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LIBRI MARKET È IL PRIMO MARKETPLACE ITALIANO DEDICATO AI LIBRI

LIBRI MARKET

La nostra piattaforma è nata quando ci siamo resi conto che per valorizzare veramente la cultura bisogna facilitare l’incontro tra chi la domanda e chi la offre, in modo da rendere più immediato lo scambio e generare valore aggiunto per entrambi.

Abbiamo perciò deciso di realizzare questo portale dove le librerie possano usufruire di una vetrina, aumentando così la propria visibilità grazie a una forte presenza online e dove gli utenti, invece, possano trovare agevolmente il volume che cercano, grazie a un sistema di match che associa alla ricerca tramite il titolo di un libro, la libreria più vicina che ha a disposizione proprio il volume richiesto.

La piattaforma, inoltre, rende disponibili i suoi spazi anche per la promozione di eventi di scrittura e di presentazione di volumi, diventando così luogo autorevole per la diffusione della cultura e vetrina online per scrittori e case editrici.

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I NOSTRI PACCHETTI

Dall’autore alla libreria, i nostri pacchetti sono pensati per soddisfare ogni esigenza!

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    • Possibilità di ricevere pagamenti con PayPal e bonifico bancario
    • Fino a 5 eventi contemporanei sul nostro calendario eventi
    • Statistiche di accesso alla pagina autore
  • LIBRERIA€5,70
    MESE
    • Nessun limite di libri sul nostro marketplace
    • Nessuna commissione sulla vendita
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    • Ricerca di prossimità in base al libro richiesto
    • Nessun limite di eventi contemporanei sul nostro calendario eventi
    • Statistiche avanzate di accesso alla pagina esercente
    • Statistiche avanzate di vendita
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    • Statistiche avanzate di vendita
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Carta del Docente, scadenza del 31 agosto 2019: tutti i casi

Carta Docente scadenza

Come abbiamo già abbondantemente segnalato, il 31 agosto è l’ultimo giorno utile per accedere alla piattaforma Carta del Docente, prima del consueto stop di settembre per permettere di accreditare i nuovi 500 euro di bonus Cultura ai portafogli dei docenti.

Per alcuni, quella data coincide con la scadenza della Carta Docente 2017/18. Per chi invece va in pensione a settembre, si tratta dell’ultima data utile per avvalersi del bonus Cultura Carta del Docente.

Ma entriamo nel dettaglio.

Carta Docente e scadenza del bonus cultura 2017/18

Chi in questo momento ha più di 500 euro sul portafoglio elettronico vuol dire che non ha speso tutto il bonus Cultura del 2017/18. Tutte le eccedenze sopra i 500 euro sono quindi relative al bonus Carta del Docente di due anni fa.

Come il regolamento attuativo impone, il bonus Cultura va consumato entro due anni dall’emissione. Ciò vuol dire che entro il 31 agosto l’eccedenza dei 500 euro va spesa, altrimenti sarà persa per sempre.

Un esempio pratico: se ho 600 euro sul portafoglio elettronico, 100 si perderanno se non spesi entro il 31 agosto. Alla riapertura della piattaforma a settembre, quindi, il docente si vedrà accreditati sul wallet elettronico 1000 euro, di cui 500 in scadenza il 31 agosto 2020.

Carta del Docente e scadenza bonus Cultura 500 euro del 2018/19

Se invece in portafoglio si hanno 500 o meno euro, vuol dire che si tratta del bonus Cultura dell’anno scolastico appena concluso. Anche dopo il 31 agosto, il bonus resterà al docente ancora per un anno.

Un esempio pratico: supponiamo che nel nostro portafoglio elettronico siano rimasti 300 euro. Se non spendiamo questi 300 euro entro il 31 agosto, alla riapertura della piattafoma a settembre ci ritroveremo 800 euro in conto. Di questi 800, 300 andranno usati entro il 31 agosto del 2020.

Carta del Docente e scadenza per i pensionati

Il regolamento ricorda che non si può usufruire più di Carta del Docente per i docenti non più in servizio. Chi va in pensione a settembre, quindi, è obbligato a consumare entro il 31 agosto tutto il bonus cultura, altrimenti verrà perso. Ulteriori informazioni in questo articolo.

