomma per aver i propri soldi il lavoratore dovrà accendere un mutuo (un autentico paradosso), le cui modalità non potranno essere a costo zero per il lavoratore e per lo Stato. Possibile che si dimentichi che le liquidazioni sono un diritto maturato in decenni di lavoro?”.

“Se a ciò aggiungiamo gli interventi regressivi in legge di bilancio, insufficienti per i settori dell’istruzione e della conoscenza, il blocco dell’indicizzazione delle pensioni che sarebbe dovuto scattare all’inizio di quest’anno e l’assenza di risorse sufficienti per i rinnovi dei contratti pubblici, risulta chiara l’assoluta disattenzione del governo a guida M5S-Lega rispetto al mondo del lavoro, dei lavoratori nel settore della formazione e dei pensionati.”Se non ci saranno segnali nuovi alle richieste sindacali, la mobilitazione si renderà necessaria. La FLC CGIL sarà parte attiva delle lotte che la CGIL sta mettendo in campo insieme alle altre confederazioni sindacali – conclude Sinopoli – a partire dalla manifestazione già fissata per il 9 febbraio”.

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Quota 100, Gilda denuncia la beffa per i docenti a “quota 104”

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“Allungando la finestra di 6 mesi per i lavoratori pubblici che hanno maturato i requisiti entro il 31 marzo, chi vuole usufruire di quota 100 potrà andare in pensione entro il 1 ottobre. Considerato che per gli insegnanti i tempi di pensionamento sono basati sull’anno scolastico anziché su quello solare, per loro il termine si sposta al 2020: di fatto, quindi, la misura contenuta nella legge di Bilancio taglia fuori del tutto i docenti”.

Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta la clausola sulle finestre allungabili a 6 mesi per quota 100 contenuta nella bozza di decreto elaborata dal Governo.

“Se questo provvedimento venisse approvato – spiega Di Meglio – gli insegnanti sarebbero ulteriormente penalizzati rispetto agli altri dipendenti pubblici perché per questi ultimi la prima finestra utile per andare in pensione sarebbe in ottobre 2019 (con un ritardo di 6 mesi rispetto ai lavoratori privati), mentre per i docenti la prima finestra utile sarebbe a settembre 2020, quindi con 18 mesi di ritardo rispetto ai privati. È risaputo, infatti, che gli insegnanti non possono lasciare la cattedra durante l’anno scolastico per garantire la continuità didattica”.

“Tutto ciò vanifica la famosa quota 100 per gli insegnanti: nel 2020, infatti, chi ne avrebbe avuto diritto oggi avrà raggiunto quota 104 e buona parte di loro maturerebbe i requisiti richiesti dalla legge Fornero. I docenti, dunque, sono stati sedotti e abbandonati”, conclude il coordinatore nazionale della Gilda.

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Pubblicato decreto pensionamenti 2019, Anief: “Quota 100 non è risolutiva”

generica pallottoliere

Uno dei temi centrali della Legge di Bilancio è l’accesso anticipato alla pensione, reso ancora più impellente dall’ulteriore innalzamento dei requisiti d’accesso previsti con il nuovo anno: da settimane non si parla d’altro che delle modalità, che passano principalmente per quota 100, con 38 anni minimi di contributi e 62 di età, ma soprattutto delle conseguenti riduzioni dell’assegno nell’attuale sistema contributivo. Anief presenta emendamenti specifici in legge di Bilancio.

ANIEF continua a chiedere a gran voce di non introdurre ulteriori paletti, né di applicare decurtazioni ad un assegno pensionistico già di per sé ridotto dal calcolo in buona parte di tipo contributivo, anziché retributivo, e come tale meno conveniente per il lavoratore che lascia il lavoro. “L’età massima contributiva dovrebbe essere di 37 anni come in Europa, di meno per il personale docente della scuola, più a rischio d’insorgenza di patologie psico-fisiche”.

“Il Ministero dell’Istruzione – spiega Anief – ha pubblicato, in accordo con l’Inps, il decreto con la nota operativa 50647 relativa ai pensionamenti del personale della scuola dal 1° settembre 2019: per i lavoratori si tratta di un’ulteriore tegola, perché a causa dell’innalzamento dell’aspettativa di vita per l’accesso alla pensione di vecchiaia per uomini e donne (con almeno 20 anni di contributi) il nuovo requisito passa da 66 anni e 7 mesi a 67 anni entro il 31 dicembre 2019, mentre la pensione anticipata per le donne slitta a 42 anni e 3 mesi di anzianità contributiva e per gli uomini a 43 anni e 3 mesi di anzianità contributiva, in entrambi i casi sempre entro il 31 dicembre 2019″.

“Il governo giallo-verde ha confermato ‘opzione donna’ che continua a mantenere in vita l’art. 1 comma 9 della Legge 243/2004, il quale consente l’accesso alla pensione con 57 anni e 7 mesi di età anagrafica e 35 anni di anzianità contributiva, ma a condizione che il requisito di contribuzione sia stato maturato entro il 31 dicembre 2015 e quello anagrafico entro il 31 luglio 2016. In ogni caso, l’assegno di quiescenza verrà valutato interamente con il sistema contributivo, che quindi andrà a ridurre di oltre il 30% la somma assegnata qualora la lavoratrice dovesse lasciare il servizio con la pensione di vecchiaia”.

“La pubblicazione del decreto ha reso ancora più rilevante l’approvazione della controriforma Fornero, uno dei punti centrali della politica dell’attuale esecutivo. Il provvedimento, tuttavia, così come formulato, non appare risolutivo. Assieme a quota 100, che permetterebbe l’uscita anticipata anche a 62 anni, servono precise garanzie sul mantenimento dell’assegno completo. E non solo”.

Anief ha predisposto una serie di emendamenti al disegno di legge sul “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021” AC n. 1334. Le richieste del sindacato partono dall’inclusione dell’insegnamento tra le professioni caratterizzate dal particolare gravoso, che oggi danno diritto all’Ape cosiddetta Social. In pratica, si chiede un’integrazione al “pacchetto” composto da una quindicina di lavori con mansioni particolari, introdotto dal governo Gentiloni, finora considerato inamovibile.

All’interno dell’articolo 21 della manovra economica, inoltre, l’organizzazione autonoma chiede che “il carattere peculiare della professione docente rispetto alle altre professioni della Pubblica Amministrazione per il diffuso e gravoso stress psicofisico, unito all’attuale pesante gap generazionale tra docenti e discenti con il personale insegnante più vecchio del mondo”, preveda l’attivazione di “un’apposita finestra che permette l’accesso e la decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità secondo le regole previgenti la riforma cosiddetta “Fornero””. Per tali motivi, secondo il sindacato autonomo “risulta indispensabile allargare l’attuale finestra di pensione anticipata prevista soltanto per il personale dell’infanzia”.

Per gli stessi motivi, tutti gli insegnanti della scuola pubblica, oltre ai maestri d’infanzia, devono avere il diritto a beneficiare, a partire dal prossimo anno scolastico, dello status di operatori in ambiente di lavoro particolarmente difficile, perché “lo svolgimento della professione docente ha un carattere gravoso in tutti gli ordini di scuola, come si evince dagli studi sullo stress da lavoro correlato e bornout del dott. Lodolo D’Oria”.