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Iscrizioni scuola 2019/20 e obbligo vaccinale: come comportarsi

vaccinazione bambini scuola

Dal 7 al 31 gennaio 2019 sarà possibile effettuare le iscrizioni per gli studenti all’anno scolastico 2019/2020. Corre però fare attenzione al tema delle vaccinazioni: secondo l’ultima circolare del MIUR, se non si è già in possesso della certificazione relativa ai vaccini, è necessario che…

  • i dirigenti scolastici (e i responsabili dei servizi educativi, dei centri di formazione professionale e delle scuole private non paritarie) devono trasmettere alle aziende sanitarie locali, entro il 10 marzo, l’elenco degli iscritti di età compresa tra zero e sedici anni, inclusi i minori stranieri non accompagnati, per l’anno scolastico successivo;
  • le ASL, entro il 10 giugno, restituiscono i summenzionati elenchi con l’indicazione dei soggetti che non risultino in regola con gli obblighi vaccinali, che non rientrino nelle situazioni di esonero, omissione o differimento delle vaccinazioni e che non abbiano presentato formale richiesta di vaccinazione;
  • nei dieci giorni successivi all’acquisizione degli elenchi con le indicazioni succitate, i dirigenti scolastici invitano i genitori, i tutori o i soggetti affidatari a depositare, entro il 10 luglio, la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni ovvero l’esonero, l’omissione o il differimento delle stesse, o la presentazione della formale richiesta di vaccinazione all’ASL competente;
  • dopo il suddetto invito, i dirigenti scolastici trasmettono all’ASL, entro il 20 luglio, la documentazione presentata dai genitori o la comunicazione dell’eventuale mancato deposito per gli adempimenti di competenza e, ricorrendone i presupposti, per l’applicazione delle sanzioni.

Per la scuola dell’infanzia e i servizi educativi per l’infanzia la mancata presentazione della documentazione summenzionata comporta la decadenza dall’iscrizione. Non determina, invece, la decadenza dall’iscrizione né impedisce la partecipazione  agli esami, per gli altri gradi di istruzione.

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Iscrizione scuola 2019/20: l’iter per gli studenti disabili, con DSA e per gli allievi stranieri

alunni con disabilità insegnanti di sostegno generica

Come vi abbiamo già illustrato sono state pubblicate dal MIUR le circolari che illustrano l’iter di iscrizione per l’anno scolastico 2019/2020. Vediamo ora, nel dettaglio, le modalità di iscrizione per alunni disabili, DSA e stranieri.

Studenti con disabilità

Le iscrizioni di alunni/studenti con disabilità effettuate nella modalità on line sono perfezionate con la presentazione alla scuola prescelta della certificazione rilasciata dalla A.S.L. di competenza, comprensiva della diagnosi funzionale, predisposta a seguito degli accertamenti collegiali previsti dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 febbraio 2006, n. 185. Sulla base di tale certificazione e della diagnosi funzionale, la scuola procede alla richiesta di personale docente di sostegno e di eventuali assistenti educativi a carico dell’Ente locale, nonché alla successiva stesura del piano educativo individualizzato, in stretta relazione con la famiglia e gli specialisti dell’A.S.L.

L’alunno/studente con disabilità che consegua il diploma conclusivo del primo ciclo di istruzione ha titolo, ai sensi dell’art. 11 del d.lgs. 62 del 2017, qualora non abbia compiuto il diciottesimo anno di età prima dell’inizio dell’anno scolastico 2019/2020, alla iscrizione alla scuola secondaria di secondo grado o ai percorsi di istruzione e formazione professionale, con le misure di integrazione previste dalla legge n.104 del 1992. Solo per le alunne e alunni che non si presentano agli esami è previsto il rilascio di un attestato di credito formativo che è titolo per l’iscrizione e la frequenza della scuola secondaria di secondo grado o dei corsi di istruzione e formazione professionale regionale, ai soli fini dell’acquisizione di ulteriori crediti formativi, da valere anche per percorsi integrati di istruzione e formazione. Pertanto, tali alunni non possono essere iscritti, nell’anno scolastico 2019/2020, alla terza classe di scuola secondaria di primo grado, ma potranno assolvere l’obbligo di istruzione nella scuola secondaria di secondo grado o nei percorsi di istruzione e formazione professionale regionale.

Alunne e alunni con disabilità ultradiciottenni, non in possesso del diploma di licenza conclusivo del primo ciclo, ovvero in possesso del diploma di licenza conclusivo del primo ciclo ma non frequentanti l’istruzione secondaria di secondo grado, hanno diritto a frequentare i percorsi di istruzione per gli adulti con i diritti previsti dalla legge n.104/1992 e successive modificazioni (cfr. sentenza della Corte Costituzionale n. 226/2001).

Studenti con DSA (disturbi specifici dell’apprendimento)

Le iscrizioni di alunni/studenti con diagnosi di disturbo specifico di apprendimento (DSA), effettuate nella modalità on line, sono perfezionate con la presentazione alla scuola prescelta della relativa diagnosi, rilasciata ai sensi della legge n. 170 del 2010 e secondo quanto previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 25 luglio 2012 sul rilascio delle certificazioni. Le alunne e gli alunni con diagnosi di DSA esonerati dall’insegnamento della lingua straniera ovvero dispensati dalle prove scritte di lingua straniera in base a quanto previsto dall’articolo 11 del d.lgs. 62 del 2017, conseguono titolo valido per l’iscrizione alla scuola secondaria di secondo grado.

Studenti con cittadinanza non italiana

Agli alunni/studenti con cittadinanza non italiana si applicano le medesime procedure di iscrizione previste per gli alunni/studenti con cittadinanza italiana, ai sensi dell’articolo 45 del d.P.R. 394 del 1999. Al riguardo, si fa integralmente rinvio alla circolare ministeriale 8 gennaio 2010, n. 2, recante “Indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana”, e in particolare, al punto 3 “Distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana tra le scuole e formazione delle classi”, in cui si precisa che a tale fine è necessario programmare il flusso delle iscrizioni con azioni concertate e attivate territorialmente con l’Ente locale e la Prefettura e gestite in modo strategico dagli Uffici scolastici regionali, fissando – di norma – Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione 16/18 dei limiti massimi di presenza nelle singole classi di alunni/studenti con cittadinanza non italiana con ridotta conoscenza della lingua italiana.

Ai sensi dell’art. 26 del decreto legislativo 19 gennaio 2007, n. 251, i minori titolari dello status di rifugiato o dello status di protezione sussidiaria hanno accesso – come peraltro i minori stranieri non accompagnati – agli studi di ogni ordine e grado secondo le modalità previste per i cittadini italiani. Si rammenta che anche per gli alunni/studenti con cittadinanza non italiana sprovvisti di codice fiscale è consentito effettuare la domanda di iscrizione on line. Una funzione di sistema, infatti, consente la creazione di un “codice provvisorio” che, appena possibile, l’istituzione scolastica sostituisce sul portale SIDI con il codice fiscale definitivo.

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Iscrizioni scuola 2019/2020, l’iter e le novità che riguardano le famiglie

Una bambina che va a scuola il primo giorno

La scelta della scuola migliore per i propri figli è un passaggio fondamentale nella vita di ogni genitore e, per affrontarla al meglio, bisogna arrivare preparati e consapevoli dell’iter di iscrizione.
Quest’anno, infatti, il MIUR ha stabilito che sarà possibile effettuare la domanda di iscrizione solo dal 7 al 31 gennaio 2019.

Vediamo, in pochi step, cosa è necessario sapere prima della deadline di gennaio: la prima scadenza è più presto di quanto immaginiate!

Registrazione online prima delle iscrizioni

Cari genitori, non pensate di chiudere l’anno senza alcun pensiero: per effettuare le iscrizioni online per la scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado è necessaria la registrazione al sito http://www.istruzione.it/iscrizionionline/ a partire dalle ore 09.00 del 27 dicembre 2018.
Con questa registrazione, infatti, potrete accedere all’identità digitale SPID utile per effettuare gli ulteriori passaggi.
Mondodocenti vi consiglia, prima di effettuare l’iscrizione, di cercare sul portale “Scuola in Chiaro” l’istituto scolastico da voi scelto: sarà possibile prendere visione dei documenti caratterizzanti l’istituzione scolastica, quale ad esempio il RAV (rapporto di autovalutazione), il Piano di Offerta Formativa, gli orari e quanto altro di vostro interesse.

Iscrizioni cartacee

Nonostante imperino la tecnologia e i procedimenti informatici, alcune iscrizioni resteranno cartacee anche per l’anno scolastico 2019/2020, quali:

  • alle sezioni delle scuole dell’infanzia;
  • alle scuole della Valle d’Aosta e delle province di Trento e Bolzano;
  • alle classi terze dei licei artistici e degli istituti tecnici e professionali;
  • al percorso di specializzazione per “Enotecnico” degli istituti tecnici del settore tecnologico a indirizzo “Agraria, agroalimentare e agroindustria”, articolazione “Viticoltura ed enologia”;
  • ai percorsi di istruzione per gli adulti, ivi compresi quelli attivati presso gli istituti di prevenzione e pena.

Iscrizioni

Ci sarà dunque tempo dalle 8.00 del 7 gennaio alle 20.00 del 31 gennaio 2019 per effettuare la procedura on line per l’iscrizione alle classi prime della scuola primaria e della secondaria di I e II grado.

Scuola dell’infanzia

La domanda resta cartacea e va presentata alla scuola prescelta. Possono essere iscritti alle scuole dell’infanzia i bambini che compiono il terzo anno di età entro il 31 dicembre 2019, che hanno la precedenza. Possono poi essere iscritti i bambini che compiono il terzo anno di età entro il 30 aprile 2020. Non è consentita, anche in presenza di disponibilità di posti, l’iscrizione alla Scuola dell’infanzia di bambini che compiono i tre anni di età successivamente al 30 aprile 2020. I genitori possono scegliere tra tempo normale (40 ore settimanali), ridotto (25 ore) o esteso fino a 50 ore.

Scuola primaria

Le iscrizioni si fanno on line. I genitori possono iscrivere alla prima classe i bambini che compiono sei anni di età entro il 31 dicembre 2019. Si possono iscrivere anche i bambini che compiono sei anni dopo il 31 dicembre 2019 e comunque entro il 30 aprile 2020. Non è consentita, anche in presenza di disponibilità di posti, l’iscrizione alla prima classe della primaria di bambini che compiono i sei anni successivamente al 30 aprile 2020. I genitori, al momento della compilazione delle domande di iscrizione on line, esprimono le proprie opzioni rispetto alle possibili articolazioni dell’orario settimanale che può essere di 24, 27, fino a 30 ore oppure 40 ore (tempo pieno). Possono anche indicare, in subordine rispetto alla scuola che costituisce la loro prima scelta, fino a un massimo di altre due scuole di proprio gradimento. Il sistema di iscrizioni on line comunica di aver inoltrato la domanda di iscrizione verso le scuole indicate come seconda o terza opzione nel caso in cui non vi sia disponibilità di posti nella scuola di prima scelta.

Secondaria di I grado

All’atto dell’iscrizione on line, i genitori esprimono le proprie opzioni rispetto alle possibili articolazioni dell’orario settimanale che può essere di 30 oppure 36 ore, elevabili fino a 40 (tempo prolungato), in presenza di servizi e strutture idonee. In subordine alla scuola che costituisce la prima scelta, è possibile indicare fino a un massimo di altre due scuole di proprio gradimento. Per l’iscrizione alle prime classi a indirizzo musicale, i genitori devono barrare l’apposita casella del modulo di domanda di iscrizione on line. Le istituzioni scolastiche organizzeranno la prova orientativo-attitudinale in tempi utili per consentire ai genitori, nel caso di carenza di posti disponibili, di presentare una nuova istanza di iscrizione, eventualmente anche a un’altra scuola.

Secondaria di II grado

Nella domanda di iscrizione on line alla prima classe di una scuola secondaria di secondo grado statale, i genitori esprimono anche la scelta dell’indirizzo di studio, indicando anche l’eventuale opzione rispetto ai diversi indirizzi attivati dalla scuola. Oltre alla scuola di prima scelta è possibile indicare, in subordine, fino a un massimo di altre due scuole di proprio gradimento.

L’iscrizione alle prime classi dei Licei musicali e coreutici è subordinata al superamento di una prova di verifica del possesso di specifiche competenze musicali o coreutiche. La prova è organizzata in tempi utili per consentire ai genitori, nel caso di mancato superamento della prova o di carenza di posti disponibili, di presentare una nuova istanza di iscrizione, eventualmente anche a un’altra scuola.

La circolare contiene informazioni dettagliate anche sulle iscrizioni di alunni con disabilità, con disturbi specifici di apprendimento e con cittadinanza non italiana. Con riferimento a questi ultimi, in particolare, si ricorda che anche per quelli sprovvisti di codice fiscale è consentito effettuare la domanda di iscrizione on line. Una funzione di sistema, infatti, consente la creazione di un cosiddetto “codice provvisorio” che, appena possibile, l’istituzione scolastica sostituisce con il codice fiscale definitivo.

Anche per l’anno scolastico 2019/2020 si prevedono interventi a favore degli studenti residenti nei comuni delle zone terremotate del Centro Italia (Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria). È previsto per tutte le domande di iscrizione un tempo aggiuntivo per la scelta definitiva della scuola prescelta tra quelle indicate nella domanda. Per le iscrizioni alla scuola dell’infanzia è possibile anche indicare due istituzioni scolastiche anziché una.

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“Missione” insegnanti, viaggio nel napoletano – Quartieri Spagnoli

quartieri spagnoli di napoli

Napoli è una delle città più complesse dove crescere. Lo dicono i rapporti, l’escalation della fenomenologia delle baby-gang, gli incontri e i piani straordinari che si sono susseguiti negli anni, lo dicono anche i risultati Invalsi che vedono la città partenopea come fanalino di coda dell’intera Nazione. 

Cosa vuol dire essere insegnante a Napoli e in provincia? Abbiamo deciso di metterci in macchina con Corrado Matacena, imprenditore dell’omonimo gruppo di promozioni editoriali, e il suo staff nei suoi giri per la città a visitare scuole e distribuire libri. In questa quarta tappa del nostro viaggio, torniamo nel ventre di Napoli, più precisamente nei Quartieri Spagnoli.

***

Benvenuti nel cuore pulsante della Napoli storica, scoscese strade che dal nobile Corso Vittorio Emanuele scendono giù fino alla nobile via Toledo: i Quartieri Spagnoli. Un tempo alloggio dei militari iberici (da cui il nome) di stanza a Napoli, nei Quartieri oggi vivono circa 14mila persone per un totale di 4.000 famiglie dislocate su una superficie di circa 800.000 metri quadrati.

Quartiere dalla spiccata indole popolare, vive in questi anni una profonda trasformazione, in linea con tutta la città partenopea, che lo stanno trasformando da luogo “pericoloso” a luogo turistico. Vuoi perché è un presidio di napoletanità vero e corale, vuoi perché tra i palazzi che sembrano accavallarsi l’uno sull’altro si nascondono bellezze di rara fattura, vuoi perché la stazione Toledo – la più bella stazione metropolitana d’Europa – ha di fatto piazzato i Quartieri negli itinerari di visita dei viaggiatori.

Da un punto di vista meramente sociale, però, bisogna dire che il rilancio dei Quartieri passa soprattutto – e forse questo è l’aspetto meno riconosciuto – per un lavoro ormai datato nel tempo di educazione dei ragazzi. Questo è un luogo in cui la longa manus della malavita è stata una cappa opprimente per decenni. Ed è un luogo in cui gli insegnanti sono stati il primo baluardo per cercare di arginare le devianze giovanili. In un luogo a metà tra la nobile Partenope e quella avvezza a essere lontana dallo Stato, le immagini dei panni stesi tipiche di questa città si mescolavano a quelle dei ragazzini a tre in motorino senza casco in tenerissima età. E le sacche di resistenza ci sono ancora, sia chiaro. Per questo, docenti come quelli del D’Aosta o del Paisiello, per dire quelli che abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare personalmente, continuano nel loro lavoro di recupero, attraverso la cultura, delle fasce più giovani della popolazione. Che oggi convivono con i turisti rifugiati nei B&B e gli studenti fuori sede che si allontanano da un centro storico sempre meno a loro portata di tasca.

Se oggi i Quartieri si stanno presentando con un nuovo aspetto, già lontano negli anni questo seme di speranza era stato piantato. E non certo dagli amministratori spesso disattenti, ma dagli educatori che – con le associazioni – hanno vissuto e continuano oggi a vivere il territorio.

L’inchiesta Mondodocenti “Missione” Insegnanti a Napoli

Leggi la prima puntata – Giugliano
Leggi la seconda puntata – Centro Storico
Leggi la terza puntata – Pianura

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Amicizia sui social tra insegnanti e alunni?

smartphone scuola

A dare nuova linfa a un dibattito ormai di lungo corso è il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti: secondo il responsabile del Miur, i “contatti sui social tra insegnanti e alunni dovrebbero essere evitati“.

“Rispetto l’autonomia dei professori ma personalmente sono contrario ai contatti sui social tra studenti e professori, perché il rispetto reciproco passa anche attraverso certi atteggiamenti e certe scelte”.

Un parere di peso che rimpolpa un problema vivido: quel muro tra insegnante e alunno va mantenuto? E in tal caso, sono social e app di IM (Instant Messaging) ad abbatterlo?

Whatsapp sul banco degli imputati

Scambio di messaggi su Whatsapp (foto: Wikipedia)
Scambio di messaggi su Whatsapp (foto: Wikipedia)

Il primo imputato di quella che per alcuni è una degenerazione del rapporto insegnante – alunno è Whatsapp. Esistono casi limite, come quello del liceo Tasso di Roma in cui un prof sarebbe andato ben oltre il confronto didattico con le sue allieve e si sia spinto nel campo delle allusioni sessuali. Chiaro che parliamo di un eccesso, ma esiste il problema di scivolare su argomenti che con il rapporto “professionale” tra alunni e docenti non contemplano.

L’ultimo contratto

E proprio sull’onda di determinati casi di cronaca, l’ultimo contratto del comparto insegnanti poneva dei severi paletti sull’utilizzo di social e IM per docenti e alunni. Non li vieta, sia chiaro, anche perché in fase di dibattito i sindacati di categoria hanno manifestato la loro contrarietà a questo provvedimento punitivo (tutti: Anief, Usb, FLC Cgil, Cisl Scuola e Gilda degli Insegnanti).

sede Miur Trastevere Roma
Sede Miur Trastevere Roma

Lo scorso febbraio quindi si imponeva un uso dei canali di comunicazione digitale cosciente e limitato alle comunicazioni didattiche urgenti. In una nota, il Miur spiegava:

Il contratto prevede anche nuove misure a salvaguardia delle studentesse e degli studenti e di un sano rapporto con le loro e i loro docenti. Si prevedono misure disciplinari per chi usa in modo improprio, ovvero con fini non coerenti con l’obiettivo dell’istruzione, della formazione e dell’orientamento, i canali di comunicazione informatici o i social per relazionarsi con gli studenti. I docenti che dovessero violare la fiducia accordatagli, mettendo in atto comportamenti o molestie di carattere sessuale nei confronti dei loro alunni, saranno licenziati”.

Il resto del mondo che fa?

In questo senso, la Germania è probabilmente il Paese europeo più severo in materia. Lì, infatti, insegnanti e alunni non possono essere amici sui social, è severamente proibito. Una misura simile è presa anche in alcuni degli Stati Uniti, come il Missouri.

L’obiettivo? Mantenere l’autorevolezza

Sono diversi i pareri raccolti in questi mesi da parte di esponenti più o meno importanti del panorama scolastico italiano. Chi a favore, chi contro.

Pro social

Chi a favore argomenta solitamente con il “mondo che va avanti”, che è “interconnesso”, la possibilità di comunicare in maniera immediata utilizzando i nuovi strumenti digitali. Non solo, ma citando un’intervista interessante rilasciata al sito Tecnica della Scuola dal docente Paolo Fasce, si ricorda quanto è importante per i “grandi” non essere avulsi al sistema di comunicazione dei giovani, con particolare riferimento al cyberbullismo:

“Se genitori e insegnanti si ritirano da questo genere di interazione è più facile che gli studenti subiscano modalità di relazione non appropriate”

Contro social

Chi contro sostiene che c’è un limite che non deve essere superato, e i social mettono tutti su un livello di parità, inaccettabile quindi per preservare i ruoli. Non solo, ma i social non devono essere una sorta di finestra sulla vita del docente e/o dell’alunno, e il rischio che ciò accada è alto.

Il punto d’accordo

Entrambe le posizioni, però, hanno un punto d’accordo: i social non devono mettere in discussione l’autorevolezza del docente. Che si sia pro o contro la comunicazione social e digitale tra alunni e docenti, è necessario preservare il ruolo rispettabile dell’insegnante.

Non si smette mai di essere insegnanti

insegnanti docenti immissione in graduatoriaPer i docenti, è importante ricordare che i social non sono una sospensione dal proprio ruolo. Un insegnante è sempre un insegnante, un educatore, un maestro, un esempio. Quindi è necessario, per i docenti che sono visibili sui social, ricordare di:

  • saper ben veicolare i contenuti che propone relativi alle sue opinioni, alle sue abitudini. Insomma, fare particolarmente attenzione alla sua privacy e a ciò che trasmette agli allievi;
  • essere consapevole del mezzo che utilizza. I docenti devono sapere ad esempio che è possibile utilizzare le pagine o i gruppi anziché accettare richieste di contatto per restare in comunicazione coi propri allievi se ritiene che la cosa sia utile;
  • non trascendere mai dal rapporto professionale, sebbene l’insegnamento è un’esperienza comunque umana.
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“Missione” insegnanti, viaggio nel napoletano – Centro Storico

spaccanapoli napoli centro storico insegnanti

Napoli è una delle città più complesse dove crescere. Lo dicono i rapporti, l’escalation della fenomenologia delle baby-gang, gli incontri e i piani straordinari che si sono susseguiti negli anni, lo dicono anche i risultati Invalsi che vedono la città partenopea come fanalino di coda dell’intera Nazione. 

Cosa vuol dire essere insegnante a Napoli e in provincia? Abbiamo deciso di metterci in macchina con Corrado Matacena, imprenditore dell’omonimo gruppo di promozioni editoriali, nei suoi giri per la città a visitare scuole e distribuire libri. 

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Il campanile del monastero di Santa Chiara, nel centro storico di Napoli (foto: Enrico Parolisi - Instagram)
Il campanile del monastero di Santa Chiara, nel centro storico di Napoli (foto: Enrico Parolisi – Instagram)

Consegnare libri al centro di Napoli per chi fa promozione editoriale è un’impresa. Arroccati in splendidi edifici nel cuore della zona a traffico limitato, o con ingressi in stretti vicoli che ricordano la Napoli raccontata di Matilde Serao, dove piccoli portoncini aprono gli occhi a immensi giardini o straordinari esempi di architettura. Studiare al centro di Napoli è un privilegio per gli studenti: si calpestano anni di storia e si respirano i fumi di una città dalla cultura millenaria, che oltre ogni suo atavico problema tiene ancora impregnato nelle pietre di tufo lo splendore che fu.

Paolo Barbuto, prima firma del Mattino che qui affonda le radici della sua storia, scriveva in un articolo del 2015 “le scuole di frontiera non stanno solo in periferia ma anche in pieno centro città”. E ha ragione da vendere: quelli che erano i palazzi nobili del “ventre” di Napoli svettano a ridosso dei quartieri popolari, un meltin’ pot tutto partenopeo che per anni ha visto mescolarsi i ceti sociali. Al centro studiano parimenti i figli di stimati professionisti e quei ragazzi che la scuola ha il dovere di strappare dalla longa manus della malavita organizzata. Non c’è differenza di ceto sociale, così come di colore, razza e religione. Napoli è un esempio di integrazione funzionale che parte proprio in tenera età, grazie al lavoro di insegnanti capaci e coraggiosi.

E riprendiamo sempre queste parole di Paolo Barbuto.

[…] abbiamo scoperto che in ognuno di questi luoghi esiste un manipolo di persone incapaci di arrendersi: professori, presidi, bidelli (ci scuserete se non utilizziamo il burocratese che ha attribuito altri nomi a queste categorie) che sono piccoli eroi quotidiani, capaci di affrontare questioni difficili in classe e genitori guappi fuori delle classi; pronti a spiegare l’onestà a ragazzi che hanno mamme e papà in galera, a portare la legalità nelle strade e nelle case che circondano la scuola; uomini e donne disposti a diventare artigiani per dipingere un muro o sistemare il parquet per far ballare le bambine. E ti capita sempre, invariabilmente, che alla fine della chiacchierata lunga e intensa, tu li scruti negli occhi e gli chiedi: «Scusate, ma voi che mestiere fate? Mica siete semplici professori…», e loro si guardano imbarazzati senza sapere cosa dire. Perché, per loro, fare certe cose speciali, eroiche, è normale.

Leggiamo queste parole e ci tornano a mente i volti di docenti come quelli dell’Istituto Comprensivo Statale Confalonieri, del 34esimo circolo Ristori, o della Foscolo – Oberdan. Non semplici insegnanti, ma factotum che sono chiamati a un compito ben più ampio di quello per cui vengono retribuiti, più di una volta costretti a sopperire alle carenze dello Stato che in alcuni vicoli sembra non arrivarci più.